Volevo aprire io le danze per parlare della terza stagione di
Black Mirror e, nel giorno in cui avevo intenzione di scriverne un post, mi precede di poche ore max brody
Ma si può?!?
Scherzo, max, non potevi sapere e non possiamo far altro che ammirare questa coincidenza nella comunanza d'intenti, ridendone assieme.
Ad ogni modo, ciò non mi fermerà dallo scrivere comunque il post che progettavo
La terza stagione di Black Mirror non ha nulla da invidiare alle precedenti due.
Se eravate preoccupati dal tempo intercorso dall’ultimo episodio della serie (lo speciale natalizio
White Christmas) o da eventuali stravolgimenti dovuti al cambio di “canale di trasmissione”, vi posso assolutamente rassicurare: lo show non ha cambiato pelle e non è sceso a compromessi. D’altronde, la mente dietro al progetto –
Charlie Brooker – è sempre al suo posto, a capo della serie e attivo nella sceneggiatura di 5 su 6 episodi totali. Inoltre
siamo su Netflix, ora, e ritengo che sia il posto migliore dove una serie potrebbe approdare, per l’attenzione alla cura e la libertà artistica che lascia ai creatori, probabilmente maggiore di quella che concedeva lo stesso Channel 4.
E a proposito del canale inglese, chissà che prima o poi non approdi su Netflix un’altra serie che andava in onda lì, segata dopo la seconda stagione… sto parlando di
Utopia, che avrebbe le carte in regola per fare SFRACELLI con gli utenti-tipo di Netflix.
Ma torniamo a parlare di
Black Mirror:
oserei quasi dire che questa terza stagione è addirittura la migliore, se non ricordassi che le precedenti due avevano degli episodi davvero maiuscoli… esattamente come la nuova sestina.
Dirò quindi che la terza stagione di Black Mirror è ottima e superlativa tanto quanto le precedenti.
Episodi più lunghi (sulla media di un’ora ciascuno, a parte l’ultimo che esagera e dura un’ora e mezza, in pratica un film) e un’attenzione maggiore alla varietà di generi narrativi fanno di questa stagione qualcosa di incisivo, che non annoia mai, e che sopperisce presto al fatto di avere protagonisti e ambientazione diversi a ogni storia, grazie a una scrittura veloce e brillante che ci fa affezionare o interessare in fretta a quanto vediamo, già nei primi minuti.
È lo stratagemma del mistero, ovviamente: non “alla
Lost”, bensì
quello che ti fa percepire che ti manca qualche tassello per avere il quadro completo della situazione, ma prima che arrivi con il suo significato deflagrante
puoi goderti un’avventura quasi sempre ricca di sfumature, impressioni e sentimenti, o azione in alcuni casi.
Mi sono piaciuti praticamente tutti gli episodi: forse mi ha convinto un po’ meno
Men against fire, visto che esplora il genere di guerra che non mi ha mai interessato, ma quando la tematica dei pericoli della tecnologia inizia a scoprirsi allora sì che le cose si fanno interessanti e l’episodio sprigiona un sottotesto così duro, crudele e insopportabile da pensare che rende gli ultimi minuti una delle vette più alte dell’intera serie.
Anche il conclusivo e ambizioso
Hated in the nation non mi è piaciuto in ogni suo passaggio: bella l’atmosfera poliziesca, validissima l’idea delle api meccaniche a sostituire le funzioni di quelle vere, ormai estinte, e assolutamente lodevole la volontà di esplorare il tema quanto mai attuale della macchina del fango sui social. L’omaggio a
Uccelli di Hitchcock poi è spettacolare, ma il finale a sorpresa non mi ha molto sorpreso e per quanto l’ultima scena sia carica di significati e inquietudini, alla fine non mi ha scaldato più di tanto, per quanto abbia innumerevoli cose buone a suo favore.
I primi 4 episodi mi sono invece piaciuti in toto:
Nosedive è pazzesco, pazzesco, forse il mio preferito della stagione, con il suo voler raccontare di una società in cui i like di un social network condizionano fattivamente la vita delle persone nella realtà e la loro posizione lavorativa e sociale, focalizzandosi sul punto di vista di una donna che presto affronterà una discesa alienante nel baratro metaforico di questa società. Meraviglioso.
San Junipero è un capolavoro: negli ultimi anni sto cercando di centellinare questo giudizio, per non darlo a sproposito come mi è capitato di fare in passato, ed è il motivo per cui mi sono astenuto dal darlo all’intera stagione. Ma per questo episodio mi sento di usarlo.
Raccontato benissimo, toccante, con due protagoniste superbe, un’idea geniale alla base, personalità sfaccettate e la tematica delle opportunità tecnologiche per sopperire a dolore e morte tenuta quasi in sottotesto, ma non per questo meno potente. WOW.
Shut up and dance vede invece il drammatico viaggio di due persone controllate da misteriosi individui, in possesso di video umilianti che sono pronti a diffondere online rovinandoli. In un’atmosfera da thriller al cardiopalma, li obbligano così a compiere azioni pericolose e ignobili, in un parabola discendente sempre più alienante. Uno dei due tizi è ilo Bronn di
Game of Thrones 
Infine
Playtest è una centrifuga narrativa e mentale: struttura da horror classico, mi ha fatto cagare addosso in più di un’occasione, e utilizzando la tecnica della storia nella storia nella storia ho potuto apprezzare, alla fine, che l’angoscia vera si trovava fuori dagli incubi che mi hanno propinato durante la parte centrale dell’episodio.
Black Mirror conserva dunque intatto il suo carattere sovversivo e di forte denuncia sociale, asservendo al meglio uno dei pilastri della fantascienza: parlare del tempo presente attraverso proiezioni ipotetiche nel futuro. La satira è qui tagliente, senza risate, e
il futuro è fin troppo prossimo per non esserne spaventati, notando attorno a noi ORA i germi di quello che potrebbe svilupparsi in quelle maniere.
La serie inquieta, disturba, non lascia in pace lo spettatore, il quale dopo la visione di ogni singolo episodio sarà portato a riflettere su quanto visto, a farsi un’opinione, a porsi delle domande.
Non è una serie semplice, non lo è mai stata, ma proprio per questo rappresenta una serie necessaria nel panorama attuale.
I nuovi episodi confermano e rilanciano la qualità dello show e rappresentano tutti, chi più chi meno, delle gemme di narrativa televisiva difficilmente riscontrabili altrove.
L’annuncio di una quarta stagione non può che rendermi felice; io intanto vado a rivedermi le prime due, ché mi è venuta voglia di ripassare e inquietarmi di nuovo
