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Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 17:39
da PORTAMANTELLO
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 17:59
da Blonde
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 19:57
da Francesco F
sbavosbavosbavo anch'io...
e ora mi domando... il collegamento con il titolo "Io sono leggenda" quale sarà? E noi (io) che pensavamo fosse un'altra parodia...
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 21:07
da DeborohWalker
Macchè parodia!
Qui si parla di una pentalogia che, a detta di Leo, avrà lo stesso valore che Born Again di Miller ha avuto per Daredevil.
Insomma, robetta.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 21:08
da Valerio
Pentalogia???
Sarebbe una novità. Ma non stanno iniziando ad essere troppe queste -gie?
Inviato: giovedì 08 novembre 2007, 21:17
da DeborohWalker
Bè, Leo ha sempre detto di voler alternare una saga e un blocco di storie autoconclusive.
E la storia in due parti parodia di 300 possiamo considerarla tranquillamente come due storie autoconclusive, dato che non portano avanti più di tanto la continuity ratmaniana...
Certo, una volta in un anno c'erano 3 autoconclusive e una trilogia, ora le storie autoconclusive stanno diminuendo, e le saghe si stanno allargando, ma siamo nella cavalcata finale, la metà è già passata, e il finale e più vicino di quanto possiamo renderci conto, quindi mi sembra normale che Leo si concentri su queste saghe.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: lunedì 12 novembre 2007, 21:40
da PORTAMANTELLO
Rat-Man # 63
E già il titolo è geniale. +1, che completa il precedente 299, è un titolo così folle che solo un genio poteva veramente sceglierlo per la seconda parte della sua parodia di 300. Ed è ancora più geniale il fatto che alla fine il 299+1 non si limiti alla mera parodia ma trovi una giustificazione nella storia stessa.
Una storia che sicuramente supera le aspettative, notevolmente abbassatesi dopo le perplessità sollevate da 299 e che ci presenta un Leo meglio calatosi negli stilemi milleriani, a livello narrativo ma soprattutto a livello grafico, senza rinunciare a guizzi di personalità. L’amalgama del tutto è senza dubbio apprezzabile e scene epiche si alternano a lunghe gag (la sequenza del Mostro dura ben 10 tavole in widescreen!) senza stonare dando adito ad effetti ammirevoli. Ma è indubbiamente il finale a colpire, un finale che oltre a presentare un inaspettato colpo di scena presenta un Rat-Man inedito, che riesce a incarnare i valori della Sparta antica senza fastidiose ampollosità, soddisfacendo appieno il lettore che già ha fatto propri i tormentoni della storia. +1 completa alla perfezione 299 giustificando sì la parziale delusione del numero passato ma facendo sorgere ulteriori dubbi sul perché questa bilogia non sia stata collocata su albi appositi come i precedenti Il Signore dei Ratti e Star Rats, dove avrebbe sicuramente trovato spazi più consoni, che avrebbero permesso anche uno sviluppo migliore della trama.
E prossimamente Io Sono Leggenda, il primo capitolo di una pentalogia. Con tanto di copertina che cita esplicitamente il disneyano Mickey Mouse sullo storico Steamboat Willie, copertina che già sta incuriosendo e facendo discutere. Sbavo.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: lunedì 19 novembre 2007, 18:10
da Valerio
Rat-Man #63: +1
Fermo restando che io sono tra quelli che avrebbero preferito veder dispiegarsi questa parodia in un albo a parte, così come era stato per Star Rats e il Signore dei Ratti, e fermo restando anche il fatto che era stato tra quelli che non è che avessero letteralmente adorato 299 (troppa voglia di continuity in noi rattofili, per accontentarci di quelle poche pagine parodiose), devo dire di essermi ricreduto anche stavolta. Come molti del resto. Perchè alla fine è sempre la solita vecchia storia: se un autore dimostra di avere qualcosa da dire, di lui bisogna fidarsi. Bisogna lasciargli il tempo di dire quello che ha in mente, ci voglia un quarto d'ora o quattro mesi. Poi magari aspettarlo al varco con un bastone, ma non è questo il caso. Perchè anche stavolta Leo aveva qualcosa da dire: questa bilogia non era un semplice 300 con dentro Rat-Man. O meglio si trattava, sì, di questo, ma per capire il senso dell'operazione bisognava solo aspettarne il finale. Un finale dolceamaro, dedicato a tutti quelli che nella vita restano indietro, dedicato ai disadattati, dedicato quindi al personaggio di Rat-Man. La morte che mette sullo stesso piano tutti quanti e finisce per annullare le differenze sociali. Tutto trattato con una delicatezza e uno humor a cui fare tanto di cappello. Mai quattro facciate riuscirono a spiegare così bene l'intero significato di un'opera, e si capisce fin troppo bene perchè la Panini si sia piegata all'Arte di Ortolani giungendo ad aumentare di due tavole la foliazione dell'albo. Un albo che oltre a questa storia non offre nessun'altra pagina a fumetti, e francamente a termine lettura non se ne sente proprio il bisogno.
Next: Io Sono Leggenda. Con il ritorno alla continuity, e soprattutto dopo due anni di limbo con l'attesissimo ritorno sulle scene del personaggio che dà il nome alla testata.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: venerdì 11 gennaio 2008, 11:42
da Bramo
Era febbraio 2007, quasi un anno fa. Il 20 per la precisione. Per quanto non avessi ancora Internet e quindi non avessi accesso ai vari rumors, qualcosa era già nell'aria e lo avevo intuito, ma speravo fosse una sensazione sbaglaita. Invece era giusta. PK Reloaded chiudeva, così, negandomi non solo la collezione completa della prima serie ma un appuntamento periodico con avventure supereroistiche di qualità. I mesi successivi furono errabondi, mi rifugiavo nelle storie classiche di Barks e Gottfredson, rileggevo i vecchi numeri di PK... infine arrivò agosto, e con i cartoni animati di Rat-Man ho subito capito chi doveva sotituire il Pikappero nel suo ruolo.
Iniziai a prendere un numero del Color special, presi quello della Collection in edicola al tempo, presi Tutto rat-man, e pian piano ecco che ho racimolato non certo tutti i numeri ma molti di quelli più belli e fondamentali (le n-logie su tutte, ma anche le conclusive importanti e divertenti) ed ecco che ho trovato un nuovo personaggio a cui essere devoto.
