ONE PIECE 15
Avanti Sempre e comunque!
E si concludono gli scontri a Little Garden. Volume di transizione? No, perché mentre Oda chiude un ciclo si preoccupa di costruire meticolosamente le premesse per la Saga di Alabasta, aumentando notevolmente l’hype. Ecco quindi proseguire la conversazione tra Sanji e Crocodile, vedere come questi interagisca con Miss All Sunday, rivedere Smoker; si assiste poi alla prima, per quanto fugace, apparizione di Mister Two e giungono anche nuove informazioni sulla situazione politica della madrepatria di Bibi. Il tutto mentre i Mugiwara salutano i Giganti e Usop vede avverata una delle bugie raccontate a Kaya (!), mentre il desiderio di visitare Erbaf va ad affiancarsi al generico sogno del Cecchino.
Si arriva dunque ad Alabasta? No, perché l’imprevedibile Oda devia il percorso della Ciurma (mostrandoci tra l’altro un impressionante fenomeno meteorologico della Grand Line), facendoli prima imbattere in un’insolita ciurma e poi approdare a Drum: e qui viene esaltata la caratteristica preminente del mangaka, ovvero la potenza delle sue ambientazioni. Non c’è nessuno capace di crearne di migliori: originali e credibili nella loro coerenza, sono fantasia allo stato puro. In particolare Drum è caratterizzata da una fauna variegata, in certi casi assai miyazakiana, e da una storia assai particolare…
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La Volontà Ereditata
Flashback! E che flashback. Mentre la Ciurma è momentaneamente separata (rotfl Bibi e Usop!), esordisce TonyTony Chopper. Destinato a subire in futuro un restyling evidentissimo, questo personaggio che trasuda disneyanità si prende cura di Nami, che ne scopre la storia. Ed è un flashback riuscitissimo, forse il migliore della serie, in cui seguiamo le vicende della renna (hai capito Star? RENNA. R-e-n-n-a. L’alce è un altro animale…), del suo rapporto con lo sgangherato Hillk. Questi, nonostante le dubbie capacità mediche, è uno dei personaggi più riusciti del manga: deciso a curare il suo paese (che è bacato nelle sue istituzioni, come dimostra la piccola Bibi), aiuta Chopper a superare la sua diversità facendogli da padre, accettando con un sorriso l’errore credibilmente infantile della renna (da brividi la scena con il tescho!), e la morte, che affronta con una delle frasi (e delle verità) più belle dell’intero manga, in una vicenda ispirata a una poesia de
L'Antologia di Spoon River.
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I Ciliegi di Hillk
E si giunge agli scontri. Non particolarmente impegnativi, in realtà, almeno non per Rufy che, per quanto messo in difficoltà dalle caratteristiche del Frutto di Wapol (geniale, lo
Slim Up Wapol!), combatte per lo più una battaglia ideologica, difendendo le idee e il credo di Hillk. Battaglia un po’ più impegnata per Chopper, in modo da poter sfoggiare le sue capacità.
Chopper entra dunque in ciurma, anche se la sua entrata “effettiva” è rinviata, come dimostra la mancata titolazione
La Quinta Persona: la renna lascia dunque l’isola con la Ciurma (lol, la slitta volante!) e la saga giunge al termine con una vignettona ad effetto che vede finalmente i ciliegi sbocciare anche nella fredda Drum. Ma non è l’unica sorpresa che svela il finale: evitando l’autoconclusività vediamo in un mini flashback apparire per la prima volta Ace (significativo che abbia smesso di nevicare…), mentre Kureha rende Dorton (e i lettori) partecipi di un’importante informazione: il vero nome del Re dei Pirati e Gol D. Roger e quella “D” che ha in comune con Rufy sembra avere grande importanza ai fini della trama principale. Ovviamente la Star non capisce una mazza e traduce Gold D. Roger, svilendo il colpo di genio. Sigh.
Il Pirata chiamato “Sir Crocodile”, capitolo conclusivo, oltre a rinfrescarci la memoria riguardo alla Flotta dei Sette, spiega minuziosamente la struttura della Baroque Woks e costituisce il preambolo definitivo alla Saga di Alabasta.
Ah, già. Quei geniacci della Star. Avete presente le vignette inserite nelle pagine bianche tra un capitolo e l’altro? Beh, non si sa come ma ce n’è finita una proveniente dal volume 44. Ed è pure spoilerosissima!
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Entra in Scena Ace!
