[Editoriale Aurea] John Doe

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.
  • Anche se in rete si legge qualche recensione freddina, (ma in mezzo a molte altre positive) questo primo numero della IV stagione mi ha colpito favorevolmente, e riesce molto bene secondo me nell'intento di accalappiare lettori nuovi appagando pure il lettore già avvezzo al mondo di John DOE. Personalmente ho letto prima di questo una manciata di numeri delle stagioni precedenti, e da qui seguirò la serie con continuità, riservandomi di recuperare anche una buona parte dei 77 numeri, precedenti, chissà. Bella la copertina, e bravo Torti nei disegni, peccato che la casa editrice sia che si chiami Aura o Aurea, non riesce a sfornare albi con una qualità di stampa completamente ottimale, e i neri sono sempre sbiaditi, le linee del buon Torti sempre sgranate, come accadeva e accade tuttora per altre collane della casa editrice.

    Il personaggio è fantastico e le miriadi di citazioni e rimandi metafumettistici presenti nella storia non fanno altro che impreziosirlo… a partire dal riferimento non velato a WATCHMEN, completamente DISSACRANTE nei confronti del fumetto di Moore e Gibbons, e i vari altri richiami che mi è parso di rilevare, tra cui una analogia tra John Doe e PREACHER, infatti il protagonista come il reverendo Custer ha a disposizione il potere di un Dio, ma al contrario del prete creato da Ennis e Dillon, John non è inibito ad utilizzarlo per sua scelta, anzi appena ne avrà l’occasione non si farà scrupoli ad usarlo, anche causando molte morti solo per un suo sbalzo d’umore. Persino il finale sulla terrazza del grattacielo niuorchese ha dei rimandi forti con quello che era uno dei luoghi più frequentati dal reverendo Jesse Custer e dai suoi compari. Non mancano nella sceneggiatura di Recchioni sequenze di forte impatto visivo ed emotivo.
    Anche il finale è dissacrante (con John DOE che manda praticamente a cagare i lettori) e si incastra perfettamente con il resto del ritorno in grande stile del personaggio, supportato da disegni belli e adatti, che davvero lasciano presagire come da qui in avanti questo fumetto possa ancora appassionare maggiormente, viste le premesse.
    Un primo numero ottimo.
  • John Doe [IV Stagione] # 2 - Il Corpo e lo Spirito (Bartoli-Recchioni/Califano)

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    Una copertina bellissima, poetica ed evocativa ad opera di De Cubellis ci introduce al secondo numero del nuovo corso di John Doe.
    Il Corpo e lo Spirito, lo dico subito, è una storia che mi ha convinto meno del primo numero.
    La storia prosegue infatti senza scosse il "format" inaugurato nel pilot, cioè John che sotto i consigli di Robin Castillo deve cercare di portare la gente a credere nella sua esistenza. Robin lo indirizza su Laura Pollard, una giovane e attraente ragazza costretta su sedia a rotelle da anni, e che per questo motivo non crede più in Dio e ha fondato un gruppo di sostegno per altri disabili in cui si professa la non necessità di credere in una divinità.
    La trama appare quindi a una prima occhiata abbastanza banale, pur sempre inserita nell'ambientazione originale di John Doe, a base di buoni sentimenti scontati. Fortunatamente la lettura superficiale non è quella che ha ragione, e arrivando in fondo alla storia il finale lascia l'amaro in bocca al lettore, e anche a John. La storia nonostante l'argomento difficile si districa bene senza scadere in luogh comuni o facili ipocrisie; si prosegue col difficilissimo tema del divino, delle sue caratteristiche e di quello che realmente dovremmo aspettarci da lui, e qui si va nello specifico in uno dei cavalli di battaglia degli atei: se Dio esiste, perchè c'è tanto dolore nel mondo?
    La sfida è enorme da affrontare in un bonellide, e infatti la trattazione risulta incompleta, ma visto l'andazzo della serie penso che questo aspetto verrà sviscerato nei prossimo numeri. Il protagonista, dal canto suo, risulta ancora profondamente cazzone, approssimativo e sbagliato. Non nel senso che è usato male dagli autori, ma è proprio il suo carattere che è meraviglioso da leggere in un fumetto popolare. Nonostante qui si ritrovi il John dello scorso numero, però, la differenza stilistica nella sceneggiatura si sente: il soggetto è sempre di Recchioni e Bartoli, ma la sceneggiatura stavolta è di Bartoli, che comunque fa un buon lavoro. Ah, stavolta ho avvertito un po' di più l'handicap di non aver seguito i primi 77 numeri: niente di che, niente di fondamentale o fastidioso, più una sensazione in realtà... però boh.
    I disegni sono affidati a una giovane esordiente romana, Silvia Califano, e la sua scelta viene spiegata nei contenuti speciali a fine albo. E' veramente brava, molto bello il suo stile che riesce ad essere realista senza vietarsi vol pindarici nell'esagerazione quando occorre. Bello anche lo stile matitoso che usa nelle tavole di flashback.

    Insomma, numero un po' inferiore rispetto al primo, ma continuo a dare fiducia alla serie. Il protagonista, la narrazione e le tematiche trattate sono troppo interessanti, e il prossimo numero promette benissimo!

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  • Bramo ha scritto: John Doe [IV Stagione] # 2 - Il Corpo e lo Spirito (Bartoli-Recchioni/Califano)
    Scrivo un breve commento in ritardo sul secondo numero di John Doe (quando ormai è in edicola il numero tre) prendendo in prestito un paio di frasi di Mario Uzzeo rilasciate per un intervista per lo Spazio Bianco:

    "Roberto (Recchioni) è un’enciclopedia vivente della cul­tura pop per cui è natu­rale che le sue sto­rie frul­lino insieme i diversi ele­menti nell’amalgama revi­sio­ni­sta e post moderna che cono­sciamo bene. Allo stesso tempo invece, il John di Lorenzo (Bartoli) è più legato ad una forma nar­ra­tiva poe­tica e “roto­lante” in cui gli eventi si sus­se­guono come in una romanza d’altri tempi."

