E ieri mattina (venerdì), dopo una notte pressoché insonne, passo in edicola prima di prendere il pullman... e chi trovo ad aspettarmi? Ma naturalmente, il Lupo di Dicembre, che, dopo l'inusitata attesa novembrina (quasi un mese intero a rileggere la storia di Maselli, aspettando il grande ritorno di Lusso), arriva già all'alba del nuovo mese ad allietare le nostre giornate

E le attese, dopo che da mesi era nell'aria la notizia della storia-monstre dei maestri Lusso e Cannucciari, erano sicuramente altissime

E devo dire che sono state decisamente soddisfatte. Ma andiamo con ordine. Ormai, nelle recensioni, sono rimasto troppo indietro, quindi lascio perdere i numeri estivi (senza però dimenticare i complimenti a Lusso per "Belli fuori", che ho trovato fin troppo precisa come ritratto dei miei quotidiani problemi con la ciccia e l'aspetto fisico, e per la perfetta coerenza del futuro distopico che sta preparando, con il fondamentale tassello di "Mùrmure") e primo-autunnali (Maselli fa un po' ben sperare, sempre leggermente meno sopra le righe) per concentrarmi solo sulle ultime due uscite:
N. 293
Oh, quanto mi piace la
copertina di Silver... assolutamente autunnale, con un Lupo che, seduto in poltrona, mentre apre e guarda la scatola dei ricordi, dall'agenda ai pupazzi, legati a tutta la sua storia con Marta, vicino alla luce calda dell'abat-jour mentre fuori fa freddo ed è buio (come suggerisce il blu scuro nel lato sinistro della copertina)... Bella, bella, bella: proprio la copertina giusta per le notti di passaggio tra l'autunno e l'inverno
E veniamo alle
tavole: Silver dilaga, vincendo otto a cinque su Cannucciari (ma l'assenza del "secondo autore" è più che giustificata, come vedremo più avanti), e proponendo in massima parte il tormentone sulla "lungua dei nostri padri" che a Grrodon ormai sta un po' sulla balle

Personalmente, invece, devo dire che a me piace moltissimo, e che non me ne sono particolarmente stufato. Sarà che è come un toccasana vedere ridicolizzate e ricondotte al livello di fonemi da para-cavernicoli certe patetiche esaltazioni dei "costumi tradizionali" che si leggono ormai tutti i giorni su giornali che dovrebbero essere seri, sarà che vedo una precisione nell'individuare il carattere ed il modo di fare tipico di certe zone che mi chiedo per quanto tempo Silver, che leggo modenese di nascita, sia stato a Milano ed affini, per rendere così splendidamente la "milanesità" di queste scenette, e già questo mi strappa un sorriso in più, sarà quel che sarà, fatto sta che mi piacerebbe tanto prendere una seconda copia del Lupo e tirare via la vignetta dellasignora Cesira e del "lasarùn" immigrato, ed appenderla dove dico io... grazie, Silver. Ci sono dei grandissimi, al lavoro sul Lupo, ma IL disegnatore-scrittore primo è sempre lui, nulla da dire

Ed anche quando prende un momento di pausa dal ciclo, per la scenetta sulla bilancia e su internet, fa sempre ridere da matti

Cannucciari in tono un po' minore, ma la cosa è più che comprensibile

Splendide quella degli strumenti a fiato e quella dei messaggi satanici, comunque
Passano un micro-test, che mi sembra un po' troppo strambo persino per gli standard dei soliti test del Lupo, e la piacevolissima notizia della "Via del Fumetto" a Stradella, ed ecco che si parte con la scorpacciata halloweeniana di Lusso che tutti aspettavano
Risvegli è breve ed è la più "di pancia", in tutti i sensi

Lusso torna ad ispirarsi ad Archie Goodwin, come già ai tempi della toccante "Vampiro sarà lei" (a proposito, visto che non sono mai riuscito a sapere quale racconto avesse ispirato quella storia, c'è qualche speranza di sapere il titolo del "nonno" goodwiniano di questa?

