Ho finito di vedere The Decameron, discussissima miniserie Netflix in otto puntate uscita qualche giorno fa.
E' una della serie più strane che abbia visto, non tanto per il contenuto, ma quanto per la forma e per la mia fruizione.
Partiamo dal presupposto che la visione della prima puntata mi ha richiesto cinque giorni e la seconda tre, mentre le successive inaspettatamente le ho bevute in binge-watching (non 5 consecutive, ma comunque tutte nella stessa giornata).
Allora, andiamo per gradi, partiamo dai lati tecnici.
è quasi tutto sbagliato: la regia è piatta e da compitino (ad eccezione di 3 o 4 inquadrature interessanti), la sceneggiatura delle prime due puntate è imbarazzante, poi migliora leggermente ma comunque mediocre. Il problema principale è che non c'è stata la minima attenzione o la minima ricerca per far sì che fosse una sceneggiatura credibile, ci sono anche errori che si potevano evitare con una veloce ricerca google (l'anno è il 1348 e fanno riferimento ad una banca che ha pignorato i possedimenti di due dei personaggi, ma basta cercare per scoprire che la prima banca fiorentina sarebbe stata fondata solo cinquanta anni dopo. "Eh ma è una parte del patto di sospensione dell'incredulità per fini narrativi", l'avrei accettato anche io se questo elemento fosse effettivamente stato influente per la trama, invece viene citato una volta e mai più). I personaggi sono tutte macchiette inutili, l'unico vagamente interessante è Sirisco (Tony Hale). Gli attori sono per la maggior parte mediocri: sono tutte interpretazioni esasperate, forzate, poco credibili. Gli unici che si salvano sono lo stesso Hale (che ha restituito un'interpretazione molto buona e si vede che si è divertito) e parzialmente Tanya Reynolds (interprete di Licisca). Avendola seguita alla veloce l'ho guardata interamente doppiata e, nonostante Netflix solitamente curi bene il doppiaggio, qui è assolutamente mediocre (ad eccezione, come per i corrispettivi attori, di Pedicini su Hale e la Favazza sulla Reynolds), con alcuni doppiatori solitamente ottimi che qui sembravano svogliati e altri veramente pessimi.
Non parliamo poi di rispetto dell'opera (totalmente inesistente, non ha nessun tipo di elemento in comune con il testo di Boccaccio se non che è un gruppo di personaggi che si chiude in una villa per sfuggire alla peste. Non ci sono le novelle, il numero di personaggi è più alto, l'atmosfera e lo stile è ovviamente slegato...) nè tantomento di realismo storico (oltre alla presenza di indiani e afroamericani in ranghi nobiliari e figli nobili di coppie miste, ma di questo non ci stupiamo più, non c'è la minima attenzione al linguaggio, i termini e la costruzione dei dialoghi per farli risultare vagamente storicamente credibili).
Terminato il secondo episodio scrissi un giudizio provvisorio in cui criticai anche il ritmo tremendo della serie, poichè dopo due ore di minutaggio avevo assistito ad una serie con un ritmo rallentatissimo, episodi troppo lunghi e lenti per ciò che volevano raccontare, il tutto in una narrazione noiosissima. Tuttavia, per dare a Cesare quel che è di Cesare, devo ammettere che dall'episodio quattro migliora leggermente, velocizzando la narrazione e ampliando la storia, per quanto il ritmo continui ad essere troppo lumachevole per una serie volutamente e chiaramente trash e comica. In generale, devo dire, con il quinto episodio cambia parecchio: migliorano i dialoghi, migliora (leggermente) il ritmo, si sviluppa una trama mediamente interessante, cambia anche genere, iniziando ad abbandonare le continue gag di cattivo gusto e inserendo sempre più momenti e sottotrame drammatici o addirittura tragici.
Un ulteriore problema delle prime due puntate è di essere interamente permeate da cattivo gusto, semplicemente. Nella messa in scena, nelle gag, nei dialoghi, nella trama. Dopo un po' limano un po' questo lato ed è un ulteriore miglioramento.
A proposito del cattivo gusto vorrei capire una cosa: Netflix si fa paladina dell'inclusività e del rispetto di tutti, poi approva una sceneggiatura nella quale per più di metà stagione si percula con cattivo gusto un personaggio chiaramente autistico (non al centro di ironia ma proprio in quanto tale) e si schifa e si irride il suo fisico poichè leggermente sovrappeso. Due pesi due misure?
Sono ottimi i costumi e le musiche originali, è molto interessante la sigla (sia musica che effettivo video, realizzata in animazione 2D); le scenografie sono buone anche se ad una certa si vede troppo chiaramente che sono set costruiti (quindi poco credibili), inoltre talvolta c'è qualche svista o libertà (evoco qualche esperto di storia botanica: erano diffuse le palme nella toscana trecentesca?).
In generale una serie che avrebbe potuto effettivamente mettere in scena l'opera boccacciana (anche rendendola più comica in caso) e invece racconta una storia da zero con mediocrità e gravi problemi di narrazione, messa in scena e scelte.
