[Leo Ortolani] Rat-Man

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.
  • Rat-Man # 85 - Battaglia a Gerusalemme!

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    Con un ritardo assurdo di ben 3 settimane rispetto alla data di uscita iniziale, posticipata per ben due volte, finalmente tre mesi dopo l'ultimo numero di Rat-Man è uscito il # 85.
    Gran bel finale di saga! :) La Panini ce lo ha fatto sudare, ma ne è valsa la pena di attendederlo.
    Battaglia a Gerusalemme! parte direttamente da dove era finita I Dimenticati, cioè con la squadra di Ratto arricchita dal Vecchio (chissarà mai? ;) ) che a bordo dell'autobus cerca di far arrivare sano e salvo Gesù al Sinedrio perchè possa essere processato e la storia della Salvezza segua il suo corso.
    Al di là della motivazione esplicita dello scorso numero (l'invasione dei libri digitali e la conseguenza dei tavoli che ballano :asd: ) è significativo vedere l'impegno che Leo ha messo in questa saga e in special modo in questo episodio finale nel cercare di capire e spiegare il motivo e l'importanza nel contesto cristiano del sacrificio di Gesù, della sua Passione e del suo altruismo, e soprattutto del morire per scofiggere la morte, cosa che a pelle sembra la madre di tutte le assurdità ma che invece è la chiave per comprendere un universo intero di significati.
    La figura di Gesù (che, per inciso, Leo non ci mostra mai in viso, tenendolo sempre nell'ombra) viene qui sviscerata in modo delicato ma significativo, sia nei brevi messaggi che riesce a comunicare a Ratto sia nelle parti dove l'autore ricalca paro paro la narrazione dei Vangeli. Le tavole finali, in questo senso, sono fortemente evocative e mi hanno colpito molto per l'intensità degli eventi mostrati.
    Le battute e le gag non mancano, anche se ce ne sono in quantità minore che nello strepitoso scorso numero: ma cose come
    Osservate... Gerusalemme! La città il cui nome significa amore!
    A differenza di Troia.
    , Franciosi e il resto e l'idea decisamente geniale del perchè si dovrebbe scegliere Barabba sono autentiche perle umoristiche.
    Certo, l'idea [spoiler]dell'Arca dell'Alleanza[/spoiler] risulta forse un po' un deus-ex-machina piuttosto gratuito, ma in fondo stiamo parlando di una saga dove ci si reca nell'Aldilà con un aereo militare e 2000 anni indietro nel tempo con delle moto, quindi direi che la plausibilità non era tra gli obiettivi della saga, che penso di aver già espresso nelle righe precedenti.
    Bello anche il finale, comunque, con la nuove presa di coscienza di tutti i protagonisti, Ratto compreso, e con l'ultima vignetta a sorpresa! :P

    Degno di nota è poi lo svelamento di chi è Ratto, cosa restata un po' ambigua nella sua bilogia di esordio: una spiegazione sensata, che già in fondo era stata fatta intuire, ma che qui trova la sua connotazione precisa e ciò è bello. Una spiegazione che però rende il ragionamento di max brody
    max brody ha scritto: Arrivo al dunque: a livello di continuity, ho cominciato a pensare che, dopo l'Esalogia della Rinascita, Deboroh si sia scisso in due, Ratman e Ratto, con il primo che conserva il lato infantile e più legato al passato di Deboroh/Leo, mentre il secondo, più serio, in un certo senso più profondo, con il quale si possono toccare temi più "scomodi" (per il pubblico) e più "adulti", rappresenterebbe il futuro.
    ormai errato, se non altro [spoiler]per il momento in cui avviene la scissione.[/spoiler]
    Anche un [spoiler]possibile ricongiungimento dei due[/spoiler] lo vedo duro, anche se mai dire mai in realtà, tutto è possibile. Certo è che Leo nella sua rubrica "Tempo Perso" qualche tempo fa scrisse che una nuova serie dopo la conclusione di Rat-Man potrebbe proprio essere quella sui Sacrificabili...

    Insomma, Leo con questa quadrilogia dedicata a Ratto, agli action movie americani e soprattutto alla sua esplorazione del cristianesimo e della figura del Cristo ci restituisce una lunga storia appassionante, con dei messaggi importanti veicolati in modo inusuale ma riuscito, unendo ciò che si pensava non accorpabile e facendolo con la maestria del narrare a cui ci ha abituati.

