Il n. 100 è infine uscito.
Come era prevedibile, l'ipotesi di Valerio non corrisponde a realtà perché, se albo celebrativo dev'essere, è normale che alla continuity siano preferite tante strizzatine d'occhio e metanarrativa pesante, come Leo ci ha abituato in altre occasioni speciali precedenti.
Capita così che il vero protagonista del
centesimo numero di Rat-Man sia... Leo Ortolani. E pensando all'evoluzione che questa testata ha avuto negli anni, diventando fortemente autoriale e piegando l'atmosfera supereroistica e le gag alle multiformi esigenze narrative del proprio autore, una storia del genere a questo punto è perfettamente comprensibile.
La quarta parete viene rotta ripetutamente, Leo si mette a nudo come non mai prima d'ora di fronte al suo pubblico, mostrando senza remore le difficoltà, le paure, i problemi che colgono un artista quando deve fare i conti con punti cruciali della propria opera.
Il tempo che passa, e i cambiamenti che apporta - fino a quello, definitivo, che rappresenta la fine di un'esistenza - è un altro punto focale della storia, e non solo in relazione alla fine di
Rat-Man (che, come noto, non sarà ora ma comunque ci sarà), ma come scopriremo nel finale anche riferito alla durata della vita di una persona, nella fattispecie di un autore con la testa piena di idee, spunti e fantasia.
È un autoritratto sentito e commovente quello che ne risulta, dove Leo mette in scena il suo alter ego fumettoso, la moglie Cate, le figlie adottive, Plazzi, il fumettomondo italiano, i fan, le fiere del fumetto... tutto quel micromondo professionale e privato che Ortolani non ha mai celato al suo pubblico, sbattendo il "mostro" in prima pagina e firmando quindi un tacito contratto di fiducia con i lettori. È probabilmente anche questo atteggiamento che ha reso così intriso di affetto e amicizia il rapporto tra Leo e i suoi fan, oltre all'ammirazione per il lavoro realizzato in tutti questi anni, e qui questa apertura nei confronti dei lettori raggiunge uno dei propri amici, senza cadere nell'autoreferenziale ma festeggiando degnamente un traguardo importante come il raggiungimento delle 3 cifre. E allora tante gag, tanta autoironia, tante sorprese come la presenza di una tavola di
Mucca Che Dorme e soprattutto l'incipit di
Lo Obbi, o lo spezzone da
La Notte dei Diversamente Vivi, progetti paventati in passato e che forse vedremo in un prossimo futuro, ma che intanto hanno un loro preciso significato all'interno del disegno complessivo di
E Venne il Giorno!
Così come ce l'ha Vincent, ovviamente: non sto a dilungarmi su quanto geniale appaia la scelta di collocare in maniera tanto calzante la storia inviata al concorso indetto da
L'Eternauta insieme alla prima di Rat-Man, basta leggere tutta l'avventura per capire come una storia di più di vent'anni fa avesse già in sé i germi per risolvere brillantemente il problema di come gestire il centesimo numero del Ratto. Senza contare che la scelta di utilizzare Vincent, scellerata come giustamente la Cate fa notare a Leo, è proprio quella che genererà il chiarimento tra Leo e la "bestia", che non è altri che la musa ispiratrice, la Storia, vista come una sorta di madre adottiva per qualunque artista, graziato a maledetto dallo splendido dono di saper raccontare avventure.
Non potevo aspettarmi di meglio dal famigerato n. 100, che mi ha divertito, commosso ed emozionato. Molto belli e significativi gli interventi negli articoli a fine albo: quello di Leo stesso e quelli di Plazzi e di Lupoi costituiscono un terzetto di persone che effettivamente sul Ratto ne hanno da dire e da ricordare. Leo parla poi, in un altro pezzo, della ristampa cronologica che sarà
Rat-Man Gigante, da marzo in edicola, che permetterà il recupero delle vecchie storie in un formato diverso dal solito, ispirato agli albi giganti Corno degli anni '60-'70.
E perché questo numero 100 possa essere rappresentativo di quanto offre di solito la testata nel suo menù, ecco anche I Ragguardevoli di Cavalli e Ampollini e la posta, che mi ha fatto molto piacere ritrovare qui
E ora, come dice giustamente Leo, si può finalmente rispondere a tutti quelli che si chiedevano cosa avrebbe fatto dopo il n. 100: "il numero 101".
Ed io non vedo l'ora di leggerlo, come poi di scoprire il 102, il 103... per continuare a leggere quanto avrà da offrirmi questo omino con gli occhiali che in 20 anni non ha ancora esaudito la propria vena creativa, fino a quando avrà qualcosa da dire su Rat-Man
