2020
Luigi's Mansion 3
ha il corpo di gomma ma i muscoli d'acciaio
Non sono una fan della prima ora di Luigi's Mansion, perché ai tempi del Gamecube ero una persona normale e avevo una PS2. Ho cominciato con Luigi's Mansion 2, che come gioco per 3DS m'è piaciuto molto (poi ho recuperato anche il primo). Il tre, complice la modalità cooperativa a due giocatori, è stato bello. Aspirare ogni angolino di ogni stanza dei piani dell'hotel dà soddisfazione, vedere le cose rotolare, scompigliarsi, pulirsi titilla quelle celluline del cervello legate al mio OCD latente che rilasciano la dopamina quando pulisco casa. Il gioco è lento e rilassato, ma va bene così. Complice le stanze piccoline, la resa grafica è notevole, in particolare le luci dinamiche sono bellissime a vedersi. Il gioco prende il meglio dei due titoli e propone un unico grande edificio con una certa continuità tra un piano e l'altro, per quanto minima e non profondamente interconnessa come il primo, ma anche la varietà di tematiche del secondo rendendo ogni piano differente. Questo ha permesso anche di creare un'avventura più lunga dei giochi precedenti senza annacquare i contenuti.
Animal Crossing: New Horizons
Nel bene e nel male Animal Crossing è stato il gioco della pandemia del covid, quello che per molti è stata un'ancora di salvezza per la salute mentale, un modo per mantenere rapporti con gli altri e per avere modo di accedere ad un qualcosa che non fosse le proprie stanze di casa, per quanto fosse un mondo fittizio. Belle le nuove meccaniche di terraformazione, anche se utilizzarle con un controller piagato da un drifting feroce era un'esperienza molto frustrante; bello anche il crafting, nonostante la facilità con cui si rompevano gli attrezzi; e ovviamente mettersi a pescare gli squali nelle notti estive, con magari la pioggia di meteore, rimane una delle attività che ti fa sentire più in pace con te stesso e il mondo. Un po' perché molti elementi di gameplay sono stati asciugati e affinati per dare il meglio in multiplayer, un po' per via del periodo, ho giocato molto in multiplayer, non solo con l'omo con cui ho condiviso l'isola, ma anche con amici e sconosciuti. Così ho completato la collezione dei fossili e ho sbancato con la speculazione sulle rape. La routine mattutina in quel periodo era accendere il pc di lavoro, preparare il tè per la colazione e avviare Switch per controllare i prezzi delle rape e calcolare l'andamento settimanale. È un gioco che mi ha tenuto compagnia quotidianamente per molti mesi, decisamente più di New Leaf nel complesso, anche se nel tirare le somme New Leaf aveva contenuti più interessanti, le collezioni più ispirate, e gli abitanti animali erano più vitali e meno robotici.
Flipping Death
Altro indie che ho preso su Switch e non su Steam, sostanzialmente perché acquisto dove c'è la promozione migliore. Puzzle platform molto carino, dove la protagonista è deceduta da poco e non può godersi l'eterno riposo, perché deve coprire La Morte mentre questa si fa una vacanzina. Il gioco alterna fasi puramente platform, che sono quelle riuscite peggio, ad altre puzzle, che invece sono quelle più brillanti. I puzzle hanno il classico meccanismo dei puzzle da avventura grafica: per fare una cosa servono degli strumenti, ma per ottenere questi strumenti bisogna risolvere un altro problema che fa da ostacolo; il twist è che la nostra protagonista, essendo morta, non può interagire con il mondo dei vivi, deve riuscire a possedere i viventi. Il tutto è condito da una sana dose di humor che vira verso lo scuretto e un'estetica molto emo/punk degli anni 2000, quella di Tim Schafer in Psychonauts e Jhonen Vasquez in Invader Zim per capirci.
Steamworld Dig 2
Combo di indie, per quanto ormai sia la serie che lo studio siano abbastanza consolidati sulla scena. Il primo Steamworld Dig lo potrei definire carino e simpatico, porta a casa il risultato, fa bene il suo lavoro, ma non brilla essendo un giochino piccino. Steamworld Dig 2 invece è proprio bello. Ogni cosa del primo Steamworld Dig viene ripresa, rielaborata, migliorata e ingrandita, e inoltre aggiunge un sacco di roba inedita. Scavare nelle profondità per trovare materiali e indizi su cosa stia accadendo al pianeta è soddisfacente e dà assuefazione; i movimenti sono precisi, scattanti, e ogni power-up rende lo spostarsi nella mappa sempre più figo; graficamente c'è stato un miglioramento nella ricerca dello stile cromatico, nella sprite art, che rende tutto molto piu vibrante; e musicalmente siamo passati da una colonna sonora ambientale semplice a dei pezzi synth composti da artisti che hanno lavorato a Hotline Miami. Ad oggi è ancora il mio Steamworld preferito insieme a Steamworld Heist, il gioco che mi ha fatto fare pace con gli strategico/tattici a turni.
Paper Mario: The Origami King
Lotterò fino alla morte per difendere la dignità di Origami King dai fan puristi che piagnucolano perché Miyamoto cattivo non fa fare più giochi come il Portale Millenario. Hanno ragione, il Portale Millenario è un capolavoro (ma ci torneremo dopo), ma questo non vuol dire che si debba pisciare sopra il povero Origami King, che ci prova, e su molte cose riesce ad essere un bel gioco. Perché il problema grosso di Origami King è il sistema di battaglia, che è più un puzzle game che però tende a ripetersi, senza offrire rinnovamento, e inoltre la ricompensa non è adeguata al tempo speso. Un difetto enorme, che rallenta altrimenti un gioco dove il movimento e l'esplorazione sono interessanti e ben fatti, il meglio della serie di Paper Mario. La mappa è variegata, ha sempre qualche cosa di interessante da scovare, ed è strutturata per dare un senso di coesione che si percepisce costantemente. La sceneggiatura è gradevole e divertente, Olivia, la companion di Mario, va protetta a tutti i costi. Ma la cosa migliore è la musica, Origami King ha una colonna sonora incredibile, un banger dopo l'altro, un sacco di varietà e sperimentazione che fa da connubio tra l'elettronica dei primi Paper Mario, il jazz dei più recenti, e tanta strumentazione symphonic metal ignorantissima.