    Next, Il Prigioniero (con l'ombra di uno che pare proprio... Valker?!?)
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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  • Presto devo leggerlo!!! Finalmente è uscito...
  • Rat-Man 85: Battaglia a Gerusalemme

    Comincio con una nota "di costume": questo numero non mi ha fatto ridere. Giusto due ghignate per [spoiler]Godzinga vs Chat Norris e "AROnne!"[/spoiler], per il resto mi sono accorto di essere rimasto serio per tutta la lettura. Per "serio" intendo "sorridendo", ovviamente: ho respirato a pieni polmoni l'aria assurda di tutta la storia, con godimento, ma senza picchi. Perché? Boh. Forse perché non ho trovato "letture alternative" nella vicenda, oltre agli affettuosi omaggi del Leo ai cinematografici (e non) eroi avventurosi della sua gioventù e al suo rapporto con la religione cristiana/cattolica. Un mega-omaggio riuscito e piacevole, ma sono cose che ho vissuto poco sulla pelle, e forse per questo non ne sono rimasto colpito più di tot.
    Bramo ha scritto:Degno di nota è poi lo svelamento di chi è Ratto, cosa restata un po' ambigua nella sua bilogia di esordio: una spiegazione sensata, che già in fondo era stata fatta intuire, ma che qui trova la sua connotazione precisa e ciò è bello. Una spiegazione che però rende il ragionamento di max brody
    max brody ha scritto: Arrivo al dunque: a livello di continuity, ho cominciato a pensare che, dopo l'Esalogia della Rinascita, Deboroh si sia scisso in due, Ratman e Ratto, con il primo che conserva il lato infantile e più legato al passato di Deboroh/Leo, mentre il secondo, più serio, in un certo senso più profondo, con il quale si possono toccare temi più "scomodi" (per il pubblico) e più "adulti", rappresenterebbe il futuro.
    ormai errato, se non altro [spoiler]per il momento in cui avviene la scissione.[/spoiler]
    Anche un [spoiler]possibile ricongiungimento dei due[/spoiler] lo vedo duro, anche se mai dire mai in realtà, tutto è possibile. Certo è che Leo nella sua rubrica "Tempo Perso" qualche tempo fa scrisse che una nuova serie dopo la conclusione di Rat-Man potrebbe proprio essere quella sui Sacrificabili...
    Leo, t'ho sgamato! :P In realtà non sapevo l'avesse esplicitato (mi dimentico sempre di leggere quella rubrica).
    La mia ipotesi comincia a scricchiolare, comunque, questo è vero. La cosa buffa, però, è che - terminata la lettura - ho pensato che scricchiolasse da un'altra parte: [spoiler]leggendo le ultime tavole mi è sembrato d'aver capito che Ratto e RatMan siano proprio lo stesso personaggio, o almeno, questa è l'idea che mi ha dato il Rat-Man che si tuffa coi criceti. Un RatMan che, una volta vinta (inconsciamente, perché è stupido) la morte (la condizione di smarrimento che dura dalla trilogia del Grande Nascondini?), ripudia - in sostanza - la morale dell'Esalogia di New York (perché non può fare altro, lui sa fare solo il supereroe?) e ricomincia a vivere.
    Questo, però, presuppone che lui e Ratto siano lo stesso personaggio anche in concreto, quindi niente scissioni.
    Eppure c'é la battuta su Tòpin che mi puzza... e il ragionamento "metaforico" (Leo passato vs Leo futuro, ecc.), che secondo me - alla luce anche della confessione riportata da Bramo - si può ancora tenere.[/spoiler]
    Insomma, non ci resta che attendere. Nell'attesa mi rileggo tutto, così mi schiarisco le idee.
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    Ottimo lavoro.
  • max brody ha scritto: La cosa buffa, però, è che - terminata la lettura - ho pensato che scricchiolasse da un'altra parte: [spoiler]leggendo le ultime tavole mi è sembrato d'aver capito che Ratto e RatMan siano proprio lo stesso personaggio, o almeno, questa è l'idea che mi ha dato il Rat-Man che si tuffa coi criceti. Un RatMan che, una volta vinta (inconsciamente, perché è stupido) la morte (la condizione di smarrimento che dura dalla trilogia del Grande Nascondini?), ripudia - in sostanza - la morale dell'Esalogia di New York (perché non può fare altro, lui sa fare solo il supereroe?) e ricomincia a vivere.
    Questo, però, presuppone che lui e Ratto siano lo stesso personaggio anche in concreto, quindi niente scissioni.
    Eppure c'é la battuta su Tòpin che mi puzza... e il ragionamento "metaforico" (Leo passato vs Leo futuro, ecc.), che secondo me - alla luce anche della confessione riportata da Bramo - si può ancora tenere.[/spoiler]
