ONE PIECE 6
Giuramento
Imprevedibile Oda. Per metà volume gestisce la storia con abilità ma senza particolari colpi di scena. Poi, il sorpresone: l’arrivo di Mihawk cambia del tutto le carte in tavola, mettendo in luce il personaggio di Zoro in un duello emozionante che vede il Cacciatore di Taglie subire una cocente sconfitta.
Ma non è tutto. Poco prima che inizi la baraonda scatenata dall’arrivo del cupo Mihawk veniamo a sapere che Nami ha effettivamente tradito i nostri, sottraendogli bottino e nave. Un breve intermezzo fa comunque intendere al lettore che la Navigatrice abbia una buona ragione per il suo voltafaccia e anticipa quella che è considerata la prima vera e propria macrosaga del manga.
Prima però c’è da sistemare Creek e la sua banda…
ONE PIECE 7
Vecchiaccio
Forse il titolo più adeguato per il volume è
Debito di Gratitudine, a indicare il parallelismo tra il rapporto Gin/Sanji e quello tra quest’ultimo e il suo mentore. La nascita delle dinamiche tra i due cuochi ci viene palesata tramite un
flashback di circa due capitoli che illustra una vicenda semplice ma toccante, censurata addirittura dall’anime per la crudezza di una delle scene.
Se il
flashback è il cuore del volume, ciò che gli sta attorno non è inferiore qualitativamente: è un classico scontro da
shonen, è vero, ma arricchito sia dal background dei personaggi (Sanji e Gin in particolare), sia dalle peculiarità dei vari stili di combattimento che, come sempre, sfociano spesso nella commedia pur non rinunciando a scene action di
pathos più intenso.
Anche Rufy fa la sua parte, per quanto non si metta molto in luce: evidentemente Oda vuole conservarsi il jolly del protagonista contro il “boss” della minisaga, riuscendo comunque a piazzare di sfuggita uno stupendo parallelismo tra il Capitano e Sanji, grazie ad una semplice vignetta. Il che fa capire l’abilità del mangaka nell’infondere una vita propria agli attori della sua opera. Questo aspetto non a caso è rintracciabile in Gin: un personaggio che conosciamo da una manciata di capitoli, eppure incredibilmente umano nelle sue scelte e nelle sue reazioni, non la classica conversione da cattivo a buono.
ONE PIECE 8
Non Morirò
La conclusione dello scontro sul Baratie. In altre parole, tante mazzate. Rufy viene messo più volte in difficoltà dal versatile Creek, ma nonostante qualche attimo di defaillance non sembra impegnarsi troppo e anzi continua a fare lo scemo per gran parte dello scontro.
Dopo la movimentata battaglia finale, è il momento di tirare un po’ il fiato.
La Zuppa e
La Quarta Persona sono due capitoli interlocutori ma non accessori, il cui scorrimento lento (interrotto da qualche piccolo colpo di scena, come l’arrivo di Yosaku) bilancia la dinamicità del volume. Stupenda la scenata di Zef e degli altri cuochi per convincere Sanji a prendere la sua strada e toccante l’addio finale in cui il biondino dimostra tutta la propria riconoscenza.
Ma le lacrime non durano a lungo (nonostante Yosaku, lol): è il momento di riprendere con le vicende di Nami, in sospeso da ben due volumi. Citata per la prima volta l’Isola degli Uomini Pesce (di cui sentiremo parlare ancora… ma tra una quarantina di volumi!), razza presentataci in
Arlong Park. Per l’occasione si accenna anche ad elementi fondamentali della mitologia, come le Tre Forze della Rotta Maggiore, con tanto di descrizione di una delle Forze in questione, la Flotta dei Sette che avrà un certo rilievo in futuro. Da notare a proposito alcuni significativi errori di traduzione (non è Jinbe ad essere problematico, ma la questione degli Uomini Pesce in generale) che daranno adito ad interpretazioni erronee anche dove le traduzioni sono più chiare, anche se non certo perfette, come l’affermazione di Arlong a proposito del “Re del Mondo”.
