
L'agente Fox Mulder (David Duchovny) e l'agente Dana Scully (Gillian Anderson) lavorano insieme in una sezione quasi sconosciuta dell'FBI chiamata X-Files. Questa sezione si occupa di tutti quei casi catalogati come irrisolti che spesso hanno a che fare con eventi paranormali o apparentemente inspiegabili, almeno seguendo un criterio investigativo tradizionale. L'agente Mulder è stato assegnato a questa sezione, oltre che per le sue ottime capacità investigative e per la sua passione per il paranormale, anche per la sua ostinazione nel voler risolvere un caso che lo riguarda personalmente. All'età di dodici anni sua sorella Samantha è stata rapita in circostanze misteriose e dai confusi ricordi di quell'evento Muder si è convito che essa sia stata vittima di un rapimento alieno. Questo episodio traumatico ha profondamente segnato la sua vita ed è stato anche uno dei motivi che lo hanno spinto ad intraprendere con così tanta ostinazione la carriera nell'FBI. Per le sue convinzioni riguardanti gli alieni, considerate da molti bizzarre, Mulder viene spesso deriso dai suoi colleghi, tanto da guadagnarsi tra loro il nomignolo di “Spookie” ovvero “Lo spettrale”. La giovane agente Dana Scully invece è laureata in medicina e ha un approccio alle indagini molto diverso rispetto a quello del suo collega, molto più scientifico e razionale. Ufficialmente è stata affiancata a Mulder proprio per dare un punto di vista più scientifico agli X-Files, anche se il vero motivo è quello di spiarlo in segreto, visto che le sue indagini danno fastidio ad alcuni inquilini dei piani alti dell'FBI. In nove anni i due affronteranno casi di tutti i generi, rischiando spesso la vita e arrivando a scoperchiare verità che in molti avrebbero preferito rimanessero nascoste.
10 settembre 1993. Sul canale americano Fox viene trasmesso l'episodio pilota di The X-Files, o più semplicemente X-Files, una serie durata nove anni che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, tanto da diventare uno dei telefilm più seguiti dell'epoca ed arrivando a vincere parecchi premi tra cui tre Golden Globe come miglior serie drammatica. Ispirato da serie cult degli anni 60'-70' come The Twilight Zone e Kolchak: The Night Stalker e a sua volta fonte di futura ispirazione per telefilm come Fringe e Supernatural, X-Files è diventato nel corso delle sue nove stagioni una fedele fotografia delle paure e delle paranoie della società americana di fine secolo, entrando cosi' a pieno titolo nella storia della sua cultura popolare, tanto da meritarsi addirittura un posto nel museo di storia americana a Washington, lo Smithsonian American History Museum.
Il telefilm ha una struttura narrativa ben precisa, divisa tra episodi cosidetti “mitologici” e “autoconclusivi”. Gli episodi mitologici portano avanti la trama principale ovvero quella delle indagini riguardanti una presunta cospirazione governativa che negherebbe al mondo intero l'esistenza degli extraterrestri, oppure le vicende personali dei protagonisti, come ad esempio quella del rapimento della sorella di Mulder. Quelli autoconclusivi invece, chiamati anche “monster of the week”, affrontano casi ogni volta diversi ma sempre riguardanti il sovrannaturale e l'inspiegabile. Il bello di questa struttura è che il telefilm ha davvero moltissimo da offrire in termini di varietà spaziando in diversi ambiti, tanto da arrivare alcune volte a formulare delle riflessioni su temi più seri, come ad esempio su questioni etiche o morali, sul progresso, la religione o il destino. Dalla seconda stagione si aggiungeranno al filone degli episodi autoconclusivi quelli cosidetti "comici", episodi con una componente ironica (o in alcuni casi auto-ironica) più o meno marcata, nati per alleggerire la visione del telefilm che ogni tanto a causa dei suoi temi piuttosto forti poteva essere un po' difficile da digerire. Questi episodi sono entrati a pieno titolo nella storia della serie, diventando alcuni degli episodi più riusciti e di maggior successo.
Tutta questa versatilità è uno dei punti di forza di X-Files, che gli permette di cambiare facilmente tematiche e registro narrativo tra un episodio e l'altro, passando con molta disinvoltura da momenti di riflessione a momenti di tensione, da momenti comici a momenti commoventi. Un altro aspetto positivo del telefilm è la caratterizzazione dei personaggi che sono veramente ben riusciti e carismatici, a partire dai due protagonisti Mulder e Scully, ma grazie anche ad altri altrettanto interessanti e che sono rimasti impressi nella mente di molti fan della serie, come ad esempio il misterioso "Uomo che fuma" (William B. Davis), il rude Vice-direttore Skinner (Mitch Pileggi) o i “Lone Gunman” (Tom Braidwood, Bruce Harwood, Dean Haglund), un trio di bizzari hacker che spesso aiutavano Mulder nelle sue indagini e che si sono guadagnati anche una serie spin-off tutta per loro.