    [spoiler]Ma Rat-Man e Ratto sono lo stesso personaggio. Fino alla prima avventura di Rat-Man in cui si scontra con il Buffone. Lì c'è una scelta da fare (effettivamente nella storia che conosciamo il personaggio aveva preso un'arma), e il personaggio ne compie una che fa andare le cose in un modo (non spara e seguono tutte le storie che conosciamo: il nostro universo) e un'altra che le fa andare in un altro (spara e si arruola nei Sacrificabili: l'altro universo, quello in cui diventa Ratto).[/spoiler]
    A me quelle due pagine di "confessione" del personaggio fatta direttamente a Gesù mi paiono chiare in questo senso.
    Il finale quindi non lo interpreto come [spoiler]un ritorno ad essere il classico Rat-Man, ma semplicemente il fatto che anche nell'altro universo, in cui il personaggio ha preso una certa strada, il richiamo ad essere un eroe "non violento" è stato ascoltato, anche se seguendo un iter tortuoso e che - anche per i riferimenti religiosi presenti nella quadrilogia - si può definire quasi un calvario. I riferimenti dunque al Grande Nascondini e all'Esalogia di New York, secondo questo ragionamento, hanno poco senso di esistere perchè se hanno influito sulla psiche di Deboroh lo hanno fatto su quello "nostro" e non su Ratto - che non ha vissuto quegli eventi - , che ha potuto maturare ma attraverso esperienza diverse.[/spoiler]
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  • Bramo ha scritto:[spoiler]Ma Rat-Man e Ratto sono lo stesso personaggio. Fino alla prima avventura di Rat-Man in cui si scontra con il Buffone. Lì c'è una scelta da fare (effettivamente nella storia che conosciamo il personaggio aveva preso un'arma), e il personaggio ne compie una che fa andare le cose in un modo (non spara e seguono tutte le storie che conosciamo: il nostro universo) e un'altra che le fa andare in un altro (spara e si arruola nei Sacrificabili: l'altro universo, quello in cui diventa Ratto).[/spoiler]
    A me quelle due pagine di "confessione" del personaggio fatta direttamente a Gesù mi paiono chiare in questo senso.
    Il finale quindi non lo interpreto come [spoiler]un ritorno ad essere il classico Rat-Man, ma semplicemente il fatto che anche nell'altro universo, in cui il personaggio ha preso una certa strada, il richiamo ad essere un eroe "non violento" è stato ascoltato, anche se seguendo un iter tortuoso e che - anche per i riferimenti religiosi presenti nella quadrilogia - si può definire quasi un calvario. I riferimenti dunque al Grande Nascondini e all'Esalogia di New York, secondo questo ragionamento, hanno poco senso di esistere perchè se hanno influito sulla psiche di Deboroh lo hanno fatto su quello "nostro" e non su Ratto - che non ha vissuto quegli eventi - , che ha potuto maturare ma attraverso esperienza diverse.[/spoiler]
    [spoiler]Uhm, giusto, così torna anche la "morale quantistica" della storia, ossia What happened, happened. Ossia, in qualunque universo, qualunque cosa accada, nonostante i tentativi di cambiare le cose ecc., il Ratto/RatMan finirà per vincere la morte/ombra/Male/ecc e diventare un supereroe/Buono/ecc.
    Il dubbio che ho è che abbiamo già visto in passato che gli universi alternativi, nel mondo del Leo, non sono mai puramente paralleli, ma spesso si incrociano (vedi ad es. I Fantastici). Io ci spero ancora :elio:[/spoiler]
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    Ottimo lavoro.
  • max brody ha scritto: [spoiler]Il dubbio che ho è che abbiamo già visto in passato che gli universi alternativi, nel mondo del Leo, non sono mai puramente paralleli, ma spesso si incrociano (vedi ad es. I Fantastici). Io ci spero ancora :elio:[/spoiler]
    Oh, quello è possibilissimo, certo, e in fondo se ci pensi nel caso di Ratto è già successo in qualche modo alla fine proprio della bilogia di Ratto ;)
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  • ;)
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    Ottimo lavoro.
  • Oh, che bello. Apro l'albo di questo mese e mi ritrovo davanti un sommario composto da una sola voce: la storia di Rat-Man.
    Ottimo, una lettura lunga e impegnativa, ci sarà tanta carne al fuoco, una di quelle informazioni che subito mi galvanizzano ma un po' mi spaventano anche, non so perché.