), per regalarci un "incubo a matrioska" che assomiglia tanto all'"eterna veglia" cui Morfeo condanna il proprio carceriere nel numer 1 di "Sandman"... nessuna spiegazione, nessun senso, solo una self-fulfilling prophecy che funziona come un allucinato orologio svizzero. Vero, forse è la meno "impegnativa", ma ciò non significa che sia meno d'effetto, anche perché è probabilmente quella in cui Michelon riesce a sbizzarrirsi al proprio massimo nella deformazione della prospettiva e dei personaggi, e sono abbastanza convinto he i lettori più piccoli del lupo siano rimasti piuttosto colpiti da certe espressioni e luci decisamente spettrali. Poco intellettuale, ma molto d'effetto.
Così fan tutti è la più lunga, e qui di contenuto intellettuale ce n'è decisamente. Niente da dire... benvenuti nell'italia del Cavaliere. Il velo della metafora è talmente sottile da essere pressoché inesistente, e che sia proprio Glice a prendere il potere la dice lunga... al termine di un suo monologo dell'ultimo periodo, Gaber esaminava lucidamente il meccanismo per cui gli intelligenti non sanno parlare alla massa e quindi non hanno consenso, e pertanto devono ogni volta abbassarsi di un pezzettino, e poi di un altro, e concludeva sconsolato "E quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta". Il che è esattamente quello che accade alla McKenzie, anche se pilotato da un Glice che, notare bene, non sembra affatto fuori carattere, solo più attivo del solito. Ma che la cattiveria vada di pari passo con la stupidità è, purtroppo, molto credibile psicologicamente, e "Così fan tutti" è una distopia che di distopico ha veramente pochissimo. E sul finale diventa persino dubbiosa: ha senso proseguire, infelici ed isolati? Unici rimasti "sani", con l'unico bel risultato di non avere più una "casa", psicologicamente e socialmente parlando, dove essere circondati de persone amiche? La scelta di Marta, più che orrore, come pare ispirare ad Alberto, fa tanta tristezza e dà tanto da pensare... A parte il tono forse eccessivo dell'orrore nell'ultima vignetta, una splendida storia.
La fattoria dei dannati me l'aspettavo come un horror crudo, visto che la causa del turbamento della quiete arriva fin dalla prima vignetta. Ed invece, curiosamente, è forse il più elegiaco e malinconico di tutti e tre i racconti, e, credo, proprio per questo, il mio preferito. Il finale è horror, ma ha qualcosa di profondamente "normale" e di, in fondo, "classico", nel tipo di rapporti di affetto ed aiuto tipici della fattoria McKenzie. Se in "così fan tutti", i rapporti erano totalmente stravolti, qui sono ovviamente spostati su un piano fantahorror, ma rimangono gli stessi, e, più che paura, danno il magone ed un forte senso di malinconia: il Mosè di questo racconto è esattamente, e coerentemente, lo stesso animo semplice, sostanzialmente positivo e volonteroso di "L'Ospite" (LA 285), e l'effetto straniante è più grande qui che in qualunque altro punto del numero. Veramente uina chiusura in bellezza, bravissimi Lusso e Michelon
Kika sta effettivamente calando (salverei solo quella del pifferaio, che da un bello squarcio sui rapporti di coppia), e negli
angoli DiVersisono rimasto, come molti credo, colpito da "Europolitica", divertissement tra Benni, Bartezzaghi e Bergonzoni che non sempre è all'altezza di quello che si propone di trasmettere (ed a volte scivola davvero nell'acrobazia linguistica un po' vuota), ma è comunque una bella spanna (o anche due o tre) sopra la media del livello dell'angolo della poesia. Complimenti all'autore (o autrice) anche solo per il lodevole intento di scrivere qualcosa di diverso, come contenuti e soprattutto come forma