Un altro aspetto degno di nota sono le bellissime atmosfere, talmente particolari che credo pochi telefilm dell'epoca o anche odierni riescano ad eguagliare. Questo è merito principalmente di due aspetti. Il primo è la fotografia molto curata e sopra le righe, che a volte portava a girare le scene con pochissima luce ma che grazie a ciò riusciva a creare delle atmosfere davvero cupe e inquietanti e che ben si adattavano con i temi trattati dal telefilm. Il secondo sono le bellissime ambientazioni che spaziano dal rurale dei paesini sperduti alla frenesia delle grandi metropoli americane, dai boschi ancora incontaminati agli aridi deserti. In realtà, pur essendo il telefilm ambientato in USA, le riprese sono state tutte effettuate fino alla quinta stagione in Canada e questo, complice il freddo e nebbioso clima canadese, ha sicuramente aiutato a dare un tocco di mistero e di fascino in più ad alcuni tipi di riprese. Dalla sesta stagione lo show si è spostato nella calda e soleggiata California e alcune atmosfere ne hanno risentito un po', anche se sono rimaste sempre ad alti livelli. Un altro aspetto che ha reso inconfondibile il telefilm è il tema musicale della sigla, creato da Mark Snow, diventato famosissimo e che molti conosceranno visto che ancora oggi viene spesso usato quando si parla di misteri o paranormale.
Ed ora passiamo alle note dolenti. Un aspetto che ha fatto ricevere al telefilm parecchie critiche è la qualità delle ultime stagioni. In effetti a partire dalla settima stagione è indubbio il calo qualitativo della serie, che in passato si era sempre mantenuta su altissimi livelli. I motivi di questo calo sono vari. Il primo è che a quei tempi non si usava pianificare la storia e la durata della serie in anticipo come si fa oggi in alcuni (purtroppo ancora pochi) casi, vedi Lost, ma esse si portavano avanti finchè avevano successo, per la felicità dei portafogli dei produttori e con tanti saluti alle velleità artistiche e alla qualità. Questo ha portato gli autori nelle ultime stagioni a dover improvvisare, senza mai sapere se quella su cui stavano lavorando sarebbe stata l'ultima stagione oppure no, con ovvi effetti negativi sulla qualità della storia. Va detto che con queste premesse gli autori non potevano fare di meglio, anzi, alcune volte mi sono stupito come siano riusciti a gestire tutto sommato bene una così difficile situazione. Il risultato è che le ultime stagioni, pur essendo di qualità inferiore, non sono cosi' male come spesso viene detto, ma si lasciano guardare e riescono a dare una più o meno degna risposta a tutti i quesiti lasciati in sospeso in precedenza.
Un altro motivo del calo è stata la partecipazione di David Duchovny a solo metà dell'ottava stagione e nella nona solo al doppio episodio finale. Il motivo ufficiale di questo abbandono fu che l'attore si era stancato dei ritmi serrati portati dalle riprese di una serie televisiva, anche se più probabilmente il vero motivo fu che Duchovny era ormai stufo di essere conosciuto da tutti soltanto come l'agente Fox Mulder ed era ormai deciso a cercare fortuna nel mondo del cinema. Fortuna che non arrivò mai, passando da timidi successi a veri e propri flop e che ritrovò invece grazie al media telefilmico con il successo di Californication, che gli ha fatto guadagnare tre nomination, di cui una vinta, ai Golden Globe come miglior attore in una serie comica.
Per sostituire Mulder ma anche per dare nuova linfa al telefilm, che dopo sette anni iniziava a mostrare i segni della vecchiaia e della mancanza di idee, arrivò l'agente John Doggett (Robert Patrick) e dalla nona l'agente Monica Reyes (Annabeth Gish) che affiancarono nelle indagini l'ormai sola agente Scully. I due, pur essendo personaggi interessanti e avendo introdotto elementi di freschezza nella storia, non riuscirono a non far sentire la mancanza di un personaggio cosi' importante come Mulder, che ormai rappresentava l'anima stessa di X-Files, nè tantomento riuscirono a riportare il telefilm ai fasti delle stagioni precedenti.