    Ecco, penso che il modo di costruire la storia utilizzato da Recchioni sia attualmente molto più congeniale al mio gusto, e questo è il motivo principale per cui ho apprezzato "Il corpo e lo spirito" molto meno rispetto al primo numero della IV stagione.
    Poi per carità, anche quello di Bartoli è un buon lavoro, ma se sapessi che tutta la serie fosse impostata sulla falsariga del secondo episodio, non credo che continuerei a seguirla (esempio estremo, tanto per fare l'estremista :P). Del numero in questione comunque mi è piaciuto questo:
    Bramo ha scritto:
    La storia nonostante l'argomento difficile si districa bene senza scadere in luogh comuni o facili ipocrisie;
    Ma ripeto, la trama e l'atmosfera non mi hanno preso più di tanto. Voglio vedere gli sceneggiatori più liberi di raccontare storie estreme! Nessuno obbilga il personaggio a seguire delle trame intimiste o sottotono, il suo potenziale è altissimo, lo vedo un po'costretto in questo tipo di narrazione.

    L'Uomo con la Macchina da Presa pare interessante, a giudicare dall'anteprima che ho visto qui.
  • bacci88 ha scritto: Ecco, penso che il modo di costruire la storia utilizzato da Recchioni sia attualmente molto più congeniale al mio gusto, e questo è il motivo principale per cui ho apprezzato "Il corpo e lo spirito" molto meno rispetto al primo numero della IV stagione.
    Poi per carità, anche quello di Bartoli è un buon lavoro, ma se sapessi che tutta la serie fosse impostata sulla falsariga del secondo episodio, non credo che continuerei a seguirla (esempio estremo, tanto per fare l'estremista :P)
    Sì, concordo grossomodo con le tue impressioni, anch'io sento più vicino ai miei gusti lo stile del Rrobe, nonostante anch'io pensi che il secondo numero sia comunque un buon albo.
    Ma adesso è già tempo di...

    John Doe [IV Stagione] # 3 - L'Uomo con la Macchina da Presa (Uzzeo-Recchioni-Bartoli/Maresca)

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    Il terzo albo del nuovo corso di John Doe prosegue il percorso che si delineava piuttosto chiaramente nel secondo numero. E non so quanto questo, per me, possa essere effettivamente un bene.
    Se i consigli di Robin Castillo la volta scorsa vertevano a convincere dell'esistenza di Doe-Dio una povera ragazza imprigionata alla sedia a rotelle, stavolta si punta più in grande. Nell'era in cui sono le leggende quelle che si amano di più, e in cui le leggende che più fanno presa sono quelle lanciate dal cinema, John deve recitare in un film per far riscoprire al mondo l'essenza di Dio.
    Un film non diretto dal primo che passa, tra l'altro, e questo basterebbe a a far comprare l'albo a [spoiler]Elik[/spoiler]... ;)

    Alla sceneggiatura abbiamo un esordiente della serie, che i contenuti speciali a fine albo ci informano essere il terzo membro stabile di questa quarta stagione di John Doe. Mauro Uzzeo ha avuto come maestro negli anni passati Lorenzo Bartoli, e forse un po' si sente, ma giudicando solo i numeri 2 e 3 di questo JD direi che l'allievo ha superato il maestro. Uzzeo infatti sa firmare una storia molto gradevole e profonda, che parla di temi importanti e delicati come il difficile rapporto di un figlio col proprio padre, il tutto collegato al rapporto che tutti gli uomini hanno rispetto al Padre di tutti, Dio ovviamente. Come se questo elemento non bastasse, ecco anche un bell'omaggio al mondo del cinema americano, foriero di citazioni a registi e pellicole varie, ovviamente con un occhio di riguardo alla mitologia attorno al regista, un riconoscibilissimo [spoiler]Clint Eastwood[/spoiler], la cui figura viene esaltata a piè sospinto.
    Infine è John stesso che avrà modo di riflettere su se stesso, con grande onestà intellettuale, rimettendo in discussione tutto il lavoro che aveva fatto insieme al regista attorno a questo film che avrebbe parlato di lui. Capendo semplicemente quanto l'elemento umano è importante anche per Dio, che quindi non deve mai dimenticarlo.
    Tutti questi elementi sono trattati in modo adeguato, con garbo e sensibilità, segno che Uzzeo ha una grande dote sceneggiatoria. Soprattutto il rapporto tra John e suo padre è molto sentito.

    L'episodio sa essere, come dicevo, citazionista di molta cultura pop: oltre ai vari film del regista omaggiato in questo numero, abbiamo un "Who watching the watchmen?" scritto sul muro di un bagno pubblico, ancora il Ristorante al termine dell'Universo preso da Dougla Adams, apparizioni di Herbie il "maggiolino tutto matto" e di Semola oltre che di tanti altri film, e addirittura una stoccata micidiale al Paradiso della Divina Commedia di Dante, il quale senza mezzi termini "faceva schifo" secondo tutti i tre personaggi principali dell'albo. :P Il titolo stesso del numero inolte è la citazione di un omonimo film, di impianto abbastanza sperimentale. Ideale per JD ;)
    Scena epica (e citazionosa): Gesù che con la stessa mossa di Dragonball affronta un dinosauro :asd: , tra l'altro all'interno di un monologo di Bill Hicks.

    Merito di questa immagine e della visualizzazione di molte altre citazioni è di Luca Maresca, disegnatore decisamente ottimo che ha saputo rappresentare perfettamente volti e ambientazioni, riuscendo anche nel non sempre facile compito di rappresentare persone reali o personaggi/situazioni prese da altri immaginari. Maresca ha un bel tratto pulito che è una gioia per gli occhi, e senza troppi sconvolgiementi eccessivi sa anche giocare con la tavola. Ottimo.
    Davide De Cubbellis è un grandissimo e il disegno di copertina lo testimonia decisamente, è meravigliosa a dir poco! :sbav:
    Menzione di disonore invece alla cura editoriale dell'albo, che tra carta e impaginazione non brilla di perfezione neanche stavolta, come già nei primi due numeri.