Come da titolo, ecco apparire ufficialmente il fratello di Rufy, che scopriamo essere subordinato del potente Barbabianca. Carino assistere alla reunion fra i due, perfetta occasione per dimostrare il livello di Barbapapà e i suoi, nonché ottimo espediente per liberarsi dell’altrimenti imbattibile Smoker. Da notare il foglietto consegnato a Rufy, che ovviamente avrà grande importanza, e il contenuto della missione di Ace: rintracciare Barbanera, di cui già avevamo sentito parlare a Drum.
Per il resto, volume di preparazione, in cui Oda non manca di stupire e deliziare il lettore con il suo fantasioso bestiario. Da notare poi il piccolo flashback di Bibi e la riunione degli Officer Agent della Baroque: d’effeto la scena in cui bruciano il dispaccio con il candelabro. Ottimo il discorso finale di Rufy, peccato che suoni posticcio a uno dei pochi difetti di Oda, ovvero la sua politica di non far morire mai nessuno, salvo poche eccezioni.
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L’Onda della Rivolta
Si prosegue a costruire pazientemente la trama, approfondendo i vari schieramenti. Vengono meglio presentati i rivoluzionari e la loro causa, mentre si assiste all’ingegnoso piano della Baroque: da notare il realismo impiegato nel ritrarre le manipolazioni subite dall’opinione pubblica, indotta a condannare il Re e a considerare Crocodile un eroe. Introdotti i personaggi principali della Saga, come Kosa, Pell e Chaka, mentre il Re fornisce un ottimo esempio di monarchia illuminata, in aperto contrasto con i metodi tirannici che avevano caratterizzato Wapol nella Saga precedente. Riflettori puntati su Miss All Sunday che, in
Si Comincia, esibisce le letali potenzialità del suo Frutto, che verrà poi ridimensionato notevolmente. E la Ciurma? Ovviamente si ficca nei guai, anche se tra il serio e il faceto (rotfl l’imitazione!) e viene salvata in extremis dal provvidenziale Sanji, che dimostra una certa arguzia che sarà sfruttata anche nelle saghe future; da notare la lungimiranza di Oda nel gestire l’intera vicenda di Mister Three.
Da notare le SBS con la genialata del tizio “maturato” e un’interessante precisazione sui Lumacofoni e le loro funzioni.
Il Paradiso Danzante di Jango [37 episodi – dal vol. 14 al vol. 19]: terza serie di Miniavventure, con protagonista il vice di Kuro. Le sue vicende coinvolgono un buon numero di personaggi noti, dalla ex “ciurma” di Usop a Fullbody (il marine pestato a suo tempo da Sanji), passando per Garp, Koby, Hermeppo e Morgan, già protagonisti del secondo ciclo di Miniavventure. Da notare poi l’esordio di Hina e la location di Mirrorball Island, citata da Oda nelle SBS del Volume 14.
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Battaglia Decisiva ad Alubarna!
Rufy vs Crocodile! E il capitano non può niente contro il terzo Rogia apparso nella storia (dopo quello di Smoker e quello di Ace) e subisce l’inevitabile divario che c’è tra un rookie (per quanto forte) e un Flottaro. Ovviamente Crocodile, da buon villain qual è, non si premura troppo di accertarsi dell’effettiva morte del suo contendente (anche perché ha un buco in pancia, va detto…): ma il colpo di scena è dietro l’angolo e Rufy riesce a salvarsi mentre Oda mette al lettore la pulce nell’orecchio riguardo la fantomatica “volontà della D”. Anche il resto della Ciurma si appresta a combattere e riesce a separare gli Officer Agent grazie a un trucco ben congegnato: da notare che gli avversari in questione sono sette, evidente richiamo a
I Sette Contro Tebe.
Il primo scontro è tra Chopper e Usop contro Mr. Four e Ms. Marry Chistmas (da notare che tra le bugie di Usop a Kaya c’era pure una talpa gigante… genio!): se Chopper deve dimostrarsi degno di far parte della Ciurma, Usop (coinvolto in una demenzialissima partita di “schiaccia la talpa”) si trova ancora una volta alle prese con le sue paure, che supera splendidamente dimostrando la fiducia nel suo Capitano. Da notare il titolo dell’ultimo capitolo,
Four, countdown che va di pari passo con le sconfitte (e i nomi in codice) degli Agenti.
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Utopia!
Mazzate. In questo volume tocca a Sanji (in uno scontro semidemenziale grazie al contendente portavoce della Gay Way), Nami (anche lei tra il serio e il faceto, grazie al manuale di Usop) e Zoro, protagonista di un combattimento appassionante che rispetta in pieno i
topoi degli scontri tra samurai, senza però risultare banale o prevedibile.