Steamworld Quest: The Hand of Gilgamech
Altro Steamworld, altro giro. Ho sempre apprezzato come la serie sperimenti con un sacco di generi differenti, e riesce sempre a offrire un prodotto assolutamente ben confezionato, con un gameplay pulito e impeccabile, e un'estetica steampunk sempre perfettamente ben integrata nel contesto. Se il primissimo Steamworld era un tower defense, i due Dig dei metroidvania e Heist uno strategico a turni, Steamworld Quest è un RPG a turni con deckbuilding, con meccaniche tipiche del genere ma le sue cosette uniche e speciali. Per quanto rimanga un gradino sotto Dig 2 e Heist, sostanzialmente perché io sono una pippa con i deckbuilder, lo ritengo un ottimo titolo per avvicinarsi al genere, complice una storia carina, personaggi interessanti e divertenti, e l'aggancio con la trama che collega tutti i giochi della serie. Perché sì, tutti gli Steamworld sono ambientati nello stesso mondo e seguono una timeline ben precisa; anche questo, all'apparenza un classico fantasy medievale che non ha niente a che fare con dello sci-fi retrofuturistico.
Super Mario 3D All-Stars
Allora,questa collection non vale niente. I contenuti aggiuntivi sono solo le colonne sonore. I giochi sono delle remastered upscalate in HD e in 16:9, e basta. I giochi si giocano esattamente come nelle versioni originali, anzi, forse anche peggio: Super Mario 64 è la rom Shindou, quindi niente BLJ; i controller di Switch non hanno i grilletti analogici come quelli del Gamecube, e non si può regolare il flusso d'acqua dello SPLAC in Sunshine; il motion control dei joycon non è preciso come il Wiimote e quindi anche Galaxy risulta leggermente meno immediato da giocare.
Perché allora giocare a questa collezione? Semplice, perché per me è stata l'occasione di recuperarmi per bene Super Mario 64 e Sunshine. Quindi qui andrò più che altro a raccontare di tre capolavori incredibili.
Super Mario 64 è invecchiatissimo ma al contempo bellissimo. Da una parte capisco i puristi che dicono che Super Mario 64 sia il picco della serie, e che questo gioco a tutt'oggi sia ancora uno dei più importanti di sempre: Mario è bellissimo da controllare, la varietà e la complessità delle azioni che si possono fare è impressionante, con le piccole variazioni che si possono ottenere, e i livelli sono dei parco giochi perfetti per far muovere questo Mario iperattivo. D'altro canto questo potere è anche la croce del movimento di Mario, visto che è difficile controllarlo al meglio, complice una telecamera che è il vero villain del gioco. Il mondo di gioco è vuotissimo, e questa sua vuotezza aggiunge uno strato di mistero e inquietudine, sembra di essere in un castello di sole stanze liminali. E non lo so, i modelloni low-poly del sottomarino, della barca volante, della cittadina di Wet Dry World mi fanno tenerezza.
Super Mario Sunshine è strano: da una parte è un gioco molto ambizioso, forse il più ambizioso; dall'altra è il Mario 3D meno rifinito e impeccabile mai fatto, ci sono dei bug e delle storture che normalmente non troveresti mai. Le mappe danno un fortissimo senso di coesione, Delfinia è un hub incredibile in cui non solo puoi accedere alle varie aree dell'isola, ma puoi vederle in lontananza; ma anche le aree "si vedono" tra loro, e lo fanno in maniera coerente. L'ambizione trasuda anche dalla trama più complessa, le cutscene, i colpi di scena, anche se in fondo, a rivederli oggi, sono più che altro elementi involontariamente comici. Ambiziosa è anche l'idea di far ruotare tutte le ambientazioni ancorate al tema marittimo, un po' mediterraneo e un po' caraibico, riuscendo comunque a creare delle aree riconoscibili tra loro. I problemi cominciano con la struttura del gioco: nonostante le aree siano generalmente molto aperte, e tutto fa pensare ad una progressione alla Mario 64, in realtà la raccolta dei collezionabili è estremamente lineare e rigida. Per non parlare delle missioni obbligatorie in cui Mario Ombra ruba lo SPLAC a Mario e lo fa diventare un ubriaco zoppo, tanto è lento e noioso da controllare; o le monete blu, messe per allungare il brodo ed ottenibili solo in missioni specifiche, senza veri indizi da parte del gioco. Sunshine è un gioco molto divertente da finire, ma il 100% è la morte cerebrale.
Super Mario Galaxy invece già l'avevo giocato e già lo avevo amato. Temevo che rigiocarlo non mi avrebbe dato le stesse emozioni che mi ha dato la prima volta, e invece c'è riuscito. Ritornare nelle galassie viaggiando con l'Osservatorio di Rosalinda è stato di nuovo una delizia, mi sono sentita come Antoin Ego quando assaggia la ratatouille. E Bowser che ti attende prima della battaglia, coi capelli mossi dal vento, è ancora minaccioso e imponente come lo era nel 2007.