
"Camera nove" è un numero che commuove.
Oltre a rappresentare una svolta per la continuity ratmaniana, prima limitata solo agli eventi passati, ora più serrata, prepara il campo per una seconda e più matura fase.
Rat-Man, ricoverato in ospedale esattamente dove l'avevamo lasciato al termine di Rat-Max, attraversa una fase di ripiegamento interiore: spaventato dal mondo esterno, pronto a rimpiazzarlo con altri supereroi nuovi di zecca, protrae oltremisura la sua convalescenza illudendo sè stesso di non essere ancora guarito.
Durante questa fase di stallo sfoga il suo eroismo latente prendendosi cura di un anziano abbandonato, il tenero signor Guglielmo, uno dei migliori personaggi mai sfornati da Ortolani.
Il numero ci immerge in una quotidianità fatta di piccole schermaglie per poi concludersi tristemente la notte in cui il signor Guglielmo si spegne e Rat-Man decide di riprendere il suo posto nella società.
Un numero meraviglioso in cui Leo si esprime al massimo.
Rat-Man #47: Scuola di Fumetto

Sembrava fosse già stato detto tutto sul metafumetto e invece qualcosina ancora da dire c'è. Non che l'idea mi entusiasmi, avrei preferito vedere la quadrilogia di Dio come l'Apice del discorso cominciato con R-Files e invece no...
Il rischio è che Ortolani finisca per marciarci sopra e che questo vada a scapito del resto. Eppur mi fido, Leo ha promesso che dopo il #50, avremo una nuova trilogia (Rat-man: anno uno) e poi sarà dato il via alla lunga marcia che ci porterà all'ancora lontana conclusione.
Scuola di fumetto è un numero un po' boh. La storia, oscillante tra sogno e ricordo, sembra essere buttata un po'lì e non si capisce bene dove voglia andare a parare. Forse il problema è che siamo in una fase di transizione e la sproporzione tra numero di tavole e carne al fuoco ivi inserita non aiuta un Leo ormai abituato a strutturare le sue idee migliori in grandi saghe.
Eppure a me questo numero non è affatto dispiaciuto. Il protagonista è ancora una volta il ratman attore e non il supereroe che conosciamo. Apprendiamo inoltre che i fumetti "niubbi" hanno le sembianze di scarabocchi infantili, e che solo attraverso appunto la scuola del titolo giungono "a maturazione".
Il finale lascia il lettore confuso, non tutto viene spiegato. I ciechi probabilmente rappresentano cloro che non capiscono il fumetto, ma allora perchè Tristazzi non ha gli occhi? Secondo me tutto andava spiegato un po' meglio, ma è anche vero che così ci ha guadagnato l'atmosfera.
In appendice, due tavole inedite, l'ultima burba e il buon vecchio star rats episodio 1.
Rat-Man #48: Rat-Man & Friends

Allordunque, il tanto atteso decennale è giunto ed ecco la tanto annunciata multistoria.
Rat-Men (Ortolani): 6 tavole introduttive che inaugurano egregiamente l'albo. La gag delle mentos è vecchia (utilizzata anche nella trilogia del ritorno), ma sempre godibile; il "mi dia una trilogia" di pagina 4 rocsa tantissimo.
Senzappello (Cavalli/Cantù): graficamente interessante assai. mi è piaciuta l'impostazione iperstilizzata di Tartakovskiana memoria e l'atmosfera videoludica. Belli anche i grigi (i chiaroscuri, non gli alieni). La storia invece non mi ha granchè entusiasmato. L'idea del giudice col martellone è non poco intrigante ma viene portata avanti a suon di battute non sempre all'altezza. Nota di demerito: completamente sballata la caratterizzazione di Clara; la moglie di Bracco tradisce, sì, ma lo fa con uno spirito diverso. é fondamentalmente una donna malinconica, divorata dai sensi di colpa, e malgrado tutto, ama suo marito. é un personaggio straordinario e paradossalmente poetico. vederla tratteggiata così mi ha urtato.
C'era una volta...(per una volta) (Clod): Veramente Pessima questa. Uno spunto banale portato avanti a suon di gag straabusate. Non mi ha strappato alcuna risata. Da dimenticare.
Contratto col Ratto (Bonfatti): Il CAPOLAVORO del numero. Uno sfogo, un omaggio, una dichiarazione d'intenti e soprattutto una pacca sulla spalla per Leo. Più metanarrativo ancora della stessa quadrilogia di Dio, Contratto con il ratto parla di Contratto con il ratto. e lo fa toccando varie tematiche, tra le quali spicca la necessità di chiudere un fumetto quando non ha più nient'altro da dire. Bonfa in questo si dimostra solidale con Leo.
La definizione che lo stesso Bonfa, poi, fa di Cattivik, come di un fumetto "sfruttato in tutti i modi ma su cui si è investito ben poco per svilupparne le potenzialità", mi trova pienamente concorde.
Molti si son lamentati della sovrabbondanza di dialoghi. Non che sia necessariamente un difetto, devo ammettere però che tutti quei balloon affaticano un po' il lettore. Sottigliezze cmq.
Sacrifici (Ampollini/Soffritti) : Rat-Man Disney! WoW!! Esalto a parte, Sacrifici fra tutte è la storia che più sente il bisogno di aggiungere qualcosa a quanto già detto da Leo.
Si colloca infatti in quella che ormai viene considerata la continuity-bis, quella del Rat-man attore visto nella Quadrilogia di Dio, di cui Sacrifici è un ideale prequel. La seconda tavola infatti riprende l'idea della gavetta di Rat-Man e cita i Peanuts, Asterix e Topolino...
Storiella assai gradevole che chiude in bellezza l'albo.
Complessivamente ne sono assai soddisfatto...
Speciale Rat-Man: Star Rats - Episodio 1

