Non voglio che questo pezzo attiri a sé quella brutta retorica che conduce al disprezzo del presente. Ho stima dei Walt Disney Animation Studios, del lavoro che hanno fatto negli ultimi anni per tenere accesa la fiaccola di un certo tipo di animazione. Non è facile tenere la barra dritta in tempi come questi, pur con tutte le pressioni che arrivano dall'alto, dal basso e pure di lato, e quanto da loro prodotto negli ultimi quindici anni è sicuramente degno di grande attenzione.
E' un fatto, però, che con l'abbandono dell'animazione tradizionale qualcosa di prezioso si sia perso, e questa è una colpa che l'industria cinematografica sta già scontando. I tentativi di surrogarne le proprietà estetiche sono innumerevoli, e in certi casi stanno andando a buon fine. Rimane una ferita aperta però l'esodo di un'intera generazione di animatori, geniali e abilissimi, tutti ancora perfettamente in grado di esprimersi. Gente che era stata discepola di quei nine old men che l'animazione l'avevano perfezionata, se non direttamente inventata, e che ora avrebbe potuto a sua volta aiutare a formarne un'altra, in continuità con la splendida avventura iniziata un secolo fa. Gente rara, insomma, non esattamente l'ideale da farsi scappare.
Quegli artisti però, fuori di Disney, sono ancora attivi e si dedicano a progetti personali, connessi a quella tradizione che hanno dovuto abbandonare. Ed è quindi un dovere per chiunque dica di amare l'animazione disneyana sostenerli e prestarvi attenzione. Perché Disney non sempre va intesa come la multinazionale dei franchise, Disney è stata anche e soprattutto una scuola artistica, una filosofia metodologica, ed è questo che alla fine della Storia conterà. Nel 2019 fu Sergio Pablos con il suo Klaus a dare un considerevole apporto alla causa. Quest'anno si raddoppia: a pochi giorni di distanza Aaron Blaise e Andreas Deja hanno diffuso i loro due pet project. Due opere che non mi limito a consigliarvi, ma di cui vi invito direttamente a prendervi cura.
Cominciamo da Aaron Blaise, con il suo Snow Bear. Un cortometraggio di 11 minuti, ambientato in un vicino futuro in cui il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacciai hanno avuto un impatto sulla vita degli orsi polari. Blaise è un animatore potentissimo, fattosi le ossa sulla Bestia di Glen Keane e in seguito supervisore di un paio di felini rinascimentali famosi come Raja e Nala. I più però lo riconosceranno subito come regista di Brother Bear, dato che l'orso di questo cortometraggio ricorda senza dubbio Kenai. Ma pur mantenendo la sua impostazione naturalista, Blaise non resiste a regalare al suo plantigrado qualche tratto antropomorfo, facendocelo vedere intento a giocare con un... pupazzo di neve. Snow Bear è suntuoso, affascinante e incredibilmente commovente: un malinconico racconto sulla solitudine e su come esorcizzarla. Uno straordinario esempio di raffinata pantomima, capace di far passare dalla risata alla lacrima nel giro di poche scene. Gli sfondi suggestivi, sempre di Blaise, e l'intensa musica di Mark Mancina, altro veterano del cinema animato, fanno il resto, per un'opera che non mi pento di definire Disney.
Quanto ad Andreas Deja... ha davvero bisogno di presentazioni? Uno dei volti del rinascimento Disney, supervisore della famosa triade dei cattivi Gaston, Jafar, Scar ma anche di personaggi come Lilo, Mama Odie o Tigro. Dopo aver lasciato i WDAS si è riciclato come storico, consulente del Walt Disney Family Museum e in definitiva saggista, scrivendo libri sui nine old men e celebrando il più possibile il lavoro di Milt Kahl e Eric Larson. Per quel che mi riguarda un vero e proprio eroe della resistenza, strenuo difensore di quella scuola artistica di cui è stato uno dei migliori discendenti. Mushka è un progetto su cui lavora praticamente da quando si è messo in proprio, e finalmente oggi ha preso la forma di un mediometraggio di 28 minuti. E' la storia di una ragazzina moscovita, della sua difficile situazione familiare, del suo incontro con una tigre e di come questo incontro le cambierà la vita. Se Blaise riproduce gli anni 90, Deja guarda più indietro e tenta una mimesi con la fase precedente, il trentennio Xerox durante il quale avvenne la sua formazione. Lo stile è volutamente più sporco, ma non meno preciso e l'animazione è chiaramente di livello altissimo. La narrazione è più lenta, rilassata e chiaramente molto sentita, e viene valorizzata da una colonna sonora che vede l'apporto postumo di Richard Sherman, altra colonna dell'era xerografica. L'ipnotica ninna nanna da lui composta è un pezzo splendido e straziante, e in qualche modo ricorda il brano di chiusura del Libro della Giungla. Un altro uomo che fino all'ultimo respiro si è speso per difendere questa eredità, aggiungendo una strofa a It's a Small World ed eseguendo Feed the Birds in Once Upon a Studio.
Ecco cosa ci hanno regalato quest'anno. E sottolineo "regalato" perché Snow Bear è stato messo su Youtube a disposizione di tutti, Mushka si trova su Amazon Prime Video a meno di tre euro. Per due opere che hanno visto rispettivamente tre e dieci anni di lavoro quasi in solitaria. Mamma mia. Il Sollazzo è la casa del Disney Compendium e quindi la "lotta" di questi artisti la conosce bene e la sostiene. Vi consiglio di andare al cinema a vedere Zootopia 2, che è un film splendido e di gran livello, certo, ma una volta a casa ricordatevi di recuperare questi due pezzi d'arte. Perché quest'anno di Disney ce ne sono tre.
Grazie Aaron, grazie Andreas.
Teniamo duro.
Snow Bear e Mushka
Disney sovrana, ma anche la nuova concorrenza hollywoodiana, gli anime, i corti, i lunghi, gli stop motion... e tutto ciò che da fermo magicamente si muove!
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Valerio Walter Elias Disney
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