Una nota finale: esordisce in questo volume la figura di Panda-man come
inside joke. Il personaggio era infatti già apparso nel quinto volume, ma è solo in questo che si esplicita la funzione del buffo uomo panda che comparirà a sprazzi per tutta la trama. Per lui Oda saprà inventare anche una storia parallela, ovviamente da considerare con ironia, una serie di copertine-parodia e una miniavventura tutta per lui, che dura da parecchi volumi: questi ultimi due bonus, segnale del genio goliardico dell’autore e della sua passione, sono purtroppo inediti in Italia.
ONE PIECE 9
Lacrime
Un volume, un volume intero per delineare Nami e la sua storia, per dare una solida base alla saga di Arlong Park. Non è solo un pretesto per i futuri combattimenti, quello che viene a galla, ma la storia di una persona, di una vita e di come questa rischi con il finire con un sacrificio inutile. Inutile come quello di Bellmer, che a ben vedere poteva aver salva la pelle e che invece decide di immolarsi per non perdere il titolo di “madre”: l’essere umano non agisce razionalmente, è volitivo, incoerente. Ma quella che per Arlong e i suoi è una debolezza, per Rufy e compagnia costituisce una fonte di forza inesauribile: ed ecco che Oda aggiunge alle tematiche le discriminazioni razziali e una bella considerazione sui rapporti umani.
Tra una dimostrazione di forza degli Uomini Pesce e un ennesimo tradimento, davvero imprevedbile, che sembra rimettere in dubbio la morale di Nami, si giunge alla spiegazione, il classico
flashback odiano esteso ora a ben tre capitoli. L’analessi presenta pure un
flashback nel
flashback in cui ritroviamo la riscrittura del passato di Silk del primo
Romance Dawn: abbiamo così un’idea dell’intera infanzia di Nami fino all’arrivo di Arlong e delle sue tragiche conseguenze.
Significativo, poi, che Rufy non sia intenzionato ad ascoltare la storia della sua compagna: il Capitano non ha bisogno di alcuna motivazione per aiutare un membro della sua ciurma, gli basta la richiesta d’aiuto che questa gli rivolge nell’ultimo capitolo, che dà il titolo al volume: in una regia perfetta il
pathos e la tensione raggiungono il loro culmine. Sta per scoppiare una battaglia da cui dipendono le sorti del Mare Orientale.
Le Miniavventure di Bagy [28 episodi – dal vol. 4 al vol. 9]: il primo arco di Miniavventure ha per protagonista Bagy il Clown, che nel terzo volume era stato lanciato in orbita da Rufy. Vediamo quindi i suoi sforzi per ricongiungersi al resto del suo equipaggio, che tra l’altro conserva i pezzi del corpo del loro Capitano che erano stati immobilizzati da Nami. Peccato che mentre il Clown, dopo aver incontrato Gaimon, si unisce a una vecchia nuova conoscenza intenzionata a trovare Rufy, la sua ciurma non faccia altro che cacciarsi nei pasticci…
ONE PIECE 10
Ok, Let’s Stand Up!
Stupenda davvero la prima tavola del primo capitolo, così come l’immagine che vede i Mugiwara contrapposti ad Arlong e scagnozzi. Dopo un intero volume dedicato alla scoperta e all’intreccio delle motivazioni e degli scopi dei vari personaggi è il momento dell’azione: e con Oda l’azione non è mai scontata o prevedibile. Rufy riesce infatti a ficcarsi inaspettatamente nei guai, mettendo in crisi i membri rimanenti della ciurma in una disperata lotta contro il tempo. La situazione viene gestita bene dall’autore: con un espediente originale riesce a rendere critico il momento riuscendo tuttavia a guadagnare il tempo utile per mostrare gli scontri dei vari personaggi. Un Zoro ancora sofferente per la ferita arrecatagli da Occhi di Falco deve infatti vedersela con un polipo spadaccino, mentre Sanji affronta il Karate degli Uomini Pesce nell’ambiente naturale del suo antagonista.
Persino Usop, che all’inizio non fa altro che scappare, si ritrova coinvolto nel suo primo, vero combattimento. E’ un momento di grande crescita per il personaggio (
“Faccio proprio schifo…”) e sebbene lo sconto sia meno spettacolare di quello dei compagni è forse quello che meglio esprime l’essenza del personaggio. Peccato per la traduzione zoppicante, che non coglie il collegamento tra le frasi
“E’ finita…” e
“Ormai il gioco a fare i pirati che facevamo per passare il tempo, è finito!”, rendendole tra loro estranee.
