
[Questo senza dubbio è un colpo basso nei confronti di Dario, aka Mike Haggar, che da un po' di tempo a questa parte mi sta indirizzando al meraviglioso universo manga... e a letture senza dubbio miglior di Naruto, Adachi in primis. Malgrado la divergenza di pareri, comunque, fa sempre bene condividere opinioni e sentire quelle di altri sul Sollazzo]
Si sentono tante voci su Naruto… c’è chi lo definisce il proprio manga preferito, altri gli cedono lo scettro di “erede di Dragonball”, altri ancora paradossalmente lo ritengono un pessimo manga o una storia dalla trama scarna. Una grande varietà di commenti per un fumetto così variegato. Devo dire che, dopo la sua commercializzazione a seguito della serie anime su Mediaset (prima della quale ignoravo l’esistenza di questo manga) ero anch’io tra gli scettici; vedevo in Naruto una delle tante serie infantili prodotte per incontrare il consenso del classico ragazzino delle medie, senza un’effettiva trama o intreccio. La sua lettura mi ha fatto completamente cambiare idea.
[lievi spoiler lungo il discorso]
La trama non vuole essere nulla di straordinario o di inaspettato (ma quale trama può mai esserlo, nel XXI secolo, quando tutto è già stato scritto, e niente è più “nuovo”), ma già dai primi volumi ci si trova davanti a qualcosa di davvero apprezzabile: il disegno è curato e piacevolissimo alla vista, gli ambienti, pur nella loro linearità (e forse ripetitività), sono gradevoli, e il flavour e l’atmosfera che vengono abilmente presentate dall’autore contribuiscono a calare il lettore nella trama. Dopo pochi numeri però cambia tutto; quella che ti aspettavi essere una storia di ragazzini che fingono di essere dei ninja, finisce per diventare una lotta avvincente tra combattenti valorosi che mirano ad essere i migliori e lottano per la propria sopravvienza; già nello scontro con Zabuza Momochi ed Haku (personaggio a mio parere gradevolissimo) il succedersi degli eventi diventa carico di suspance, per poi toccare il suo apice (qualche volume dopo) nell’esame di selezione dei Chunin. È a questo punto, tra l’altro, che vengono introdotti alcuni tra i personaggi più meritevoli dell’intera opera (due a caso, Gaara e Rock Lee). Un altro salto di qualità si ha con la presentazione del personaggio di Orochimaru, e con il suo tentativo di distruggere il villaggio della foglia, alleandosi con i ninja della sabbia. È durante queste sequenze che Gaara da il meglio di sé (qualitativamente parlando): la sua introspezione psicologica è elaborata in modo superbo ed il finale di questa mini-saga credo sia una delle parti migliori di tutta l’opera (se non addirittura LA parte migliore).
Con il passaggio alla serie che nell’anime è definita “Shippuden” (con i personaggi un po’ più cresciutelli) forse si ha un leggero calo della trama. Nulla da eccepire su i nuovi avversari proposti (tra i membri di Alba, Sasori in particolare credo sia uno dei più gradevoli), ma lo scorrere della sequenza si fa un po’ più lento, e i colpi di scena iniziano a diminuire; non si scade nel banale, ma alcune soluzioni narrative proposte ed eventi raccontati rendono la lettura meno carica di pathos. Altra pecca che Kishimoto non riesce a gestire (a differenza, tanto per citare un nome a caso, di un Eiichiro Oda) e la gestione di un gran numero di personaggi; lungo il corso della trama infatti, molti “burattini” vengono completamente accantonati, altri vengono ripresi solo per fare da spalla al protagonista, senza la precedente profondità psicologica che gli era stata attribuita, e senza ottenere il successo che avrebbero potuto suscitare, se utilizzati in maniera migliore (nulla di sgradevole naturalmente, ma da una così bella storia, o almeno da ciò che si presentava in partenza, con i primi 20-25 volumi, ci si aspettava la perfezione). Malgrado ciò, sulle distanze il plot torna ad essere interessante; i combattimenti non perdono la qualità che avevano nei primi volumi e lo stile (benché, ahimè, “snellito” e reso più pulito rispetto ai primi volumi) non risulta mai sgradevole. E a ben vedere, intorno alla quarantina di volumi, la trama inizia una nuova risalita, e al numero attuale (#46, che a mio parere, in coppia con il precedente volume, ha risollevato il plot a livelli molto interessanti), ritengo che abbia la suspance e il potenziale necessario per tornare ai livelli qualitativi che si erano visti con i volumi della seconda decade.
[fine possibili lievi spoiler]
Che altro dire? Certo, il mio repertorio manga non è vastissimo, e per qualcuno il tutto potrebbe apparire meno "brillante" di quanto possa sembrarmi. Tuttavia, la cosa che più mi ha colpito è il grande divario tra il pensiero comune (o almeno, quello dei più critici) nei confronti di quest'opera (che in un primo momento aveva condizionato anche me) e la scoperta che ho fatto nel leggere il tutto. Diciamo che non ci si trova davanti a uno One Piece, ma la lettura risulta senza dubbio gradevole e non ci si annoia mai.



