[Darren Aronofsky] π - Il teorema del delirio

Una cartella dedicata a quel grande magico calderone che è il cinema e al fascino magnetico che lo schermo gigante continua ad esercitare ancora oggi.
  • max brody ha scritto:In questo caso, Brody conosceva quest'opera prima di Aronofsky almeno dal '97 o giù di lì, quando tutte queste storie complottistiche e mysteriose erano il suo pane quotidiano, ma si ricordava con certezza di non averla mai vista. Ha passato anni a penare alla ricerca di questo film, ma in quei due o tre (comunque un numero di Fibonacci) passaggi televisivi a notte fonda, in cui Rai4 prima e Iris poi l'avevano trasmessa, non era mai riuscito a colmare la lacuna. Ora, dopo 16 anni ce l'ha fatta, per scoprire da un lato che il film è un ideale prequel di Lost, le cui simbologie sono sovrapponibili, e dall'altro che in realtà l'aveva già visto, almeno parzialmente, e che per qualche mysterioso motivo l'aveva rimosso.
    Pensa che io invece non avevo mai sentito parlare di questo film prima di 2 mesi fa quando un mio amico (sì, sempre lo stesso di Primer :P ) l'aveva proposto per vedercelo in una serata in cui la compagnia non aveva voglia di uscire.
    Devo dire che è un film molto particolare, quasi ostico in alcuni passaggi. È sicuramente affascinante proprio per questo, oltre che per l'azzeccatissimo bianco e nero, l'atmosfera claustrofobica e l'ansia da complottone che pesa sul protagonista in ogni scena. Però confesso che non è così facile comprenderlo e farlo proprio, probabilmente meriterebbe una seconda visione per poterlo apprezzare appieno, almeno per quanto mi riguarda.
    max brody ha scritto:Cohen è però braccato da un lato da *una multinazionale* che ha progettato un superchip e dall'altro da un rabbino ortodosso che, dopo avergli insegnato che la Torah e l'ebraismo sono numerofoni, intende fargli trovare il numero supremo al centro della spirale, una sorta di costante in mezzo a tante variabili.
    Questa è una componente bella del film, che aumentava l'ansia cui facevo riferimento, però dall'altro lato contribuiva comunque alla mia dispersione. Non capivo quale delle due realtà fosse nel giusto o no rispetto a quello che volevano da Cohen.

    Il mio parere è che si tratti di un film ermetico, molto particolare, ossessivo... ma che non sia riuscito a farlo mio e quindi non riesca a giudicarlo in modo pienamente positivo.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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  • Io invece l'ho amato proprio perché mi ci sono ritrovato, "filosoficamente" parlando, seppure in linea generale, e ho una mia interpretazione (che in realtà è una somma di interpretazioni) che mi sembra fili abbastanza. Semplificando:
    [spoiler]-la sovrappopolazione è uno dei mali della società moderna, che da un lato ha provocato carenza di spazio e risorse (condominio fatiscente) e dall'altro perdità di certezze e identità (cinesi ovunque);
    -però la società moderna ormai è sovrappopolatata, e rifiutarla sdegnatamente provoca isolamento, isterismi e scleri (il protagonista è un disadattato);
    -la finanza è un altro dei mali della società moderna (lo vediamo ancora oggi);
    -però la società moderna si fonda sulla finanza, e distruggerla equivale a distruggere la società (la multinazionale vuole i segreti di Cohen da un lato per speculare ulteriormente e dall'altro per impedire che Cohen combini un patatrack: in entrambi i casi si tratta di sopravvivenza). Dettò ciò, penso che la finanza sia solo un altro simbolo della società occidentale, Aronofski poteva metterci la burocrazia o i McDonald's o Mediaset e il risultato sarebbe stato uguale;
    -Cohen è perseguitato o si sente tale: fatica ad accettare il presente, paura del futuro;
    -Pi Greco, al pari del numero aureo, del "nome di Dio", della sequenza di Fibonacci ecc., è il fondamento dell'universo (e quindi della società, e quindi della finanza, e quindi della società, e quindi dell'universo);
    -il "nome di Dio" è nella testa di Cohen; ovvero è nell'uomo; ovvero in tutti noi. Come la luce di Lost. E' una visione laica (e io aggiungo obiettiva) della vita, per cui solo l'umanità è artefice del proprio destino. Il resto (finanza, computer) sono (=dovrebbero essere) solo mezzi;
    -MA! il computer diventa "senziente": ovvero la sconfitta dell'umanità e la dimostrazione che è ormai schiava delle macchine (il che rende il film un prequel di Matrix, lol);
    -Cohen si trapana il cervello: l'umanità, artefice del proprio destino e potenzialmente in grado di non farsi travolgere dalle macchine, non è ancora in grado di capire queste sue potenzialità (o, se preferisci, non è in grado di cogliere l'essenza di Dio/dell'universo), ed è destinato alla sconfitta. Che è in realtà un'autosconfitta (suicidio).

    Insomma, una visione pessimistica della vita. Come darle torto? Un pianeta sovraffollato, dove le persone perdono tempo a giocare in borsa, a credere in Dio o a trastullarsi con la matematica quale destino può mai avere?[/spoiler]
    Oh, potrei anche sbagliarmi. Dovrei rivedere (e lo farò) gli altri film di Aronofski, per farmi un'idea più precisa.
    Bramo ha scritto:
    max brody ha scritto:Cohen è però braccato da un lato da *una multinazionale* che ha progettato un superchip e dall'altro da un rabbino ortodosso che, dopo avergli insegnato che la Torah e l'ebraismo sono numerofoni, intende fargli trovare il numero supremo al centro della spirale, una sorta di costante in mezzo a tante variabili.
    Questa è una componente bella del film, che aumentava l'ansia cui facevo riferimento, però dall'altro lato contribuiva comunque alla mia dispersione. Non capivo quale delle due realtà fosse nel giusto o no rispetto a quello che volevano da Cohen.
    Semplicemente: entrambe e nessuna delle due. Sia la multinazionale che il rabbino peccano di fanatismo e sbagliano nel perseguitare Cohen. Entrambi hanno motivazioni valide: la multinazionale sopravvivere, il rabbino trovare "Dio" (la luce interiore, la pace, un qualunque scopo esistenziale, quello che vuoi). Purtroppo lo fanno male. Esattamente come tutti noi cerchiamo di migliorare a modo nostro la società contribuendo ad incartarla sempre più su sé stessa.
    Immagine
    Ottimo lavoro.
  • Mi inchino di fronte a tale sfoggio riflessivo :)
    Grazie, mi hai dato degli spunti interessanti su cui tornare a riflettere sul film.
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