
Nel 2010 Obama è a metà mandato, i suoi fans cominciano ad aggrottare le ciglia e al contempo non alzano bandiera bianca. Clint Eastwood, che aveva appoggiato Barack due anni prima, mantiene ancora un guizzo di lucidità e di speranza per il futuro, prima di lasciarsi abbacinare dal movimento Tea Party e arrivare a ripudiare Obama per Romney. Eastwood, che oggi si è dato perfino ai reality e ha rinnegato la promessa di non recitare più, nel 2010 confeziona questo film oscuro e dagli insoliti (per lui) connotati paranormali. Un film che a sorpresa si rivela essere... una fiaba. Dal forte sapore disneyano.
Tre vicende scorrono parallele: quella di Marie LeLay, giornalista politica francese; quella di Marcus, ragazzino inglese che vede morire il fratello; e quella di George Lonegal, aka Matt Damon, operaio americano che vede la gente morta. O meglio, che parla con la gente morta, su richiesta.
Il bello di questo Eastwood non ancora rincitrullito è che è ben calato nella realtà, ed è forse l'unico che ambienta i film negli ultimi vent'anni di storia senza per forza rifarsi ad epoche mitizzate. E se è vero che in Invictus la patina liberal è un po' troppa, in Hereafter è giustificata e fa solo da pretesto per l'aria sfigatoide che aleggia per tutto il film, e che è necessaria per godere appieno del lieto fine e del suo ribaltone romantico. Eh sì, da dietro le quinte Spielberg colpisce ancora. Peccato che il rude Clint non si ammorbidirà.