Ah, credo intendesse "Apollinea acropoli", non "apolinnea" che penso non voglia dire niente
Nella
posta un prosiegui del dibattito su tendenze sessuali, un "Noi che" della nuova generazione (bello spaccato di una fascia d'età contraddittoria da sempre

) ed un amante della fantascienza per famiglie che si lamenta del cinismo di House e della violenza in CSI. Devo dire che mi ha lasciato non poco perplesso... come avrà reagito a vedersi pubblicato nello stesso numero di tre storie horror fatte per divertire un pubblico di grandi e piccini?
N. 294
Dietro una
copertina carina ma sostanzialmente neutra (Silver ultimamente ci va molto tranquillo, con le sue copertine, o sbaglio? Quelle che "mordono" sono quasi sempre a firma Cannuciari

), un numero pieno di sorprese e regali natalizi a noi, piccoli lettori del Lupo

Dopo un veloce sommario, che in qualche modo come toni mi ricorda quelli dei vecchi tempi, arriva il primo regalo: le
tavole:
tutte a firma Silver! (con l'ineludibile apporto di Michelon alle chine, ovviamente, da non dimenticare

) Credo che fosse da... boh, sicuramente da prima che iniziassero a comparire i credits che non vedevo un intero numero
solo di tavole del Papà del Lupo. Forse, addirittura, in tutta la mia carriera ormai quindecennale di LupoFan, non era mai successo. Probabilmente un effetto collaterale dell'assenza forzata di Cannucciari, impegnato nel "secondo regalo" di cui più avanti, ma fatto sta che è una sorpresa con i fiocchi. E le tavole sono proprio belle. Dopo le prime due, che concludono, per la gioia di Grrodon, il ciclo sull' "idioma dei nostri padri", arriva un'equilibrata e sapiente mistura di Enrico & Cesira, Alberto & Marta, Glicerina ed Alice, tutti fantasticamente in character. Dal tocco di eleganza di sentire Alberto parlare di se stesso al passato come "da cucciolo", ai battibecchi velenosi quanto affettuosi dei due coniugi che ricreano alla perfezione quell'atmosfera agrodolce stupenda dell'indimenticabile "Natale in casa La Talpa" (già passati più di dieci anni da allora? Incredibile...) all'ultima tavola, che è semplicemente geniale nel suo riferimento natalizio sotteso (mi piacerebbe inviarla come biglietto di auguri di Natale ai miei amici), direi che il Silver mostra in pieno di essere sempre il Silver, ed è detto tutto. Voi autori che frequentate la board, fategli i complimenti da parte mia
Due passaggi veloci, l'occhio che scorre appena il
megastore, l'
oroscopo e le news, ed ecco arrivare il secondo, stupendo, regalo:
La ballata dei McKenzie - Parte 1. Bellissima ed atipica. È dicembre, ti aspetti la classica storia natalizia del Lupo da inserire nella galleria delle perle quali "Natale senza te " o "Verrà natale", ed invece arriva questa sorpresa. Da dove cominciare? La coppia è quella d'oro, il duo Lusso-Cannucciari di Natale senza te, L'alta marea, Duro come il tuo cuore. E, riprendendo proprio la tendenza sperimentale di quest'ultima storia, Cannucciari raggiunge nuove vette grafiche: i due acquerelli che impreziosiscono la storia sono eccezionali (non saprei scegliere tra il primo, un'apertura natalizia perfettamente in stile con i quadri del'Ottocento, ed il secondo, che al profano ignorante come me sa quasi di impressionista), ma sono solo la punta dell'iceberg: la costruzione della tavola rompe, credo per la prima volta da quando io ne abbia memoria, la rigorosa struttura a due strisce larghe uguali per creare tavole a tre strisce, vignette verticali,tavole composte di testo e disegno incastrati (l'alternarsi delle azioni di Glice e dei brani di lettera di Mosè è di un comico spettacolare), vignette più larghe per i campi lunghi, più