Lupo Alberto - Umorismo a Strisce ("100 Anni di Fumetto Italiano" # 4)
Il quarto numero della nuova collana di allegati a fumetti da edicola, “100 Anni di Fumetto Italiano” è il primo (e per ora unico) volume della serie che ho fatto mio. Esso tratta infatti di Lupo Alberto, personaggio che personalmente mi è sempre piaciuto, ma di cui ho letto giusto un paio di albi presi a prestito dalla mia biblioteca qualche anno fa, alcune tavole alla fine di “Sorrisi e Canzoni”, e di cui ho visto molti episodi del cartone animato trasmesso da Rai Due.
E in ognuna di queste occasioni, il lupo azzurro mi ha sempre colpito positivamente. Se a questo si aggiunge il fatto che qui sul Sollazzo ho sempre seguito il topic di riferimento leggendo i pareri dei Grrodon, degli altri utenti e degli autori, non mi potevo far scappare questo volume che sa di antologico, e quindi che mi poteva dare una buona ed esaustiva panoramica del personaggio e della serie a fumetti.
E devo dire che non mi sono pentito dell’acquisto. Il volume (dalla bella copertina cartonata) si avvale di un’interessante introduzione di Licari (factotum dei fumetti per quanto riguarda la "Gazzetta dello Sport"), di un bell’editoriale di Gianni Bono e di un esauriente articolo di Davide Barzi che riesce a delineare la storia e l’evoluzione delle storie della Fattoria McKenzie, dalle prime collaborazioni di Silver al “Corriere dei Ragazzi” e a “Eureka!” fino al mensile tutto dedicato al Lupastro.
Il libro presenta poi i fumetti, divisi in 3 sezioni: le strisce di Silver, le tavole di Silver e le storie, di Silver e di altri autori.
Le strisce sono i primi passi del Lupo, sono molto divertenti, alcune anche metafumettistiche, l’umorismo proposto è spesso basato sul non-sense e sull’assurdo, ed è bello notare per esempio alcuni tormentoni che si ripetevano per alcune strisce.
Le tavole sono la naturale evoluzione di quelle avventure, le gag hanno più spazio per svolgersi e i caratteri anche dei comprimari della Fattoria vengono ulteriormente sviluppati. Anche qua c’è la ripresa di una certa situazione in più tavole, come un piacevole leit-motiv. Bella, dal finale improvviso e struggente, la sottotrama di Uccello, che non a caso viene richiamata anche nelle righe di introduzione che precedono questa sezione.
In questo prime due parti è poi bello vedere la nascita del tormentone “Ehilà Beppe!” di Enrico la Talpa, che diventerà una delle basi delle avventure di Lupo Alberto. E anche l’evoluzione grafica, evidente soprattutto per Alberto e per Mosè.
Infine
le storie. Non posso sapere se la selezione è ottimale, se si è riusciti a pescare tra il meglio per ogni autore proposto, ma di certo tutte le storie mi sono piaciute.
Lupo Alberto nel Futuro (Silver) è una storia breve, ma farcita di non-sense tipico delle tavole autoconclusive Già più elaborata risulta
Enrico la Talpa e la Febbre del Super 8 (Silver), in cui gli animali della fattoria devono cercare Enrico, che rischia di rimanere sepolto dalle valanghe mentre cerca di fare riprese con la sua telecamera.
Ma è con
Morbida è la Notte (Silver) che Silver costruisce una trama più unitaria, più da storia e meno da insieme di gag, che ci sono ovviamente ma sono legate a una trama unitaria, Alberto che deve aiutare un animaletto suo amico a coronare il suo sogno d’amore. Finale spassoso.
Il Contratto (Chendi, Cannucciari) vede protagonista assoluto Enrico, che vende la sua anima al diavolo in cambio della superforza. Ricadute inaspettate sulla salute del povero Alberto! Lol! Mi ha tra l’altro stupito vedere come sceneggiatore Carlo Chendi, che conosco per le sue numerose storie Disney, del quale ignoravo la sua collaborazione a Lupo Alberto.
