
Personalmente avevo tante aspettative per questo film. Apprezzavo la serie televisiva Boris da qualche anno, anche se solo nell'ultima settimana e mezza l'ho potuta vedere nella sua interezze delle tre stagioni di cui si compone. Tre stagioni che viste tutte di fila offrono un grande appagamento: la formula vincente che ha trasformato questo prodotto di nicchia in prodotto di culto è quella dell'ironia caustica e senza freni che spara a zero sul modo di fare fiction in Italia e su come la qualità, in questo Paese, non paghi perchè il pubblico televisivo per primo paradossalmente la rigetta. Il tutto in modo divertente, spigliato e paradossale e attraverso il meccanismo della meta-fiction.
Cosa poteva arrivare a fare una macchina del genere al cinema, con gli stessi autori e lo stesso cast, e avendo nelle proprie mire il dorato mondo del cinema, appunto?
Molto, in teoria. Ma nella pratica, non quanto mi aspettavo e non come mi aspettavo.
Ci sono a mio avviso almeno due parametri per valutare questo film, e secondo uno giudico il film positivamente mentre secondo l'altro no.
Di positivo la pellicola offre proprio la critica feroce che viene sferrata al cinema italiano. La serie si è concentrata nello sputtanare il classico prodotto televisivo seriale italiano fatto di stinti clichè e interessi economici e di potere a muovere i fili, il film voleva fare la stessa cosa parlando del cinema italiano. E lo fa molto bene.
Inizialmente sembra scendere nel banale: purtroppo, non c'è niente di più scontato quando si vuol parlare male del cinema di casa nostra che puntare ai cinepanettoni. Fortunatamente la critica qui è molto più articolata del dire "i cinepanettoni fanno schifo" e si spinge a capire il perchè, studiando le ragioni di produzione che ci stanno dietro e soprattutto osservando come quei film lì sono proprio quelli che il pubblico italiano non solo vuole ma esige. Questa critica spietata e senza mezzi termini ci viene esplicata attraverso il personaggio di Renè, che attraverso una catarsi morale passa dal pensare che fare un cinema impegnato e serio sia possibile al rassegnarsi al fatto che non è vero se non in un numero bassissimo di casi in cui non può rientrare. Per questo motivo mi viene da assimilare molto questo film alla terza stagione della serie, quella più malinconica, in cui Ferretti arrivava alla stessa conclusione per quanto riguarda la fiction, dopo essersi illuso con "Medical Dimension". Proprio per questo motivo, il film fa meno ridere di quanto non ci si possa aspettare: forse il pericolo di far ridere in modo simile ai cinepanettoni in una situazione in cui si vuole sottolineare come essi siano il male ha frenato un po' l'ironia della pellicola, che comunque non manca e offre non pochi momenti di risate alla Boris. Ma il punto focale è questo, più che ridere si sorride e in ogni caso è qualcosa di amaro che resta, come è anche giusto che sia.
Ma se da un lato l'obiettivo "morale" del film e degli autori può dirsi raggiunto, non lo è strutturalmente per me. Anche se molte recensioni che leggo in giro dicono il contrario, per me questo film è una puntata della serie allungata. Solo che portare una struttura progettata per mezz'ora a un'ora e cinquanta minuti è una cosa che si sente parecchio nella fruzione del prodotto, specie per chi conosce le dinamiche della serie. Io non so come sarebbe stato meglio impostarlo, ma so che così com'è qualcosa non funziona bene a mio parere, e forse la colpa è proprio da ricercarsi nei troppi debiti con la serie. L'inizio è troppo lungo e lento, dopo la scena d'esordio geniale del giovane Ratzinger (lol) il film si perde in 15-20 minuti di depressione di Renè che porta a una fin troppo lenta risalita del protagonista verso il cuore centrale della pellicola. Certo, il tema musicale ripreso dalla serie è ottimo, così come il finto ma credibile cinepanettone che si va a vedere Renè... e come non rimanere esterrefatti dal promo di "Sottaceto" in cui si fa lo spottone a uno dei cavalli di battagli di Berlusconi? Però è tutto troppo lento, e lo è anche con la prima troupe che Renè si sceglie quando inizia a lavorare su La Casta. Ecco, il fatto di prendere un libro vero (e serio, di denuncia) come base per il film è ottima, ma il modo di portare avanti la narrazione anche quando si inizia a galoppare mi pare spesso confusionario: il rapporto tra Alessandro e Arianna (tra l'altro molto trascurati), la presenza di Martellone secondo me inutile e solo per i fan, i malori di Sergio, poco Stanis, la scena inconcludente di Biascica con Alessandro, gli americani che girano lì vicino ma che non vengono sfruttati... Tanti elementi messi "a cazzo di cane" che minano la solidità del film e che lo penalizzano, IMHO.

Tenete conto che mi dispiace un sacco fare queste osservazioni. Perchè questo film va visto, cazzo. Va visto, diffuso e consigliato perchè guardando ai contenuti che trasmette è il film che fa bene all'Italia, che può almeno provare a svegliare l'italiano medio che ogni Natale ve in pellegrinaggio al cinema per vedersi Natale a..., per provare a far capire che il modo di fare un cinema diverso esiste e nonostante Boris dimostri il contrario a parole, nei fatti esprime il proprio quello in un gioco narrativo non banale. Boris - Il Film sbatte sul muso a chiunque lo guardi il pozzo senza fondo in cui il cinema del nostro Paese è caduto, e qui non si parla più solo di cinepanettoni ma del 90% della commedia italiana attuale purtroppo. Ben venga il credere da parte dell'uomo comune che sia un film divertente come tanti altri, per spegnere il cervello: resterà deluso e se quell'individuo è salvabile sarà contento di essere stato ingannato e raccoglierà un insegnamento e una riflessione importanti sullo stato dell'arte cinematografica e televisiva italiane, condotto con ironia ma soprattutto con tanta malinconia e rassegnazione, le stesse che si respiravano in Boris 3 di cui questo film ripercorre in grande la parabole discendente.
Però è un film molto lontano dalla perfezione per gli appunti "tecnici" e di scelte che ho evidenziato più sopra, ed è giusto quindi dire che nonostante le temetiche meritino e siano importanti questo film è di molto inferiore alla serie da cui prende le mosse.
La canzone dei titoli di coda, ad opera di Elio e le Storie Tese: Pensiero Stupesce