    Devo dire di aver riso un bel po', tra braccialetti della fortuna e la fenomenale "non hai ancora letto i forum" (a proposito, ciao Gesù, se passi di qui).
    Mi ha un po' disturbato il "personaggio" di Giacomino, ma vabbè.
    Comunque c'è poco da soffermarsi sulle gag con una storia come questa.
    Da ccp quale sono ho apprezzato un bel po' il modo in cui viene raccontata la vicenda surreale, trasmettendo messaggi di fede in modo originale, passando con agilità da parodie di brani del Vangelo non proprio celebrissimi (come le vesti strappate di Caifa) a tamarrate da action-movie come la capretta che Steppan Dranjavic usa come surrogato della gamba. Fantastico poi il nero muscoloso che fa una brutta fine: per tutto il numero mi ripetevo che era scontato che morisse nel finale suscitando anche un effetto comico, ma una volta arrivato alle ultime pagine col ritorno alla Città Senza Nome Leo è riuscito a farmelo dimenticare, maledetto. Tra l'altro la sua apparizione nell'ultimissima pagina è proprio un fulmine a ciel sereno, dato che ormai siamo abituati alla tradizionale chiusura di storia "sfumata" con le vignette sempre più piccole, e invece qui Leo confeziona una chiusura shock in stile Final Destination.
    E ci sono altre "sparate" tra cui spicca l'Arca dell'Alleanza, uno dei ricicli post-moderni che Leo sta usando sempre di più (mi viene in mente la splash-page col Titanic in Avarat); devo dire che giochi simili mi gustano, più del mero citazionismo soddisfa-nerd che trovo ad esempio in John Doe (che comunque mi piace). A proposito di John Doe, per chi non lo segue devo dire che sto trovando che queste due serie italiane stiano compiendo un percorso parallelo diverso nei toni, ma simile nelle finalità: entrambi da un paio d'anni hanno una deriva teologico/religiosa, unita a una sperimentazione metafumettistica che vuole infrangere molte regole narrative.

    Passo a parlare di Ratto. Da quello che ho capito, siamo in una sorta di universo parallelo, una diramazione in stile Sliding Doors generata dal colpo di pistola sparato da Rat-Man e andato a buon fine. Questo ha generato una sorta di Tyler Durden, una versione oscura di Rat-Man che non si fa problemi ad usare la violenza; fin qua lo accetto, e sarebbe anche una buona idea. Mi ha colpito anche il dialogo con Gesù in cui Rat-Man non può fare a meno di dire scemenze, esprimendo i suoi sentimenti più profondi in una sequenza di poche vignette in cui si toglie la maschera; quasi come se il personaggio, e con esso anche il fumetto e l'autore, fosse prigioniero di una maschera per cui tutti lo conoscono e che non gli permette di raccontare qualcosa di più serio.
    Quello che però mi ha fatto storcere il naso è la scena in cui Ratto parla col Vecchio nel suo ufficio e si scopre che ha già ucciso tutti gli impiegati del palazzo, senza che nessuno glielo chiedesse. Questo non fa di lui un soldato che agisce per fini bellici, ma un essere che prova piacere nel far provare dolore e uccidere gli altri... mah. Mi sembra esagerato, anche perché stiamo parlando dello stesso personaggio che è cresciuto credendo nei supereroi, ha agito come Rat-Boy e nei panni di Marvel Mouse è stato addestrato dal Pipistrello... E improvvisamente lo vediamo diventare una sorta di serial killer. Non so se mi piace, anche se è una linea temporale parallela.
    Perché poi alla fine il personaggio sembra il nostro Rat-Man, con una determinata sensibilità quando parla con Gesù, oppure quando si getta nel vuoto. Forse, tento un'altra ipotesi, è da intendersi come una storia che cronologicamente è da inserirsi subito dopo la storia in cui Rat-Man salva Tòpin? Ratto e questa quadrilogia sono il racconto del viaggio nell'abisso di Rat-Man, dopo il quale potrà vivere le avventure da eroe che noi conosciamo?

