
In Giappone, gli studenti passano molto tempo a scuola, anche dopo le lezioni. Makoto è una studentessa vivace, e passa la maggior parte di questo tempo assieme ai suoi due amici Chiaki e Kosuke. Ma sono ormai giunti all'ultimo anno delle superiori, e dall'anno prossimo le loro strade si divideranno, senza poter più trascorrere insieme tutto il tempo.
Ma un giorno, Makoto riceve un particlare dono: la possibiltà di tornare indietro nel tempo di qualche minuto, ore, o anche interi giorni, fino al momento che intende rivivere per cambiare o sistemare qualche evento poco gradito. La ragazza però comincerà ad abusare del suo potere, sfruttandolo per evitare i propri problemi e per prolungare il più possibile i momenti divertenti...
The Girl Who Leapt Through Time (Toki wo kakeru shojo) è il film che ha riscosso un inimmaginabile successo nell'estate giapponese, resistendo in programmazione nelle sale nipponiche per ben 7 mesi, e raccogliendo premi ovunque, tra festival d'animazione ed elogi della critica.
La tecnica di realizzazione è classica, senza troppi esperimenti o utilizzo della computer grafica ma la realizzazione grafica dei personaggi è riuscitissima, grazie anche all'azzeccato character design di Yoshiyuki Sadamoto, già realizzatore dei personaggi di Neon Genesis Evangelion e de Il Mistero della Pietra Azzura.
Le animazioni e i disegni sono ottimi, e i movimenti "eccessivi" dei personaggi, danno una vitalità tutta particolare ai protagonisti, con scene decisamente spassose.
Ma anche se l'aspetto "leggero" e divertente della storia è piacevole, non vuol dire che la trama sia trascurata, anzi: la vicenda è appassionante e procede costantemente con un ritmo incalzante, riuscendo anche a regalare scene realmente emozionanti e toccanti.
A incorniciare il tutto, una colonna sonora che dona un'atmosfera ancor più affascinante alla pellicola.
Assolutamente da vedere, sperando che qualche distributore italiano si decida a importarlo, anche se non proviene da nomi particolarmente famosi. Il successo che ha riscosso è enorme, facendo diventare lo Studio Mad House (che nello stesso anno ha realizzato anche Paprika di Satoshi Kon) un nome all'altezza dello Studio Gibli.
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