
Un film di Todd Haynes.
Con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, David Cross, Bruce Greenwood, Julianne Moore, Michelle Williams.
Genere Musicale, colore 135 minuti. - Produzione USA 2007.
Un film passionale, astratto, visionario, dallo spirito più figurativo, musicale e letterario che non specificamente cinematografico; un collage fatto di libere associazioni mentali, di sensazioni, di suoni immersi in un flusso narrativo concettualmente molto denso e difficile da districare.
I’m not There somiglia più ad una canzone che ad un film vero e proprio, ricco com’è di rimandi, di citazioni, di immagini oniriche; un ritratto appassionato che tenta di raffigurare più che di raccontare la personalità artistica ed umana di Bob Dylan.
Sembra quasi di non vedere un film ma di sfogliare una rivista di musica o un libro illustrato da fotografie bellissime, attraverso uno sguardo ricco di amore per l’arte, la bellezza, i colori, le persone.
I’m not There è un film che sceglie felicemente di essere non lineare ma anzi irregolare, furiosamente lirico, spesso visivamente eccessivo e segnato da momenti di verità emotiva fortissima: la malinconia di Claire-Charlotte Gainsbourg davanti alla tv in una casa semivuota, l’emozione di Jude-Cate Blanchett di fronte ad Allen Ginsberg e la sua irruenza sul palcoscenico, lo spaesamento di Billy-Richard Gere.
Todd Haynes osserva Bob Dylan, lo ritrae da angolazioni diverse e in questo sembra quasi uno scultore o un fotografo al lavoro intorno ad un modello; lo studia con passione ma sa di non poterlo rappresentare, sa che ogni caratterizzazione che tentasse di essere realistica finirebbe irrimediabilmente per essere vuota e banale. E allora lo scompone nei corpi di sei attori, lo lascia incarnarsi nella musica che riempie quasi ogni scena, nel colore o nel bianco e nero della fotografia.
Non c’è Bob Dylan come uomo in I’m not There, né come semplice personaggio cinematografico. C’è Bob Dylan come idea, come spirito musicale, come presenza concreta nella mente e nel cuore di chi lo ama; ed è appunto un’idea quella che i sei attori interpretano, non una persona di carne e sangue ma bensì un concetto, un approccio mentale alla vita e all’arte, un modo di essere in un certo tempo e in un certo luogo.
Haynes rincorre il suo Dylan, tenta letteralmente di disegnarlo sullo schermo: il risultato è un film talmente ricco da stordire e forse confondere, ma anche così affascinante, così vibrante dal punto di vista figurativo e musicale da essere, nonostante l’astrazione stilistica che lo contraddistingue, profondamente poetico, emozionante, sincero.

