[Editoriale Aurea] John Doe

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.
  • John Doe [IV Stagione] # 14 - Eroi per Sempre (Recchioni/Califano)

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    Alla fine l'ho preso e l'ho letto, attirato dall'idea del ripescone di contrabbando del personaggio di David Murphy. Ma come aveva allertato Recchioni sul suo blog, quel David che compeggia in primo piano sulla cover di questo albo non è il David della serie Panini. Semplicemente non può esserlo.
    Sì, si chiamano David tutti e due. Sì, entrambi si trovano in casini enormi in cui si comportano da eroi. E sono ovviamente uguali identici come aspetto fisico e come volto. Ma ciò non toglie che siano due personaggi diversi.
    E la cosa ha senso se si coglie quello che è il tema della serie dopo For Fans Only: John viene costretto ad attraversare tutti i generi narrativi, e stavolta è il turno dei film d'azione. Quale individuo migliore da affiancargli se non un simil-David Murphy, che come miniserie era un grande omaggio a quel tipo di cinema fatto di esplosioni, cattivoni, missioni impossibili, eroi coraggiosissimi e pupe da salvare?
    Eroi per Sempre in fondo è un rinnovato omaggio a questo immaginario che evidentemente ha costituito e costituisce un elemento importante della formazione narrativa di Recchioni. John ha il compito del disincantato ruolo di chi sa che ruolo sta intepretando, e quindi osserva tutto con aria distaccata e con piglio sarcastico. Mentre l'eroe senza macchia e senza paura è il gelataio David, che non esista a buttarsi a capofitto nella pugna per trovarsi nei guai sino al collo. I due caratteri inevitabilmente entrano in contrasto in più di un'occasione, eppure il sodalizio tra le due creature recchioniane funziona tanto per loro quanto per il lettore, che si trova di fronte un bel team-up.
    E una storia molto divertente. In sostanza, si tratta di una tamarrata e nient'altro. Ma è una tamarrata coi fiocchi, una trama che non fa altro che inanellare tutti i clichè del ciema action hollywoodiano in una storia veloce e piena di situazioni. Una girandola di esplosioni, disastri, inseguimenti, misteri e battaglie che tra un cazzotto, uno scontro automobilistico e qualche battuta spiritosa durante le scazzottate che diverte sinceramente il lettore, avvinto anche e soprattutto dai bei dialoghi di Recchioni.
    Non solo, perchè anche i disegni sono decisamente eccellenti: non avevo mai visto nulla di questa Silvia Califano prima d'ora, ma devo ammettere che è una delle disegnatrici più talentuose che io abbia visto negli ultimi anni. I primi piani che compone offre volti perfetti, le scene concitate sono rappresentate col forte impatto necessario, le tavole si compongono di vignette curatissime e accattivanti. Inoltre sempre dal blog di Recchioni capiamo che la Califano è un'esperta e appassionata di questo genere narrativo almeno quanto Rrobe, quindi si dev'essere trovata a suo agio.

    Insomma, la metanarratività c'è, anche se non come l'avevo immaginata. Nessun collegamento con la serie Panini, ma una riflessione orizzontale sui generi narrativi che questa volta ne ha toccato uno dei tanti che si troveranno sulla strada di John. Niente di epico ed epocale come For Fans Only, ma un albo molto valido e di qualità tanto nei testi quanto nei disegni.

    PS: da un'indiscrezione del Rrobe stesso uscita sul forum di Comicus, pare che l'anno prossimo potrebbe (nulla ancora è certo) uscire una ristampa a colori di John Doe, allegata a qualche quotidiano. Se confermata e quando partirà, potrei farci un pensierino...
    Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
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    La nuova deriva di John Doe vuole passare in rassegna i vari generi narrativi: La stirpe della signora nera lo fa con il fantasy, Apri gli occhi, John con i zombie horror, Eroi per sempre con gli action movies. Il meccanismo è chiaro: postmodernismo a go-go e gli autori si divertono a mettere in scena tutti i luoghi comuni e gli stilemi ricorrenti di quello specifico genere, con John Doe inserito come elemento dissacrante che commenta ciò che lo circonda, ben consapevole di quelle che sono le regole del gioco.
    Un simpatico esercizio di stile, una prova per gli autori che così possono mettersi alla prova ogni volta con un genere differente; peccato però che il lettore medio di John Doe, masticatore di centinaia di fumetti/film/libri e commentatore sarcastico folle sui forum in giro per il web, conosce già tutti gli elementi oggetti di sfottò in ogni numero, e soprattutto ha già visto diverse opere che prendono in giro un determinato genere narrativo. Vederlo fare poi da un fumetto come John Doe che ha sempre sperimentato e osato, spingendosi in direzioni innovative e inaspettate dà l'impressione che sia stato fatto un passo indietro: gli unichi guizzi sono quei momenti in cui gli autori sfuggono dalle regole, ad esempio inserendo I Goonies come se fosse un racconto leggendario per incantare un popolo arcaico, oppure con un semi-celato team-up con David Murphy. Insomma: se gli autori di JD seguono le regole non hanno risultati eclatanti, mentre tutto diventa un po' più interessante quando cominciano a infrangerle.
    Probabilmente è colpa di come siamo stati abituati in questi anni e ancor di più ha contribuito l'uragano metanarrativo dei numeri #88-89; dopo un esperimento narrativo simili tutto impallidisce, e forse sarebbe stato meglio tenersi qualcosa di simile come chiusura dei vari viaggi tra un genere l'altro, come climax che avrebbe condotto alla conclusione definitiva della serie.
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    L'incursione di John Doe nel mondo delle storie sportive in salsa jappo.
    Il che si traduce in una storia di Holly e Benji made in Italy, con una spruzzata di Maestro Miyagi.
    Apprezziamo l'esercizio di stile, è interessante vedere una manciata di autori nostrani cimentarsi con qualcosa di diverso, che non si è mai visto finora nel nostro Paese. A maggior ragione se riflettiamo sul fatto che la maggioranza della nostra popolazione vive di calcio.
    Però chi ha letto almeno una volta un volume di Capitan Tsubasa, non potrà non notare le evidente influenze grafiche di ogni tavola, quindi l'impressione è quella di trovarsi al cospetto di una brutta copia dell'originale. Apprezzo il tentativo, ma che senso ha inseguire qualcosa di cui non si potrà mai raggiungere la qualità?
    L'operazione di fondo è un grande esercizio di stile, magari interessante per un lettore casuale, ma per chi mastica fumetti e ha già usufruito delle opere a cui quest'ultima stagione si ispira di numero in numero, forse non dona molte soddisfazioni.
    Staremo a vedere se salta fuori qualche altro guizzo.
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  • John Doe chiude col numero 22 di Luglio 2012