piccole per i primi piani, più strette per le scene di folla che devono rendere il senso di claustrofobia... tutto estremamente più articolato ed espressivo rispetto alle strutture "obbligate" delle storie regolari. Ed in più, i santastici disegni di Cannucciari hanno il supporto dei colori di Lusso, che, mio parere personale, è veramente il migliore di tutti per quanto riguarda le atmosfere noir, che si tratti dell'horror cupo di tante sue storie o, come qui, dei colori fiochi ed ingialliti del secolo scorso. Nulla da dire ai formidabili coloristi usuali (a partire dall'ottima Ketty Formaggio), ma su queste specifiche atmosfere qui, Lusso è inarrivabile. E sembra che i suoi colori ed i disegni di Cannucciari siano fatti apposta per complementarsi a vicenda.
E la storia? Iniziare una storia in più puntate a Natale è rischiosissimo: se l'argomento è in tema con il periodo, si corre il rischio di avere il lieto fine natalizio a marzo o ad aprile, con un effetto allucinante; se non si tocca l'argomento Natale, la gente si chiede perché mai si è scelto proprio quel numero per iniziarlo. già da due mesi mi stavo chiedendo come Lusso sperasse di superare quell'impasse, ma mi preoccupavo per niente: con la consueta eleganza, il Natale è messo come momento d'inizio della storia, anche con un suo senso narrativo ben preciso (il "Natale senza gli altri", di solitudine e malinconia, che è esattamente il proseguimento coerente del Natale senza soldi dell'anno scorso e di quello "senza te" di quattro anni fa), è solo l'occasione per l'avviarsi della vicenda, che però, nel suo svolgimento, di natalizio non ha più niente (se non forse quello che di natalizio avevano le storie di Dickens e degli scrittori "sociali" dell'Ottocento, e le storie come la piccola fiammiferaia: il freddo ed il gelo, reale e metaforico, in cui i poveri di città si ritrovano a dover sopravvivere sotto natale). Da quanto ho capito, Lusso è delle mie zone piemontesi, ma più defilato verso la campagna: io, torinese, mi appresto a vivere, appena avrò un po' di tempo libero, tutto il chiasso ed il caos della stagione natalizia qui in centro città. E nel suo ritratto della città ho trovato molto della mia (d'accordo, forse un po' più di Milano, se vogliamo, a partire da Centrale, ritratta stupendamente da Cannucciari: ma anche Torino non scherza), e, per quanto in fondo mi ci trovi bene, mi ha dato, ancora una volta, di che riflettere e guardarmi intorno durante le mie passeggiate diurne per andare da qualche parte. Ed ha avuto l'effetto di svegliare il mio senso critico sull'alienazione e l'estraneità che probabilmente mi vedrò davanti nelle prossime settimane, con decine di isterici a correre per cercare regali su regali... Ovviamente, questa può essere la tematica principale, ma ciò non toglie che Lusso sappia anche farci ridere con Glicerina e Mosè, sorridere con le citazioni musicali (ottima traduzione

), e restare col fiato sospeso alla fine del primo episodio... che a dire il vero sembra, e questa è forse l'unica piccola critica che si può muovere alla storia, voler andare un filo troppo lungo il solco tracciato dall'ottima "Errore di sistema" di Silver. Ma sono sicuro che Lusso ci saprà stupire, andando avanti. L'incipit è sicuramente splendido
Il resto del numero scorre sostanzialmente sereno e pacato, ma l'ultima zampata va ancora a Silver nella pagina del
Last Minut, con l'impeccabile deduzione logica dal "postulato di De Andrè sul letame"
Grazie a tutti per il meraviglioso numero, e buon Natale anche a voi
Edit: Ma perché nessuno mi ha detto che per sbaglio avevo scritto "296" invece di "293", lassù? Che rapa sono...
