E' evidente che la battaglia è tra i due Zelda, due titoli che non solo hanno segnato la loro epoca ma continuano ad oggi ad essere un termine di paragone e un modello anche per giochi non appartenenti alla stessa serie. Due capolavoroni, insomma: quale votare?
Ocarina è sicuramente il più conosciuto ed apprezzato tra i due: un gioco che apporta innovazioni importantissime, tra cui spiccano lo Z-Targeting, leitmotif musicali associati oltre che a luoghi e personaggi anche al variare delle situazioni, la disposizione dei dungeon al servizio della corposa ma mai invadente storyline, la quale non può che catturare grazie ai toni fiabeschi che crescono insieme al protagonista in un fantasy dall'indiscussa epicità. Ma questo è solo il contesto, l'involucro per un mondo vasto e variegato la cui esplorazione s'intreccia con l'avventura principale nella scoperta di luoghi e popoli dai numerosi segreti: interagire con questo universo non è solo ludicamente appagante, ma sa anche regalare piccole ma genuine emozioni, attimi o gesti che proprio per la loro semplicità fanno evocano una sensazione di intima familiarità cui è arduo non affezionarsi. E infatti ancora oggi un numero impressionante di fan ricorda accanto alle appassionanti battaglie con draghi e streghe anche momenti come la fuga imbarazzata di Link dal ponticello o le buffe avances di Ruto.
Majora's Mask ha tutto questo? Sì e no. L'esplorazione è sempre presente, ma per quanto non manchi un ricco overworld il fulcro è quello della cittadina centrale e la perlustrazione non avviene solo in senso spaziale ma anche cronologicamente, grazie alla pazzissima struttura di gioco, l'unica ad oggi a discostarsi in modo deciso ed efficace dal classicissimo prototipo consacrato da OoT; e anche le emozioni sono presenti, ma in modo diverso, non essendo questa la storia di Link ma la storia di Termina, dei suoi personaggi strambi e grotteschi e della miriade di side-story di cui saggiare tutte le eventuali varianti affezionandosi così ad un mondo vivo e trasognato in cui curiosare quasi giocando come una divinità con le sorti degli amori, degli affari e delle relazioni di un mondo che sta per finire schiacciato dalla Luna e per questo prima inquietantemente inconsapevole dell'ineluttabile, poi insalubre e sempre più carnescialesco nell'affrontare un'improvvisa apocalisse.
Ocarina è un grande gioco e Majora ha saputo farmelo rivivere in modo tanto fedele eppure tanto distante: un'opera d'ingegno la cui validità ludica è solo pari alle suggestive sensazioni provate nell'essere completamente immerso in un universo sregolato e sopra le righe. A Majora's Mask il mio voto.
