
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, Star Trek fu il capostipite della fantascienza televisiva.
Inizialmente ne fu girata una sola stagione di dubbio successo, poi i fan tempestarono di richieste l'emittente televisiva, che si convinse a produrre altre due annate delle avventure di Kirk, Spock e compagni; insomma, fin da subito la serie, pur essendo entrata prepotentemente nell'immaginario collettivo, è stata un prodotto di nicchia, con una (relativamente) ristretta cerchia di fan che hanno però sempre dimostrato una profonda passione.
Poi arrivò Star Wars, che sdoganò la fantascienza al grande pubblico con un cat più carismatica e una componente action che nella serie classica di Star Trek appariva fin troppo grezza. Questo successo per il genere fece immediatamente pensare a un rinnovamento dei viaggi dell'Enterprise, cosa che avvenne con sei film per il grande schermo, e la nuova serie "The Next Generation", che a sua volta generò altri film.
Poi uscirono nuove serie collegate di dubbia qualità, film che portavano nelle sale solo i fan di vecchia data, e Star Trek divenne a tutti gli effetti un brand che commercialmente non attirava più il grande pubblico e catturava l'interesse nelle nuove generazioni, ma continuava a ristagnare tra i fedeli che già lo conoscevano e lo amavano.
Terzo millennio, data che sembra essere uscita da un film di fantascienza, ma che in realtà è epoca di prequel, remake e reboot, il terreno ideale per provare a reinventare Star Trek e presentarlo alle nuove generazioni.
Sul ponte di comando salgono Abrams-Orci-Kurtzman, terzetto già consolidato da
Alias,
Mission Impossible 3 e
Fringe che decidono di recuperare un'idea nata 20 anni prima ma mai sviluppata, ovvero il racconto degli anni accademici di Kirk, Spoc e compagni, ottimo punto di partenza per raccontare come i protagonisti della serie si sono conosciuti e, in questo caso, stabilire un nuovo inizio per quello che a tutti gli effetti potrebbe diventare una versione moderna della serie classica, per certi versi migliore dell'originale.
L'aspetto sicuramente più arduo dell'operazione è stato il design, che doveva rimanere fedele a quello originale, riuscendo però a rinnovarlo, togliendo quell'aria camp che caratterizzava Star Trek fino a farlo diventare l'elemento più celebre della serie, oggetto di numerose parodie. Fin dalle prime foto di scena i fan si sono tranquillizzati da questo punto di vista, grazie a costumi accattivanti e astronavi dal design decisamente futuristico, che si può ritrovare anche guardando il film: se la serie classica era composta per lo più attraverso statiche inquadrature di corridoi dell'Enterprise, in questo film una manciata di sequenze mostrano i personaggi correre a bordo dell'astronave ripresi da una steady-cam che tutto fa tranne stare ferma, chiaro esempio del nuovo modo Abramsiano di intendere Star Trek. Anche la plancia di comando è stata tirata a lucida, ora con un aspetto che la fa semprare un gigantesco I-Pod Apple; comunque è gradevole, anche se forse J.J. abusa (soprattutto sull'Enterprise ma comunque in tutto il film) del lensflare, che rendono la visione abbastanza ostica per tutti gli epilettici. Si nota più del previsto la passione del regista per Star Wars: oltre all'impronta più action che è stata data, Kirk all'inizio del film è un "vaccaro", novello Luke Skywalker, e per tutto il film i rapporti tra i personaggi sono un po' più ostici di quanto non fosse in Star Trek, chiara lezione imparata dall'Han Solo inizialmente antipatico a tutti (ma non agli spettatori).
Il nuovo Kirk infatti è una fusione tra l'egocentrismo e la sfrontataggine di Shatner, e l'umorismo cinico di Harrison Ford; non è il personaggio più carismatico del gruppo, ma a me ha convinto più della caratterizzazione della vecchia guardia, una sorta di James Dean più ironico (fantastica la versione con le manone

). Ho trovato un po' esagerato il Kirk bambino, che va in giro a gettare auto nei dirupi rischiando la vita solo per fare il figo, senza alcun motivo.
