ATTENZIONE: SPOILER (commenti generali sul film e riassunto molto generico della storia - non rivelo nessun particolare fondamentale, tuttavia).
"Volevo tornare alle radici del fare animazione: utilizzare un disegno semplice, ed un approccio naturale al personaggio. Volevo parlare ai giovani, a persone della stessa età degli artisti che hanno realizzato con me questo film. Ma non pretendo di avere raggiunto il mio scopo: sono solo un dilettante. Non capisco nemmeno come mai io sia stato invitato a Venezia. Il mio lavoro principale rimane quello al Museo Ghibli: se lo Studio vorrà avere ancora fiducia in me, comunque, ripeterò volentieri un'esperienza come regista. Ma non creerò storie originali, come fa mio padre: non ne sono capace".
Umile, eppure saldo nelle proprie posizioni artistiche, Miyazaki Goro riceve da Venezia un'accoglienza inizialmente cordiale, poi maliziosamente tiepida. Il giorno dopo la proiezione di
Gedo Senki, il muro dove vengono affisse le "stroncature" dei film si costella di fogli recanti scritte come: "Hayao diseredalo", o "Gedo Senki - Il genio non si trasmette geneticamente", o anche: "Guarda papà, volo come Nausicaa!". Il nome di Miyazaki padre echeggia costantemente tra spettatori e critici e, come prevedibile, l'opera prima del povero Goro non regge all'improbo confronto.
E' ingiusto, naturalmente, sottoporre
Gedo Senki ad un tanto impegnativo paragone; eppure Goro sembra veramente cercarsela, tante sono le citazioni e le allusioni all'opera paterna che costellano questo film: dal character design, alla melma nera, agli esseri volanti e ai comprimari grottesco-comici (tra cui un personaggio, Hare, che è praticamente Kurotowa redivivo! E c'è anche la Strega delle Lande, a ben guardare. Inoltre Ged ad un certo punto cita esplicitamente Yupa all'inizio di Nausicaa). Ma il modo in cui queste suggestioni sono tra loro accostate è goffo ed ingenuo, tanto da far pensare ad un mero collage di citazioni gratuite.
Cosa si può dire, dunque, di
Gedo Senki, cercando di ignorare queste inopportune ed ingombranti rimembranze dell'ombra paterna? Poco di veramente buono, purtroppo. Ma andiamo con ordine.
La storia, evitando spoiler realmente significativi, narra del giovane principe Arren e della sua fuga da una misteriosa "presenza", una sorta di "lato oscuro" che domina le sue azioni. Sul suo cammino per i deserti di Earthsea incontra l'Arcimago Ged, detto anche Haitaka (ovverosia Sparviero - i sottotitoli traducevano imperterriti "sparviere"!). I due si recano alla decadente città di Hort, dove Arren può salvare dai mercanti di schiavi la ragazzina Therru. Ged e Arren la reincontreranno poi nella fattoria di Tenar, donna un tempo salvata da Ged. I due protagonisti maschili iniziano così una vita da contadini, lavorando la terra e svolgendo altri lavori domestici. Ma il potente mago Cob, deciso a conquistare l'immortalità, trama nel frattempo in un oscuro castello...
Se questo breve abbozzo di riassunto vi ha dato l'impressione di una storia tutto sommato ingenua, e priva di vere tensioni narrative, ebbene, la colpa non è da imputarsi a me... Il film, purtroppo, soffre esattamente di questo primo difetto: la mancanza di ragioni forti che spingano i personaggi ad agire. Non si capiscono i moventi, gli eventi si affastellano in maniera gratuita e senza il più elementare gusto per il ritmo cinematografico, che nella sua forma basilare necessita di un'opportuna alternanza tra scene statiche e dinamiche. Il primo tempo di
Gedo Senki, invece, con le sole eccezioni dell'incipit e di una scena isolata, è un'unica, estenuante scena statica, in cui al massimo si parla. Persino troppo. E la gente in sala, ahimé, non raramente si addormentava.