Rat-Man mi ha catturato non tanto perchè lo consideri sotituto di PK (in effetti sono due personaggi e due universi diversi per molti motivi) ma perchè fa dell'ironia spesso demenziale la base delle avventure del Ratto, costruendo però anche delle trame mai banali o scontate, anche quando sono parodie hanno un tocco che fa capire che sono "made in Ortolani", e in più inserendo quasi sempre temtiche di fondo senza essere moralista o ipocrita. Perchè viene facile ridere sulla stupidità palese del ratto (e spesso è proprio quella l'unica intenzione) ma a volte Ortolani ci fa capire che dietro un personaggio apparentemente solo classico "scemo del villaggio" si può nascondere molto di più, come la botnà, l'umanità, sentimenti importanti e anche riflessioni profonde, attraverso Rat-man stesso o attraverso i comprimari della serie. E' un po' il meccanismo di Scrubs, comunicare sentimenti ed emozioni tramite le risate più sguaiate. E dove Scrubs in un episodio faceva del meta-telefilm, ecco che spesso Ortolani sfrutta il suo fumetto per riflettere sul mezzo stesso che usa per comunicare la sua creratività (la quadrilogia di Dio e altre storie metafumettistiche come La gabbia).
Questi sono i motivi che mi hanno portato a diventare un fan accanito del Ratto!
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: venerdì 11 gennaio 2008, 21:43
da Bramo
Credo che anche da parte mia meriti una recensioen a sè la bilogia rattiana "299+1".
Come molti hanno analizzato, è una vicenda complessa e inedita nelle storie del Ratto, e infatti ha sollevato molte opinioni anche per via dell'eccezionalità dell'evento.
Infatti leo Ortolani non si limita a proporci una parodia come in passato ha fatto con Il singnore dei Ratti o Star Rats o Ex-Men, nella quale io rivedevo gli stilemmi usati nelle parodie Disney, e cioè nelle quali i personaggi del libro/film parodiato venivano intepretati dai persoanggi storici della serie (come nelle parodie Disney si rivedevano paperino, Gastone, i nipotini, paperina ecc. a reinterpetare i ruoli dei capolavori del passato): la grande innovazione sta nell'inserire personaggi che sono proprio quelli del "300" al quale si ispira, tranne ovviamente Rat-Man nel ruolo di Skrotos. Perfino i musi di scimmia non sono per tutti (nella seconda parte vediamo Serse, i suoi uomini e le sua ancelle con questa ortolaniana caratteristica, ma Leonida ha uno sgurado del tutto umano, così come in teoria lo avrebbero gli spartani che però celano il volto dietro gli elmi). Immerge il Nostro nella Sparta di "300".
E' una presa di decisione precisa, come quella di relaizzare le sue vignette in "widescreen" proprio come nell'opera di Miller, innovativa e fantasiosa idea per rendere degna questa storia di essere la parodia di una grapich novel imponente come quella milleriana.
ed è proprio qui che sta il punto: 299+1 vuole essere prima che "solo" una parodia, un omaggio vero e proprio e in grande stile a quel fumetto di cui tanta considerazione gode in Ortolani. Sempre ovviamente nel suo persoanlissimo stile, ovviamente (le battute non mancano di certo, anzi Ortolani è sempre più bravo a piazzarle nel momento giusto, e in mezzo a molte scene anche violente: in "+1" i persiani passati con il trucco delle pizze prima del duello si scopre che le avevano davvero con un esepdiente comico riuscitissimo, le osservazioni sugli anziani di Sparta - "nessuna panchina dove sedersi" - l'interpretare i sengi del cielo da parte di Leonida - cosa vedi in quella nuvola?" "una cavallo" -, la supergag del mostro che viene aizzato nei modi più assurdi all'odio contro gli spartani, la scena del "però ho visto una tetta!", il Truffolone...) che caratterizza ogni tavol anche se ne suo formato inedito per Rat-Man. tanto che con la prima puntata il lettore spaesato avrà continauto a chiudere il giornaletto per vedere se effettivamente avesse in mano Rat-man. Glielo ricrodava comunque l'ennesimo alter-ego del Ratto. mmm, davvero?
Be', andando con ordine, la prima delle tre conclusioni. Il fatto che la prima parte nn ha destato scalpori immediati o certi; molti non sapevano cosa pensare con una storia così davanti, non sapevano come sarebbe dnata avanti e cose voleva dire. Alcuni pensavano si potesse inserire nella continuity, altri massacravano una prima parte che diceva poco. +1 ha fatto capire tutto, invece. Ma era un inconveniente voluto, previsto io credo da Leo, che ha voluto mettere molta carne al fuoco in "299" concretizzando poco, giusto per far familiarizzare con le atmosfere nuove per questo fumetto. Chiude "299" con quella che sembra la premessa a una battalgiazza, e lo apriva con quello che nulla più sembrava una battuta: "Aspettatemi" ed era invece lì che stava il fulcro di tutto.
Perchè, e questa è la seconda conclusione, è vero quello che dice Grrodon: quando un autore ha qualcosa da dire, bisogna lasciarlgi i suoi tempi. e così è stato, Io penso che ognuno attinge emozioni, sensazioni e insegnamenti diversi davanti alla stessa opera d'arte, e probabilemnte Ortolani è stato abbalgiato dallo spendore oggettivo di "300" ma l'ha anche interiorizzato con un certo particolare significato, che ha voluto inserire come principale nel suo 299+1... l'esaltazione delgi ultimi, concordo ancora cion Grrodon, il sottolineare come tutti sono importanti e come anche il più piccolo e sfigato possa fare grandi cose e dimostrare coraggio. Geniale il far scoprire ai lettori solo (quasi) alla fine l'essere fratelli di Leonida e Skrotos, dando nuovo significato alla insistente domanda (viene fatta 3-4 volte in tutta la storia) "perchè mi hai seguito, Skrotos?" "Volevo aiutarti" e la scena finale del sasso "regalo del nonno" e dell'Aldilà dove nessuno resta indietro rimane da antologia del fumetto.
