
Nato da un saggio autobiografico di 12 pagine della giornalista inglese Lynn Barber e trasformato in una sceneggiatura da Nick Hornby, "An Education" racconta la maturazione della giovane Jenny Mellor, studentessa della periferia londinese ormai prossima al compimento del diciassettesimo anno d'età. La giovane protagonista è interpretata dalla brava Carey Mulligan, promettente attrice dalla recitazione composta ma in grado di trasmettere benissimo lo sguardo sognante e i timidi sorrisi del suo personaggio; da più parti sono arrivati paragoni con Audrey Hepburn, complici anche le scene in cui la ragazza cammina per le strade di Parigi vestita elegante, ma personalmente trovo più similitudini con lo stile interpretativo di Audrey Tatou (anche lei a suo tempo paragonata alla Hepburn, ma senza più splendere troppo, forse prigioniera del personaggio di Amèlie).
Jenny ha ottimi risultati nello studio e nel tempo libero suona nell'orchestra della scuola per compiacere il padre borghese, un irritante quanto simpatico Alfred Molina in stato di grazia; in realtà lo spirito della ragazza è portato a uscire dagli schemi, desideroso di scoprire l'arte informandosi personalmente su cantanti e pittori internazionali, andando oltre l'educazione che le viene impartita nelle ore scolastiche. Una finestra su questo mondo da sempre sognato le si presenta quando farà la conoscenza del raffinato e brillante David, un uomo col doppio dei suoi anni che riuscirà a convincerà la famiglia di Jenny a far partecipare la figlia ad eventi nei quali potrà essere gradualmente introdotta nella società come concerti, aste di opere d'arte, gite fuori città e serate mondane. Per la ragazza, assetata di cultura e desiderosa di allargare i propri orizzonti ma finora costretta a vivere tra compiti scolastici da fare chiusa in camera e chiacchiere con coetanee meno brillanti di lei, queste fughe dalla routine si rivelano essere i momenti più belli della sua vita.
E' questa crescita personale l'educazione del titolo, la volontà di trovare una propria strada e interessi personali: purtroppo però questi impegnano la protagonista al punto che la sua carriera scolastica impeccabile ne viene danneggiata al punto da costringerla ad effettuare una difficile scelta. E' una riflessione sull'importanza degli studi canonici contrapposti all'iniziativa personale, tra l'altro ambientata all'inizio degli anni '60 quando il rigore e le regole della società erano dei valori fissi con molte meno eccezioni rispetto ad oggigiorno.
Ma l'educazione è anche quella sentimentale, campo in cui Jenny muove i primi passi aprendosi totalmente nei confronti di David, [spoiler]innamorandosi di un uomo che però rivelerà di essere una persona diversa da quella che la giovane protagonista aveva sempre creduto, infrangendo ogni sua illusione; sinceramente mi è dispiaciuto che questo elemento sia stato affrontato in tutti gli articoli promozionali e recensioni del film che ho letto, visto che così vedendo il film sapevo già che la relazione sarebbe finita male, senza mai credere alla relazione che invece ha tutte le carte in regola per "fregare" anche lo spettatore, per come viene raccontata.[/spoiler]
Oltre agli interpreti, il film è una piccola perla anche grazie alla sceneggiatura di Hornby infarcita di dialoghi scritti divinamente; affascinante vedere come l'animo nerd dell'autore, che solitamente nei suoi romanzi inserisce riferimenti alla cultura pop, riesce a fare lo stesso pur essendo in un contesto anni '60 con adolescenti che ad esempio parlano del primo album dei Beatles appena uscita come in un filmetto odierno potrebbe essere citato con leggerezza l'ultimo gruppetto emergente.
Tutto è rappresentato con un tocco realistico, la regia non cade mai in virtuosismi cinematografici ma riesce comunque a regalare inquadrature e una fotografia elegante, rappresentando nel modo migliore la sognante atmosfera bohemien.
Il film è candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura non originale, Miglior Attrice e addirittura Miglior Film: secondo me le prime due statuette se le merita pienamente, la terza chissà.

