E' passato quasi un anno da quando avevo promesso un recensione di questo meraviglioso film, ma adesso la devo proprio fare.
I Muppet erano nel fango da tempo. Dopo le due collaborazioni in costume con la Disney, all'inizio del nuovo millennio il gruppo di pupazzi se la passava davvero male. Il loro ultimo film per il cinema, quello a tema spaziale, era stato un enorme insuccesso di pubblico e di critica e da alora Kermit e soci tiravano avanti con speciali tv e direct to video. Nel 2004 vengono infatti acquistati da una Disney al momento ancora molto confusa che li inserisce nel film televisivo sul
Mago di Oz, che non riesce certo a capovolgere la situazione...questo fino all'arrivo del comico Jason Seagel, che si propone di scrivere un trattamento che possa rilanciare i Muppet nel migliore dei modi. Il soggetto subisce varie fasi di scrittura, con frequenti cambi di direzione, e si becca persino la sfiducia del veterano Frank Oz, che non ha parole certo tenere per il progetto. Ma infine viene approvato e messo in produzione da una Disney ansiosa di competere con la tendenza tutta hollywoodiana di rebootare brand famosi del passato, e che in quello stesso anno ha portato alla riproposizione dello stesso
Winnie the Pooh da parte dei loro studios. E a ben vedere per certi versi queste due operazioni di rilancio sono molto simili, visto che prendono un cast di personaggi ben conosciuto da tutti, ma da tempo sfruttato poco e male, e danno loro una mano di vernice, riallacciandosi alle loro origini ma nel contempo svecchiandoli e dandoli in pasto ad un pubblico moderno. Quel sottile equilibrio tra tradizione e innovazione che ha garantito la buona riuscita di
Winnie the Pooh, lo ritroviamo pure qua, in un prodotto che più che con gli anni 90, si colloca in perfetta continuità con i film dei Muppet degli anni 80, quelli ambientati nel nostro tempo e nei quali si parlava di spettacolo. Perché questo sono i Muppet, degli artisti, ed è proprio sul loro essere artisti che Seagel ha basato il loro rilancio.
L'intero film, narrativamente molto semplice, parte da due presupposti metafilmici assolutamente vincenti: il primo è senza dubbio spostare il focus su un nuovo gruppo di protagonisti, che include l'ottima Amy Adams, lo stesso Seagel e un nuovo Muppet, Walter, col quale lo spettatore empatizza, dal momento che è il vero protagonista della pellicola. Sin dall'inizio il film ci presenta la "triste" situazione di Walter, nato pupazzo, a differenza di suo fratello Gary, il quale lo ricopre di premure portandolo addirittura con sé e con Mary, la propria ragazza, nei loro incontri amorosi. Un triangolo un po' scomodo ma che riesce a farci entrare in sintonia alla perfezione con il film. Di certo non si parla esplicitamente dell'essere un pupazzo, a parte in un caso, ma si intuisce che Walter è in un certo senso diverso, e proprio la sua diversità lo porta ad affezionarsi in modo morboso a quei miti della sua infanzia che erano i Muppet, ai gloriosi tempi del
Muppet Show. Nel caso non conoscessimo i Muppet, è con gli occhi di Walter che impariamo a familiarizzare con loro e ad amarli, rendendo quindi il film tanto accessibile per i neofiti che verranno condotti da Walter alla scoperta di Kermit e soci, quanto per i nostalgici che capiranno fin da subito cosa "accenda" Walter a tal punto.
