
Giunti oramai alla quarta generazione, possiamo dire che gli spin-off di Pokémon, giochini derivativi che non seguono la linea canonica della serie si sprechino. E spesso e volentieri si possono incontrare piacevoli sorprese, come furono i due Pokémon Stadium, che fornivano un'ottima appendice all'esperienza di gioco delle prime due generazioni (ma la cui perfezione non venne replicata dai successori Colosseum e Battle revolution), o il particolassimo safari fotografico Pokemon Snap. Certo ci sono stati anche giochi meno riusciti come Pokemon XD o la serie Mistery Dungeon o evidenti commercialate e giochetti per bambini come Pokemon Channel o Hey You, Pikachu.
In tutto questo Pokemon Ranger vanta dei natali piuttosto nobili, visto il suo esser stato sviluppato da Hal Laboratory, patria di Kirby e di Super Smash Bros Melee. E visto anche che l'esperienza di gioco che propone si avvicina molto a quello che potrebbe essere, coi dovuti aggiustamenti, un modo intelligente di rilanciare la serie regolare, la cui meccanica di gioco si ripete da un po' troppi anni. Il punto è che si parla, sì, di Pokémon ma da un'ottica completamente diversa, non più come allenatori, ma come ranger. Il che porta scopi, finalità e una struttura di gioco diversa, un pretesto tutto nuovo per affrontare un mondo vecchio. "Mondo" per modo di dire, visto che come da tradizione i fatti si svolgono in un continente a parte, la regione di Fiore che insieme a quella di Auros che si era vista nella modalità avventura di Pokémon Colosseum, si va ad aggiungere apocrifamente ai territori di Kanto, Johto, Hoenn e Sinnoh visti nei capitoli principali della serie.
Si vestiranno i panni di un Ranger giunto da poco a Fiore, e impegnato a scalare la classifica per raggiungere i piani alti della confederazione dei Ranger. Nel far questo dovrà svolgere una serie di missioni ben definite che lo porteranno a vagare per grotte, caverne, mari e soprattutto per le quattro città di Borgovera, Villestate, Autunnia e Invernopoli. Nel corso delle missioni verrà coinvolto in una specie di trama principale, in cui il consueto team nemico (stavolta si tratta del musicofilo Team Rock) cercherà di conquistare il mondo con tattiche improbabili, e lo si dovrà impedire con l'aiuto dei colleghi e dei leader della confederazione. Va detto che la trama è tutto fuorché esaltante, ed è spesso prevedibile e infantile, e in questo non aiuta la mole di testo invadente con cui vengono espressi concetti che ne richiedevano la metà, e a dirla tutta non aiuta neanche la traduzione italiana, che infantilizza ulteriormente il tutto con nomi bambineschi quali Furio, Savino, Costantino, Nevia o Professor Frenesio. Ma se si esclude questo, ci si trova davanti ad un giochetto che si serve di un'intuizione niente male, visto che grazie all'uso del touch screen svecchia non di poco quella che nei capitoli ufficiali era la solitissima fase di cattura dei Pokémon condotta a suon di ruolaggini stantie.
Tutto ruota intorno al concetto di styler, l'attrezzo usato dai ranger per "ammansire" i Pokémon: con il pennino lo si dovrà guidare tracciando dei cerchi attorno al Pokemon, stando bene attenti che la linea di cattura non entri mai in collisione con la bestia o che non si spezzi per colpa dei suoi attacchi. Ogni esemplare catturabile (sia pur provvisoriamente, visto che non si possono allontanare i Pokemon dal proprio habitat) abbisogna di un certo numero di cerchi per poter essere sottomesso, pochi per le forme base, molti per quelle evolute, moltissimi per i leggendari, ma una volta condotto alla ragione si unisce alla squadra per mettere al servizio le proprie abilità durante le successive catture.

Oltre al tempismo, la velocità e i riflessi necessari per cambiare la propria traiettoria in corsa mentre si tracciano i circoli, è necessario quindi un pizzico di strategia per utilizzare i poteri dei propri Pokémon che potranno favorire la cattura. I Pokémon Volanti solleveranno l'avversario impedendogli di muoversi, quelli velenosi creeranno una nube di gas che ne inibirà gli attacchi, e via dicendo, il tutto in tempo reale e rendendo molto interessante e "geometrico" il gioco. L'aiuto fornito dai Pokémon lo si potrà utilizzare sia nelle fasi di cattura che in quelle di esplorazione, ma una volta ricevuto il Pokémon sarà liberato e tornerà nel suo habitat, tutti meno uno, l'esemplare di Plusle/Minun assegnato dal gioco, che preferirà seguirci ovunque andiamo, e mettere al nostro servizio sempre e comunque la sua facoltà di paralizzare il nemico. Una bellissima idea quindi che valorizza lo schermo tattile del Ds, che di per sé viene utilizzato anche per muovere il personaggio come se fossimo in un'avventura grafica (o come in Phantom Hourglass).
Una volta portate a termine le missioni (circa una decina) che compongono la trama principale, e passati i credits, il gioco ha modo di continuare offrendo molto altro: la storia infatti prosegue con un terzetto di missioni speciali [spoiler]che coinvolgono i leggendari della terza generazione Kyogre, Grroudon e Rayquaza[/spoiler], è possibile vagare l'intera regione di Fiore, liberi da vincoli e da binari, allo scopo di catturare tutti i Pokémon presenti nel gioco, e in più nel menu compare l'opzione Rangernet, attivata da Nintendo per distribuire online nel corso dei mesi missioni evento sempre nuove. Non è così nella versione europea, dove non c'è traccia di online ma le missioni sono già tutte presenti nel gioco e si sbloccano una dopo l'altra: si tratterà di trovare Mew, Celebi, Jirachi e altre vecchie conoscenze fino a giungere alla più interessante, che per molti potrebbe costituire già di per sé motivo per acquistare questo giochino: trattasi di una missione segretissima sbloccabile attraverso una password data da Nintendo in rete, Mg35-Cpb8-4FW8, che consente di ottenere l'uovo di Manaphy. Questo strano Pokémon leggendario è l'unico della quarta generazione inserito nel gioco (che precede di pochissimo l'uscita di Pokémon Diamante e Perla), ed è l'unico leggendario in grado di deporre un uovo...al cui interno c'è un altro leggendario. Il Pokémon generato è infatti Phione, e non si tratta di una preevoluzione di Manaphy, ma di una specie a parte. E' possibile trasferire l'uovo di Manaphy da Pokémon Ranger a Pokemon Diamante, Perla e Platino, in modo da farlo schiudere, generare Phione e accaparrarsi così due specie che non potrebbero essere catturate in altro modo (e per cui non sono previsti eventi Pokémon, a differenza di Darkray, Shaymin e Arceus).
Pokémon Ranger è quindi filosoficamente parlando lo spin-off ideale per una serie come Pokémon, visto che suggerisce velatamente un modo furbo per evolvere il fenomeno Pokémon verso una nuova direzione, che riesce ad utilizzare lo schermo tattile del Ds in modo intelligente nobilitando la propria giocabilità, ed è persino complementare alla serie canonica grazie al regalino Manaphy + Phione. Tutto questo inserito però in un contesto che si sarebbe potuto sviluppare di più, conferendo al ritmo di gioco un maggior brio. Ma si spera che Hal Laboratory abbia corretto il tiro, con il sequel da poco uscito, Pokémon Ranger: Ombre su Almia, ripulendo da questi difetti una meccanica di gioco che di per sé rimane molto originale.




