Ed ecco un momento libero per qualche recensione
Dunque, dunque... da dove iniziare?
Ah, sì... per informazione di Michelon, la striscia con l'esilarante scambio di sguardi fra Enrico e Silvietta è stata, cono ogni probabilità, pubblicata in bianco e nero da qualche parte nel mensile, ma comunque è reperibile a colori nell'ultima pagina de "L'almanacco delle mie brame" (quello con la meravigliosa storia Silver-Manara): quella, secondo me, è satira gustosa sui maniaci sessuali
E torniamo al mensile
N. 288
LA
copertina è carina come sempre, visto che è d Silver, ma non vi vedo un gusto satirico particolare.. una presa per il culo dell'isteria collettiva da Formula 1, forse? Mah... solo Silver può saperlo

Le
tavole, come diceva già Grrodon, sono un inatteso e gradevolissimo dilagare della coppia Silver/Michelon, con sole tre tavole di Cannucciari, che peraltro riesce, pur nella minima presenza, ad infilare una tavola su Silvietta vs. Alice che mi ha strappato un sorriso ed una lacrimuccia al tempo stesso (l' "intellettualone forzato per non fare la figura del polipone" sono assolutamente io, credo mi inquadrerò le due pagine e le appenderò sul letto

): per il resto, Silver è in splendida forma ed assolutamente scoppiettante, a cavallo tra uno spettacolare umorismo dell'assurdo (la tiroide), le piccole grandi manie dei personaggi che nessuno conosce meglio di lui (il soprannome di Enrico) ed una satira politica e sociale - detto sinceramente, quasi inaspettata - pugente ed amara nel suo stile inconfondibile e fulminante (i respingimenti ed il lavoratore stagionale). E Michelon gli è degnissimo compare, in uno stile persino più cinetico del solito. Bravissimi tutti, ed ovviamente cappello sul tavolo per Silver
Passato l'
oroscopo (e qui la mia tendenza al razionalismo si fa sempre meno tollerante...

)...
... e la seconda incarnazione di
Lato C (che sembra
molto interessante, tra le sassate a Moccia (c'è mica dietro qualcuno degli sceneggiatori? Lo humour mi sembra quello che si respira qui quando scrive qualcuno di voi...

) ed un sassolino verso Proust che sembra venire direttamente dagli anni '70 ("La pittura lo esigeva, il cinema lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti..."

)...
... si arriva a
Duro come il tuo cuore, l'attesissimo ritorno della coppia Lusso-Cannucciari, che si riunisce per la prima volta dopo sette mesi. Mancava da "Verrà Natale", e, per quanto quella storia fosse già molto bella, credo che questa la superi in pieno. Ben ventiquattro tavole per un autentico kolossal fumetto-cinematografico in piena tradizione noir. A partire dall'intro quasi Mooriana nel suo campo in allargamento progressivo, che ti prende allo stomaco (e devo ammettere che, dopo aver capito in "Natale senza te" che da Lusso ci si può davvero aspettare di tutto, c'ero proprio cascato), la storia si apre, in perfetta sincronia con il momento di uscita del mensile, in una mattina di giugno affollata ed accaldata, con le inconfondibili didascalie a monologo interiore di Sam più acide e ciniche che mai. Si passa al flashback, che è un picolo capolavoro di parodia di quasi tutti i cliché del duro e della pupa (al "duro cinestetico" sono scoppiato a ridere quasi alla cassa del supermercato, motivo per cui ancor oggi i cassieri e le cassiere mi guardano un po' preoccupati...), e si torna al presente, con l'incantevole Nora, l'istante di amarezza social-urbanistica infilato splendidamente sulla grande distribuzione, "Janet Faded" (e, sinceramente, molto di rado qualcuna delle pur non rare prostitute della città di Sam mi ha causato una simile stretta al cuore... nell'effetto "Viale del tramonto", Lusso resta un fuoriclasse), l'evolversi della vicenda in modi che ricordano (molto più solarmente, è ovvio) l'umorismo spietato e spiazzante di un Dazieri, fino al confronto finale con Debra, di cui oviamente Sam non ha mai capito niente di niente ("Ma no, tesoro, è solo cretino..." altro scoppio di risa alla fermata del tram), e dal quale esce ridicolo e ridicolizzato com'era giusto che fosse. Addio sogni di gloria, addio amori perduti, addio amori reali che i cretini si lasciano scappare perché troppo presi dal loro personaggio, ed ecco il capolavoro, con Sam che afferma, in perfetta linea con il copione da "duro", "Se c'è una morale in questa storia, qualcuno me la dovrà spiegare", quando, ovviamente, l'unico a non averla capita è lui