A due capitoli dalla fine, dopo una grande prova di forza da parte di Zoro e il definitivo schierarsi di Nami, assistiamo finalmente al salvataggio di Rufy e al suo ritorno sul campo di battaglia: è il momento dello scontro finale tra il Capitano e Arlong. Scontro di forze di filosofie, come illustra anche il meraviglioso discorso tra i due contendenti.
ONE PIECE 11
Il Più Cattivo dei Mari Orientali
Rufy vs Arlong! Il primo scontro ad impegnare veramente Cappello di Paglia, che comunque non rinuncia a qualche piccola idiozia, come quella dei denti. Anche in questo volume la battaglia tra i due non è solo a suon di tecniche, ma anche di scuole di pensiero differenti come dimostra l’intera scena nello studio.
Debellata l’oppressiva occupazione degli Uomini Pesce, non resta che far festa. Si portano a termine alcuni particolari rimasti in sospeso, come quello della girandola di Genzo o i tatuaggi di Nami e Nojiko o la guarigione di Zoro. La partenza di Nami, ora libera dalle pesanti responsabilità del suo passato, conclude le vicende di questa saga dalle importanti ripercussioni. La disfatta di Arlong è infatti la goccia che fa traboccare il vaso: Rufy inizia a farsi notare agli occhi del mondo, complice una bella taglia appioppatagli dalla marina.
Il Più Cattivo dei Mari Orientali, infatti, oltre a mostrarci questo avvenimento introduce un’altra Forza della Rotta Maggiore, la Marina, con un paio di paginette in cui si sente per la prima volta parlare di Giustizia Assoluta, concetto che sarà ampliato maggiormente in seguito.
Rivediamo poi, seppur brevemente, Mihawk e Shanks, per poi tornare alle vicende dei nostri. Con
Sandai Kitetsu vediamo Zoro acquistare due spade per ripristinare il trio e veniamo a conoscenza della classificazione di queste armi in
One Piece. Lo Spadaccino ha occasione di dimostrare, ancora una volta, il suo carisma, mentre Rufy si ficca irrimediabilmente nei guai a causa di Bugy, che come avevamo visto nelle Miniavventure, si è alleato con una vecchia conoscenza di Cappello di Paglia, Albida, resa irriconoscibile da un Frutto del Diavolo.
Bello che Smoker, marine che esordisce in questo volume, giudichi Rufy una minaccia “semplicemente” perché ha sorriso alla morte al pari del Re dei Pirati, Gold Roger. Un gesto che rafforza la potenza del personaggio, visto che c’è chi ha scritto una saga di sette libri sul tema dell’accettazione della morte, cosa che Cappello di Paglia fa con il suo sorriso a trentadue denti alla fine di questo volume assai variegato.
ONE PIECE 12
La Leggenda Ha Inizio
Finalmente la Rotta Maggiore! E’ con questo volume, infatti, che i nostri accedono finalmente al fantomatico tratto di mare che bisogna necessariamente percorrere per giungere al misterioso One Piece: certo, fa un po’ specie pensare che i primi 11 volumi non erano altro che un’introduzione all’avventura vera e propria, ma va anche detto che presto gli avvenimenti del Mare Orientale assumeranno una luce diversa, ridimensionati dalle vicissitudini di un’esigua porzione di oceano in cui però si possono decidere il destino del globo… ma questo lo vedremo meglio in futuro.