    Il numero preferito dal sottoscritto resta ancora il primo, ma questo terzo albo riesca sicuramente a essere migliore dello scorso. Qual è il problema? Il fatto è che se come storia a sè questo albo è ottimo e supera la storia del mese scorso che risultava un po' banalotta e con un John Doe un po' sottotono, le mie perplessità iniziano a salire sull'impianto generale della stagione. Ogni numero avrà un tentativo diverso da parte di John e Robin di far tornare la gente a credere in Dio? Avremo una sfilza di episodi autoconclusivi, con storie più o meno buone, fino a che attorno al 20 si imbastisce una conclusione per tutta la serie sugli ultimi due numeri? Perchè in tal caso non so quanto la cosa possa essere nelle mie corde, risulterebbe esserci molta più continuity in Caravan, di cui questo schema sembra quasi seguire le orme senza però averne la giusta ragione. Inizio a chiedermi, stando così l'impianto, se basta la forte personalità di John a farmi continuare la serie.
    Be', intanto il prossimo lo prenderò sicuramente per via della tematica - la musica rock - che mi interessa molto (ai testi tornerà Bartoli, vediamo se si riscatta ai miei occhi), poi si vedrà... Tanto al massimo c'è Bacci che prosegue le recensioni nel topic ;)

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  • Bramo ha scritto: Be', intanto il prossimo lo prenderò sicuramente per via della tematica - la musica rock - che mi interessa molto (ai testi tornerà Bartoli, vediamo se si riscatta ai miei occhi), poi si vedrà... Tanto al massimo c'è Bacci che prosegue le recensioni nel topic ;)

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    Ma che bello contraddirsi... :P
    No, seriamente. La tematica mi invogliava davvero, sulla carta un mese fa, a prendere almeno il quarto numero anche se ai testi tornava Bartoli che non mi ha entusiasmato con il secondo albo. Ma sfogliandolo in un paio di occasioni in edicola nelle ultime settimane proprio non mi ha invogliato: i disegni (ad opera di Fabrizio Galliccia) sembrano buoni, nella media di quello che ho visto sinora in questa serie, ma per quello che ho capito sembra ritornare la solita manfrina che ha fatto da leit motiv ai primi numeri, cioè una nuova mossa di merketing da trovare per far sì che la gente torni a credere in Dio/John Doe.
    Cosa che, sinceramente, mi ha stufato.
    Comunque, col sospetto di aver capito male, vedo se nel web trovo qualche ragguaglio in più: non solo trovo proprio indicazioni sul fatto che non mi sono sbagliato (per esempio qui, a cui rimando gli eventuali interessati) ma scopro anche che torna un personaggio del vecchio corso di JD. Cosa che effettivamente Recchioni e Bartoli avevano annunciato nello scorso editoriale.
    La cosa per me che non conosco il passato del personaggio fa da ulteriore deterrente... se un giorno avrò la possibilità di acquistare i primi 77 numeri della serie e li apprezzerò, potrò pensare di recuperare anche i 22 numeri di questa IV stagione, per ora il meccanismo alla base della serie, inizialmente intrigante, per me ha già iniziato a mostrare la corda e non potendomi annoverare tra i fan del personaggio mollo.
    Se il buon bacci prosegue, sarò comunque felice di leggere le sue recensioni mensili per vedere un po' come prosegue la serie.
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  • Caro Bramo, arrivo in soccorso io!
    Penso di essere l'unico Sollazzante ad aver letto regolarmente tutto John Doe dal primo numero, quindi fatemi largo!
    Prima di commentare questi primi tre numeri me li sono riletti in blocco, considerando che sono un ottimo biglietto da visita per questa 4° stagione di JD: infatti ogni numero è scritto da un diverso sceneggiatore, compreso il nuovo arrivo Uzzeo.
    Il lavoro di De Cubellis è soddisfacente: prima e seconda copertina meravigliose, mentre la terza è un po' inferiore. Sostituire Carnevale era un'impresa tosta, ma la scelta sembra che stia dando e darà buoni frutti.

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    JD #79: E venga il mio regno
    Un numero che deve presentare John Doe ai nuovi lettori, riuscendo al contempo a soddisfare gli appassionati. E ce la fa.
    Avevamo lasciato un JD alle prese con la responsabilità di creare un nuovo mondo nei panni di divinità; la "pausa editoriale" va considerata come un flashforward e ora JD è Dio, in un mondo che non crede minimamente in lui. È una scelta apparentemente facile, ma dà modo di vedere un protagonista sbruffone e scanzonato come al solito, dotato però di una profondità inedita: deve infatti riuscire a convincere la popolazione mondiale della sua esistenza, impresa difficile. Leggere una trama simile fa ovviamente pensare alla società odierna dove, indipendentemente dalla religione scelta, è in corso una progressiva perdita di fede; il modo leggero in cui JD affronta la sua missione è in linea con i toni che il fumetto ha sempre avuto, ma con risvolti teologici che mi hanno davvero stupito. Si tratta di riflessioni per nulla banali e scontate, che non appesantiscono la lettura ma consentono di soffermarcisi per chi ne avesse voglia.
    Carino il personaggio del prete "easy" in finale di episodio.
    Robin Castillo mi sembra tanto la detective Beckett del telefilm "Castle", tanto nell'aspetto quanto nel carattere, anche se da questo punto di vista è decisamente meno "freddina" :omg:
    Recchioni come al solito realizza una sceneggiatura incalzante e pieni di riferimenti all'universo nerd/pop, divertendosi a ricalcare o disattendere i più classichi clichè della serialità; ho trovato però piuttosto gratuita la citazione di Watchmen, così come la splashpage è la solita sparata arrogante recchionica, che sicuramente tanto piace all'autore, quanto io l'ho trovata eccessiva.