Il secondo tempo si vivacizza, ed inizia a proporre quelli che sembrano essere i primi indizi dello stile registico di Goro: inquadrature ardite, con movimenti di macchina vertiginosi che -opportunamente- poco hanno a che vedere con Miyazaki padre. A livello di approfondimento dei personaggi, si sviluppa un bellissimo rapporto tra Therru ed Arren, che ricorda (stavolta con gusto non meramente citazionistico) quello tra Sheeta e Pazu in
Laputa. Ma delude la deriva del confronto tra Bene e Male verso il più trito manicheismo, e la convenzionalità di quanto avviene nel finale, fatta eccezione per un bel colpo di scena. Non aspettatevi molto dai draghi: sono figure assolutamente marginali. Anzi, ci sono solo grazie al produttore Suzuki Toshio: Goro voleva farne bellamente a meno.
La qualità artistica è altalenante, e a tratti tocca baratri di grossolanità mai visti nelle produzioni Ghibli. Se infatti molti fondali sono curati ed elegantemente modellati su opere pittoriche europee, altri sono appena abbozzati e trasandati. Rimane comunque sensibile un gusto per gli spazi aperti, e per la resa del vissuto storico di Earthsea. I paesaggi sembrano realmente carichi di secoli, e questo va tutto a merito di Goro. Anche se la planimetria della città di Hort, ehm, era stata disegnata da Miyazaki Hayao quando il progetto del film era ancora privo di regista.
La semplicità con cui sono disegnati i personaggi è voluta dal regista stesso, come spiegato in diverse dichiarazioni d'intenti: tuttavia la mancanza d'incisività delle ombre (di cui Goro voleva fare in realtà completamente a meno!) appiattisce le figure e le "stacca" troppo brutalmente dai fondali. A volte, inoltre, in sequenze in campo medio i volti sono appena accennati, o spariscono del tutto.
L'animazione è grezza quanto i disegni di cui dicevo. Pur essendoci punte di fluidità (si tratta più che altro delle scene dei trailer!) si notano generalmente rigidità fortissime, e movimenti scattosi che rimandano sì a film come
Nausicaa o
Hols, ma la cui vera ragion d'essere sembra risiedere nelle limitazioni di budget e nella realizzazione frettolosa. Tremendissima Therru quando, infrangendo le convenzioni Ghibli, inizia a cantare a metà film. Sembra impalata, e muove la bocca come un pesce. Purtroppo non sto esagerando. E poi, conformemente allo stile minimalista del film, la "Canzone di Therru" non ha il bell'accompagnamento strumentale sentito nei trailer, ma è cantata a voce sola per due interminabili minuti.
Al di là di questo, si possono sporadicamente vedere scene apprezzabili, un uso discreto e garbato della CG, e l'emergere di un'idiosincrasia stilistica assente in Miyazaki padre: ossia espressioni allucinate e caricatissime dei personaggi quando essi siano in preda ad un'emozione. Il che può non piacere, ma io ho apprezzato l'originalità.
La musica non è assolutamente niente di interessante. A parte l'uso insolito delle cornamuse, manca un vero "tema conduttore" che possa reggere il discorso sonoro. Esiste un "tema di Therru", da quel che ho sentito, ma non ha grande forza. L'inserzione di percussioni roboanti e coretti pseudo-epici alla Danny Elfman, poi, rovina lo stile ghibliano contaminandolo con inopportuni stilemi epico-occidentali. Talvolta si precipita in pericolose citazioni de "Il Signore degli Anelli", che non aiutano il film in quanto in molte scene sembra di vedere allusioni alle figure di Gandalf e Saruman in Ged e Cob. Anche dal punto di vista registico, purtroppo.
Sintetizzando: come film Ghibli, è il peggio che si sia mai visto. Come film in sé, è discreto, se non poco meno: si risolleva nel finale. Come prima prova, è a tratti stupefacente considerando l'inesperienza di Goro.
Va segnalato che a coloro che sono digiuni di animazione, e che non hanno mai visto un film Ghibli,
Gedo Senki è sembrato ricchissimo, emozionante, persino commovente.
Per concludere, vi mostro una delle scene che possono aver appassionato i neofiti ghibliani, e che fanno dire a chi conosca lo Studio: Goro, se sei capace di dar vita a scene come questa, ti concediamo una seconda possibilità. Rimaniamo in attesa.
http://www.youtube.com/watch?v=sYXqSfeE ... ed&search=