Dopo quasi un anno e mezzo, ho trovato un episodio di Rat-Man che mi abbia soddisfatto pienamente, senza decompressione o altri aspetti negativi che mi facciano borbottare a riguardo. Forse è merito della presa di coscienza del "Ratman non-Ratman" che ormai Leo mette in scena di cui parlavo analizzando il #82, ma questo albo me lo sono proprio goduto, percependo fin dalle prime pagine una sensazione piacevole durante la lettura, quando invece ultimamente nonostante le risate e la meraviglia era il senso critico ad avere la meglio.
E che rabbia, provare questa angoscia per quello che è il mio fumetto preferito di sempre, proseguire il cammino rassegnandosi ad essere in una fase che non incontra il mio gusto... Ma evviva, via tutte quelle brontolerie e celebriamo questo albo che riesce a giocarsi molto bene la "parodia" dei film d'azione e l'analisi della guerra, elementi già presenti nell'albo precedente e nella bilogia di Ratto.
Quello che più mi ha sorpreso però è stato il fattore religioso, finora accennato oppure trattato in maniera marginale nelle ultime saghe, ma in questo numero è palesemente un perno centrale della vicenda e di una certa importanza anche nelle intenzioni di Leo.
Io sono un cattolico praticante ed è una soddisfazione trovare riflessioni non banali sulla religione, in un fumetto che tutto sommato si può definire come "leggero" e rivolto a un grande pubblico come è Rat-Man; bizzarro come qualcosa di molto simile stia avvenendo quasi in contemporanea su John Doe, una fortuita coincidenza temporale che porta due fumetti italiani da edicola a sfoderare un'inaspettata vena religiosa.
Un accento interessante è l'articolo di Don Tommaso; conosco 3-4 sacerdoti che sono lettori di Rat-Man (diversi anni fa mi raccontarono di come fosse diventato un piccolo fenomeno in seminario









