
George Lucas e Steven Spielberg, affascinati da "La sagra della primavera" contenuta in Fantasia, decidono di realizzare un film ambientato nel mondo dei dinosauri, elemento di sicuro appeal sul pubblico ma ancora non sfruttato a sufficienza; il film ottenne un enorme successo al botteghino, portando a ben 12 (!) sequel in DTV che però hanno un'atmosfera più spensierata del film originale, e forse la miccia che spingerà Spielberg qualchhe anno dopo a realizzare Jurassic Park e il mondo dell'animazione cinematografica a tornare nella preistoria una dozzina d'anni dopo, con Dinosauri e L'Era Glaciale.
L'intenzione iniziale dei due registi amiconi è quella di un film animato interamente muto, così come il segmento di Fantasia, ma il progetto iniziale viene abbandonato per fare leva sugli spettatori più giovani.
Il film vine affidato a Don Bluth, che raggiunge la fama proprio subito prima di questo film con Fievel sbarca in America, così da portare ad Alla ricerca della valle incantata un ulteriore motivo di attrattiva.
Il cucciolo di apatosauro Piedino comincia la sua vita con alcune scene che ricordano un po' Bambi (la nascita con la presentazione alla società di dinosauri) e un po' Il Re Leone (la riflessione sul cerch... ehm, ciclo della vita) ma i toni vanno subito differente: ricordo ancora l'impressione che da bambino mi fece la reazione alla morte della madre da parte di Piedino, non qualche lacrima e gli amici che fanno un simil-funerale, ma il crollo in uno stato di apatia con la comprensione (in modo davvero realistico) di essere rimasto completamente solo.
E' evidente la volontà di puntare a qualcosa di più rispetto allo standard dei film d'animazione; Bluth aveva realizzato un film più cupo e spaventoso, tagliato di ben 10 minuti (per lo più scene con il Tirannosauro ritenute troppo violente) per non terrorizzare i bambini. Sempre pensando al pubblico infantile la produzione prese in considerazione l'ipotesi di tagliare la morte della madre di Piedino, ma sarebbe poi risultato complicato giustificare narrativamente perchè Piedino viaggia senza di lei; fortunatamente, dopo aver consultato uno psicologo, la scena è stata mantenuta e con essa buona parte del fascino del film.
Tutto poi si assesta su un binario più canonico, una storia on the road con il gruppo di amichetti che man mano si aggiunge il gruppo per condividere i vari ostacoli del viaggio: il cast è simpatico, senza che i personaggi siano capolavori di caratterizzazione, ma comunque risultano simpatici e non odiosi. In mezzo alle situazioni buffe c'è anche l'occasione per sviluppare minimamente il tema del razzismo, esaminato dall'interessante punto di vista dei cuccioli (bambini) che inizialmente emulano l'atteggiamento solo perchè gli viene insegnato dagli adulti e dalla società.
Il film ha a mio parere due sostanziali difetti, entrambi sotto il punto di vista visivo: le animazioni in diversi passaggi lasciano a desiderare (non le ricordavo così, ma evidentemente da bambino ero di bocca buona) e la colorazione è spesso incoerente, come si nota vedendo Piedino (solitamente di color marroncino/grigio) diventare arancione/rossiccio, cambiamento eccessivo anche volendolo imputare a una differente luce. Sospetto che sia in qualche modo una conseguenza dell'aver voluto dare al film un'impronta più solare.
Ah, si vocifera anche di un ritorno del film nelle sale americane nel 2011 in versione IMAX, ma sinceramente mi sembra un'operazione alquanto azzardata.