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    JD #80: Il corpo e lo spirito
    Se Recchioni fa il postmoderno, Bartoli si concentra sui personaggi e le emozioni. E così sforna un numero in cui JD deve convincere una ragazza sulla sedia a rotelle dell'esistenza di Dio: la questione com'è ovvio sfocia in una riflessione sul perché Dio permette il dolore, che mixato con una lovestory tra un'umana e Dio in persona rende il numero interessante.
    Mi sembra bizzarro dirlo, ma le riflessioni teologiche sono l'elemento più interessante di questa nuova serie. Cioè, è John Doe. Guarda te che strani scherzi fa la vita.
    Disegni fenomenali.

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    JD #81: L'uomo con la macchina da presa
    Qui con un solo numero Mauro Uzzeo ruba la scena a Recchioni e Bartoli. Da sempre fan di John Doe per sua stessa ammissione, con l'occhio da lettore è chiaramente riuscito a cogliere la vera essenza della serie, confezionando una storia con uno stile che mixa il postmodernismo di Recchioni e l'umanità di Bartoli.
    Poi, un autore che mi fa vedere Gesù Cristo che sconfigge i dinosauri a suon di Kame-hame-ha, oppure che eleva Indiana Jones al livello di Dio, non può non starmi più che simpatico da subito. Ambienta poi la storia nel mondo del cinema, contesto che permette miriadi di citazioni per i fan (è sufficiente far fare capolino a Shrek o a Earl+Gamberone e i lettori si esaltano) ma che consente anche un'interessante descrizione della figura della comparsa.
    Il fatto di essere un lettore di vecchia data permette a Uzzeo di inserire nel flashback di John Doe la sua passione per Asteroids, forse il miglior collegamento che si sia visto finora con elementi delle stagioni precedenti.

    Bramo ha scritto:ma per quello che ho capito sembra ritornare la solita manfrina che ha fatto da leit motiv ai primi numeri, cioè una nuova mossa di merketing da trovare per far sì che la gente torni a credere in Dio/John Doe.
    Cosa che, sinceramente, mi ha stufato.
    Bè, a me sembra chiaro che il filo conduttore
    Non so se ti aspettavi in ogni numero qualcosa di assolutamente diverso, ma
    C'è un indagatore dell'incubo che da decenni non fa altro che indagare incubi, un uomo ragno che combatte sempre supercattivi mascherati, un cowboy dalla camicia gialla che affronta.
    È l'idea di base della stagione, non "la solita manfrina": dì piuttosto che non ti piace l'idea di base, altrimenti è come se dopo 3-4 episodi di Buffy dicessi "Uff, ma questa continua solo a combattere vampiri..."
    ma scopro anche che torna un personaggio del vecchio corso di JD. Cosa che effettivamente Recchioni e Bartoli avevano annunciato nello scorso editoriale. La cosa per me che non conosco il passato del personaggio fa da ulteriore deterrente...
    Anche nel #79 era presente un personaggio della "vecchia serie" e i flashback del #81 erano basati sugli eventi di un altro albo passato, ma forse la cosa non ti è pesata perché nemmeno te ne sei accorto; gli autori hanno annunciato di voler realizzare una serie adatta sia ai nuovi che ai vecchi lettori ed evidentemente non sono dei cretini, oltre a non avere una continuity così ingombrante come può essere quella Marvel/DC.