Maledette femmine, maledetta città. Titoli di coda, dieci minuti di applausi. Mille perle nei titoli (l'opera letteraria originale mi ha causato il terzo accesso di risa della giornata, per fortuna ero già a casa

), ma anche mille perle nella storia, con la canzone di Debra che probabilmente nessuno sotto i trent'anni potrebbe mai riconoscere

, il gorilla che legge "Il pasto nudo", il "baretto iperrealista", ed altre mille sghignazzate nascoste tra le righe, pronte a spunta fuori alla terza o quarta lettura.
Sui disegni ha già detto tutto Grrodon: un cannucciari completamente inedito, dal tratto magicamente trasformato, e semplicemente perfetto per un vero e proprio cinekolossal in costume come questo.
Standing ovation ad entrambi, è il minimo
Ovvio che, dopo un simile capolavoro,
Kika ne risulti, anche per me che di norma la apprezzo abbastanza, comparativamente sottotono ("mio padre porta spiga"?!?!? Ommisignur...). Più o meno, quello che c'era da dire sulla necessità di un po' di cambio d'aria l'ha già detto Grrodon ed io mi ci sono accodato, quindi per ora null'altro da aggiungere.
Una parola veloce su
Angoli DiVersi, che normalmente non mi dice nulla, ma in questo caso mi ha attirato per cinque minuti con "Le imposte differite", filastrocca finalmente in rima (alleluia!) e decisamente tipica dell'era berlusconiana (tranne che per il finale, che ahimé è fin troppo equo per essere della nostra epoca :/ )
Passa la
Posta, e qui torniamo alle questioni di cuore... Ed ecco che quel rompimento di c****oni di facebook riesce ad arrivare a far dedicare un'intera pagina di
Caro psic ai brutti anatroccoli che sono cigni dentro. Ed io che credevo che con myspace avessimo toccato il fondo...
Ma bando alle ciance e passiamo al
N. 289,
abbellito da una copertina secondo me ben più mirata al momento estivo, con un lupo abbellito da quelle espressioni da wilcoyote che solo il Silver riesce a disegnargli
Sulle
tavole, devo dire, non concordo molto con Grrodon: mi sono piaciute quanto, e forse un filo più, di quelle del numero scorso: sarà l'impegno civile e politico, sarà l'universitarietà di Silvietta, non lo so - ma Cannucciari e la sua crociata contro la Coha Hola mi hanno proprio conquistato

(Ah, a proposito, per informazione: le bottiglione di vetro nel mio supermercato ci sono ancora, casomai servisse per un sequel

) Molto carina l'idea della rivisitazione grafica di silvietta "sotto acido" (un lascito di "Duro come il tuo cuore", per caso?

), coraggiosa e molto realistica la sfilza di sostanze stupefacenti (bravi, gradevole o no è esattamente il tipo di domanda che un medico fa), ed assolutamente spassose le partenze per la tangente che fanno il verso alla bimbetta ottimista e rincoglionita. Divertente, ma non troppo preachy: forza Cannucciari!

