
Gli anni '90 sono iniziati, e con essi il cosiddetto "Rinascimento Disney". Come La Bella e la Bestia che lo precede e Il Re Leone che seguirà, anche Aladdin si becca una buona dose di successo, tale da inscriverlo direttamente tra i "fab four" della prima metà del decennio. E giustamente, visto che oltre ad epicità, musica e sentimento questo film offre anche una massiccia dose di umorismo, elemento da sempre molto gradito al grande pubblico, e molto caro anche a John Musker e Ron Clements, già registi di Basil l'Investigatopo e La Sirenetta, e futuri autori di Hercules, Il Pianeta del Tesoro e La Principessa e il Ranocchio.
Benché l'intero cast, antagonista incluso, si prodighi per offrire momenti assolutamente comici, Il personaggio umoristico per eccellenza è uno e uno solo. La scelta intelligente - e per certi versi ovvia - di offrire il ruolo della "spalla comica" al Genio della lampada, personaggio assolutamente centrale, rende il film il capolavoro che è. Mai si era visto sullo schermo un simile personaggio: modellato da Eric Goldberg sullo stile del caricaturista Al Hirschfeld, come sarebbe avvenuto poi anche per la Rapsodia in Blu di Gershwin in Fantasia 2000, questo meraviglioso caratterista (che guarda caso è proprio blu!) ha il volto dell'istrione Robin Willams, suo doppiatore, e la voce italiana di un incredibile Gigi Proietti. Le sue molteplici trasformazioni e citazioni velocizzano i ritmi del film, rendendo le scene più fluide che mai, e a dir poco indimenticabili le due energiche sequenze musicali di cui è protagonista, le fantasie visive Friend like Me e Prince Alì.
Sarebbe però ingiusto dire che questo film si regge solo sul Genio, visto che quest'ultimo entra in scena solo in fase avanzata e che buona parte del film è portata avanti da un cast veramente brillante: i due protagonisti Aladdin e Jasmine sono infatti stati supervisionati rispettivamente da Glen Keane e Mark Henn mentre Jafar, creato da Andrea Deja, è un villain assolutamente impeccabile: apparentemente serioso e elegante, crea uno straordinario effetto comico quando si lascia trasportare dalle emozioni, scomponendosi fino a sfiorare il ridicolo. E va pure citato il sottobosco narrativo fatto di spalle comiche e animalesche che arricchiscono il panorama visivo, come la scimmietta Abu, il pappagallo Jago, la tigre Raja o il Tappeto, vero e proprio prodigio di computer grafica che rappresenta un grande traguardo per l'epoca. Insomma, il comparto visivo è assolutamente di prim'ordine: colori, effetti, recitazioni carismatiche e animazioni più dinamiche che mai, dimostrano che lo staff del reparto animazione è cresciuto molto, certe sbavature viste nella Sirenetta e ne La Bella e la Bestia sono qui notevolmente diminuite e il tutto contribuisce a rendere ancor più "magnetico" lo stile Disney.
Gran parte del merito di un film così riuscito inoltre va ad Alan Menken e Howard Ashman, qui alla loro ultima collaborazione prima della morte di quest'ultimo, che verrà rimpiazzato in corso d'opera dal bravissimo Tim Rice: il frutto di questo peculiare incontro tra geni è una colonna sonora intensa e variegata, con una personalità unica, data dall'incontro tra i prevedibili temi arabeggianti e...le sonorità jazz! Questa natura ibrida è evidente in One Jump Ahead, il frenetico tema di presentazione di Aladdin, nelle due sovracitate canzoni del Genio, Friend Like Me e Prince Alì, e nel reprise di quest'ultima ad opera di Jafar, che perpetua in questo modo la tradizione, tipica del "rinascimento", della villain song. Discorso a parte lo merita la canzone introduttiva Arabian Nights, sorta di ouverture nelle magiche atmosfere da mille e una notte, modificata nel 2004 a causa di una strofetta considerata politicamente scorretta nei confronti del popolo arabo, e la melodica A Whole New World, il tema d'amore, romantica e spettacolare sequenza ricolma di autocitazioni e anticipazioni di ciò che la Disney (e non solo) avrebbe proposto al pubblico di lì a poco, e che avrebbe fatto vincere al film uno dei suoi due Oscar per la colonna sonora. In occasione dell'uscita in dvd del film qualche anno fa, è stata rimessa a nuovo pure una canzone molto significativa, Proud of Your Boy, composta da Menken e Ashman, e scartata dal film in una fase ancora preliminare della produzione. Il brano è veramente intenso ma purtroppo questo non gli è valso l'inserimento postumo all'interno film (cosa invece avvenuta nelle edizioni estese de La Bella e la Bestia, Il Re Leone e Pocahontas) dato che risaliva ad una stesura del film molto diversa da quello che sarebbe stato poi, dato che insisteva molto sul rapporto tra un Aladdin molto più giovane e sua madre, personaggio di cui nel film non è rimasta traccia.
Questa terza opera di Musker & Clements, caratterizzata da un umorismo tanto marcato e un'impronta grafica tendente alla stilizzazione, si rivela quindi una delle proposte meglio accolte dal pubblico di questa Disney in piena rinascita, e a testimonianza di un così grande successo stanno una serie televisiva e ben due direct to video, Il Ritorno di Jafar e Aladdin e il Re dei Ladri. Aladdin avrebbe aperto dunque la strada ad un nuovo tipo di produzione, quella dei cosiddetti sequel a basso costo (cheapquel) prodotti dagli studi televisivi, strada che pochi anni dopo sarebbe purtroppo diventata uno dei punti forti del programma dirigenziale di Michael Eisner.