    La preview del prossimo numero suggerisce un ritorno di Valker (non in flashback, dato che la silhouette sembra la sua pelata recente), personaggio che ormai sembrava definitivamente accantonato, e invece no. Però boh, la sua uscita di scena era propria epica, di quelle scene che danno l'addio definitivo a una nemesi coi fiocchi, e una sua ricomparsa potrebbe smorzare tutto...
    Ma suvvia, inutile stare a rimuginare, magari quello di spalle è solo Brakko che si è rasato a zero.
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  • Mi piace segnalare questa intervista a Leo Ortolani sul sito di Famiglia Cristiana e incentrata sulla componente religiosa della saga appena conclusa e delle storie di Rat-Man in generale.
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  • Mh, che dire.
    Forse sono io che sto invecchiando, ma sinceramente la fine della quadrilogia mi ha lasciato alquanto deluso. Una nota positiva è che sono tornato a ridere finalmente, e anche un po' di gusto, e sinceramente mi mancava. Quello che non mi è piaciuto è che ho avuto la sensazione costante che il phatos accumulato nell'(ottimo) precedente numero si stesse sgonfiando mano a mano che sfogliavo le pagine. Molte cose mi sono sembrate sinceramente superflue (che ruolo ha Il Vecchio? Arrivando ha fatto un casino incredibile e ora mi sembra quasi che serva solo a parlare con un abortino O.o Ma soprattutto, quanta è pacchiana l'idea dell'Arca, che in mezza pagina risolve tutto?) e alla fine oltre ai dialoghi fra Ratto e Gesù -comunque interessanti nel loro piccolo- poco mi ha offerto questo numero. La preview del prossimo mi fa sperare bene, che sia arrivato il momento del ritorno allo status quo di sempre? Spero, perchè ormai la cosa sta diventando stancante.
  • John Dorian ha scritto:che ruolo ha Il Vecchio? Arrivando ha fatto un casino incredibile e ora mi sembra quasi che serva solo a parlare con un abortino
    Esserci. È Clint Eastwood che guida il pullman. Anche tra le fila degli altri combattenti puoi toglierci uno o due eroi che la trama non cambia, però non c'è il gruppo; anche in un party movie come The Expendables sono pochi ad essere davvero necessari, però più gente c'è e più i fan del genere si esaltano, è quello lo scopo del casting a valanga.
    John Dorian ha scritto:Ma soprattutto, quanta è pacchiana l'idea dell'Arca, che in mezza pagina risolve tutto?
    Bè, poche pagine prima c'è un uomo che usa una capretta come protesi al posto della gamba, direi che l'esagerazione è palesemente il seme dal quale è nata questa saga, considerando che vuole essere un'ode agli action movie iper-fracassoni ai limiti del surreale.
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  • Espedientucoli. L'uso che è stato fatto del Vecchio non soddisfa l'atmosfera che gli si era creata attorno lo scorso numero.
    E la capra è stata una mossa decisamente LOL, non è esagerata, è solo molto divertente, ci sta. :D
  • Se non è esagerato un uomo che usa un ovino come surrogato di un suo arto inferiore, mi sa che abbiamo criteri di valutazione abbastanza differenti.
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  • DeborohWalker ha scritto:Se non è esagerato un uomo che usa un ovino come surrogato di un suo arto inferiore, mi sa che abbiamo criteri di valutazione abbastanza differenti.
    veramente lo fa per "maschia vendetta", visto che la capretta gli ha mangiato la gamba mozzata, impedendogli di "ricucirsela virilmente" :P
    La mia gallery su Deviant Art (casomai a qualcuno interessi =^__^=)
  • È ovvio che è esagerato, ma è una esagerazione che va presa come semplice motivo di risata, non è un componente risolutivo della faccenda. L'arca lo è ed è esagerata per essere campata in aria. E in più non fa ridere.
  • Cosa riesce a fare il Venerabile con una biro? o___o
    Ma vi rendete conto di che capolavoro è?

