
Il burattinajo francese John Chandagnac si sta recando nel Nuovo Mondo per riscattare una proprietà che lo zio ha illegalmente sottratto al defunto padre, e sul vascello conosce la bella Elizabeth Hurwood. Il vascello però viene attaccato dai pirati di Philip Davies, e a John viene lasciato scegliere se crepare o unirsi alla ciurma di Davies. Dopo l'ovvia scelta, il neo-pirata ribattezzato Jack Shandy scoprirà che il padre e lo sgradevolissimo medico personale di Elizabeth hanno i loro segreti tornaconti a lavorare coi pirati.
Il ritmo è serrato, praticamente ogni capitolo si chiude con un cliffhanger, che sia un duello incipiente, appena concluso o una importante rivelazione, che sprona a continuare la lettura. Lo stile è ben calibrato, puntigliosamente descrittivo o fitto di dialoghi frizzanti quando serve. Da tempo non leggevo un libro tanto avvincente.
Powers è documentatissimo, sia per luoghi sia per date, e buona parte del cast è costituito da personaggi storici, le cui azioni (tutte storicamente avvenute, a parte l'interazione coi protagonisti) sono spesso giustificate alla luce di ciò che segretamente vogliono ottenere tramite la magia. Che è l'altra grande protagonista del libro, la magia vodun, o vudú se preferite. Regolata da leggi ferree, la magia è praticata ovunque nei Caraibi e in tutto il Nuovo Mondo, tanto che, come John scoprirà, anche il piú pezzente tra i pirati conosce uno o due incantesimi di protezione, indispensabili per cavarsela nell'ambiente locale. Powers spiega persino perché nel Vecchio Mondo invece se ne è perso l'uso, con una logica impeccabile e per bocca del personaggio che è LA citazione nerdostorica per eccellenza del libro.
Consiglio prima della lettura di ripassarsi un bel po' di gergo marinaresco, o tra boma, pappafichi e terzarole durante le battaglie si rischia di non capirci un accidente di ciò che sta succedendo (e l'azione è sempre descritta in modo talmente preciso che sembra di leggere uno storyboard cinematografico). In aggiunta può servire ripassarsi la storia dei Caraibi e della pirateria di fine '600 - inizio '700, visto che il riconoscere personaggi e azioni (e prevederle con esattezza!) è un godimento non da poco; non da disprezzare l'approfondimento sul vudú, ché sapere cosa sia un bocor o un loa non guasta.
Venendo alle similitudini con Pirati 4, ci sono
[spoiler]La fonte della giovinezza, Barbanera, gli zombi della sua ciurma (assai piú inquietanti nel libro: nel film non li distingui da normalissimi energumeni...) e il fatto che per un incantesimo Benjamin Hurwood abbia bisogno della figlia. Che però non è ammazzarla per avere i suoi anni di vita, ma qualcosa di molto, MOLTO peggio...
E no, niente preti né sirene.[/spoiler]