    Comunque Bramo, sei fantastico: sei riuscito a fare un commento di quasi 20 righe per un albo che non hai letto :D
    Nei prossimi giorni mi leggo il #82 e commento.
    Deboroh troppppppppo Web 2.0!
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  • DeborohWalker ha scritto:Caro Bramo, arrivo in soccorso io!
    Penso di essere l'unico Sollazzante ad aver letto regolarmente tutto John Doe dal primo numero, quindi fatemi largo!
    Ma prego, benvenuto! ;)
    Come hai visto, proprio pensando a te ho intitolato il thread alla sola quarta stagione, così che se un giorno avrai tempo e voglia di recensire tutto John Doe fino al n. 77 avrai la possibilità di farlo in un topic apposito senza casini :)
    DeborohWalker ha scritto: JD #79: E venga il mio regno
    il modo leggero in cui JD affronta la sua missione è in linea con i toni che il fumetto ha sempre avuto, ma con risvolti teologici che mi hanno davvero stupito. Si tratta di riflessioni per nulla banali e scontate, che non appesantiscono la lettura ma consentono di soffermarcisi per chi ne avesse voglia.
    Condivido, sono rimasto piacevolmente sorpreso dai risvolti profondi del messaggio finale, mi incentivava a proseguire la serie.
    DeborohWalker ha scritto: ho trovato però piuttosto gratuita la citazione di Watchmen, così come la splashpage è la solita sparata arrogante recchionica, che sicuramente tanto piace all'autore, quanto io l'ho trovata eccessiva.
    Io invece ho apprezzato entrambe le cose. La splashpage è forse gratuita, ma per il suo tocco anticonvenzionale e fuori dagli schemi l'ho gradita alquanto!
    Per quanto riguarda la citazione... l'ho adorata anche per i molteplici piani di lettura che offre: semplice citazione appunto, ma per come la scena si svolge la vedo anche come uno sfregio a un capisaldo della letteratura a fumetti, e anche come un voler superare il complesso del confrontarsi con una tale opera; infine è possibile vederla anche come la volontà di liberarsi di una tradizione fumettistica da perpetrare, un invito a sperimentare ultreriormente come già fece Watchmen più di 20 anni fa.
    DeborohWalker ha scritto:
    Bramo ha scritto:ma per quello che ho capito sembra ritornare la solita manfrina che ha fatto da leit motiv ai primi numeri, cioè una nuova mossa di merketing da trovare per far sì che la gente torni a credere in Dio/John Doe.
    Cosa che, sinceramente, mi ha stufato.
    Bè, a me sembra chiaro che il filo conduttore
    Non so se ti aspettavi in ogni numero qualcosa di assolutamente diverso, ma
    Ma... cosa? :P
    DeborohWalker ha scritto:C'è un indagatore dell'incubo che da decenni non fa altro che indagare incubi, un uomo ragno che combatte sempre supercattivi mascherati, un cowboy dalla camicia gialla che affronta.
    È l'idea di base della stagione, non "la solita manfrina": dì piuttosto che non ti piace l'idea di base, altrimenti è come se dopo 3-4 episodi di Buffy dicessi "Uff, ma questa continua solo a combattere vampiri..."
    Ok. Non mi piace l'idea di base :P
    Vabbè, quello che intendevo dire è che non mi aspettavo si seguisse un' "idea alla base della serie" così ripetitiva come formula e realizzazione. Jon Doe non lo vedo come un prodotto seriale teoricamente infinito alla Tex, Spider-Man o Dylan Dog - per stare agli esempi fatti da te - ma lo vedo come una miniserie, e le miniserie ultimamente hanno dimostrato che non è obbligatorio costruire così gli albi, ma si possono anche cambiare le carte in tavola. Da Recchioni non so cosa mi aspettavo, ma visto che mi ero gasato con le (poche) cose che di lui ho letto pensavo a qualcosa di più rivoluzionario non solo nei contenuti ma anche nella forma. Probabilmente la cosa non si può applicare a JD. Errore mio.
    DeborohWalker ha scritto:
    ma scopro anche che torna un personaggio del vecchio corso di JD. Cosa che effettivamente Recchioni e Bartoli avevano annunciato nello scorso editoriale. La cosa per me che non conosco il passato del personaggio fa da ulteriore deterrente...
    Anche nel #79 era presente un personaggio della "vecchia serie" e i flashback del #81 erano basati sugli eventi di un altro albo passato, ma forse la cosa non ti è pesata perché nemmeno te ne sei accorto; gli autori hanno annunciato di voler realizzare una serie adatta sia ai nuovi che ai vecchi lettori ed evidentemente non sono dei cretini, oltre a non avere una continuity così ingombrante come può essere quella Marvel/DC.
    L'intenzione annunciata dagli autori mi è chiara, la so, e ovviamente non penso che Recchioni, Bartoli, Uzzeo e tutti coloro che lavorano al progetto non sappiano fare il loro lavoro.
    Semplicemente questa è una cosa mia. Sulla carta ero contento della possibilità di seguire la serie anche da qui, senza per forza recuperare gli albi precedenti... nella pratica avere riferimenti a vecchi personaggio e vecchie storie che non conosco, benchè introdotti in modo da essere comprensibili anche ai nuovi lettori, mi pesano più del previsto e mi danno un senso di mancanza che mi dà fastidio.
    DeborohWalker ha scritto:Comunque Bramo, sei fantastico: sei riuscito a fare un commento di quasi 20 righe per un albo che non hai letto :D
    Nei prossimi giorni mi leggo il #82 e commento.
    Sono un mostro, lo so, tutto nella norma ;) Comunque tutto il post più che per l'albo che non ho è per spiegare i motivi del mio interrompere la serie, che sfocia in una riflessione sul nuovo corso di JD in genere.
    Aspetto con curiosità anche la tue recensione sul nuovo numero, allora :)
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  • Bramo ha scritto:Vabbè, quello che intendevo dire è che non mi aspettavo si seguisse un' "idea alla base della serie" così ripetitiva come formula e realizzazione. Jon Doe non lo vedo come un prodotto seriale teoricamente infinito alla Tex, Spider-Man o Dylan Dog - per stare agli esempi fatti da te - ma lo vedo come una miniserie, e le miniserie ultimamente hanno dimostrato che non è obbligatorio costruire così gli albi, ma si possono anche cambiare le carte in tavola.
    Bè, la serialità ha delle regole.
    Anche in opere non infinite c'è una ripetitività di fondo; ho fatto l'esempio di Buffy, che continua a "combattere sempre vampiri", ma nel farlo ogni stagione vengono creati nuovi status e l'atmosfera cambia drasticamente. Però è qualcosa che avviene di stagione in stagione, non a caso Recchioni e Bartoli hanno strutturato JD a stagioni, ognuna delle quali si sposta su un piano e su una struttura narrativa differente.
    E anche se dovessero esserci stravolgimenti inaspettati (come tra l'altro è già avvenuto nelle stagioni passate) perchè questi abbiano effetto sul lettore devono ribaltare un tavolo con sopra una sorta di routine, una consuetudine, ed è allora che il cambio di direzione è veramente efficace.
    Non ci si può aspettare che in 2-3 numeri ogni numero prenda una via differente, altrimenti non è "sorprendere" ma schizofrenia.
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    Della nuova stagione, questo è di sicuro il numero più debole: durante la lettura mi convincevo sempre di quanto fosse proprio una storia brutta, ma poi nel finale vengono sfoderate un paio di idee vincenti che rendono comunque l'episodio piacevole.
    Al centro della vicenda c'è il ritorno in campo di Mordred, figlio di John Doe e Morte; devo confessare che rivederlo non mi ha fatto molto piacere, soprattutto perchè questa riapparizione sminuisce molto il mega-combattimento finale tra JD e Mordred alla fine della terza stagione, uno dei momenti più epici di cui abbia goduto in tutta la mia carriera nerd.
    Però durante la lettura è emersa una consapevolezza: Mordred ora è da considerarsi come il figlio di Dio, le potenzialità per far prendere una piega interessante e originale al personaggio c'è, soprattutto pensando ai parallelismi con la religione cristiana che in questa stagione fioccano. E invece gli autori non sfruttano al meglio l'idea, cosa che mi fa abbastanza innervosire: con una potenzialità simile, perché ridurre il tutto all'ennesima baruffa tra padre e figlio (qui in versione musicista con pancia etilica)?
    Fortunatamente nel finale [spoiler]il fattore "figlio di Dio" viene tirato in ballo, in modo spiazzante: il figlio non si sacrifica assecondando il volere del Padre (come nell'immaginario cristiano), ma visto il rapporto turbolento tra i due, Mordred decide di morire per gettare disonore sull'opinione pubblica riguardante John Doe[/spoiler]. Insomma, abbiamo buttato via un numero, ma nel finale si sono gettate basi intriganti per ciò che verrà.