Per il resto, Alice sempre in forma, favolosa l'interazione Enrico-Silvietta poggiata su dinamiche completamente diverse dal solito "enrico-maiale-silvietta-innocente" e più vicine al leggendario "Non dò confidenza alle teiere" di tanti e tanti anni fa, formidabile e fulminante la battuta di mosè sulla raccolta differenziata (e con le ronde questo ed altro ci capiterà...), ed in ogni caso sempre splendide le uscite a tradimento di Silver (quella della sedia avrà fatto ridere decine di migliaia di impiegati, credo...

). Bellissime tavole, a mio parere. Un altro mondo rispetto a qualche anno fa, quando il mordente sembrava un po' "ammorbidito"
E figurati se dopo la lettera di "UnosuFB" del numero scorso, Facebook non arrivava nel
test?

Più ci penso, più mi convinco che, complice anche il fatto che ho ancora abbastanza soldi da mandare sms o telefonare a chi voglio, un profilo su Fb lo voglio solo dopo la morte, con la fotina della mia urna!
Dopodiché, arriva
Wild Boys, in quella che qualche tempo fa Michelon mi pare descrivesse come l' "ultima storia"... ricordo male, Michelon?
In ogni modo... uhm, preferisco tacere. Non mi è piaciuta molto, ma si vede in ogni caso che le autrici hanno davvero messo molto impegno e molto affetto in queste sceneggiature, e quindi continuare a stroncarle per il puro gusto di farlo mi sembra proprio cattiveria gratuita. Proverei con una piccola critica costruttiva, dal basso del mio podio di lettore ("dall'alto di un cazzo", dice giustamente il buon Gherarducci). Il Lupo non è facile da maneggiare, questo si sa benissimo - persino uno come Casty, che su Topolino ha fatto capolavori assoluti (cui lo stesso Grrodon ha dedicato un enorme thread qui in zona fumetto), con il Lupo ha fatto sostanzialmente storie belle, ben costruite e dignitose ma pochi capolavori da urlo. Il Lupo è un fumetto difficile, sempre sospeso tra risata, malinconia, rabbia, profondità, sdrammatizzazione, metafora e realtà, e saper dosare perfettamente tutti questi ingredienti è qualcosa che pochissimi sanno fare - azzarderei, al massimo grado, solo i grandi regolari: Silver, Cannucciari, Artibani, Michelon e Lusso. Quindi inciampare sul Lupo è fin troppo facile. Non vi scoraggiate e tentate ancora
Molto bello
Cuori Grassi, dove si inizia a vedere il cambiamento di cui Talarico pareva parlare, con un esame di maturità che termina con una nota saggia e, perché no, speranzosa per il povero Rocco ormai sul limite dell'università. Bella e profonda
E dulcis in fundo, a fine
posta un'altra, inattesa, direzione interpretativa del "noi che": non più un altro tempo, ma un altro spazio. E devo dire, ancora una volta, che mi ha preso alla gola. Non credo riuscirei mai a spostarmi dai luoghi dove sono nato e cresciuto: meglio il call center, meglio lo spazzino, ma trasferirmi via per sempre no. Eppure la mia generazione è questa, la generazione delle nuove migrazioni, con il mondo piccolo che non riesce comunque ad evitare la nostalgia, con l'italia che caccia di casa chi non tenta più neanche di mantenere, chi deruba del proprio futuro e delle proprie aspettative, e la valigia può non essere più di cartone, ma la disillusione e l'amarezza sono sempre e comunque le stesse. Finito quel "Noi che" sono rimasto a riflettere e pensare a lungo... anch'io ho almeno un'amica che vive a londra da almeno due anni, ed anche lei afferma che sì, tanto tra un annetto o due torna... leggere quel pezzo mi ha fatto capire quanto sia plausibile che non torni più, perché questa è la realtà italiana di ora. E non è un dolore da poco, per tutti coloro che sono lontani.
Un numero, per tanti motivi, molto bello e molto toccante, anche questo. 3 euro e 50 ci stanno tutti.
Grazie a tutti per lo splendido lavoro, il Lupo continua ad essere un punto di riferimento mensile imprescindibile