Dunque. Quel che intendevo dire poc'anzi è che ad Ortolani IMHO la dimensione della parodia oramai sta stretta. E non solo a lui, anche al lettore, ormai abituato a trovare in ogni sua storia ben altro che semplici sberleffi.
A me questo terzo specialone è piaciuto. Trovo però assurda l'idea di non parodizzare l'intera trilogia, creando così una notevole sproporzione se si ripensa al primo star rats.
Di conseguenza, confrontandolo col suo denso gemello, quest'albo appare fin troppo spoglio.
Per il resto le genialate ci sono, prima fra tutte la scena del pupazzo, o il naso finto.
L'articolo in fondo dice la sua sulla minaccia fantasma. peccato che cerchi di dare un valore oggettivo a semplici constatazioni da nerd deluso.
In conclusione, dobbiamo aspettarci altri due albi?
perchè la storiella anteprima non viene considerata?
mah...
Rat-Man #49: L'Ombra su di Me

L'ombra su di me è forse ancor più di Camera 9 il manifesto della fase intimista di Leo Ortolani.
Personalmente parlando non mi ha deluso affatto. Sapevo cosa aspettarmi.
é una storia che può essere vista sia come primo episodio di una trilogia che come terzo di una pentalogia, una storia che non fa che confermare come in questo momento Ortolani sia tutt'altro che povero d'idee. Proprio a causa di questo suo fermento creativo, infatti, i piani tanto sbandierati nel mesi scorsi sono mutati radicalmente. Due mesi fa non se ne sapeva neanche il titolo, e tutti erano sicuri che sarebbe stata una storia di passaggio in attesa della trilogia di Anno Uno; adesso le cose sono evidentemente ben diverse. Forse è stato proprio questo contrattempo creativo la causa della penuria di avvenimenti del numero. E forse l'Ombra su di me è una storia preparata in fretta e furia, nulla più che un assaggio di ciò che questa trilogia imprevista ci riserverà poi. In quest'ottica la leggerezza del numero non è che un piccolo prezzo da pagare.
Andando nel dettaglio: Il grande Nascondini. Inizialmente pensavo avesse direttamente a che fare con l'Ombra, fosse il primo uomo ad esserne stato avvolto. Ma è assai più probabile l'ipotesi che non sia altro che un esempio qualsiasi di potere, e che quindi non ne sentiremo più parlare. Ipotesi avvalorata dalla leggerezza quasi eccessiva con cui la scoperta del potere di Aron viene trattata.
La sequenza dei sinistri sei è stata forse messa lì per riempire quattro pagine. Cerca di emulare il vecchio stile di Ortolani. non se ne sentiva troppo il bisogno, ma il suo scopo lo raggiunge in pieno.
In conclusione ci tengo a ripetere che un numero così leggero sia stato una sorta di male necessario per spianare la strada a ciò che verrà poi. Ho una fiducia smisurata in questo nuovo progetto di Leo.
Sapore di Sale la conoscevo bene. La trovo un gioiellino.
Un po' fiacche stavolta le strisce dell'ultima burba...
Rat-Man #50: Il Migliore!

