
Madagascar era una cazzonata, diciamocelo. Avevano preso il progetto The Wild che stava venendo massacrato in quel periodo dalla CORE per conto della Disney e l'avevano rielaborato, senza sbattersi troppo. Il punto è che l'avevano fatto senza cura, seguendo completamente la tendenza del film d'animazione 3d totalmente disimpegnati che andavano tanto di moda pochi anni fa, confezionando un collage di gag e nonsense vari. Il punto è che a differenza della CORE, l'avevano fatto in modo efficace. I tempi comici non erano sballati come nel film rivale, gli animali erano gradevolissimi a vedersi nella loro iperstilizzazione, e c'erano delle trovate attirapubblico come la canzoncina tormentone e quei genialissimi pinguini maneggioni, che lasciarono decisamente il segno. Il risultato è che mentre l'originale passò inosservato e ancora oggi viene osteggiato dagli stessi fan Disney, di Madagascar ora escono i sequel. I soliti furbacchioni della Dreamworks.
Però adesso qualcosa è cambiato nel mercato del cinema d'animazione. Nel frattempo è avvenuta la saturazione, a suon di film 3d disimpegnati, e come sempre la Dreamworks a questo punto del cammino fiuta l'aria e sceglie di cambiare modello su cui parassitare (avevano iniziato imitando il kolossal musicale in 2d, a ben pensarci). Stavolta il modello è nuovamente la Pixar, quella più nuova, sperimentale che da Ratatouille in poi sta veramente cambiando le carte in tavola dell'animazione moderna, dando quel qualcosa in più. Ma come applicare questo quid allo stile Dreamworks? Bé in proporzione cercando di inserire nel film un qualcosina in più di prima, un briciolo di cuore e di contenuto che prima mancava. Ed ecco quindi uscire in rapida sequenza il valido Kung Fu Panda e questo Madagascar 2: Escape to Africa, che è senza dubbio un film migliore del predecessore anche per il solo fatto di...sembrare un film. Infatti stavolta siamo al cospetto di un prodotto buono, curato, con una trama solida che non se ne va a ciclamini dopo la prima mezz'ora. Niente di particolarmente innovativo, né nello humor, né nella sceneggiatura, ma tutto sommato un prodotto apprezzabile, fatto con garbo e senza truzzate. Oddio, il Mi Piaci Se Ti Muovi viene inevitabilmente ripreso, ma solamente all'inizio, dopodiché il film ha da offrire un florilegio di sottotrame legate alla tappa forzata che il gruppetto composto dai soliti quattro, più pinguini, scimmiotti e lemuri si ritrova a fare in Africa. A contatto coi propri simili infatti ognuno di loro dovrà compiere il proprio "cammino": il leone Alex e i suoi problemi familiari, la non-alienazione della Zebra, l'ipocondria del giraffo e i problemi sentimentali legati all'ippopotama, a cui si aggiungono le gag dei pinguini e delle scimmie impegnate a ricostruire l'aereo, la sottotrama di Re Julien che finalmente ha motivo di esistere e persino la linea narrativa riguardante gli umani. Il tutto ben shakerato, arricchito da una spruzzatina di gag e inserito in una trama cornice molto ben studiata che porta tutte queste trame a convergere assai bene in un climax finale cristallino e soprattutto molto divertente.
Un sequel ben riuscito che batte di gran lunga il primo film (vabbè che ci voleva poco) e che ovviamente spiana la strada per il terzo film della serie.
E in tutto questo neanche un rutto o un peto. Forse possiamo dire che la Dreamworks ha finalmente trovato una sua dignitosa dimensione, quella del film d'animazione di pronto consumo, da cui non aspettarsi niente se non un'ora e mezza di gradevolissimo spettacolo.




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