Terza conclusione: molte affinità pervadono il carattere del Rat-man quotidiano con la sua controparte Skrotos, anche e soprattutto nel finale, tante volte infatti Ratty ha dimostrato coraggio simile (saga del Maestro docet, per dirne solo una) ma possiamo considerare questa storia davvero come una dell'universo di Rat-man? Un lavoro così particolare sarebbe stato molto melgio su un albo apposito, speciale, perchè io non vedo in Skrotos uno dei tanti avatar del Ratto, ma una figura a sè, in un mondo che non presenta nessun Brakko, o Cinzia, o niente che abbia a che fare con il solito sfondo rattiano. Al cotnrario delle altre parodie. Anche in questo senso questa storie è unica nel suo genere, perchè il buon Skrotos mi sembra solo un altro nuovo personaggio ortolaniano simile a Rat-man ma non un'incarnazione di rat-man in un perosanggio da parodia. Li vedo distinti.
A parte questo, storia verametne lodevole.Grande Leo!
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: sabato 19 gennaio 2008, 11:47
da Bramo
Rat-man #64: Io sono leggenda
Mi sono preso un po' di tempo prima di commentare e recensire questo nuovo numero perchè, come ho scritto da qualche altra parte, non è per niente facile.
Infatti alla fine della prima lettura, la sensazione che mi ha lasciato era di vaga insoddisfazione, di qualcosa che manca, e non riuscivo a capire cosa fosse. So che ho dovuto rileggere altre due volte la storia prima di scrivere con cognizione di causa queste righe.
Ah, ovviamente contiene SPOILER per chi ancora non ha letto la storia.
"Io sono leggenda" è la prima parte di una storia che ne comprenderà 5 in tutto. La storia si apre con un flashback su Marvel Mouse che cade durante i sui salti sotto gli occhi del Maestro.
Poi torna nel presente. Un Deboroh La Roccia che va ad abitare in uno squallido monolocale con il fido e redivivo Arcibaldo. Perchè? Fino a pagina 23, non si capisce molto, e c'è solo attesa, tra mestissime considerazioni di Deboroh sulla sua vita, squarci di vita di Valker, flashback dal numero 51, visite di Ratty a messa. Poi si capisce. L'Ombra non si è limitata a togliere di mezzo Rat-Man. Pian piano ha distrutto anche l'idendità segreta del Ratto. E così Deboroh LaRoccia, l'umo più ricco del mondo, padrone della Fuffa Corporation, ha perso tutto finendo sul lastrico in poco tempo. Per questo dalla sfarzosa villa che fu del Maestro Deboroh e Arci sono dovuti andare in quell'appartamentino da 4 soldi.
A questa spiegazione segue il disagio e l'inadeguatezza di Deboroh (che senza maschera non ha più la forza nemmeno di combattere contro dei teppisti di strada) fino al manifesto di Mickey. E così si ritorna alla copertina che da due mesi attanaglia le menti di noi Rat-fan, che alla faccia di chi non ci credeva c'entra con la storia. é solo un particolare ma è quello decisivo che fa prendere una decisione importante a Deboroh, che si svilupperà dal prossimo numero.
In comtemporanea, un Valker più gelido che mai si aggira per l'Ombra cercando chi la increspa, ma non riuscendo ancora a cogliere chi sia.
Perchè la vaga insoddisfazione dopo la prima lettura (trovata anche in un paio di utenti del Papersera)? Io penso di aver capito...
Insomma, per tutto l'albo Leo non fa che presentarci Deboroh come l'ombra di se stesso, come già annunciato sul sito Panini ma in un modo brutale, senza mezzi termini. Il fatto che anche l'identità segreta di Ratty sia caduta in disgrazia lo rende finito sotto l'aspetto supereroistico e sotto quello umano (dove l'unica soddisfazione era il suo impero economico). E' un fallito senza scampo. Apparentemente. E' ovvio che di primo acchito il nostro eroe in una visione ancora più pessimistica di quella vista nella trilogia della Fine di Rat-man ha lasciato spiazzati. Inoltre il solito fatto che essendo soo la prima parte di un n-logia (in questo caso ancora più lunga del solito, essendo una pentalogia) lascia molte cose aperte e la difficoltà di poter giudicare a freddo la storia.
Ma rileggendola si trovano motivi di speranza: il flashback iniziale non è fine a se stesso (ma le fras su Eva mi hanno strappato più di una risata

)ma serve a Deboroh per ricordarsi l'importanza del "cadere e rialzarsi", stimolata dalla visione del manifestino dello Steamboat Willie - una tecnica narrativa simile Leo l'ha usata proprio ne "L'ombra su di me" quando alla fine della storia Ratty vede il manifesto del Drago. La scena in cui Deboroh è a messa serva a fara capire che stia cercando diperatamente chi è, e cerca di trovare la risposta nella religione (scene divertentissime comunque), la descrizione dei fallimenti della Fuffa Corporation è a tratti divertente (perchè benchè ci siano delle genialate alla Leo, alcune battute come il costume di Stenterello e Sturadog non mi hanno colpito).
Infine il finale aperto. Il Mickey Mouse dello Steamboat Willie ridà speranza a Deboroh, in senso però sbalgiato, cioè far vivere la leggenda di Rat-man (quella del titolo, che a questo punti sembra proprio non c'entrare niente con l'omonimo libro) attravero vari gadget e sporattutto i suoi cartoni animati, compiendo un'operazione in cui un ponte tra la realtà dei fatti (Stranemani docet) e le idee di un personaggio dei fumetti collimano, parodizzando la realtà.
Da questo prende spunto la frase "la leggenda vuole che la mia serie a fumetti finisca col numero 100. In realtà è già finita ma nessuno se n'è accorto" e tutto questo sembra portare al fatto che questa storia (e forse tutto la pentalogia) sia lo specchio dell'anima di Leo, un Leo tormentato sul destino del suo personaggio e che mette in scena i suoi timori e le sue ansie attravero Ratty e attraverso la sua ironia, anche se questa mi pare un po' smorzata.
Potrebbe essere poi l'essenza stessa di Rat-Man a increspare l'Ombra e a dare fastidio a Valker senza farlgi capire chi ci sia noscosto.
Nota di merito al tormentone del numero, quello cioè di Pisolo picchiato nell'ordine da Gongolo, Deboroh e Valker!