Il secondo presupposto metafilmico che rende tanto vincente la pellicola è che si tratta di un film che tenta di rilanciare i Muppet...parlando proprio del loro stesso rilancio! La troupe è a riposo da parecchio tempo, infatti, anche se il film non specifica da quanto, e il loro mito è ormai svanito. Lungo tutto il film assistiamo agli sforzi di Kermit, supportato da Walter, per rimettere in piedi tutto come un tempo e organizzare un telethon che ha la forma di un gigantesco episodio del
Muppet Show, col quale commuovere i cuori del pubblico e guadagnare la somma necessaria per impedire al petroliere Tex Richman di radere al suolo il vecchio teatro e impadronirsi del loro marchio. Il tutto è condotto con una finezza incredibile, possibile solo con dei grandi personaggi. Kermit è un calzino, eppure esprime tanta tristezza e malinconia nell'interpretare il ruolo dell'attore ormai dimenticato, Fozzie l'Orso invece parodizza alla perfezione quegli artisti decaduti che finiscono a suonare nelle tribute band come
original cast member, Gonzo fa l'imprenditore, Animal è in una clinica per disintossicarsi...dalla batteria, mentre Piggy è entrata nel mondo della moda a Parigi e ha ovviamente una sottotrama amorosa con Kermit nella quale i due si comportano proprio come una coppia di divi che devono affrontare un ritorno sulle scene presso un pubblico che li ricorda ancora insieme. E' un film ricco, pieno di materiale, spunti, idee e significati che si possono leggere tra le righe e che forniscono una vera e propria testimonianza sul mondo dello spettacolo: scene come quella in cui Kermit si ritrova a dover accettare una realtà nella quale loro sono considerati roba vecchia a vantaggio della tv spazzatura fatta di reality sono eloquenti, ma ancora più eloquente è la scena in cui il villain Richman svela di volerli rimpiazzare con un gruppo di pupazzi volgari e cinici, i Mooppet, più in linea con il feeling attuale. Insomma, chiunque mastichi un po' di queste tematiche non potrà non trovare in questo film una continua fonte di sottotesti, sottintesi, frecciatine, strizzate d'occhio e omaggi ad un passato glorioso. In quest'ottica si sprecano le citazioni, implicite e esplicite, al primo film dei Muppet, al loro
Show, e gli stessi vip che hanno voluto anche solo una particina come Whoopi Goldberg, Jack Black o Mickey Rooney, sono tantissimi.
E poi c'è la colonna sonora, che rappresenta la colonna vertebrale di un film che è proprio sui numeri musicali che si basa.
I Muppet in questo senso si inscrive perfettamente nella tradizione Disney dei live action musicali, alla pari dei migliori film in scrittura mista come
Enchanted o
Pomi D'Ottone e Manici di Scopa. Si tratta di una colonna sonora mista, che include brani nuovi creati ad hoc, ma anche vecchie glorie sia originali che remixate.
La prima fra le canzoni nuove è la mitica
Life's a Happy Song, che ci immerge nello scenario della cittadina in cui vivono i nostri protagonisti e che presenta alla perfezione e in modo spumeggiante il terzetto protagonista, ed è un po' il tema del film, visto che ritornerà anche come coro finale. Segue poi la struggente
Pictures In My Head, vero e proprio canto malinconico dell'attore dimenticato, che ci fa provare una pena enorme per il povero Kermit, un brano e una scena maestosa, nella quale i quadri nella tetra magione di Kermit prendono vita ricordandogli il glorioso passato. Senza dubbio meno riuscite sono
Me Party, canzone al femminile cantata da Amy Adams e Miss Piggy, e il rap di Richman
Let's Talk About Me, che nella versione finale del film è stato accorciato, togliendo molto alla backstory del personaggio. Infine abbiamo il picco emotivo del film, la canzone drammatica
Man or Muppet nella quale i due fratelli immaginano di scambiarsi le nature, tanto intensa quanto esilarante, che si è meritata pienamente l'Oscar come migliore canzone. Abbiano inoltre il brano fischiettato
The Whistling Caruso e alcune vecchie glorie del repertorio dei Muppet, come la sigla
The Muppet Show Theme, la ripresa del celeberrimo sketch
Mah Na Mah Na e soprattutto la straordinaria e trasognata
Rainbow Connection, la canzone di Kermit per eccellenza, cantata da tutto il gruppo nel climax del film (e in versione storpiata anche prima...), e che viene dritta dritta dal loro primo film.
Sono presenti inoltre alcuni brani preesistenti. Due sono in versione originale:
Me and Julio Down by the Schoolyard di Paul Simon, incipit del film, nel quale vediamo la "crescita" dei due fratelli attraverso filmati di repertorio, e la galvanizzante
We Built This City degli Starship durante la quale viene rimesso a nuovo il teatro. Altri due infine sono folli rielaborazioni, la
Smell Like Teen Spirit cantata a cappella in versione irriconoscbile durante uno dei numeri dello spettacolo, e la cover di
Forget You cantata dalle galline, capeggiate da Camilla, la fidanzata di Gonzo.
Insomma, tanta, tantissima roba. Forse uno dei migliori live action Disney di tutti i tempi, per la sua capacità di centrare l'obiettivo nel modo più efficace possibile e di rielaborare in modo classico un gruppo di personaggi che si temeva avesse fatto il loro tempo. Applausi, sentiti applausi.