
Hugo Cabret è un film di Martin Scorsese dell'anno scorso, basato sul romanzo storico La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick. Il film ha ricevuto ottime recensioni, venendo candidato a 11 premi Oscar; un trionfo della critica, per farla breve.
Hugo è un bambino che vive nei cunicoli che collegano gli orologi della stazione di Montparnasse nella Parigi degli anni Trenta, mantenendosi con furtarelli ai danni dei chioschi alimentari. Fin dall'inizio vediamo una panoramica di quella che è la stazione (in realtà un mix tra varî elementi delle diverse stazioni di Parigi, non propriamente della sola gare Montparnasse) e della variegata fauna che la popola, e scopriamo che Hugo è rimasto orfano del padre orologiajo dopo avere scoperto un automa - all'apparenza capace di scrivere - abbandonato in un museo, senza essere riuscito a ripararlo. Adottato dallo zio, un ubriacone responsabile ufficiale degli orologi della stazione che però sparisce dopo poco tempo, porta avanti il suo lavoro di ricarica e manutenzione degli orologi, e nel contempo cerca di terminare la riparazione dell'automa sottraendo ingranaggi dai giocattoli di un negozietto della stazione. Finché il proprietario (un Ben Kingsley semplicemente perfetto) non lo coglie sul fatto e gli sottrae anche il prezioso taccuino con gli appunti del padre, alla cui lettura viene visibilmente turbato. Tra un inseguimento e l'altro dell'inflessibile e comicissimo ispettore ferroviario (Sacha Baron Cohen), Hugo farà la conoscenza di Isabelle, appassionata lettrice (dei libri che prende nella libreria di monsieur Labisse, alias Christopher Lee) nonché figlia adottiva del giocattolajo. Prima di riottenere il proprio taccuino, però, Hugo scoprirà che Isabelle possiede la chiave del funzionamento dell'automa... e qui il film prenderà una piega inaspettata.
Punti di forza del film sono la fotografia (Parigi anni Trenta è impressionante, come pure tutti i meccanismi degli orologi e dell'automa), l'interpretazione degli attori e l'amore per l'arte con cui Scorsese tesse un omaggio superlativo a quel genio della prima cinematografia che fu Georges Méliès. Praticamente tutta la seconda parte è dedicata a lui, con ricostruzioni commoventi (e accuratissime, tolti i personaggi di Hugo e Isabelle) dei suoi film e della sua vita. Il tutto finisce per lasciare in disparte lo stesso Hugo... il che potrebbe essere un problema per alcuni. Per me non lo è, dato che adoro Méliès, ma la sensazione di salto è percepibile, ragion per cui siete avvisati. Neppure il messaggio di cui Hugo si fa veicolo, ossia [spoiler]che bisogna trovare uno scopo nella vita[/spoiler], riesce a non farsi sovrastare dalla figura di questo cineasta e mago - e la cosa non è casuale -, grazie al quale dobbiamo il cinema come lo conosciamo ora. Anche solo per questo, questo film VA visto. Notevoli anche gli incubi "premonitori" dello stesso Hugo, tra cui spicca una ricostruzione del celebre incidente alla gare Montparnasse del 1895, e i camei di personaggi storici - provate a scovare Django Reinhardt, Salvador Dalí e James Joyce tra la gente in istazione!