- Ai confini della Marvel: carino
- L'ultima Burba e Clan: divertenti.
- The cover "after" 2: buona prosecuzione della prima parte del numero 61, buon approfondimento da parte del "nostro" Clausi
- Posta: addirittura più divertente IMHO della storia (e ciò mi dà da pensare...), con la rinnovata promessa di Star Rats II e con tanto humor.
In conclusione numero ambiguo ma con tante speranze,che saranno credo concretizzate più avanti già a partire da "Venduto!".
RMC#64: Io Sono Leggenda
Inviato: mercoledì 23 gennaio 2008, 02:05
da DeborohWalker

Leo continua a superarsi, bla, bla, bla.
Ci regala un sacco di nuove battute che sono già dei classici, bla, bla, bla.
Procede con la continuity facendoci intuire futuri sviluppi in una saga che ha ottime premesse, bla, bla, bla.
Uff, sempre ripetere le stesse cose. Però non si può fare a meno, perchè è ciò che Leo continua a fare.
Consumiamo subito il rituale delle battute geniali: personalmente sono morto dal ridere per Eva, per il gesto di pace in chiesa, Arcibaldo che deve aiutare Deboroh a fare "il passo in più", e il Babau.
Ma Rat-Man non è solo tante risate, e l'inizio della trilogia ci mostra tre sottotrame che si dipanano.
La prima vicenda prosegue la fine del supereroe che avevamo iniziato a vedere con Nascondini, una crisi che è aggravato dalla povertà di Deboroh, che Leo aveva annunciato da molto tempo, per far cadere il personaggio ancor più in disgrazia.
Supereroi con superproblemi, e Rat-Man di problemi ne ha sempre avuti, quindi perchè non metterlo in condizioni sempre più critiche?
Quindi niente più mantello nè orecchie.
"La leggenda dice che la mia serie a fumetti finirà col numero 100. La verità è che è già finita, ma nessuno se n'è accorto."
E se questa frase racchiudesse molta più verità di quanto non sembri?
Insomma, è finito il fumetto dell'uomo in calzamaglia gialla. Ma questo non significa che sia finito il fumetto del supereroe; Deboroh si aggira per la città con un mantello, come Rorschach, e chissà che il nuovo corso del fumetto non sia qualcosa di simile. Insomma, Watchmen è una graphic novel che parla di supereroi in una maniera più intelligente di molte altre, eppure non utilizza eccessivamente mantelli e combattimenti. Insomma, quello è il background, e magari quello che abbiamo visto finora è stato il background di Rat-Man, funzionale a quello che Leoo vuole raccontarci ora. E magari in questi racconti non c'è posto per una calzamaglia gialla, se non in qualche flashback qua e là, come nella sequenza di Eva a inizio episodio.
La seconda vicenda riguarda l'Ombra, un'entità nella quale Valker ormai sguazza tranquillamente, ordendo chissa cosa; un'entità che pare avere intaccato un po' anche Rat-Man, e sembra una causa dell'abbandono del costume. Ma Valker nell'Ombra aspetta qualcuno, qualcuno che lo osserva di nascosto, e i miei sospetti vanno proprio su Rat-Man... Non chiedetemi il perchè e il percome, ma penso a lui.
La terza vicenda prende spunto dall'attualità di Rat-Man, così come fu per l'uscita del volume nella collana dei Classici del Fumetto, e la relativa saga di Dio; questa volta i fanali sono puntati sulla serie animata e sui gadget che ne sono derivati, con un palese riferimento alle numerose critiche ricevute da Leo sulla sovraesposizione commerciale del personaggio, che potrebbero averlo snaturato (non a caso il prossimo episodio si chiama "Venduto!"). Di sicuro a fine saga potremo avere un quadro più chiaro dell'oinione di Leo in merito.
Una piccola grande chicca quel ragnetto che a pag.31 cala dalla sequenza di baloon nei quali vengono elencati i gadget prodotti; un rimando intelligente e non troppo invasivo al Ragno e alla sua tela, l'ho apprezzato molto. Avrei gradito la comparsa tra i gadget di un calendario e delle carte collezionabili, per avere una maggiore aderenza con la realtà, ghgh!
Molto bella la copertina, nella quale è scomparsa la scritta "after Disney" che era prevista, probabilmente dopo la discussione sul Web e in Mailing List sulla paternità Disney/Iwerks di Topolino.
Ah, personalmente non ho apprezzato molto l'editoriale di Plazzi, nel quale spiattella qua e là lo sturadog, Stenterello, le supposte con la punta dalla porta sbagliata... ok, non sono veri e propri spoiler (o forse sì), ma mi ha dato l'impressione di "vi butto lì alcune gag di questo episodio, perchè io l'ho letto prima di voi". Poi vabbè, so che non è voluto, ma l'anticipazione di questi elementi non mi sembra sensata, considerando che è qualcosa posizionato prima della storia.
Per il resto dell'albo, vignette Marvel, Burba e Clan come al solito strappano qualche risata, ma la vera parte del gigante dopo la lstoria in questo numero la fa la Posta, dove possiamo leggere un Leo più in forma che mai!
Re: RMC#64: Io Sono Leggenda
Inviato: mercoledì 23 gennaio 2008, 13:42
da Bramo
DeborohWalker ha scritto: La terza vicenda prende spunto dall'attualità di Rat-Man, così come fu per l'uscita del volume nella collana dei Classici del Fumetto, e la relativa saga di Dio; questa volta i fanali sono puntati sulla serie animata e sui gadget che ne sono derivati, con un palese riferimento alle numerose critiche ricevute da Leo sulla sovraesposizione commerciale del personaggio, che potrebbero averlo snaturato (non a caso il prossimo episodio si chiama "Venduto!"). Di sicuro a fine saga potremo avere un quadro più chiaro dell'oinione di Leo in merito.
Una piccola grande chicca quel ragnetto che a pag.31 cala dalla sequenza di baloon nei quali vengono elencati i gadget prodotti; un rimando intelligente e non troppo invasivo al Ragno e alla sua tela, l'ho apprezzato molto. Avrei gradito la comparsa tra i gadget di un calendario e delle carte collezionabili, per avere una maggiore aderenza con la realtà, ghgh!
