di Anton Gino Domeneghini

La giovane principessa Zeila deve trovar marito, e il padre, il potente califfo Oman, cerca fra i principi dei regni circostanti un degno pretendente. Fra questi il più vicino è il malvagio sceicco Jafar, invidioso della prosperità del regno di Oman e intenzionato ad impadronirsene grazie a un provvidenziale matrimonio di convenienza con Zeila. Il giovane e squattrinato musicista di corte Amin (segretamente innamorato di Zeila) scopre l'arcano e cerca di impedire il matrimonio, ma dovrà vedersela con il mefitico stregone Burk, aiutante di Jafar. A sdrammatizzare tutto ciò intervengono i tre buffi saggi consiglieri di corte Tonko, Zirko e Zizibè, dalla vispa gazza ladra Kalinà, e dai tanti momenti musicali ispirati all'operetta italiana.
La rosa di Bagdad è il primo lungometraggio d'animazione italiano (anche se si contende il primato con I fratelli Dinamite dei fratelli Pagot, che alla censura registrarono per primi il loro film), oltre ad essere il primo film italiano in Technicolor. Scritto, prodotto e diretto da Anton Gino Domeneghini, un pubblicitario milanese, è una favola ispirata alle Mille e una notte oltre che all'animazione di Walt Disney.
Gli animatori italiani che hanno realizzato questo film non ne han poi più fatti altri. Provenivano tutti dal mondo della pittura e dell'illustrazione, e lì sono tornati dopo l'epopea durata quattro anni della realizzazione della Rosa.
Fra questi il principale contributo creativo venne da Angelo Bioletto (chiamato a realizzare il character design, gli appassionati di fumetto Disney riconosceranno l'autore de L'inferno di Topolino) e Libico Maraja (scenografo), grazie ai quali il prodotto è venuto fuori di pregevole fattura e paragonabile per dignità e arte ai kolossal Disney.
La storia è lunga, strutturata e di ampio respiro, anche se i topoi sono i soliti della favola moralistica per ragazzi. Il film ebbe enorme successo, ripagò gli investimenti fatti, vinse il primo premio alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione dei film per ragazzi e fu distribuito all'estero. In Regno Unito e Stati Uniti la voce della principessa Zeila era della diciassettenne Julie Andrews.
Il film è stato recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna e distribuito in DVD e
Blu-ray Disc, e infatti l'ho appena preso in BD. L'edizione è corredata da un lungo documentario di quasi 80 minuti realizzato da Massimo Becattini (parente di Alberto? Non so, ma nel documentario c'è anche lui, insieme agli ormai anziani animatori del film, agli eredi di Bioletto e Maraja, e alla fascistissima figlia di Domeneghini, che però almeno ha agevolato e incentivato il restauro del film), e da due cortometraggi animati realizzati da Domeneghini. Il documentario è un approfonditissimo making of, il materiale raro mostrato è tanto e interessante, e sono molto ben integrati i riferimenti a Walt Disney e Bruno Bozzetto.Il film è bello. Il restauro è ottimo. La colonna sonora è suggestiva. Gli sfondi sono magnifici. Gli extra sono interessanti. Non immaginavo di rimanere così soddisfatto dall'acquisto, e così impressionato da quest'opera, che credevo fosse una porcheria emulativa italiana e invece è un capolavoro da ammirare e conservare.


