ONE PIECE 66
La Strada che portava al Sole
La chiusura della Saga dell'Isola degli Uomini-Pesce è sicuramente più interessante degli avvenimenti dei due volumi precedenti, complice anche il ritorno di questioni mitologiche di un certo spessore, come il Secolo Buio, le Armi Ancestrali (con colpaccio di scena che chiude il cerchio dei rimandi a Skypiea!) e la Voce di Tutte le Cose. A tal proposito è forse un po' controproducente la decisione di Oda di rendere del tutto senzienti i Re del Mare, scelta che sicuramente gli semplifica l'esposizione ma che al contempo rende assai meno impressionante il potere di Shirahoshi.
Interessanti anche gli accenni al nuovo status quo delle Tre Forze, tra i dettagli relativi alla Marina ed a Barbanera da un lato e la nascita di una nuova sottotrama dall'altra: con l'entrata nel Nuovo Mondo è il momento di parlare di Imperatori, ed ecco infatti i primi scorci di Big Mom e della sua Ciurma, con ovvie ispirazioni ad
Alice nel Paese delle Meraviglie.
Ma, al di là del consueto wordbuilding post-saga, è il tempo di tirare le somme: una Saga, questa, martoriata da più problematiche a dispetto dei pregi di cui si è già detto.
Innanzitutto, questa è una storia incompleta. Ovviamente nessuna saga è mai stata veramente autoconclusiva, con sottotrame trasportate da un'isola all'altra anche per anni, ma i punti maggiori della narrazione trovavano sempre una loro conclusione entro la partenza della Ciurma. Qui Oda varia un po: la cosa non può non far piacere, ma è inevitabile la sensazione di insoddisfazione lasciata dalle numerose questioni irrisolte, complice anche l'accavallamento disorientante degli eventi.
Questa inconcludenza si riflette anche sull'Isola in sé, location bellissima ma che è stata spiegata più che esplorata, che lasciamo con alcuni aspetti un po' in sospeso (il fatto che ci fosse un classismo allucinante è motivato o è mera convenienza per le storie dei personaggi?) nonchè sul pezzo grosso: Jinbe. Il flashback di Tiger e Otohime lo riguarda un po' ma non è centrato su di lui: e se la sua cicatrice è un indizio ovvio di un possibile flashback tutto suo (in cui magari mostrarci questo Dojo degli Uomini-Pesce, promessoci ma del tutto ignorato), è anche vero che è bruttino rimandare ad approfondimenti futuri gli elementi che giustifichino un ingresso in Ciurma. Tecnicamente Jinbe le sue carte le ha, e non dubito che Odacchi se lo sia pensato da qualche annetto come la Nona Persona, ma è un inserimento comunque poco naturale, considerandosia le tempistiche che certi aggiustamenti all'ultimo secondo (come la vena comica del personaggio, invero piuttosto scialbetta).
Anche sulla coerenza tematica della Saga c'è da ridire: il messaggio lanciato è bello, Oda sa affrontare la questione in modo non banale, ma il fatto che il filo conduttore sia rappresentato dall'idea delle trasfusioni di sangue mina un po' le premesse, sia perché è un concetto inedito in anni ed anni di botte da orbi e dissanguamenti (perfino quando Zoro si sacrificò contro Orso non ebbe bisogno della flebo!), sia per come è stato introdotto, ovvero con la gag di Sanji. Gag non solo abbastanza sdivertente, ma anche abusatissima da Oda per farci entrare nella capoccia tutta la storia del sangue, con l'inevitabile conseguenza di risultare forzata.
Ed infine, il grande colpevole: i tempi narrativi, vera croce non tanto di questo specifico volume quanto di tutta la seconda parte del manga. Oda ha deciso che deve darsi una mossa ma lo fa male, precipitando i passaggi che meriterebbero più tempo e trovandosi costretto nelle sue stesse formule, partorendo l'orrendo connubio dei capitoli fuffoni in una macrotrama veloce. La stoffa c'è sempre eh, ed in volume certi traccheggiamenti si notano meno, ma di certo l'inevitabile altalenanza di un autore che dopo un ventennio sta cercando di reinventare i suoi metodi lo porta a perdere quel controllo certosino sulle storyline che è stato uno dei fiori all'occhiello del manga.
Ma passimao, finalmente, al Nuovo Mondo! Con un'Avventura nuova di zecca, che Oda inizia in modo classico buttando alla rinfusa le follie che saprà poi riorganizzare e spiegare in seguito: ritornano i riferimenti al Paese di Wa già citato ai tempi di Ryuma e guarda caso si cita nuovamente
Monsters. Prima di buttarci nella nuova saga, però, è da segnalare il capitolo interlocutorio
Gam, in cui incontriamo la famiglia di Lovoon e... erroraccio? Il "buco sotto la Linea Rossa" che non può attraversare non è certamente quello dell'Isola degli Uomini-Pesce, né si capisce bene cosa ci faccia lì il gruppo di balene. Ovviamente ci si tornerà su... fra qualche decade.
SBS scialbette, giusto giusto simpa quella del pesce abissale e le versioni bimbe degli scagnozzi di Moria, paraculatissima invece quella sul blooper di Chopper.
Diario di Bordo
Misteri aggiunti:
Storia
-Da chi è composta "quella stirpe" capace di riparare la Noah? Si tratta dei carpentieri che realizzarono Pluton?
Monkey D. Rufy
-Come ha risvegliato il potere di sentire la voce di tutte le cose? Quali collegamenti con la D e con il potere dell'Ambizione?
Caribou
-Chi è la persona a cui vuole vendere il segreto di Shirahoshi?
Pekoms
-Che robo è? Qualche collegamento con Bepo?
Varie&eventuali
-La Balene Isola: che ci fanno nella Grand Line e come si spiegano le ferite simili a quelle di Lovoon?
ONE PIECE 67
Cool Fight
Poco da dire ma tanto da gustare, in questo volumetto avventuroso. Un'isola che richiama un po' quella del Dottor Moreau, ma oltre ad ibridi e bestie mitologiche Oda sa rimescolare le carte in tavola con Law e la sua proposta finale. Un po' moscetti Smoker e Tashigi (e quest'ultima non brillerà neanche in seguito), da segnalare le belle scene personaggiose di Nami, Sanji e Brook. Nota negativa per gli Yeti Cool Brothers, personaggi anche divertenti ma buttati lì solo perché propedeutici ad altro e senza un vero ruolo. Bello invece il recupero di Barbabruna e bellissimo il personaggio di Caesar Clown, villain 'nfamone ma vile che, pur essendo assolutamente minore, è forse tra i più riusciti nel gradiente di detestabilità.
SBS noiosette a parte le due sulla police... ehrrr, policy di Oda e quella follissima sul pranzo al sacco di Zoro.
Nota di merito per l'adattamento della parlata di Kinemon, arcaica al punto giusto senza perderne in leggibilità.