[...] ma la vera parte del gigante dopo la lstoria in questo numero la fa la Posta, dove possiamo leggere un Leo più in forma che mai!
Quoto tutto la recensione di Deboroh, ma soprattuto i pezzi di cui sopra perchè
- questo volevo scriverlo anch'io, ma mi sono dimenticato, allora lo metto adesso come postilla della mia recensione di un paio di post sopra. Inoltre aggiungo che quando Leo fa delle cose del generel predendo spunto dalla realtà io mi innamoro subito della stori.
- la posta mi ha fatto suqartare dal ridere.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: domenica 27 gennaio 2008, 12:54
da PORTAMANTELLO
Rat-Man # 64
Ratty ritorna. Ne è passato, di tempo. Dopo La Fine di Rat-Man e la Trilogia dei Fantastici ci si sarebbe aspettati subito la saga Year-One per poi riprendere nuovamente con la storia di Rat-Man: ma Leo Ortolani non è mai stato sinonimo di prevedibilità e la sua vena creativa l’ha portato ad allungare il periodo sabbatico per sfornare tra l’altro alcuni capolavori come La Storia Finita o la biologia 299+1. Ma a distanza di due anni da quella che sarebbe potuta essere la fine ideale della serie, se non fosse stata collocata guarda caso a metà del cammino per il fatidico 100° numero, Rat-Man ritorna.
O meglio ritorna Deboroh, visto che la sua controparte eroica è stata immolata per proteggere la città dall’Ombra, che però sembra non voler lasciare in pace il nostro estendendo i suoi nefasti effetti anche sulla sua vita privata che così abbandona i farseschi toni di parodia batmanica per avvicinarsi a una concezione supereroistica più metropolitana (ovvero più marvelliana).
Ma Io Sono Leggenda è anche altro. L’idea di base è di per sé geniale. L’ultima tavola de La Fine di Rat-Man faceva intuire che dove finisce la Storia inizia la Leggenda, ma Leo aggiunge una nuova sfumatura a questo aspetto: quello della Leggenda che si sputtana, si vende e si prostituisce grazie al dilagante merchandising. Guarda caso lo stesso Leo è stato accusato di aver calcato eccessivamente la mano su questo aspetto e questa pentalogia sarà probabilmente l’ennesimo mezzo di comunicazione dell’autore con i suoi lettori, così come lo sono state altre storie che erano vere e proprie dichiarazioni d’intenti.
Ma non è solo questo, quello che si promette la nuova pentalogia. Anche la trama degli Uomini Ombra sembra destinata a procedere dipanando misteri nuovi e vecchi: chi è che increspa l’Ombra sfuggendo allo sguardo del Valker Ombra nato in Era Mio Padre? Il Rat-Man, il “motore” del supereroe di Year One? O Deboroh, preso dalla malsana smania di svendere il nome del suo alter-ego? O forse un personaggio indirettamente chiamato in ballo da Era Mio Padre, il Numero 6? Dopotutto il suo sonno criogenico potrebbe spiegare la sua presenza nell’Ombra e il suo non essere scoperto…
In sostanza, le premesse sono buone. Per chi è deluso dall’albo, potrebbe esserci un problema di ottica. Questa è il primo capitolo di una n-logia e come tale va visto: tentare di apprezzarlo tutto senza gli episodi seguenti non ha molto senso, visto che ormai Leo ragiona più su periodi narrativi larghi che sull’immediatezza. Certo, poi il fatto che Rat-Man sia bimestrale non aiuta, ma vabbè, è il prezzo da pagare per cotanto buon fumetto.
Ma non posso non parlare, infine, della copertina, battendo in me un fervente cuore da disneyofilo (ma no?) che, anticipata dall’analogo disegno sul # 50 è da andare in brodo di giuggiole. Però dispiace che Leo abbia eliminato la dedica After Walt Disney, probabilmente a causa di sterili polemiche webbose che volevano anche il nome di Iwkers in copertina, in quanto principale animatore di Steamboat Willie. Per quanto sia lodevole la voglia di ricordare Iwkers, misconosciuto ai più, c’è anche da dire che Leo ha chiaramente scelto di omaggiare il Mickey Mouse steamboatwilliano come rappresentativo della Disney in ogni suo ambito, dall’animazione al fumetto e come “Walt Disney” sia un’antonomasia per quell’infinito numero di geni che ha contribuito a far grande l’Universo disneyano sotto ogni punto di vista. Insomma, non mi sembrava il caso di recriminare su questo, privando così i disneyofili di una dedica da parte del grande Leo del mondo che tanto amano.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: lunedì 11 febbraio 2008, 14:24
da Valerio
Ancora una volta Leo ha sfondato le barriere, riuscendo a fondere atmosfere, scopi, esperienze personali, ed elementi diversi in un unica cosa. Chi se lo poteva immaginare che il concetto di "cartone di Rat-Man", croce e delizia del web in quest'ultimo paio d'anni, che tante aspettative, critiche, polemiche e sfighe ha procurato, avrebbe avuto un ruolo nel tanto atteso ritorno del Rat-Man personaggio? E sì che gli indizi c'erano, a partire dalla copertina (in cui la mancanza del "after Walt Disney" solo per una sterile polemica mi è dispiaciuta). E poi bisognava immaginarlo che un simile scombussolamento, cosa che tutta l'operazione cartone animato ha provocato in Leo, avrebbe avuto forti ripercussioni sul suo operato. Già era stato così dopo che Rat-Man era diventato un Classico del Fumetto, ma la Quadrilogia di Dio era pur sempre fuori continuity. Qui nella continuity ci si immerge a piene mani, chiudendo finalmente il periodo sabbatico durato due anni in cui Leo tra uno stratagemma e l'altro era sempre riuscito a parlarci d'altro. Due anni passati a leggerci una quadrilogia prequel, due storielle ambientate nel passato, una bilogia fuori continuity, un manifesto programmatico e una saga dei Fantastici in cui si descriveva pienamente il buco lasciato da Rat-Man nel suo stesso universo narrativo. Ma ora tutto questo è finalmente finito e con