    E poi c'è la scena [spoiler]degli angeli rocker, con Freddy Mercury, Kurt Cobain e compagni in versione alata[/spoiler], che da sola riesce a compensare la noia di tutto quello che è venuto prima.
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  • Sono d'accordo sul giudizio di questo numero, aggiungerei anche che i disegni si possono annoverare tra gli elementi poco riusciti di questa storia, che come fai notare a parte qualche spunto che si intravede qua e là lascia ben poco.
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    Numero piacevole da leggere e con una rozzezza nei disegni che porta sulla carta un John Doe più terrigno del solito, alle prese con una figura della religione cristiana ancora inutilizzata nei numeri precedenti, il profeta: non si tratta di un personaggio specifico che si può ritrovare nelle Letture, ma una fusione di tutti i vari Mosè, Noè e compagni.
    Il Profeta è una figura affascinante, l'incontro tra lui e John Doe ha un'alone di epicità davvero potente; il proseguimento della storia in realtà non è altrettanto d'effetto e sarebbe un peccato se il Profeta fosse un personaggio destinato a comparire solo in questo numero, ma dato che entra a far parte dello staff di JD si può considerare come un piacevole tassello di continuity che ha introdotto un nuovo membro del cast.
    Per il resto c'è poco da dire: a parte l'accennato "obiettivo nascosto" di Robin Castillo, vanno citate le pagine Diabolik-style, con il cameo del famoso ladro in calzamaglia nera e la variazione della struttura della tavola per ricalcare il formato degli albi pocket. Un mero divertissement, che personalmente mi è sembrato un po' gratuito, così come la citazione a Watchmen nel primo numero.
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    L'annunciato numero dedicato a Robin descrive in modo piuttosto didascalico il passato della nuova assistente di John Doe: JD guarda un video che ripercorre tutta la vita di Robin fino al presente, arrivando soprattutto al patto con Kobayashi che l'ha portata a collaborare con JD. Chi si aspettava un doppio gioco al centro di una vicenda che si sarebbe dipanato per tutta la stagione dovrà ricredersi, dato che addirittura il personaggio di Robin viene accantonato temporaneamente; gli autori vorrebbero convincerci che non la vedremo più, ma il fatto che [spoiler]abbia avuto un figlio da John Doe[/spoiler]rende la sua scomparsa definitiva piuttosto improbabile. Soprattutto per l'importanza che potrebbe avere questo nuovo personaggio nella storia; immagino un eventuale confronto/collaborazione/rapportocon Mordred, comunque un'influenza negli equilibri divini.
    Il "sentimentale" Bartoli confeziona una storia abbastanza toccante, soprattutto per i desideri profondamente umani della Robin che abbiamo sempre visto come una donna fredda e dal polso fermo, che ora capiamo essere così per un motivo che mette il personaggio sotto una luce quasi opposta rispetto a quella apparente. Particolarmente efficaci e d'impatto alcune didascalie e poesie inserite tra le tavole, quelle citazioni ad effetto che ti viene voglia di appuntarti da qualche parte per rileggerle o riutilizzarle in altre occasioni.
    Da ora, non sapiamo più cosa aspettarci, sembra che la stagione sia pronta a decollare verso direzioni sorprendenti.
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    Secondo numero sceneggiato da Uzzeo, che conferma il nuovo arrivato come lo sceneggiatore più interessante di questa quarta stagione.
    L'idea è molto interessante, far incontrare le diverse versioni del protagonista che si sono susseguite negli anni, un gioco metanarrativo che mi ha ricordato (pur avendo uno sviluppo completamente diverso) lo special TV "Lupin III: Green VS Red". Nello specifico l'idea si rivela particolarmente azzeccata in questa serie, facendo un esplicito parallelo con le molteplici divinità presenti nelle numerosi religioni presenti sulla Terra.
    Ho particolarmente gradito l'inclusione tra le diverse identità di John Doe anche la versione "da manicomio" del #6 che annullerebbe tutte le altre, uno degli episodi che ricordo con più ammirazione.
    L'attuale John Doe viene messo di fronte a una serie di prove, inanellate in un percorso "a case" che riprende in modo abbastanza esplicito Saint Seya.
    Fantastica la frecciatina a Dylan Dog, bizzarra per il fatto di comparire in una serie creata da un'autore di alcune storie recenti del personaggio (in realtà uno dei pochi che sono riusciti a sfatare quella frecciatina).
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    Il numero manga di John Doe. Mancava all'appello una storia che riprendesse i canoni del fumetto nipponico, sia come stile di disegno con abbondanza di linee cinetiche e retini, sia per la narrazione fatta di gare automobilistiche in location improbabili e agganciamenti di robottoni. Un numero che non mi sarei mai aspettato, invece eccolo e fa pure bella figura in mezzo alle spacconate Recchioniche, con un John Doe che si alterna tra lo stato di super-sayan a quello di samurai incazzato.
    Mi ha stupito il ritorno di Lucy, coprotagonista della microstagione mozzata; pensavo fosse stata definitivamente accantonata e invece ecco che per chiudere anche la sua trama limando bene la continuity generale della serie, il suo ritorno è addirittura il motore principale del cambiamento finale di John Doe. Un nuovo status che porta la serie in una direzione (guarda un po') sorprendente, che mi lascia non poca curiosità sul proseguimento della stessa.
    Interessante la solita spruzzata di metafumetto, con la tavola finale ma soprattutto con tutti i parallelismi credenti/lettori di JD.
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    Tanto ormai è chiaro che questa stagione è all'insegna del puro metafumetto, con estremi che neanche Leo Ortolani nelle sue fantasie più sfrenate ha mai osato toccare. Ormai la differenza tra autore/Dio e personaggio/Dio è sempre più sottile, stavolta con un Bartoli entrato in scena mettendoci la faccia per cercare di farsi un po' notare sulla scia del collega-rockstar Recchioni; stanco di passare per il buono di turno (che non è per forza male Bartoli, eh!) ecco che cerca di tratteggiare anche lui un John Doe con le palle, ma nonostante la dichiarazione d'intenti non ce la fa.
    Prova anche ad essere nerd-addicted e post-moderno come solitamente fa Recchioni (e anche Uzzeo ha già dimostrato di saper fare molto bene) e ci riesce: il nerd viene qui descritto come l'ideale recettore di fede, con una nuova entità profetica che sembra riuscire a sensibilizzare proprio la categoria. Ci sono le citazioni sparse qua e là, i cosplay alle convention e i manifesti appesi per le stanze, però sono tutte cose che già visto, quelle citazioni nerd che magari potevano sorridere una decina d'anni fa mentre ora sono la norma; Bartoli invece riesce nel descrivere la figura del nerd/fedele, colui che è disposto a credere con devozione e gioia in un mondo fantastico che gli viene propinato. Un altro interessante parallelismo teologico/fumettistico.
    Poi 'sta nerd-entità ha un blog identico a quello di Rrobe, per cui i parallelismi si sprecano, tra una pioggia di rane e una sosia di Marylin Monroe.
    Cosa manca per completare il menu? Un John Doe gigantesco che si aggira tra i grattacieli a metà tra Gulliver e King Kong, pronto ad affrontare nel rossimo numero un combattimento con un robottone, in piena regola anime...
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    John Doe trasformato in un gigante stile Godzilla di fronte a un robottone in stile Mazinga, alla fine del numero scorso, lasciavano presuppore un numero fracassone con omaggi al Giappone, sulla falsariga di quanto visto nel #86. E infatti la prima parte è così, anche se i due avversari assumono di volta in volta nuove fattezze e si affrontano in diversi tipi di competizione che pescano un po' qua e là dall'immaginario nerd di fumetti e film; il risultato però non è altrettanto soddisfacente, un po' perchè sembra una replica di quello che abbiamo letto un paio di mesi fa, ma anche per il "come" si svolgono gli eventi tra una pagina e l'altra, sembrando solo la minestra riscaldata di quello che è stato il #86.
    A metà volume mi ero già rassegnato a un volume sottotono, ma fortunatamente le cose cambiano: un'esplosione di metafumetto, con Bartoli che apre il suo cuore al lettore riversando tra le vignette la sua vita e le sue paure. John Doe non ne può più di essere un burattino tra le mani dei suoi sceneggiatori e allora prova a sfondare la quarta parete, spingendosi oltre ogni confine che aveva già raggiunto.
    O meglio, prova a sfondare il monitor del PC di Bartoli. A testate.
    L'autore risponde con una riflessione sulla sua vita, sul suo lavoro e su quello che l'ha portato a essere ciò che è ora, una meravigliosa autobiografia in poche pagine.
    Ma ora John Doe è fuggito dal controllo dei suoi autori, quindi non è dato sapere cosa capiterà, tanto per cambiare.