Kirk è identico, nulla da dire su Zachary Quinto, riesce a far addirittura sfigurare Nimoy col quale in questa pellicola si confronta direttamente; il conflitto interiore tra il suo lato umano e quello vulcaniano, anche se a mio parere si è superato un po' il confine con la love story tra lui e Uhura, che risulta fuori luogo.
Uhura è sexy (un bel cambiamento per un personaggio che nella serie classica era... bè, non proprio attraente) anche se come già detto le sue scelte amorose sono un po' bizzarre (e mai spiegate, tra l'altro); curioso il fatto che sia interpretata dall'attrice che in
The Terminal ricopriva il ruolo di un'impiegata trekkiana dell'aeroporto.
Più che buone spalle comiche sono McCoy e Scott, anche se entrambi godono di un ruolo un po' ridotto rispetto a quanto avvenisse nella serie classica, ma non si può pretendere troppo, considerando il numero di personaggi che dovevano essere introdotti. Simpatiche invece le caratterizzazioni di Sulu e Chekov (il cui accento arricchisce un personaggio che nel telefilm non risaltava più di tanto); insomma, la presentazione graduale di tutto il cast può considerarsi riuscita, soprattutto per la modalità con la quale vengono introdotti i singoli membri, e come ne viene mostrato l'avanzamento nella gerarchia a bordo dell'astronave. Un ottima panoramica sull'equipaggio dell'Enterprise c'è anche nel finale, che riesce ad essere una sorta di climax perché mostra in sequenza i personaggi, ovvero il vero cuore dell'opera, e non scene d'azione particolarmente memorabili.
Stranamente non soddisfano pienamente le musiche di Giacchino, in alcuni passaggi fin troppo tamarre e invasive per le scene, specialmente nella prima parte del film.
Tutti quanti parlano del viaggio nel tempo come "la trama" del film, ma personalmente non l'ho trovato il fulcro del film, e tanto meno mi è sembrata un'idea così geniale: è un elemento come un altro che contribuisce a creare quel grande dipinto che è questo Star Trek, che riesce a inserire contestualmente Leonard Nimoy, oltre a dare una motivazione al reboot. In questo è abbastanza ridicolo "lo spiego" che il giovane Spock fa sul ponte di comando, sembra quasi un disclaimer allo spettatore per chiarire una volta per tutte di essere alle prese con un reboot e non un sequel, tranquilizzando chiunque già temesse di dover recuperare decine di stagioni di telefilm vari; tranquilli, siamo in una diversa linea temporale, non c'è nuuuuulla in comune con la serie classica.
Abrams però non si dimentica dei fan e inserisce alcuni omaggi e citazione a chi si fosse visto tutta la serie classica e i film (e c'è chi l'ha fatto apposta per cogliere i riferimenti in questo film

): l'inserimento del capitano Pike visibile in un episodio del telefilm, la messa in scena del test della Kobayashi Maru, ma soprattutto la brutta fine che fa il tizio con la divisa rossa!
Non mancano alcune ingenuità di troppo o piccoli buchi di sceneggiatura, ma sono comunque cose di poco conto che passano in secondo piano con un po' di sospensione dell'incredulità; il film riesce comunque a creare un moderno Star Trek più appetibile della versione passata. Ora, il desiderio di un nuovo telefilm di Star Trek con questi Kirk, Spock & co. è un sogno che farebbe gola, ma a quanto pare dalle intenzioni della produzione dovremo accontentarci di altri due film...
Bramo ha scritto:cioè che finora i viaggi nel tempo in Star Trek creavano cambiamenti nella Storia ma alla fine questa veniva sempre riportata sul suo binario classico (al limite questo potrò confermacelo Deboroh!)
Sì, ma non mi sentirei nemmeno di paragonare il viaggio nel tempo di questo film con la serie classica, in quella c'erano episodi che avevano lo stesso schema delle storie Disney con la macchina del tempo di Zapotec e Marlin, con i protagonisti catapultati in un'epoca dalla quale cercavano di tornare indietro senza creare troppi scompensi, ma si era ben lungi dalle problematiche nerd sui paradossi delle linee temporali parallele e via dicendo.