Rat-Man # 88 - Il Grande Magazzi
Chi aveva fama di continuity, se la dovrà tenere ancora per un po'.
Chi si era ormai abituato alle atmosfere introspettive e riflessive tipiche di n-logie sulla figura di Gesù o sul mondo della memoria, dovrà metterle da parte un momento.
Perchè questo numero a mio parere ci riporta all'Ortolani vecchio stile, e non è un caso che ciò accada in una parodia orchestrata nel modo più classico. Sembra di essere tornati ai tempi del
Signore dei Ratti, anche per via del genere letterario parodiato: si torna nel mondo della magia, ma stavolta si va dritti in quell'universo narrativo fatto di scuola di magia, maghi oscuri, genitori misteriosi, gufi portalettere (lollone per la battuta).
Il Grande Magazzi è Harry Potter, insomma. E, come dicevo, sembra di essere tornati indietro di qualche anno, prima di quei metatesti e di quelle grandi riflessioni che si potevano leggere come messaggi delle storie. Quello che si ha qui invece è "solo" la parodia di vari elementi presi dal mondo letterario-cinematografico di Potter.
E io, che ho sempre amato e difeso le storie con vari toni filosofici, mi trovo comunque ad apprezzare molto questo salto nel passato nel modo di raccontare.
Abbiamo Rat-Man nei panni del protagonista, ovviamente, ma poi abbiamo Brakko come Ron e Cinzia come Hermione (Bastondoro, lol!) che si porta dietro una marea di battute estreme e divertentissime sui doppisensi.
Poi ci sono le versione ratmaniane di Silente, di Piton e di Hagrid (Masticoni,

)e ci sono carrettate di gag surreali e divertentissime sulla magia, sia da elementi presi dalla saga della Rowling sia dalla magia in senso generale (Abracatuamadra!), tutto trattato con quel caro vecchio tono irriverente e geniale che Leo ha sfoderato tantissime altre volte.
Ciliegina sulla torta la presenza di due guest-star d'eccezione, che prese di peso da una gloriosa serie di fumetti ortolaniani ben si calano nelle vesti della nemesi della saga. E lì è forse l'apoteosi della storia.
Insomma, forse ci voleva uno stacco del genere: non è una marcia indietro, è la voglia da parte dell'autore di seguire il suo istinto e quello che gli viene voglia di raccontare, nei modi che ritiene più opportuni. Facilissimo che torni la filosofia dopo questa trilogia magica, magari già nel secondo o nel terzo capitolo della trilogia stessa per quel che ne sappiamo. Leo sa sempre stupirmi, e di questo lo ringrazio, e con mosse come questa mi rendo sempre più conto di come più passa il tempo e più l'autore maturi nella consapevolezza della sua scrittura.
Il resto dell'albo si compone di una serie di strisce di
Quelli di Parma particolarmente simpatiche,
I Miei Ragguardevoli Sabati Sera - La Spa di Ampollini e Cavalli che mi ha strappato qualche sorriso e poco più, la
posta trolleggiante dove Leo continua a fare il verso a
Voyager (o
Kazzenger, che dir si voglia

) come nell'intro di un paio di numeri fa e addirittura qualche tavola de
L'Ultima Burba, così, per gradire.
Un numero di alta qualità umoristica e narrativa, da gustare mentre si cerca parcheggio
Next,
La Donna FIlosofale.