Questo volumozzo lo troverò insieme a Powerless, Paper Mario e Resident Evil 4 sotto l'albero la mattina di Natale.
Cosa mi devo aspettare? Sono graditi commenti/recensioni/giudizi a tempo perso.
Edit: L'ho letto. Ordunque:
L'ho trovato un opera che, per quanto straordinaria, non ha eguagliato Watchmen nel mio immaginario. Si compone di tre libri, ognuno composto da più capitoli che, brevissimi, descrivono con maestria tanti piccoli momenti della lotta di V. contro un fascismo futuristico, e un po' surreale. Genialissima l'idea di rappresentare il regime dando ad ognuno dei suoi dipartimenti il nome di una parte del corpo, come a volerne mostrare la grandezza e insieme la vulnerabilità. Ogni capitoletto è una specie di epifania, che solo nel finale riesce a dare un senso al suo sibillino titolo.
L'opera si apre con L'Europa dopo il regno, primo dei tre libri, che ha una funzione introduttiva. Ci mostra V, le sue prime rappresaglie e pone le basi del suo rapporto con la seguace Evie. Oltre a loro sfila un teatrino di uomini del regime, figure volutamente fiacche e tristi, che si affannano per poi veder puntualmente delusi i loro sforzi e crollate le proprie certezze.
L'apice del nichilismo di Moore viene raggiunto in Un Vile Cabaret, il secondo libro, che narra il temporaneo distacco dei due protagonisti. Per Moore la condizione che più si avvicina alla felicità è l'atarassia, e il fittizio internamento di Evie in un campo di concentramento ad opera di V. suggerisce che solo dopo essersi spogliati di tutto (sia mentalmente che fisicamente) si può raggiungere la vera comprensione. E' proprio in quest'inno alla tabula rasa che l'opera ha la sua parte migliore, con un Moore particolarmente ispirato che sforna dialoghi colmi di frasi a effetto inserendoli ad arte in una sceneggiatura perfetta. Il terzo e ultimo libro, La Terra del Fà-Come-Ti-Pare, che descrive il disgregarsi del regime, colpito al "cuore" da V. mi è invece sembrato quello più sottotono, con un andamento un po' confusionario e un finale non esaltantissimo.
Al tratto di LLoyd, fin troppo ombreggiato per i miei gusti, ci si abitua dopo poco. La forza dei dialoghi di Moore poi fa il resto, rendendo l'opera assai scorrevole. Mi è però capitato più volte di non riuscire a riconoscere subito le fisionomie di alcuni personaggi minori che costituiscono lo sfondo di questo desolante futuro anteriore, e la cosa ha non poco interferito nel mio gradimento verso il libro terzo.
Sottigliezze e gusti personali a parte, rimane inequivocabilmente un 'opera splendida.