Io Sono Leggenda inizia una nuova pentalogia che rimetterà Rat-Man definitivamente sulle scene. Nel far questo spiazza vedere come Leo ci mostra Ratty e Arcibaldo, caduti in disgrazia (era un po' che Leo ci aveva spoilerato questo colpo di scena), andare ad abitare in un nuovo appartamento. Ci viene anche raccontato come la Fuffa Corporation è fallita, e la cosa spiazza ulteriormente visto che sottintende che in tutto questo tempo Rat-Man abbia continuato la propria vita non supereroistica senza affatto sparire, quando invece la trilogia del Grande Nascondini e quella dei Fantastici avevano ammantato la fine di Rat-Man di un'aura di leggenda tingendola di trascendente. E poi ecco di nuovo Valker, l'uomo che dove passa lascia una scia di continuity che più densa non si può: si prepara anche il suo attivo ritorno sulle scene, dopo che per lungo tempo era stato assente e inattivo, quasi passivo, e lo si era visto far qualcosa solo in occasione di
Era Mio Padre. Un bellissimo numero quindi, che ci sazia completamente della fame che Leo ha sapientamente provocato in noi per tanti e tanti mesi, riuscendo a placarla e nel contempo a darci anche quell'in più che fa sempre piacere: mi riferisco al fatto che finalmente viene confermato che il nome di Rat-Man, e che lui SA di avere, è appunto Deboroh LaRoccia, informazione trapelata dall'Esalogia, ma su cui Leo aveva sempre glissato non ritenendo importante dare a Rat-Man un'identità ben precisa all'infuori della sua attività supereroistica. Se poi a questo aggiungiamo i vari inghippi di continuity secondo cui il piccolo Deboroh avrebbe subito evidenti manomissioni della sua memoria, dopo essersi creduto figlio di Valker, e il fatto che nell'io narrante di Ratty questo nome non era mai apparso mai, scopriamo che questo nome non è solo una conferma ma un tassello del puzzle che va finalmente al proprio posto. Oltre a questa ottima storia e all'ottimissima copertina, il numero comprende inoltre anche Clan e L'Ultima Burba, nonchè un secondo articolo di Clausi sulle copertine-ispirazione. L'unico appunto irritante è a mio avviso l'editoriale di Plazzi, che da un po' di numeri a questa parte non riesce più a fare editoriali come si deve, perdendosi in spiritosaggini e ricicli di battute di Leo, senza preoccuparsi neanche troppo di spiegare ciò che il volumetto effettivamente conterrà (e sentir dire dopo due anni di attesa che in questo numero si scopre un
capitolo del passato di Rat-Man mi ha fatto letteralmente svarionare).
Next: Venduto! dove si intuisce Leo ancora una volta renderà conto di una delle principali accuse che in questi ultimi tempi gli sono state rivolte dal fandom, un accusa al pari di "le tue storie non fanno più ridere come una volta"

Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: venerdì 07 marzo 2008, 21:48
da PORTAMANTELLO
Rat-Man # 65

Davvero di tutto e di più in questo albo che presenta una varietà di temi ed aspetti davvero impressionante riuscendo a portare avanti la storia di Rat-Man e quella di Valker con ottimi colpi di scena nonostante le scene riassuntive rischino di appesantire la trama o di occupare troppo spazio. Come se non bastasse
Venduto! getta, come previsto, una nuova luce sul precedente episodio che alcuni non avevano particolarmente gradito e che invece ora risulta ancora più apprezzabile di quanto non fosse ad una prima lettura. Segno di come ormai l’evoluzione narrativa di Leo sia talmente progredita da rendere sempre meno netto il confine di storia in storia e di come ormai si debba ragionare di N-logia in N-logia per avere una visione completa e corretta che permetta una piena comprensione. Anzi, come dimostra una certa stupenda gag tormentone a suo tempo di una certa stupenda storia, ormai persino i confini tra N-logia ed N-logia si stanno facendo sempre più labili e presto si dovrà considerare questa seconda parte della vita di Rat-Man come un’unica ed interrotta macroscena che porterà al fatidico centesimo numero.
Ragionamenti globali a parte, un ottimo numero. La storia di Ratty prosegue con un’ironia che definire caustica è poco: gag al vetriolo indirizzate al produttore del cartone animato che riesce perfettamente nel suo intento di essere un individuo meschino e spregevole che alla fine riesce a insinuare la propria nauseabonda personalità in un Deboroh sempre più vicino allo sprofondare nell’Ombra come dimostra la sua rottura con il fedele Arcibaldo. Davvero esilaranti poi il riferimento alle fatine, le parodie dei “cartoni di una volta” e le dissacranti scene ecclesiastiche che riprendono le ottime già viste nel #64. Da notare come il Ratto dichiari di aver passato ben due anni a scrivere gli episodi della sua serie animata, quindi all’incirca l’arco di tempo trascorso da
La Fine di Rat-Man a
Io Sono Leggenda: uno stratagemma per riprendere la
continuity già utilizzato da Ortolani per indicare implicitamente la Quadrilogia di Dio come sogno durante il coma di Rat-Man.
Anche la storia di Valker prosegue e il personaggio ritorna definitivamente a ricoprire un ruolo attivo contestualizzando tra l’altro con un notevole colpo di scena la sua comparsata in
Camera 9 e facendo anche un po’ di ordine cronologico. Tra l’altro l’identità del misterioso individuo che si beffa di Valker nell’Ombra si sposta da Ratty a Valker stesso: possibile che la memoria che lui stesso si è cancellato sia in qualche modo sopravvissuta nell’Ombra acquisendo una propria personalità? O forse è qualcun altro ancora?
Le risposte, come al solito, si fanno attendere. Non ci resta che aspettare ulteriori sviluppi gustandoci questo numerissimo che presenta un’incredibile varietà di scene e temi amalgamati magistralmente in una storia sobria e nel contempo eccezionale che sembra preludere a qualcosa di ancora più grande.
Rat-Man # 65: Venduto!
Inviato: lunedì 10 marzo 2008, 02:37
da DeborohWalker
Ormai, si tirano le fila. Non di questa n-logia, siamo solo al secondo capitolo, ma dell'intera serie. Iniziano ad essere ricollegati passato e futuro, il cattivone di turno viene sviscerato, e tutto si conclude con un incontro tra protagonista e villain.
E il fil-rouge che sembra collegare il tutto è L'Ombra.
