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Una Storia Vera
Inviato: martedì 17 gennaio 2006, 17:09
da DeborohWalker

David Lynch, regista di culto per film come "The elephant Man", "Dune" e per la serie tv "Twin Peaks", nel 1999 abbandona il suo stile visionario, a volte violento, per confezionare questo piccolo gioiellino.
"Una storia vera" racconta, appunto, una storia realmente accaduta: Alvin Straight, un contadino ottantenne, viene a sapere che suo fratello, che non sente da dieci anni, è stato colpito da un infarto e decide di andare in sua visita. L'unico problema è che il fratello abita a 500 Km di distanza e Alvin non ha nè i soldi necessari ad intraprendere un viaggio in treno o in aereo, nè la patente che gli permetterebbe di guidare una macchina fino all'abitazione di suo fratello. Alvin, nonostante tutti i suoi acciacchi, partirà a bordo del suo tosaerba a motore per un singolare road-movie attraverso la campagna americana. Nel corso del viaggio incontrerà diversi personaggi che gli faranno rivivere le diverse fasi della sua esistenza: prima una giovane ragazza, poi una gentile famiglia, un suo coetaneo con il quale condividerà le esperienze di guerra, ed infine un sacerdote con il quale discuterà attorno al fuoco, accampatosi per la notte vicino ad un cimitero.
Alvin dovrà far fronte a situazioni e difficoltà di normale amministrazione, ma narrate con il magistrale tocco di una sapiente regia che riesce ad alternare sequenze con scelte molto intelligenti..
Il ritmo del film è lento, coerentemente alla pacatezza e alla metodicità di Alvin Straight; attraverso questo infinito viaggio l'anziano protagonista attraverserà i paesaggi più disparati, visivamente affascinanti. La riflessione sulla vecchiaia e sull'incombenza della morte viene presentata in modo magistrale, senza nasconderne la sofferenza ma mantenendo comunque un'atmosfera non troppo drammatica. La fotografia che pennella il film con colori autunnali e le musiche country malinconiche danno quel tocco di magia in più all'atmosfera già ben delineata della pellicola.
Interpretazione sbalorditiva dell'anziano protagonista, circondato da un cast comunque di ottimo livello.
In definitiva un piccolo capolavoro. Personalmente lo considero il miglior film di Lynch che per una volta ha deciso di raccontare una storia più umana, che colpisce lo spettatore con la sua semplicità, i suoi sentimenti, e i suoi toni commoventi.
Re: Una Storia Vera
Inviato: sabato 20 ottobre 2007, 00:13
da Space Weaver
Un capolavoro poetico, dolce e malinconico. Lode alla colonna sonora! Le note di Badalamenti sembrano danzare con le immagini.

Per me rimane uno dei tanti capolavori di Lynch.
Re: Una Storia Vera
Inviato: lunedì 22 ottobre 2007, 11:03
da Giona
Io adoro David Lynch. Adoro tutti i suoi film, nessuno escluso (non ho visto solo il primo, Eraserhead, e l'ultimo, Inland Empire. Attenzione però, che anche "Una storia vera" è solo apparentemente un film semplice. Allo spettatore esperto di Lynch (non dico cinefilo perché non mi considero tale) non saranno sfuggiti alcuni particolari che lo contrassegnano come un film ascrivibile solo a questo regista.
- la caduta di Alvin Straight all'inizio cita quella del padre di Jeffery Beaumont all'inizio di Velluto blu;
- la donna in preda a una crisi isterica per aver investito un cervo con l'auto;
- l'esecuzione del tagliaerba;
- i cervi (impagliati) che si mettono a guardare fisso Alvin mentre mangia il loro siimile ucciso dalla donna;
- gli strambi gemelli meccanici (a me hanno ricordato i fratelli Horne di Twin Peaks;
- l'incendio nella casa coi pompieri che cercano d9i spegnerlo e i vicini che lo guardano come uno spettacolo;
- l'apologo sulla famiglia. Nonostante Lynch faccia in apparenza un cinema violento e amorale, in tutte le sue storie si può vedere una traccia di fondo che è perfettamente in linea coi valori tradizionali.
Nel titolo originale c'è un gioco di parole che in italiano si è perso. Infatti "A Straight Story" non è solo una storia del signor Straight, ma anche una "storia diritta", lineare. Perché Alvin compie un lungo viaggio su strade in gran parte diritte e perché il regista è stato meno contorto del suo solito.
Sono spettacolari i campi lunghissimi e le inquadrature delle campagne americane; del resto, non bisogna dimenticarsi che Lynch nacque artisticamente come pittore e solo successivamente si dedicò al cinema.
Re: Una Storia Vera
Inviato: mercoledì 16 luglio 2008, 22:11
da Elaine Marley
Lynch descrive con questo film in maniera magistrale la lucida follia d'un uomo che, dopo esser venuto a conoscenza dei problemi di salute del fratello, decide di raggiungerlo viaggiando sul suo tosaerba, per poter guardare insieme a lui le stelle, come faceva tanti anni prima.
Qui il regista rinuncia al trovare, sotto la superficie che ama tanto grattare, le inquietudini, gli incubi con cui invece quasi gioca sia in tutti gli altri suoi film che nei suoi cortometraggi, sin dal primo realizzato al college (Six figures getting sick). Tuttavia riesce a rimanere in qualche modo fedele al suo stile, evocandoli soltanto tramite immagini e situazioni, quelle già citate da Giona: i cervi impagliati, i gemelli meccanici, la donna che investe un cervo e la sua reazione. Senza contare piccoli accorgimenti che ci introducono nelle vite dei suoi personaggi, siano essi immagini ripetute nel corso del film o (come in questo caso) rumori quasi invadenti, come quello del telefono che strilla. Il protagonista incontrerà così lungo il suo cammino solo gente altruista, di buon cuore, a differenza di quanto accade in altre pellicole lynchiane, dove ognuno ha un "doppio lato", un twin peak. Ma non è buonismo: la storia commuove e tocca senza forzature.
Riprende per certi versi Elephant man: i paesaggi americani di campagna, raffigurati con sensibilità pittorica (considero Lynch il pittore espressionista del cinema per antonomasia, sia per le sue inquadrature che per le pennellate concettuali che dà ad altri suoi film, come Inland Empire) le figure senili, la lentezza che invita a fermarsi, riflettere, la tenerezza e il senso di nostalgia che trasmettono i personaggi principali ("Cosa c'è di peggiore nella vecchiaia?" "Il ricordo di quando si era giovani", risponde Alvin Straight). La lentezza del film quindi non stanca mai, non stancano gli sguardi di Alvin con suo fratello, i suoi discorsi intorno al fuoco con l'autostoppista, il duetto al bar.
Favolose le musiche di Badalamenti.
Ottima prova per Lynch e per la sua compagna di allora, autrice di una sceneggiatura senza sbavature nonché colei che ha "trovato" su un giornale di allora un articolo su questa storia vera, convincendo il regista a farne un film.