
Eh ormai si sa che le terze parti sono prostitute pronte a salire sul carro del vincitore, e Capcom ovviamente non è da meno. Pur avendo sviluppato con Nintendo un buon numero di Zelda portatili, questa importantissima e valorosissima software house nell'epoca buia del Game Cube non perse molto tempo prima di ritrattare l'esclusiva di Resident Evil 4 e farlo uscire su PS2, annunciando il quinto episodio su PS3. Ma ora che Nintendo è tornata a vincere, ecco spuntare misteriosamente su Wii un porting di Okami, un remake di Resident Evil 4, lo spin-off The Umbrella Chronicles e tante altre belle cosettine. Prima fra tutte questo piccolo capolavoro, che dimostra di aver capito le possibilità offerte dal Wiimote, impiegandolo nei modi più svariati e fantasiosi. Ma Zack & Wiki non è solo un gioco ritagliato attorno a questo sistema di controllo, è la prova vivente che il punta e clicca è un genere tutt'altro che morto e sepolto, e che è pronto a tornare in auge non solo per Ds ma anche per Wii.
Ambientato in un coloratissimo mondo dallo stile manga ambientato a metà tra il settecentesco e il moderno, che risente non poco delle atmosfere marinaresche di One Piece e a tratti pure di quelle più steampunk di film come Laputa: Il Castello nel Cielo, Zack e Wiki è l'ennesima variazione sul tema degli allegri pirati. Quelli che sono pirati più per modo di dire che per effettiva ferocia, e che andrebbero definiti più "allegri cacciatori di tesori dalla morale bislacca" che criminali fuorilegge. Quelli buoni e un po' mattacchioni di cui Guybrush Treepwood e Jack Sparrow si possono considerare capostipiti.
La struttura di gioco è semplicissima ma efficace: si dovrà seguire il piratino Zack e la sua scimmietta magica Wiki attraverso un'avventura, che però è organizzata diversamente che nei giochi della serie di Monkey Island dove la si viveva continuativamente: il gioco qui è suddiviso in mondi, a loro volta suddivisi in livelli a compartimenti stagni, che si potrebbero definire più che altro "situazioni", piccoli eventi da risolvere in modo assurdo, facendo ricorso al pensiero laterale. Guidando Zack unicamente con il puntatore, si dovrà a seconda dei casi usare i poteri di Wiki per trasformare gli animali in attrezzi, utilizzarli (mimandone l'uso grazie al Wiimote, ovviamente) in modo poco ortodosso e facendoli interagire con l'ambiente, cercando sempre di ottenere il più improbabile rapporto causa effetto possibile per riuscire ad arrivare alla meta, lo scrigno che in ogni livello cela un pezzo dello scheletro del pirata Barbaros.

E sebbene i primi livelli siano piuttosto intuitivi e semplici, pian piano che si va avanti la complessità aumenta, fino ad arrivare al livello finale dove per riuscire a capire cosa bisogna fare e in che ordine bisogna spremersi le meningi parecchio. Forse persino troppo considerando che alcuni livelli non consentono di sbagliare e se questo accade ci si ritrova in una situazione vicolo cieco...e quel che è peggio è che per accorgersi della cosa bisogna consultare un oracolo visto che spontaneamente il gioco non fornisce al giocatore alcun indizio della brutta situazione in cui si è andato a cacciare. Difficile, cervellotico, ma assai gustoso.
I livelli nella maggior parte dei casi però sono un qualcosa di assolutamente sfizioso. Coloratissimi, fanno un uso meraviglioso di quel toon shading già a suo tempo apprezzato in The Wind Waker, e la maggior parte di loro assomigliano ad intriganti teatrini, a deliziosi libri pop-up da setacciare alla ricerca del più piccolo segreto e della più piccola linguetta da tirare per vedere cosa succede. I livelli più riusciti in questo senso sono quelli situati nella foresta, che è il primo mondo, davvero perfetti nella loro semplicità, e quelli accattivantissimi del castello stregato, altra punta di diamante dell'intero gioco. Leggermente sotto si collocano quelli ambientati nella caverna ghiacciata e quelli nel vulcano, penalizzati dal fatto che i rispettivi livelli boss non si possono dire riusciti, bensì noiosi e frustranti. Ci sono però anche mondi a livello singolo, come quello stupendo, ambientato nel dirigibile rivale in cui si dovrà girare per le stanzette ed infinocchiare i nemici, con la telecamera che inquadra il setting a mo' di sezione, come se fosse una casa di bambole.
C'è inoltre una base a cui far ritorno, che più che un livello è una sorta di menu animato, in cui i vari comprimari e i propri colleghi sfaccendati, sono a disposizione per dare informazioni, mostrare i vari inventari, le varie liste di collectibles e quant'altro ci sia di opzionale da rinvenire nei livelli. Livelli che sono in effetti strapieni di oggetti, tesori e particolarità, e che per poterli trovare tutti andranno ripetuti più e più volte, fino all'esecuzione perfetta testimoniata dal massimo dei punti (misurato in HirameQ). Fra i collectibles è addirittura presente un archivio di sprite tratti dalla ludografia Capcom, autocelebrazione di sapore Nintendiano che prosegue alla grande col minigioco ritmico in cui bisogna muovere il Wiimote a tempo per eseguire alcuni brani tratti dalle colonne sonore dei loro vecchi giochi.
Insomma, fatta eccezione per uno sparuto gruppetto di livelli un po' fastidiosi, si può tranquillamente dire di essere di fronte ad un gioco bellissimo e riuscitissimo, capace di omaggiare il Wii, mettendone in luce i punti di forza. E dopo questa prova di versatilità, e tenendo conto di altre suoi lavori come Okami e i suoi Zelda, si può tranquillamente affermare che Capcom è ad oggi la miglior software house third party ad essersi accorta delle potenzialità del Wii. Quella da cui più di ogni altra possiamo aspettarci capolavori affini a quello spirito Nintendo che ci piace tanto.