Direi che a questo punto la svolta è avvenuta. Il numero 49 acquista adesso una nuova luce, non certo un numero vuoto ma una vera e propria dichiarazione d'intenti.
La struttura è mutata, e d'ora in avanti si potranno giudicare i numeri solo in base al loro potenziale o col senno di poi. Perchè, esattamente come il precendente, in sè questo numero dice poco, finalone a parte, ma fa ben capire quali siano le intenzioni dell'autore.
Ci si addentra sempre più nella psicologia ratmaniana, questa volta con l'aiuto di flashback che ripropongono vecchi personaggi come Il pipistrello, il Drago e L'Eroe col costume da Ragno.
La continuity si fa sempre più serrata ed ecco emergere alcuni particolari che danno profondità ad elementi inzialmente "solo" umoristici. Il coma di Rat-Man ad esempio. Provocato dal pestaggio di un bambino, il coma doveva solo essere un espediente per concludere Ratmax. In Camera 9 già la cosa acquistava profondità, ed ecco adesso Ortolani fornirci la data esatta di inizio e fine del coma collocandolo durante i numeri della Quadrilogia di Dio, ambientata, guarda caso, in un altra continuity.
Torna Il grande nascondini. Si pensava fosse solo un esempio deliroso di persona con poteri e invece no; ha un suo perchè. Inizialmente pensavo fosse il primo uomo-ombra, ma visto che alla sua seconda apparizione non ne parla ancora comincio a dubitarlo.
Il finale è spettacolare, nella splash-page appare quello stesso Guardiano visto al termine della Quadrilogia del Supereroe.
Siamo prossimi a una maturazione definitiva. E sebbene non sia un numero apertamente celebrativo (gli unici riferimenti al numero tondo si hanno nell'editoriale di Plazzi) possiamo notare come la "celebrazione" avvenga dietro le quinte della storia, a un più alto livello di lettura.
Poi ci sono le Comixisters, una vecchia striscia di un Leo ancora acerbo, divertenti ma niente di che.
L'interessamento di Leo e il varo di una nuova rubrica a tema fa ben sperare per la serie animata del ratto e il Rat-Man/Stemboat Willie è Sbavv. Inoltre il titolo del primo episodio "Il silenzio dei Ratti" rievoca le tematiche parodiche delle prime storie del ratto.
Ultima Burba e mail nella norma.
Rat-Man #51: La Fine di Rat-Man!

Sembra ormai da tre numeri a questa parte che l'unico commento possibile che si possa fare ad un albo di Rat-Man consista nell'avvertire una svolta che da tempo è nell'aria.
In questo numero però la svolta avviene sul serio: per salvare la città Rat-Man decide di rinunciare a sé stesso. Al cospetto dell'ombra si toglie così il costume mettendo fine alla sua storia. Ma dove finisce la storia di un eroe inizia la leggenda sembrerebbe suggerire l'allegoria del Grande Nascondini che chiude l'albo. A un numero dal giro di boa che dovrebbe portare il giornale al traguardo dei cento ecco il vero numero della svolta. Non si sa bene cosa farà adesso Leo Ortolani; probabilmente lascerà il suo personaggio in stand by per i prossimi sei mesi e inizierà la tanto attesa trilogia di Rat-Man: Anno Uno, al termine della quale sarà passato un quantitativo sufficente di tempo per poter rimettere in pista il suo eroe. Ma fare previsioni è inutile, Leo spiazza sempre e comunque. E lo fa anche in questo numero: chi si aspettava sconvolgenti rivelazioni su Valker e gli uomini ombra rimarrà deluso, perchè questa trilogia si conclude coerentemente all'insegna del minimalismo introspettivo che aveva caratterizzato i primi due episodi. La fine di Rat-Man, introdotto dalla tanto attesa copertina che cita "Spiderman: No More!", conta addirittura e in via del tutto eccezionale 50 tavole, la metà delle quali improntate alla ricapitolazione. Succede davvero poco in questa storia, anzi l'avvenimento è unico, e occupa solo la seconda metà. Dedicare altre 25 pagine ai soliti flashback commiserativi mi è parso francamente un po' eccessivo, come mi è stonato il fatto che Rat-Man si rifugiasse a casa di Brakko per ben due volte. Si poteva sintetizzare. Tuttavia è una sproporzione che si fa ben presto perdonare di fronte alla poesia con cui Leo descrive il rapporto di Rat con la famiglia Brakko. Una delle storie migliori del ratto, che potrebbe idealmente concludere la saga se non sapessimo che non è così.










