Riprendo dopo la pausa estiva con tre bei numeri:
Il Puffo Selvaggio (T.Culliford-Parthoens/Maury): Stavolta si abbandona un po' la formula satirica che ha caratterizzato
Il Puffo Finanziere e
Dottor Puffo per un genere di storia diverso, meno schematico e più avventuroso. Meno geniale ovviamente, ma variare il menu non può far che bene: viene quindi introdotto il Puffo Selvaggio, quello stesso Puffo che figurava spesso e volentieri nel cast della serie televisiva del periodo intermedio (quella con la sigla che faceva Puffi Qua, Puffi Là, ma non li troverai etc), di cui mi ero sempre chiesto la provenienza. E francamente molti dubbi emergono a questo punto sul rapporto tra il fumetto e il cartone: abbiamo infatti visto spesso e volentieri nella serie animata venir utilizzati alla follia alcuni personaggi "particolari" come Selvaggio, Baby Puffo, i Puffolini, Nonno e Nonna Puffa, Cucciolo, Agatha, Madre Natura, Padre Tempo o Lenticchia. Addirittura per un bel periodo questi personaggi hanno soppiantato quasi del tutto il cast più classico. Raramente queste new entry sono apparse nel fumetto, e quando l'hanno fatto è stato per venir fugacemente introdotti e poi dimenticati. I Puffolini, Baby Puffo, Buegrasso e Padre Tempo sono apparsi (vabbè l'ultimo è stato solo menzionato) nelle storie principali su Spirou mentre Cucciolo, Madre Natura, Agatha invece hanno avuto il loro battesimo nella produzione "plebea" del mensile per bambini dedicato ai Puffi. Di Lenticchia, Nonno e Nonna Puffa non ho notizie. Fattostà che il motivo del loro uso (o non uso, a seconda dei media) non è mai stato spiegato. E ora tra capo e collo spunta questa storia dedicata ad una new entry, in un periodo in cui col progetto graphic novel cartonate si vuole prendere le distanze il più possibile dalla modernità che aveva infettato gli ultimi numeri. Tralaltro la storia è del 98, mentre gli episodi in cui appariva il personaggio risalgono a parecchio prima. Qual'è il motivo di uno scarto temporale così grande? E le origini qui descritte sono in linea con quelle del cartone?
Quesiti filologici a parte, la storia non presenta chissà quale guizzo geniale, ma ha un'andamento trasognato, naturalistico e a suo modo poetico. Più che sull'introduzione del personaggio, il tutto gioca intorno ad un incendio estivo e quanto possa accadere alla foresta (e al villaggio rimasto sprovvisto dell'incantesimo che lo proteggeva) nell'anno che segue e che vede la naturale ricrescita delle piante. Il Puffo Selvaggio non è altro che un souvenir che i Puffi si portano involontariamente dietro da un viaggio al limitare della foresta per combattere la carestia che si preannuncia ora che le provviste sono sparite. E attorno al suo processo di pseudocivilizzazione si dipanano altre vicende, tipo la sorte del villaggio, rimasto privo dell'incantesimo antifurto che lo proteggeva dagli umani, le peripezie di Gargamella, l'autoesilio dei Puffi etc. Una storia frammentaria se vogliamo semplice a livello di trama che però ha il gran pregio di immergerci in un'atmosfera naturalistica che forse mancava dai tempi del Re Puffo.
Nota di continuity: interessante notare come nel flashback che narra le origini del Puffo Selvaggio, la sua nascita avvenga in una notte di luna blu come fu per Baby Puffo, come a voler sottolineare che prima della creazione della Puffetta fosse questa la maniera di venire al mondo per un Puffo. E ancor più interessante che nel racconto sia mostrata la precedente generazione di Puffi, alla quale dovrebbe appartenere il Grande Puffo, ma di cui non è ben chiara la sorte.
La Minaccia Puffa (T.Culliford-Parthoens/Maury): Di nuovo la formula satirico-sociale, questa volta miscelata con una componente d'azione piuttosto pronunciata. L'idea dei Puffi malvagi, che fanno da contraltare e da "buon" esempio agli incattiviti Puffi buoni è veramente deliziosa. Una satira allo specchio, insomma. Le trovate sono di livello piuttosto alto, si respira l'aria del fumetto intelligente. Giusto il finale è un po' veloce, ma si perdona di fronte alla scenetta del Grande Puffo malvagio che fa discorsi dittatoriali, o a quella del litigio tra le due Puffette. Per il resto ben poco da segnalare, se non un uso corretto del personaggio di Forzuto, che con pochi cenni è caratterizzato molto bene. Ed è parecchio difficile caratterizzare bene un Puffo visto che renderlo tridimensionale sarebbe fuori luogo, e renderlo troppo bidimensionale pure.
Il Progesso Non Si Puffa (T.Culliford-Delzenne/Borecki-Garray): Toh, la squadra di autori responsabili della rinascita si rinnova. Il figlio di Peyo rimane, mentre il cosceneggiatore e il comparto grafico cambiano. Questo di certo non si traduce in un calo della qualità generale, che rimane fissata su altissimi standard, ma non si può non rilevare un leggero cambiamento stilistico. L'episodio si potrebbe dividere in due parti, la prima ricalcante le dinamiche satirico-sociali già conosciute, in cui il villaggio cade preda della febbre da progresso, impigrendosi sempre più, e la seconda più avventurosa per certi versi simile alle recenti storie in cui i Puffi venivano schiavizzati e fatti prigionieri. Peccato che letta subito dopo
La Minaccia Puffa l'effetto novità cali non poco. Le differenze sceneggiatorie saltano all'occhio esaminando l'umorismo, che qui è meno satirico e più improntato sullo scambio di battute (siamo lontani dai brainwashing del Puffo Dottore, anche se Grande Puffo che si irrita sentendosi chiamare vecchio fa sorridere non poco). Di contro si avverte una maggior filologia, in senso sincretistico, visto che riappaiono dopo tanto tempo i Puffolini, il Grande Puffo si riferisce alle "lezioni del passato" e si menziona (piuttosto tristemente direi) il Puffo Robot. Infine i disegni sono parecchio differenti: i Puffi sono disegnati più grandi, si avverte un dinamismo maggiore e una certa voglia di sperimentare (la visuale a "volo d'uccello" del Villaggio nella vignetta di ritorno del Grande Puffo è bellissima). Insomma, pur preferendo forse quello vecchio non mi sento assolutamente di demonizzare questo nuovo team visto che la confezione rimane la medesima.