
Joe Wright aveva già dimostrato la sua dimestichezza nell'addomesticare i capolavori della letteratura ottocentesca per il palato dello spettatore medio con Orgoglio e pregiudizio, tratto dall'omonimo romanzo di Jane Austen.
Con Anna Karenina alza ancora un po' l'asticella della sfida.
Perché se in fin dei conti la Austen è una scrittrice all'acqua di rose, ogni libro di Tolstoj è invece un dedalo labirintico di strade che ci conduce negli strati più profondi del concetto di letteratura.
Adattarlo per il grande schermo è difficilissimo. La più probabile delle possibilità è infatti di realizzare un polpettone in costume che ha un valore illustrativo solo nel descrivere un po' la moda e gli ambienti dell'epoca. Uno sceneggiato Rai con i soldi, insomma.
Joe Wright evita questo rischio. Il suo Anna Karenina è più che dignitoso.
Non ho letto questo libro di Tolstoj nello specifico ma sono andato al cinema con una persona che lo conosce bene e mi ha aiutato a trarre le giuste deduzioni.
Ovviamente il film è una versione iper-semplificata del romanzo: la storia c'è, i personaggi ci sono, gli ambienti ci sono ma inevitabilmente vanno a farsi benedire tutte quelle cose che rendono Anna Karenina una pietra miliare della letteratura ottocentesca e non soltanto un bel romanzo d'appendice.
L'intuizione vincente di Wright è stata secondo me quella di personalizzare un po' (ma non troppo) la messa in scena. Le musiche sostengono una narrazione veloce e concisa che in qualche guizzo diventa particolarmente coreografica e di maniera. Nello specifico, molte scene sono rappresentate come se si svolgessero a teatro, in un rutilante cambio di scenografie che contribuisce a tenere altro il ritmo; ma credo che vi sia anche un altro significato più profondo in questa scelta: la finzione del teatro dovrebbe infatti rappresentare la frivolezza e l'ipocrisia della società russa, che è uno dei bersagli prediletti di Tolstoj.
Complessivamente quindi il risultato è buono anche se in certi momenti si sente un po' troppo l'americanizzazione della storia, magari anche solo in alcuni particolari, piccoli ma fastidiosi, come qualche passaggio un po' stucchevole o l'utilizzo dell'inglese al posto del russo nelle cose scritte.
Le interpretazioni invece sono convincenti. Keira Knightley è (mi si dice) un'Anna incredibilmente più magra dell'originale ma rende comunque bene l'idea del suo progressivo disfacimento, Jude Law fa l'uomo zerbino mentre Aaron Johnson si conquista la scena con il suo sguardo gelido e affascinante che gli ha già assicurato nuove schiere di fans femminili.
In conclusione, quel rende veramente meritoria l'operazione è l'aver tolto dalle polveri delle biblioteche il libro di Tolstoj per divulgarlo in una versione semplificata ma non svilente, raccontando una delle storie d'amore più drammatiche della letteratura di tutti i tempi.
Nella speranza che poi qualcuno vada a recuperarsi il libro per divorarsi le sue novecento pagine. O almeno, io farò così.