Deboroh è seguito dall'Ombra.
Valker è immerso più che mai nell'Ombra.
Qualcuno dall'Ombra osserva Valker.
E chissà che quel Valker non sia proprio quella parte di Valker ancora legata a Deboroh.
Così come Deboroh aveva dentro di sè IL Rat-man Gigante, magari Valker serba dentro di sè un briciolo di umanità, che probabilmente sarà il fulcro degli sviluppi futuri.
Oltre agli sviluppi di continuity, Leo prosegue la sottotrama della "gadgetizzazione" di Rat-Man, facendo una Signora Critica alla serie animata; beh, personalmente l'ho trovata eccessiva.
Inizialmente Leo parlava entusiasticamente della serie, promuovendola.
Poi l'ha guardata accettandone i difetti, giocando a carte scoperte e rivelando cosa non è andato come doveva, e cosa sarebbe potuto essere migliore.
E ora, sembra prenderne totalmente le distanze, come fa Moore dai film hollywoodiani tratti dalle sue opere.
Mah. Un comportamento simile mi sembra strano, dopo tutte le cose dette in precedenza; mi pare quasi un volersi ingraziare tutti i detrattori della serie, una sorta di "ehi, non è colpa mia! Io non la volevo così!"
Sinceramente mi piaceva più la seconda fase, quando Leo con umiltà accettava i difetti della serie.
La critica alla tv mi è suonato di già visto, su Internet riflessioni simili e paragoni con i tg e le donnine ignude sono all'ordine del giorno quando si parla di censure di serie animate, ma fa sempre piacere vederle messe su carta, specie se in modo così divertente.
Carine le gag sulle ombre cinesi e Spider-Man 3.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: martedì 11 marzo 2008, 14:32
da Valerio
Rat-Man #65: Venduto!
Tutto. Ci ha messo dentro Tutto. E gli ha dato struttura, plasmandolo a suon di climax e geometrie narrative che fanno pensare che questo numero sia forse il migliore, il più completo di sempre. Forse solo il suo essere una seconda parte di pentalogia potrebbe penalizzarlo togliendogli quell'autonomia necessaria ad assurgere nell'olimpo dei Rat-man migliori di tutti i tempi, ma poco importa perchè mai un numero mi aveva appagato tanto durante la lettura. Mai mi era successo di pensare leggendo Rat-Man "ok, ci ha messo dentro questo, quello, quest'altro ancora. Vuoi che riesca a infilarci anche quell'altro? OPPORCA MA C'E'!!!" oppure "ok, questo numero così com'è potrebbe già competere coi migliori numeri del Ratt...non è possibile ma sale ancora!!".
La verità è che in Venduto! le anime del Ratto sono qui presenti tutte al gran completo, ognuna delle quali al massimo del suo splendore: c'è la componente metanarrativa, che non manca di sfottere la situazione attuale del Ratto, infamato, dopo il cartone, da pesanti accuse di commercializzazione da parte dei nerd più cattivi. In tutto questo a farne le spese è proprio il cartone, che viene massacrato, pur non trattandosi del cartone esistente nella nostra realtà. E' però evidente che molte delle frustrazioni di Leo siano state qui riversate ugualmente, usando le critiche mossegli come spunto per esagerare e consegnare Rat-Man più comodamente nelle mani dell'Ombra. Insomma, a me è sembrato che Leo stesse dandosi addosso più per gioco che per altro, dando di gomito ai lettori più benevoli e invitando a ricordare i tempi oscuri della messa in onda del cartone quando sui forum il peggio del peggio dell'integralismo nerd se la prendeva con Lui e Stranemani dandogli dei venduti. L'astio, quello vero, è rivolto più a mamma Rai e alle sue ipocrisie di fondo, ed è espresso a suon di battute magari non troppo originali nel contenuto ma sicuramente efficacissime nella forma. Oppure c'è un altro tipo di astio, nei confronti della moda dei film supereroistici con l'emblematico caso di Spiderman 3: astio che però nel finale viene rovesciato, sempre per gioco, nell'esilarante scenetta dell'Uomo Ragno che vomita alla proiezione del cartone di Rat-Man.
Poi viene la continuity. C'è anche quella, nelle scenette in cui il neopelato Valker, assistito da Jorgesson vaga per l'ombra alla ricerca dell'entità misteriosa che ride di lui e che tiene a Rat-Man come un figlio. Una manifestazione, pare già di capire, della parte di sé a cui lui ha rinunciato, fondendosi con l'Ombra, ma che contiamo verrà spiegata in modo non banale e assolutamente geniale nei prossimi numeri. Quel che conta è che Leo si riallaccia alla continuity con un paio di colpi di scena mica male, spiegando a sorpresa il motivo di quella splash page presente in Camera 9, e gettando una nuova luce sull'apparizione del robot nell'arena.
C'è lo humor. Anche i pochi ottusi che insistono nel credere che Rat-Man sia solo un fumetto comico dovranno sentirsi appagati dalla qualità dello humor qui presente che va dal satirico (le fatine, le gemelline) al nostalgico, con l'improbabile messa in scena dei cartoni dell'infanzia di Deboroh, che come ben si sa "una volta li facevano meglio". Per non parlare poi dei soliti reprise con cui Leo recupera a sorpresa battute di poche pagine prima: oltre al ripescaggio del tormentone "LA CACCA" di Era Mio Padre, davvero azzeccato, c'è la ripresa della parabola di Tatanaele e Isappo proprio a due pagine dalla fine, collocata in un momento in cui il crescendo si fa inarrestabile. Genio puro.
E infine c'è il mutamento. E' dai tempi del coma che lo status quo ratmaniano tende a variare, ma sempre con una certa lentezza. Le cose accadono ma nel numero successivo si torna sempre un po' indietro riassumendole con didascalie, riraccontandole per poterle affrontare da angolazioni differenti. Non che questo qui non accada, soprattutto verso l'inizio, ma finalmente dopo un sacco di tempo si ha di nuovo un bel po' di azione in tempo reale. E questo si ha nel finale strutturato benissimo con un climax narrativo che vedrà Rat-Man essere abbandonato da Arcibaldo, assistere alla realizzazione del cartone animato e infine ritrovarsi faccia a faccia dopo anni e anni con Janus Valker tramutatosi definitivamente nella sua nemesi. Tre eventi storici nel giro di poche pagine che fanno terminare la lettura shockati per benino, e lasciano ben poco tempo per rendersi conto che l'albo non offre nient'altro che una sfilza (l'ultima?) di vignette marvelliane by Leo e la Posta.
