Comincio a pensare che ora Adachi in Italia sia trattato alla stregua di autori più celebri come Hojo o la Takahashi per i quali possiamo stare sicuri che prima o poi tutti i suoi nuovi fumetti saranno pubblicati, e con un po' di fortuna saranno recuperati anche i titoli di Adachi più datati che non sono ancora giunti nel nostro Paese.
Ma dopo questa manifestazione di gioia nei confronti della vita, passiamo ad analizzare questo primo numero.

Adachi ci ha sembre abituate a commedie scolastiche a sfondo sportivo o, nei casi più originali, commedie scolastiche senza sport. Questa volta però non c'è nulla di tutto ciò, ci troviamo nel manga più lontano dagli stilemi del mangaka.
Difficile racchiudere "Arcobaleno di Spezie" in una categoria ben precisa: al 90% è un manga storico ambientato nel Giappone medioevale, anche se in realtà la storia si svolge su un pianeta lontano che ne condivide le caratteristiche.
Solo sul finale di questo volume iniziano a notarsi i primi dettagli che effettivamente giustificano la cornice fantascientifica, con un particolare che probabilmente sarà sviluppato in seguito (l'UFO) e tre personaggi con una caratterizzazione western (non mi dispiacerebbe scoprire che su quel pianeta esistono diverse zone corrispondenti ad altrettanti periodi storici).
Il protagonista Shichimi è appena rimasto orfano di madre e si trasferisce in una casa dove abitano i suoi sei fratellastri, con l'intenzione di incontrare un giorno il padre che l'ha abbandonato per dargli una lezione; la trama poi prosegue in modo abbastanza bizzarro, mostrandoci un ritmo diverso dagli standard adachiani, con molti meno silenzi e momenti rilassati.
Non mancano gli ammiccamenti metafumettistici dell'autore, che in certi passaggi sembra condividere col lettore una certa insicurezza sulla direzione che prenderà la serie: i momenti tra Shichimi e Natane farebbero credere in una virata sentimentale, la rivelazione che uno dei sette non è veramente fratello degli altri potrebbe portare tutto verso la commedia degli equivoci, mentre certe scene d'azione sembrano tratte da un vero e proprio manga in costume di combattimenti.
In realtà come incipit è forse uno dei più deboli di Adachi per quanto riguarda strettamente la vicenda, ma il meccanismo dei generi narrativi incastrati tra loro e una insicurezza di fondo da parte dello stesso autore su dove il manga dovrà andare a parare rendono la lettura di questo primo numero piuttosto stuzzicante, vediamo se questa originalità di fondo saprà resistere anche nei prossimi numeri.