    Dopo aver letto questo numero, Recchioni ha confessato di aver avuto paura. Bè, se anche lui dovrà essere costretto a fare i conti con se stesso, soggiogato dal potere di John Doe, potrebbero essere scintille. E questa conclusione di John Doe potrebbe addirittura avere le carte in regola per essere all'altezza del finale della terza stagione.
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    John Doe è un personaggio che ha attraversato diverse incarnazioni: braccio destro della Morte, la Morte, vagabondo senza memoria, Dio... A manovrare i fili della sua vita c'è un eterogeneo terzetto: la rockstar del fumetto Roberto Recchioni, il poeta Lorenzo Bartoli e il nuovo arrivato Mauro Uzzeo. I tre autori sono riuniti attorno a un tavolo per una partita di Risiko quando vengono raggiunti da John Doe, che ha infranto in modo definitivo il confine col mondo reale per conquistare la libertà, uccidendo i burattinai che finora hanno deciso il suo destino. È l'occasione per analizzare il personaggio e il fumetto, inserendo prepotentemente gli autori nella mitologia della serie con un'operazione che continua a sollevare l'asticella del metafumetto.

    Nel numero precedente, lo sceneggiatore Bartoli aveva portato sulla carta stampata la sua vita e i suoi problemi, parallelamente al suo approccio al lavoro di fumettista e alla collaborazione su John Doe; lo stesso avviene in questo numero per tutti e tre gli autori, in chiave più scanzonata, mostrando così come la serie è nata ed è poi proseguita sotto l'influenza di editori e lettori.
    Questo For Fans Only rispetta gli intenti dichiarati nel titolo, omaggiando i lettori fedeli con un racconto (o meglio, una raccolta di racconti) che passano in rassegna le fasi principali di questi 9 anni di vita editoriale di John Doe; non mancano gli elementi caratteristici della testata come le citazioni tanto care ai nerd e le sequenze d'azione, condite da una comicità inedita che si concretizza grazie ai tre stili di disegno umoristici che si alternano al tratto realistico del racconto principale.