La Casa di Alice (Cannucciari) mi svela il talento sceneggiatorio di Bruno. La storia è infatti divertentissima, già vedere una collaborazione tra Alberto e Mosè è qualcosa di bellissimo, se il motivo è salvare il cagnolone dalla presenza dell’amica di Marta la cosa è ancora migliore! Per i disegni, niente da eccepire: tanto nella storia precedente quanto in questa i disegni mi sono piaciuti tantissimo, sono un piacere per gli occhi, li trovo molto simili a quelli di Silver ma nel contempo personali.
Le Vacanze Esotiche di Lupo Alberto (Silver, Manara) ci presenta una storia che, vedendo il secondo nome coinvolto, mi faceva pensare a qualcosa di molto più sperimentale. Invece l’apporto di Milo si limita alla raffigurazione (seppur resa benissimo) di belle ragazze poco vestite abitanti di un’isola su cui passano qualche giorno Alberto ed Enrico. E’ qui che l’anima marpiona e sbruffona di Enrico mi si para davanti in tutta la sua potenza, dopo le strisce.
Il Predone del Fiume (Cannucciari) è un’altra storia geniale, in cui sono deliziosi i battibecchi di Enrico con la moglie Cesira e tutta l’avventura per catturare il grande luccio è divertentissima, con risvolti inaspettati. Le chine sono di Francesca Zucca.
Buonanotte Cupido! (Artibani, Cannucciari), oltre a confermarmi ancora l’abilità grafica di Bruno, mi fa riscoprire una sceneggiatura comica da parte di Francesco Artibani, uno dei miei sceneggiatori preferiti, che mi ha ricordato alcune storie anni ’90 che l’Artibani scriveva per “Topolino”. Bellissima per i travestimenti di Mosè e per i due furfanti, ma anche perché tra le risate riesce a farci cogliere uno scorcio dell’anima misteriosa di Mosè, romantica, timida e chiusa fino al sociopatico.
Alta Marea (Lusso, Cannucciari) è una storia molto particolare. In relativamente poche pagine riesce a raccontare una storia più metafisica che letterale, dove la narrazione palese perde di senso e assume i contorni di puro mezzo fisico per far sì che i personaggi vivano qualcosa di molto più profondo. Lo stesso titolo è ambivalente: gli abitanti della Fattoria dei Mckenzie sono in vacanza la mare, infatti, ma l’alta marea metaforica su cui ruota la storia è una specie di risacca di nostalgia, ricordi, desideri e speranze. Tutti i personaggi (Enrico, Cesira, Alberto, Marta) aumentano di spessore psicologico, dato che in quel posto mitico di concretizzano nostalgie e desideri. Vediamo così gli ipotetici figli di Cesira ed Enrico, oppure i vecchi fidanzati di Alice, e nelle ultime tavole il sogno più grande di Marta, e il tutto sfocia in una poeticissima e onirica ultima tavola dove viene citata anche una canzone di Giorgio Gaber. Spettacolosa.
In fondo al volume un ampio articolo di Claudio Riva ci introduce ad altri due esempi di strisce umoristiche che negli anni sono comparse su quotidiani e riviste del nostro Paese:
Santincielo di Skiaffino e
Nilus dei fratelli Origone.
Entrambe le strisce mi hanno divertito, anche se non entusiasmato. Apprezzabile però l’appendice che mostra altri esempi del tema trattato nel volume.
In conclusione, un volume per me molto prezioso, che è valso i suoi 10 euro tanto per la qualità della confezione, tanto per la precisione degli articoli, quanto per i fumetti contenuti, che mi hanno offerto una panoramica soddisfacente, credo, del Lupo ieri e oggi. E che mi ha fatto conoscere i talenti di persone come Lusso e Cannucciari.