    FANTASTICO (e l'ho sfogliato prima di portarlo in ufficio e non ancora letto :D
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  • Letto. Letto. Letto. E non ho sonno, è voce delv erbo leggere. E visto. Perchè è anche spettacolare da vedere. E poi si tirano in ballo i ricordi, le pagine dei fumetti, la meta-narrazione che sempre più Ortolani ama tirare in ballo. C'è chi dirà "Ancora"? Ma leggetevi l'86 e ne vorrete di più. E Valker è Viggo Mortensen.
  • FaGian ha scritto:Cosa riesce a fare il Venerabile con una biro? o___o
    Ma vi rendete conto di che capolavoro è?

    FANTASTICO (e l'ho sfogliato prima di portarlo in ufficio e non ancora letto :D
    UomoCheSapevaTroppo ha scritto:Letto. Letto. Letto. E non ho sonno, è voce delv erbo leggere. E visto. Perchè è anche spettacolare da vedere. E poi si tirano in ballo i ricordi, le pagine dei fumetti, la meta-narrazione che sempre più Ortolani ama tirare in ballo. C'è chi dirà "Ancora"? Ma leggetevi l'86 e ne vorrete di più. E Valker è Viggo Mortensen.
    In attesa di avere il tempo di scrivere una recensione come si deve, non posso che approfittare dei commenti entusiasti degli ottimi FaGian e UomoCheSapevaTroppo per dire che anche a me questo numero è piaciuto moltissimo. Quando ho rivisto i disegni a biro come ai tempi della Storia Finita mi sono emozionato un sacco, senza contare poi quando mi sono goduto tutto il plot vagamente alla Inception (Uomo, avevamo ragione, è una maledizione: dopo Inception, ogni cosa che parla dei sogni e che abbia a che fare con la mente umana porta alla mente Inception :P ) e ho sentito quell'aria da continuity spirare forte e con sapienza narrativa.
    Grande Leo.
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  • Bramo ha scritto:
    FaGian ha scritto:Cosa riesce a fare il Venerabile con una biro? o___o
    Ma vi rendete conto di che capolavoro è?

    FANTASTICO (e l'ho sfogliato prima di portarlo in ufficio e non ancora letto :D
    UomoCheSapevaTroppo ha scritto:Letto. Letto. Letto. E non ho sonno, è voce delv erbo leggere. E visto. Perchè è anche spettacolare da vedere. E poi si tirano in ballo i ricordi, le pagine dei fumetti, la meta-narrazione che sempre più Ortolani ama tirare in ballo. C'è chi dirà "Ancora"? Ma leggetevi l'86 e ne vorrete di più. E Valker è Viggo Mortensen.
    In attesa di avere il tempo di scrivere una recensione come si deve, non posso che approfittare dei commenti entusiasti degli ottimi FaGian e UomoCheSapevaTroppo per dire che anche a me questo numero è piaciuto moltissimo. Quando ho rivisto i disegni a biro come ai tempi della Storia Finita mi sono emozionato un sacco, senza contare poi quando mi sono goduto tutto il plot vagamente alla Inception (Uomo, avevamo ragione, è una maledizione: dopo Inception, ogni cosa che parla dei sogni e che abbia a che fare con la mente umana porta alla mente Inception :P ) e ho sentito quell'aria da continuity spirare forte e con sapienza narrativa.
    Grande Leo.
    Beh tutto Il Prigioniero è ovviamente e soprattutto una citazione a The Road, con Viggo Mortensen, appunto. Un caso storico di "cinema fatto per deprimere", certo.. peccato che sia stato distribuito col culo proprio per questo -_-

    Leo non finisce mai di stupirmi, comunque, davvero.

    A novembre a Parma c'è una cena con lui.. ci andiamo, gente?
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