Per ora la sparuta ciurma di Rufy è impegnata nella fuga da Rogue Town, ostacolata dall’integerrimo Smoker, il primo possessore di un frutto della categoria Rogia che ci viene mostrato. Il Capitano per la prima volta dall’inizio del suo viaggio si ritrova del tutto impotente contro un avversario decisamente al di fuori della sua portata: sarebbe la fine, se non fosse per il provvidenziale intervento del misterioso individuo che apre il capitolo, tal Dragon, di cui sapremo di più in seguito. Dunque, seminato l’ostico marine, e ricongiuntosi con Zoro -protagonista di un breve scambio di fendenti e di battute con Tashigi- e con il resto della ciurma, Rufy si lancia dritto verso la Rotta Maggiore. Ma non è il solo: sia l’accoppiata Bagy&Albida (bella la scena in cui si lanciano all’inseguimento, geniale la Puzzle Car!) sia quella formata da Smoker e Tashigi sembrano determinati a seguire i Mugiwara…
Entrare nella Rotta tuttavia non è uno scherzo: ce lo dimostra un intero capitolo,
Reverse Mountain che fa un po’ di chiarezza sulla geografia del mondo onepieciano, sorprendendo il lettore con trovate semplici ma sorprendenti come quella della montagna che titola il capitolo. Capitolo che implicitamente fa sorgere molti dubbi sulle cause della conformazione del pianeta di Rufy e compagnia: come mai a una così grande distesa di acque marine si contrappone un unico continente, apparentemente disabitato, dalla forma alquanto particolare e soprattutto dalle titaniche dimensioni (tanto che nessuno ha mai pensato, per quel che ne sappiamo, di raggiungere Raftel, presunta sede dello One Piece, semplicemente scalando la Linea Rossa)? La conformazione delle Calm Belt (oddio, il vignettone con i mostri marini!) e della stessa Reverse Mountain, sono un fenomeno naturale o meno? Almeno per il momento il tutto viene liquidato senza problemi, anche perché il lettore si porrà queste domande solo a mente fredda e di certo non alla prima lettura, visto il ritmo incalzante dei primi quattro capitoli.
Appena entrati della famigerata Rotta, infatti, i nostri s’imbattono (letteralmente!) in Lovoon, balena gigantesca che inghiotte la Merry e la ciurma, eccetto Rufy, in una inaspettata citazione a Pinocchio. Ma il cetaceo nasconde molto di più di un idilliaco paesaggio all’interno del suo ventre: è la storia di una promessa, fattagli dai suoi compagni pirata ormai morti dal primo all’ultimo. Una storia che Oda non lascerà cadere nel dimenticatoio dopo aver ottenuto un notevole
pathos (grazie anche alla stupenda reazione di Rufy), ma che saprà riprendere anche se a distanza di una quarantina di volumi, quando i Mugiwara saranno ormai a metà viaggio e fronteggeranno nuovamente la Linea Rossa.
Logpose è un'altra piccola chicca geografica, stavolta inerente la Rotta Maggiore e i modi in cui navigarla: un sistema in cui si respira un che di videoludico e che offre all’autore una varietà pressoché illimitata di luoghi e popolazioni, che sarà sfruttata a dovere.
Infine i tre capitoli finali ci mostrano le insidie della prima isola su cui approda la ciurma, affrontate splendidamente dal solo Zoro con una carneficina mostrata con una regia di prima classe (fenomenale la zoomata sui cactus giganti!) e che ha il pregio di non annoiare il lettore grazie alla originalità degli avversari (roftlone per la suora e il bimbetto…).
ONE PIECE 13
Tutto Bene!
La
bagarre a Whisky Peak continua, almeno per i primi quattro capitoli del volume: Zoro sbaraglia tutti gli avversari rimanenti, ma l’arrivo di due ulteriori agenti della Baroque Works rimescola le carte in tavola. Un’altra complicazione è data dal risveglio di Rufy (lollone le vignette che lo vedono insonnolito) che fraintende la situazione e inizia a combattere contro lo stesso Zoro, sbaragliando i due Number Agent appena arrivati prima casualmente, poi per fare
“un’ottima ginnastica” e infine perché il duo intralciava il regolamento di conti tra il Capitano e lo Spadaccino. Lo scontro è inserito da Oda per movimentare la già intricata situazione e, ovviamente, per fare scena; la “scaramuccia” viene interrotta da Nami (che secondo i classici stereotipi mangeschi in certe situazioni è in grado di prendere a mazzate individui che combattono contro balene gigantesche o che tagliano il cemento…) e non avrà risolti di alcun tipo: ma in futuro Rufy dovrà scontrarsi con un altro suo compagno e con conseguenze ben più rilevanti…
Tutto Bene! chiarisce finalmente la storia e l’identità di Miss Wednesday/Bibi e designa un futuro nemico dei Mugiwara: Sir Crocodile, membro della temibile Flotta dei Sette. Bibi si unirà dunque alla ciurma per lasciarla solo al termine della Saga di Alabasta, dopo aver accompagnato i nostri a Little Garden e a Drum, in una delle scene più emozionanti del manga.
