Bramo ha scritto:Avrei voluto dare la precedenza a Deboroh sul commento a questo ultimo numero di John Doe, dal momento che lui ha seguito tutta la quarta stagione e non solo, proprio tutta la serie nel complesso.
Sarebbe stato corretto.
E sensato.
Ma quel poco che ho visto di John Doe mi ha insegnato che una parte di scorrettezza e di sovvertimento delle regole non guasta nella caratterizzazione, quindi avendo letto questo ultimo numero (proprio in quanto ultimo numero), e pur non avendo gli strumenti adatti e completi per poterlo valutare, scrivo comunque le mie impressioni.
Te la canti e te la suoni tutto da solo eh, io non ho mai detto nulla

Cerchiamo di superare in fretta
La Polvere del Tramonto che è un numero davvero scrauso. La prima metà è un esercizio di stile di genere in territorio western, sulla falsariga di tutto quanto si è visto in quest'ultima stagione, tipo i numeri più brutti. Ma la cosa più irritante è che a un certo punto tutto si blocca e si crea uno scivolo verso quello che sarà -l'ultimo numero-. Perché è importante, lo si sa, e allora metafumettiamo un po'. Rubando spazio prezioso a una storia che a questo putno è stata sviluppata a metà. E la cosa irritante è che la preparazione all'ultimo numero non ha effettivi legami con quanto si vedrà nel numero successivo, è solo un generico "Are you Ready?". Meh, vabbè.
Discorso diverso per
Addio e grazie di niente, che nel titolo cita Douglas Adams (come faceva il primo numero del fumetto) rimaneggiando però una celebre frase in un'ottica graffiante molto più JohnDoesca.
La natura dell'albo è davvero stramba e, come ha scritto Bramo, pur essendo l'ultimo numero della testata sarebbe un assurdo ideale starting point che fa capire benissimo che tipo di personaggio e di fumetto sia John Doe. Sembra quasi uno speciale a episodi, ognuno slegato dall'altro e che vuole mostrare una delle numerose sfaccettature di JD.
C'è il monologo di Amleto, una vera e propria interpretazione da maestro affidata al primo copertinista Massimo Carnevale, lasciandogli spazio sul palcoscenico per mostrare tutta la sua bravura nel far recitare il personaggio, in un esperimento che mi ha ricordato non poco lo stesso brano affrontato da Will Eisner.
C'è la frecciatina al panorama italiano, tra uno sfottò a Dylan Dog e un rispettoso inchino a Tex.
C'è un riassunto degli episodi precedenti, che a una prima lettura mi aveva un po' irritato perché "ehi, è l'ultimo numero e ogni pagina preziosa, e gli autori me lo sprecano per una sorta di clip show?", ma poi effettivamente non stona; funge da trailer per i novellini, o per chi magari ha seguito la serie in modo discontinuo, mentre per gli aficionados c'è comunque un briciolo di effetto nostalgia prima dei saluti finali.
C'è il momento di "tranquillo fumetto John Doe" (anche se poi in quest'ultima serie c'è sempre stato l'elemento metafumettistico, e quindi anche nei momenti più normali, c'è un personaggio che gioca coi propri autori).
C'è il momento di Gloria di Recchioni, qui trasformato in un vero e proprio personaggio, più di quanto avventuo in passato.
C'è l'elemento metafumetto spinto ancora oltre i confini precedentemente fissati, con il personaggio messo sotto processo dal suo tribunale, un gruppo di fan a una convention. E poi le pagine bianche, perché sono i fan a poter immaginare le avventure migliori (su questa idea ho dei dubbi, mi pare un po' 'na paraculata buonsita che credo stoni col percorso fatto fino a qui).
E infine c'è la beffa suprema, ovvero la rivelazione che John Doe alla fine è un fumetto, intrattenimento, non ci darà risposte sull'universo ma che alla fine deve "solo" intrattenere in modo intelligente.
Una gran bella camminata. Iniziata 10 anni fa.
Se penso a cos'è successo in tutto questo tempo, da quando mi recuperavo i primi 3-4 numeri già usciti sotto il banco delle mie primissime lezioni universitarie. Uoah.
John Doe è stato un fumetto interessante, soprattutto per uno come me che i bonellidi non li ha mai seguiti. Il bianco e nero, quel tratto realistico, la continuity sottile come carta velina... e invece questo scavezzacollo è riuscito a catturarmi e a farsi seguire in tutte le sue sperimentazioni del medium, più o meno riuscite che siano state.
Ad oggi, credo che sia il secondo fumetto italiano (dopo Rat-Man) che ho seguito con fedeltà e che mi ha saputo interessare tanto.
Ben fatto, John.