Next: La Caduta.
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: domenica 11 maggio 2008, 00:27
da Valerio
Rat-Man #66: La Caduta

Sì, la caduta. Di stile, di Ortolani. Il quale l'aveva già fatto con la quadrilogia di Anno Uno, di fermarsi per un capitolo e ricapitolare tutto quanto, tappando qua e là le falle logiche, e se lì per lì era sembrato intrigante e coerente col suo nuovo stile intimista, in fase di lettura sequenziale dei quattro episodi il tutto era risultato tremendamente disomogeneo.
Venduto! era stato un capolavoro, divertente, satireggiante, completo, ricco di continuity e azione in tempo reale. Questo aveva portato ad un climax assurdo, culminato col faccia a faccia tra Rat-Man e Valker. Girano un po' i cosidetti quindi ad iniziare la lettura trovando una situazione nuovamente statica con un Rat-Man barbone, in crisi che rimugina, riflette e si compiange, con didascalie che riassumono per l'ennesima volta tutti i fatti accaduti dalla Trilogia di Nascondini ad oggi, con situazioni già viste, variate solo da una battuta diversa. E le battute fanno ridere, mica no. Cito ad esempio Namor, o i nomi delle ricette demenziali che confermano ancora una volta l'innata capacità di Ortolani di andare ad orecchio riproducendo in salsa comica stili già sentiti. Insomma umoristicamente è la solita goduria, salvo qua e là un po' di humor scatologico fortunatamente ancora sotto i livelli di guardia, è che tutto ciò non può andare avanti per 30 delle 60 tavole che compongono la storia. Non con tutto il bendiddio promesso e rimandato per anni e anni, non con tale stillicidio bimestrale. Aspettare due mesi con la bava alla bocca e poi vedersi svanire dalle mani metà numero perso in chiacchiere e situazioni già viste (variante di Rat-Man che conosce il produttore, variante di Rat-Man che parla con la rai, variante di Rat-Man che maltratta Arcibaldo), specie quando i fatti sono lì lì che scalpitano per esser messi su carta è quasi una presa in giro.
Anche perchè passate quelle 30 tavole ci si ritrova in mano il Rat-Man che si è sempre desiderato. Azione in tempo reale, epica, ritorni, rivelazioni e una scena di combattimento a dir poco sublime sono dietro l'angolo e passano via in un lampo, visto che sono perlopiù splash page, maxivignettone mute. Il ritorno di Rat-Man in versione fanboy è delizioso, quello de Il Rat-Man è sbalorditivo, la distruzione del Guardiano, ogni singolo primo piano o battuta di Valker sono a dir poco eiaculanti. Non parliamo poi dei rimandi a Star Wars, e della citazione al presente alternativo con Thea viva e sua figlia, vista nella Trilogia del Ragno. Il tutto si conclude con il ritorno di quel Krik che era svanito nel nulla ancora ai tempi della Trilogia della Gatta e in cui ormai non ci si sperava più. Insomma un monumento alla continuity, al fumetto di qualità, ottenebrato solo da quella debole e superflua prima metà ricapitolatoria. Un peccato, un vero peccato, che so già che per adesso perdonerò ma che sballerà non di poco i ritmi dell'intera opera, la notte che deciderò di rileggermi di seguito l'intera Pentalogia.
Next: Quello Che Non Mi Uccide...
Re: Leo Ortolani: Rat-Man
Inviato: domenica 18 maggio 2008, 13:02
da PORTAMANTELLO
Rat-Man # 66
Mah. Come si è detto più volte bisogna aspettare a valutare Ortolani nel corso delle sue n-logie, visto che spesso quello che a primo acchito delude o lascia insoddisfatti si dimostra poi, se non geniale, comunque funzionale allo svolgimento della trama. Questo è dovuto sia alla dilatazione bimestrale tra un capitolo e l’altro, sia dall’innata abilità di Leo di piazzare all’improvviso un episodio-chiave che getta nuove luci su quanto già detto facendo rivalutare il tutto con effetto retroattivo.
Ma pur avendo presente tutte queste peculiarità è davvero difficile non trovare debole ed insoddisfacente La Caduta, non solo come storia in sé, ma anche come capitolo che s’inserisce in un disegno più ampio e complesso della pentalogia iniziata con Io Sono Leggenda e che aveva esaltato con Venduto!. Certo, l’effetto può essere voluto: frammentario, lento, assai interlocutorio un capitolo centrale che potrebbe aver la funzione di prendere fiato separando due tronconi della medesima saga. E tuttavia risulta difficile immaginare come questo capitolo possa non stridere con il resto, straniando il lettore con i suoi continui flashback. O meglio, le continue riscritture, visto che Leo ripropone gli stessi contenuti travestendolo in modo alternativo: e se questo fenomeno appariva, minimamente fastidioso ma pur sempre abilmente controllato, nella Trilogia del Grande Nascondini e nella Quadrilogia Anno Uno e nei due capitoli precedenti a questo, ora si mangia più della metà delle tavole e assume proporzioni alquanto fastidiose. Anche perché il finale, quello che aggiunge veramente qualcosa alla trama, è superlativo: scene bellissima in cui Leo stilizza molto il suo tratto, in una semiparodia mangosa, dando vita a momenti di grande potenza narrativa.
Rimane quindi un po’ di amaro in bocca e per una volta ci si chiede se sia valsa davvero la pena di aspettare due mesi per sorbirci un maxiriassuntone, divertentissimo, certo, ma molto dispersivo e decisamente inutile, in cui l’unica novità (finale esaltante escluso) è forse la rivalutazione delle parole di Brakko ne La Fine di Rat-Man che erano state precedentemente prese come semplice gag.
La fiducia per Leo non viene tuttavia meno -ci mancherebbe!- e si aspetta fiduciosi Quello Che Non Mi Uccide…, che si spera giustifichi o almeno riscatti questo apparente momento di stanca.