    Un divertissement d'autore, da sfogliare col sorriso sulla faccia come il protagonista raffigurato sulla copertina, che si prende una pausa dalla trama principale per confezionare un esercizio di stile ben riuscito; il finale lascia però intendere la direzione che prenderà la vicenda dal prossimo numero, nel cammino verso la conclusione sempre più prossima.
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  • Ho letto anch'io questo undicesimo numero del nuovo corso di John Doe.
    Ma come, dopo tutto il discorso fatto mesi fa sul fatto che la serie non mi attirava ecc ecc? Dopo aver saltato tutti i numeri da quarto in avanti?
    Ebbene sì. Convinto dalla copertina e dai commenti spiluccati in rete, compreso ovviamente il blog di Rrobe, ho investito i miei 3 euro in quest'albo attratto dalla parola magica: metafumetto.
    Inoltre
    DeborohWalker ha scritto: Questo For Fans Only rispetta gli intenti dichiarati nel titolo, omaggiando i lettori fedeli con un racconto (o meglio, una raccolta di racconti) che passano in rassegna le fasi principali di questi 9 anni di vita editoriale di John Doe;
    non è proprio così. Sì, il fedele lettore della testata vedrà riassunta la lunga cavalcata del progetto JD e lo apprezzerà potendo dire "io c'ero", ma la storia che viene raccontata in questo numero è così generale, ampia e valida che può essere letta da chiunque e senza pippe dei continuity e cose varie non ci saranno punti oscuri.
    DeborohWalker ha scritto:Un divertissement d'autore, da sfogliare col sorriso sulla faccia come il protagonista raffigurato sulla copertina, che si prende una pausa dalla trama principale per confezionare un esercizio di stile ben riuscito
    Appunto. L'esercizio di stile, apprezzabilissimo, è quello di far incontrare i creatori con la creatura. Joh Doe rompe la quarta parete, e durante una metaforica e letterale partita a Risiko il quartetto rievoca la storia di Joh Doe, più editoriale che di trama.
    L'abilità di Roberto Recchioni, qui in una delle sue sceneggiature migliori tra quelle che ho letto, è che questa storia poteva svolgersi anche con Paperone e Carl Barks (ed è successo qualcosa di simile...), con Rat-Man e Leo Ortolani (e anche qui...), con la Pimpa e Altan :P ... insomma, le vicissitudini che hanno attraversato Recchioni e Bartoli, il successo che è arrivato, la fama tra gli appassionati, le fiere, i lettori che si trasformano in fan esigenti sono cose comuni e moltissimi fumetti, e il nerd navigato che non conoscesse a fondo il mondo di John Doe potrà leggere comunque questo albo e godere come un riccio per tutti i riferimenti che Recchioni inserisce con occhio divertito. Quando tratteggia i nerd, quando cita i forum in internet, e quando attraverso tutto questo rievocare arriva a dire chi sono realmente le Alte Sfere, chi comanda veramente il destino di un fumetto.
    Abbiamo per le mani qualcosa di altamente metafumettistico, che forse va addirittura oltre certe cose fatte da Ortolani. In questo fumetto si riflette in modo sensato e sincero sul medium fumetto, sulle persone che lo scrivono che si guardano dentro e mettono il loro mondo pulsante su carta e sul personaggio in sè. Una cosa che può anche diventare una sconclusionata opera di autocompiacimento ma che se trattata bene può essere un sopraffino esperimento su come poter usare in modi sempre nuovi il fumetto e il ragionamento su di esso.

    Ottime le caratterizzazione dei tre autori, Recchioni ovviamente si cuce addosso la parte del più figo, ma non è una cosa del fumetto: è che se la cuce addosso nella vita, e va bene così perchè lo rende riconoscibile e cool. Lo scontro finale tra "padre" e "figlio" è tanto spettacolare quanto superfluo, ma mi ha gasato così tanto che sono comunque riuscito a trovarci un messaggio :P

    Il comparto grafico è di prima grandezza. Valerio Nizi è un grandissimo, voglio dell'altro disegnato da lui, Recchioni ritratto da Nizi è bellissimo, fedele all'originale e graficamente impeccabile. Luca Bertelè, Flaviano Armentaro e Federico Rossi Edrighi offrono il loro stile peculiare, spesso cartoonesco e differente da quello di Nizi, ma sicuramente gradevolissimo in tutti e tre i casi, e anche il fatto che quegli spezzoni sono sostanzialmente flashback dà un perchè in più a quegli stili poco realistici.

    In sostanza questo è un albo che ogni nerd e appassionato di fumetti in genere dovrebbe avere: oltre a tavole graficamente da urlo, qui dentro c'è una storia che è un sincero atto d'amore per il mondo dei fumetti in generale e per il proprio fumetto, una precisa volontà di riflettere sulle potenzialità del medium e soprattutto su tutto l'universo di persone, situazioni, regole ecc che gira attorno al prodotto fumetto. Il tutto in modo leggero e disincantato ma allo stesso tempo divertente e affascinante.
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
    Osservate l'orrendo baratro su cui è affacciato l'universo! ... senza spingere...

    LoSpazioBianco.it: nel cuore del fumetto!

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  • Bramo ha scritto:
    DeborohWalker ha scritto: Questo For Fans Only rispetta gli intenti dichiarati nel titolo, omaggiando i lettori fedeli con un racconto (o meglio, una raccolta di racconti) che passano in rassegna le fasi principali di questi 9 anni di vita editoriale di John Doe;
    non è proprio così. Sì, il fedele lettore della testata vedrà riassunta la lunga cavalcata del progetto JD e lo apprezzerà potendo dire "io c'ero", ma la storia che viene raccontata in questo numero è così generale, ampia e valida che può essere letta da chiunque e senza pippe dei continuity e cose varie non ci saranno punti oscuri.
    Ma infatti non ho mai tirato in ballo la continuity, anche perchè questo numero è "sospeso" tra la prima metà della quarta stagione (che nel numero precedente introduceva questo numero) e la seconda metà della quarta stagione (di cui si può intuire qualcosa dall'ultima tavola). È quasi un albo fuori serie, un "Rat-Man & Friends", un documentario sulla testata John Doe, un making of che non sfigurerebbe in un ipotetico DVD.
    E come un documentario l'ho trovato in certi passaggi quasi "solo" una cronaca (ci sono state altre sceneggiature di Recchioni, anche in ambito metafumettistico, molto più intense a livello emotivo) di quello che c'è stato dietro le quinte, un modo per aggiornare il lettore da edicola o il lettore casuale di quanto è accaduto in questi anni di rocambolesca vita editoriale, mettendolo a conoscenza di quanto già conoscevano i fan incalliti che vivono attaccati a Internet, forum e blog degli autori. Quindi sono sicuro che anche tu hai potuto apprezzare la storia, è costruita come la maggior parte delle storie di JD -anche- per essere apprezzate dal lettore casuale che pesca un JD dallo scaffale in edicola come può fare con un Dylan Dog, ma l'inserimento di certe scene riprese dalle stagioni passate o alcuni momenti chiave creano parallelismi e danno significati più stratificati a certe sequenze.

    È un po' come con le fotografie o i video di una vacanza: chi non l'ha vissuta può comunque dare una sbirciata nelle giornate e nei momenti speciali che hanno vissuto i vacanzieri facendosene un'idea, ma per chi ha vissuto veramente la vacanza vedere un "riassunto" condensato in un montaggio ha un valore sicuramente differente.
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