Ad ogni modo, pur con i suoi difetti, X-Files è stato senza dubbio, assieme a Twin Peaks, il telefilm di maggiore successo degli anni '90. Un successo improvviso e dilagante che ricorda un po' quello attuale di Lost. Ricordo ad esempio alcuni speciali in televisione sui due agenti o degli articoli di alcune riviste generaliste sulla serie. Nei Simpson gli venne dedicato il bellissimo episodio Springfield Files, ma anche altrove le parodie e le citazioni abbondavano. Grazie alla contemporanea nascita di internet, X-Files fu il primo telefilm a creare una vera e propria base di appassionati online, che si riunivano per discutere e scambiarsi opinioni dopo ogni messa in onda. Questo permise ai creatori della serie di ricevere i consigli e le critiche dei fan in tempo reale, cosa che ormai oggi è diventata consuetudine per molti telefim. Una volta raggiunto il successo anche alcuni scrittori famosi parteciparono alla stesura degli episodi, come ad esempio Steven King che ha scritto e diretto la puntata Chinga della quinta stagione o William Gibson, padre della letteratura cyberpunk, che scrisse due episodi, l'ottimo Kill Switch della quinta e il forse meno riuscito First Person Shooter della settima stagione.
Eppure pochi anni prima tutto questo successo sembrava improbabile, tanto che i dirigenti della Fox all'inizio erano fermamente contrari ad investire nel progetto e solo in un secondo momento, grazie all'insistenza del creatore della serie Chris Carter, accettarono di produrlo. La Fox ebbe da ridire anche sulla scelta del personaggio di Scully preferendo per il suo ruolo un attrice più attraente rispetto a Gillian Anderson. Carter invece pensava che Gillian andasse benissimo e la confermò nel ruolo nonostante il parere contrario della produzione, ed il tempo gli diede sicuramente ragione.
Il successo portò anche alla nascita di alcune serie spin-off ambientate nello stesso universo di X-Files e create sempre da Cris Carter, come Millennium, telefilm dalle tematiche ancora più cupe e come già detto in precedenza The Lone Gunman, mai arrivato in italia se non grazie a internet. Questi spin-off non ebbero però lo stesso successo delle serie madre tanto che il primo durò tre stagioni, anche se in passato si era vociferato di un film, mentre The Lone Gunman venne chiuso a metà dela prima stagione. Entrambe le serie, essendo state interrotte abbastanza bruscamente, si concludono con un episodio a testa all'interno della serie principale. X-Files fu anche uno dei pochi telefilm ad uscire dai suoi confini televisivi approdando anche ad altri media. Vennero prodotti numerosi fumetti (tralaltro in ristampa proprio in questo periodo in Italia), due videogiochi (il primo era un interessante film interattivo, il secondo un survival horror in stile Resident Evil) e sopratutto due film usciti al cinema.
Il primo XF: Fight The Future del 1998, tra i due sicuramente il più riuscito, è ambientato tra la quinta e la sesta stagione e prosegue la narrazione dell'arco mitologico mentre il secondo XF: I Want To Believe, uscito nel 2008 a ben sei anni di distanza dalla fine della serie, riprende lo stile degli episodi autoconclusivi. I risultati al botteghino non molto buoni di quest'ultimo, uscito al cinema in un periodo davvero poco favorevole (in contemporanea con il campione di incassi Il Cavaliere Oscuro) hanno messo in discussione un possibile futuro della serie, ma gli attori Duchovny e Anderson si sono già detti entusiasti di poter tornare nel ruolo dei due agenti e un grande numero di appassionati in tutto il mondo continua a supportare l'idea di un ritorno al cinema o in TV, sperando che X-Files non venga abbandonato.
E infine una curiosità. All'interno della serie si possono trovare dei visi per alcuni familiari. Infatti tra quelli che nei nove anni di messa in onda hanno lavorato almeno in uno o due episodi di X-Files possiamo trovare degli attori che successivamente ha avuto un buon successo nel mondo del cinema, come un giovanissimo Shia LaBeouf (il figlio di Indy in Indiana Jones e il Tempio di Cristallo, presente in 1 episodio), o un altrettanto giovane Jack Black (School of Rock, King Kong, Be Kind Rewind, 1 episodio) oppure che hanno partecipato ad altri telefilm di successo come ad esempio Lost. Tra questi Terry O'Queen ovvero John Locke (presente in 2 episodi e nel primo film), Alan Dale (Charles Widmore, 3 episodi), Mark Pellegrino (Jacob, 1 episodio), Doug Hutchison (Horace, 2 episodi nei quali interpreta uno dei serial killer più inquietanti e ben caratterizzati di tutta la serie), Zuleikha Robinson (Ilana, 1 episodio e uno dei personaggi principali dello spin-off The Lone Gunman), Michael Bowen (Pickett, 1 episodio), M. C. Gainey (Tom, 1 episodio)... almeno questi sono quelli che sono riuscito a scovare. Vi lascio immaginare lo stupore nel vedere l'agente John Locke che collabora alle indagini o Horace nei panni di uno spietato serial killer...
In futuro, se troverò il tempo, recensirò brevemente tutte le nove le stagioni di The X-FIles.