Ma il vero fulcro del volume, è la scoperta del vero obiettivo di Crocodile: il Poignee Griffe, strettamente legato alla trama portante di
One Piece…
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Hope!
Cover speculare alla precedente per il volume del rematch Rufy contro Crocodile. Il Capitano individua il punto debole del Flottaro, ma il divario di esperienza è ancora ampio e Rufy viene ancora sconfitto, per salvarsi grazie ad una sana botta di culo.
Si fa luce sull’identità di Miss All Sunday (anche se ancora non si scopre cosa abbia fatto per meritarsi la taglia) e scopriamo qualcosa di più sui misteriosi Poignee Griffe e sulle suggestive Armi Ancestrali ad essi correlate. Per finire, il terzo scontro tra Rufy e Crocodile. Da notare che gli elementi della vicenda imbastita da Oda -pirata con l’uncino, coccodrilli, orologio- hanno un che di familiare: ma lo si realizza a mente fredda, visto che queste componenti sono sfruttate in modo assai originale, il che la rendono una citazione ancor più gradita e geniale.
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La Grande Avventura di Bibi
Volumissimo. Si conclude la Saga di Alabasta. E lo fa letteralmente con il botto, con il bel sacrificio di Pell (che però sarà purtroppo inficiato) e la sconfitta di Crocodile, ovvia ma arrivata dopo due pesanti sconfitte di Rufy.
La saga volge dunque all’happy ending, non senza qualche perla come la prova di carattere di Tashigi e la durezza di Smoker: da notare, sempre a proposito di marine, l’entrata in scena di Hina e il ritorno di Fullbody Jango direttamente dalle Miniavventure. Notevole l’uso del demenziale Mr. Two, che esce di scena con un diversivo tragicomico, mentre è veramente emozionante l’addio muto dei Mugiwara a Bibi, stupendo climax che Oda ha sapientemente preparato cinque volumi fa.
Significativa la SBS in cui si distinguono Tritoni e Sirene dagli Uomini Pesce.
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I Sogni delle Persone
Arrivano i pirati, quelli veri! Ma prima ancora, gli strascichi della Saga di Alabasta. Il primo e più importante è l’ingresso in Ciurma, seppur ancora non “definitivo”, di Robin, che si dimostra subito utile. C’è poi la VACCATA, ovvero il fatto che Pell sia sopravvissuto ad una bomba gigante che gli è esplosa a dieci centimetri dalle terga piumose. Il che riporta a uno dei pochi difetti di Oda: non uccide nessuno. Certo, a differenza di molti altri mangaka non lo fa per mancanza di coraggio, ma per una scelta precisa: la sua è più una filosofia che vuole applicare al suo mondo e come tale va rispettata. Va detto anche però che così toglie completamente senso all’altrimenti emozionante sacrificio del Falcone e che in questo modo ammazza notevolmente il
pathos. Infastidiscono poi le “finte morti” (cioè quando un personaggio viene colpito in modo grave, tutti si disperano, ma tanto si sa che non muore) e le morti completamente inutili dei personaggi marginali (ad Alabasta tra soldati e rivoltosi nessun morto, ma schiattano solo quei pirlotteri della Squadra Tsumeregi? Maddai…).
Detto questo, in questo volume ci sono i pirati. Non gli allegri cioccolatai avventurieri che aiutano chiunque, ma quelli veri, fracassoni, brutti e ubriachi: stupenda la doppia tavola in cui questa feccia deride Nami, belle anche le scene dell’immersione, i tesori, Mock Town, chiaramente ispirata a Tortuga… tutto molto piratesco! Per non parlare di Bellamy e i suoi, prima ciurma che incontriamo facente parte della cosiddetta Nuova Generazione, i pirati moderni che non credono nei sogni. Stupenda la scena del pestaggio, che ricorda quello subito da Shanks nel primo capitolo. E poi c’è LUI, la nemesi di Rufy, il pirata di cui ancora non ci è dato sapere il nome, ma che ha già dato segni di rivalità nei confronti di Cappello di Paglia. E che si è anche dimostrato un pirata sognatore, regalando una delle frasi più belle e chiare del manga.
Ultima ma non per importanza, la nuova meta dei Mugiwara: l’Isola nel cielo. Mh? Chi ha detto Miyazaki? Perché i parallelismi non sono solo tra
Laputa e questa saga, ma con un po’ tutto OP, come dimostrano il design simile tra Poigne Griffe e gli ascensori a blocchi di Laputa, il potenziale distruttivo dell’isola volante probabilmente simile a quello di un’Arma Ancestrale e l’alberone che spunta dall’isola con una località odiana che vedremo solo in futuro. Insomma, wow.