Il capitolo successivo,
Percorso, presenta un personaggio cruciale per l’evoluzione di
One Piece, ovvero Miss All Sunday. L’identità misteriosa e ovviamente formosa fanciulla ci sarà più chiara in seguito (e andando più oltre, ne scopriremo anche il passato…): per ora basti sapere che lei è la chiave che introdurrà nel manga uno dei misteri più intriganti e meglio congegnati in assoluto, ovvero quello della Storia e dei 100 Anni Bui.
Con
Avventura a Little Garden si giunge alla seconda isola della Rotta Maggiore; è in
Grandissimo che scopriamo che questa è abitata da due Giganti, i guerrieri Dori e Brogi. Oda è magistrale nel narrare la loro vicenda e riesce ad aumentare al massimo l’empatia del lettore nell’ammirazione che hanno Rufy e Usop nei confronti dei loro gargantueschi amici e nei prinicipi che regolano il loro rapporto: l’orgoglio che difendono strenuamente e la vergogna in cui incorrerebbero Dori e Brogi se si sottraessero allo scontro non sono altro che la ripresa dei valori della Civiltà di Colpa e di Vergogna omeriche, incredibilmente adatti nel contesto e per nulla snaturati in quello che dovrebbe essere un semplice
shonen d’azione.
ONE PIECE 14
Istinto
La vicenda dei due giganti di Little Garden procede e il pathos raggiunge il suo culmine con
L’Orco Rosso Ha Pianto (umanissima l’espressione di Brogi nell’ottava tavola, esprime benissimo le emozioni contrastanti del guerriero) e con
Lo Sapevo. Il piano del sottile Mister Three, coadiuvato oltre che dalla partner Miss Golden Week dai redivivi Mister Five e Miss Valentine, sembra dunque volgere al meglio. Sembra, appunto, perché i protagonisti son tali mica per nulla e allo struggente crollo emotivo di Brogi (
“Perché non sono morto combattendo?”), che è l’apice delle reazioni dei capitoli precedenti si contrappone la risolutezza di Zoro (rotflone quando poi si mette in posa) e l’arrivo di Rufy, Usop e Karl. Lo scontro con Mister Three si risolve in poco tempo, mentre Miss Golden Week impegna maggiormente il Capitano, seppur tra il serio e il faceto: determinante sarà l’intervento di Usop, indice della risoluzione incrollabile (per quanto spesso sopita) del personaggio: il Cecchino le busca e non batte i suoi avversari ma riesce ugualmente a liberare Rufy dalla letale Colors Trap e predispone il necessario per disfare il Service Set di Mister Three, che stava per uccidere Zoro, Nami e Bibi.
L’esclusione di Sanji da tutto questo ha un suo perché: proprio durante lo scontro lo vediamo giungere nel covo di Mister Three e intraprendere una conversazione telefonica (o lumafonica? Vabbè…) con un pezzo grosso mica da poco… Mister Zero aka Crocodile della Flotta dei Sette.
Diario di Kobi ed Hermeppo [30 episodi – dal vol. 10 al vol. 14]: si conclude la seconda Miniavventura, dedicata alle vicende di Kobi ed Hermeppo, da poco reclutati in Marina. Vediamo crescere la loro determinazione (da una parte l’incrollabile Kobi, dall’altra Hermeppo che passa, dopo la fuga del padre, da scansafatiche a zelante lavoratore) e di come vengano accolti sotto la protezione del forte ed imprevedibile Vice Ammiraglio Garp, con grande perizia registica da parte di Oda, che voleva far pensare a una condanna di ammutinamento dei due quando Garp dichiara di volerli portare con sé nientemeno che al Quartier Generale della Marina. Sia Kobi che Hermeppo rientreranno molto avanti nella trama principale, assieme allo stesso Garp, di cui scopriremo un dettaglio non da poco…