
Domani sera andrò a vedere i Tre Allegri Ragazzi Morti in concerto (nebbia permettendo...
Se vi aspettate una graphic novel unitaria resterete delusi: la modalità con cui si presenta la "saga" è infatti quella delle tante storielle di media lunghezza, divise ciascuna in due tempi, che non raccontano una storia unica ma varie sottotrame, con il comun denominatore dei protagonisti, 5 adolescenti zombie che fanno parte di una band.
O perlomeno, questo è l'impressione iniziale. Le prime storie sono piuttosto scollegate tra di loro e il difetto che si avverte maggiormente sta nel non avere molti punti di riferimento riguardo ai protagonisti. In realtà poi l'abilità narrativa e introspettiva di Toffolo è tale che il lettore si scorda di queste cose e si gode la storia per quello che è e i dialoghi per come sono impostati. E proprio quando questo avviene zac, arriva la storia-flashback che spiega le origini degli Allegri Ragazzi Morti. E se nelle storie precedenti il senso di continuità era dato più che altro dalla ricomparsa di alcuni comprimari, da lì in poi c'è un filo più visibile che lega le avventure tra di loro.
La cosa che ho apprezzato meno è la sottotrama degli uccisori di mostri, che mi è parsa appena accennata, senza approfondimento e che si è conclusa in modo non del tutto convincente, anche se affascinante.
Ma alla fine l'intento di Toffolo non era certo quello di raccontare un'epopea coerente o un'avventura di zombie. Quello che premeva all'autore era raccontare sotto un profilo originale il disagio adolescenziale, che non a caso è alla base della quasi totalità della produzione musicale dei Tre Allegri Ragazzi Morti: un fumetto dalle tinte horror che fosse più introspettivo che pauroso, inquietante più che splatter. E lo fa con una narrazione non conseguenziale e che si concentra più sulle sensazioni che sulla storia, che pure è ben presente ma che trova la sua importanza in virtù del messaggio di cui è portatrice.
Certo, poi quando la "continuity" si fa un pochetto più stringente, anche le storie ne guadagnano ed è per questo che forse prediligo la seconda parte del volumotto, senza nulla togliere alla prima parte (salvo forse proprio la storia d'apertura, a conti fatti la più debole).
La conclusione è malinconica tantissimo. Mi sono quasi sorpreso, in una sequenza di storie di questo tipo, di trovare una vera e propria "fine" al ciclo dei Cinque Allegri Ragazzi Morti, e invece Toffolo mette a segno una storia complessa e riflessiva, dove tutto ha un sapore dolce-amaro e dove i paralleli e la lettura tra le righe si sprecano.
Gianni Boy, Vasco, Sumo, Sleepy e Mario: cinque ragazzi imprigionati nell'adolescenza, schiavi dei propri bisogni fisiologici, che pur nella loro condizione di morti vivono con allegria la proprio esistenza fatta di amicizia, amore e ricerca di un'utopica normalità.
Un volume a prezzo economico che vale ogni centesimo.