    link :stronk:
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  • FaGian ha scritto:John Doe chiude col numero 22 di Luglio 2012
    :stronk:
    Non capisco il motivo della faccia corrucciata, non è una novità ma una conferma. La serie era prevista dagli autori di durata totale di 100 episodi, e questo prevedeva che questa nuova e ultima stagione arrivasse al n. 22 e non oltre. :)
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  • Bramo ha scritto:
    FaGian ha scritto:John Doe chiude col numero 22 di Luglio 2012
    :stronk:
    Non capisco il motivo della faccia corrucciata, non è una novità ma una conferma. La serie era prevista dagli autori di durata totale di 100 episodi, e questo prevedeva che questa nuova e ultima stagione arrivasse al n. 22 e non oltre. :)
    Il motivo è che lo seguo da appena sei mesi, e ignoro praticamente tutto del personaggio, degli autori e dei piani editoriali :mah:
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  • FaGian ha scritto: Il motivo è che lo seguo da appena sei mesi, e ignoro praticamente tutto del personaggio, degli autori e dei piani editoriali :mah:
    Ho capito :) Be', no problem, ti ho dato qualche coordinata in più allora.
    E ti dò un'altra dritta: è un rumor non ancora confermato, ma pare che nel corso del 2012 possa uscire in allegato a uno o più quotidiani la ristampa a colori della serie a partire dal primo numero. Se ti sei affezionato al personaggio potresti recuperare in questo modo, sempre che effettivamente l'operazione vada in porto ;)
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    La fantascienza.
    Blade Runner, Matrix, Il Tagliaerbe e tutto quell'immaginario lì; realtà virtuale alla massima potenza, materia prima che dovrebbe essere l'ideale per gli autori nerdoni di John Doe. E invece il risultato è un albo banale: Gli occhi dietro lo specchio è uno dei punti più bassi di quest'ultima stagione, quindi non sprecherò altre parole e preferisco non prolungare questa sofferenza e passare al volume successivo.
    Questa lunga storia d'amore è la più romantica delle storie d'amore. John Doe in situazioni simili lo si è già visto, qui è tutto un pelo più stereotipato per rientrare nello stile della stagione, ma il tocco di sensibilità Bartoliana riesce a confezionare una storia comunque emozionante, in grado di far vibrare più di una corda dell'animo.
    Decisamente più scanzonata L'uomo che amava le donne, incursione nel mondo del porno dove John Doe si trova al cospetto di donne disponibili, pizzaioli e idraulici, approcci iper-rapidi e tutte quelle situazioni surreali che si ritrovano solo nei film a luci rosse. In tutto ciò il meccanismo della citazione è sfruttato meglio di quanto sia stato fatto finora, creando una cittadina immaginaria dove tutti gli stereotipi sono esagerati in modo surrealmente ironico. Ma il bello è che in tutto ciò si riesce comunque a infilare una morale romantica, valorizzando le relazioni che vanno al di là della mera attrazione fisica e del legame carnale.

    Un numero orribile e due piuttosto buoni, direi che è stato un terzetto di volumi abbastanza equilibrato (nel senso che #18 e #19 hanno fatto perdonare il #17)
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    Siamo ormai alle battute finali, e purtroppo John Doe si limita solo a fare il compitino tra i generi che sta esplorando, e nulla di più.
    Storia con pioggia e impermeabile trasforma John Doe in un detective da film noir, forse uno dei generi più stereotipati che ci siano; John Doe li cavalca tutti, dall'impermeabile pesante alla femme fatale, passando per i locali fumosi e i buttafuori muscolosi. Strano che la fonte principale di ispirazione/citazione sembra essere Chi a incastrato Roger Rabbit.
    In questo numero il protagonista è più ironico che mai e sembra unicamente proseguire sul tapis roulant della trama che lo fa passare attraverso le varie fasi, mentre lui si limita a viverle e ad aggiungere qualche commento sarcastico qua e là. Sarà che questo fumetto ha saputo offrire molto di più, sarà che l'avvicinarsi della conclusione mi fa pretendere qualcosina in più... ma non mi soddisfa.

    In Flettendo i muscoli invece John ha un ruolo completamente diverso: serio, fin troppo, si trova a rivestire il ruolo di un simil-Bruce Wayne, un ex-supereoe ritiratosi dalle scene che si ritrova a guardare con sufficienza un mondo in cui ci sono ancora giovani supereroi che vogliono seguire le sue orme. Metafore sull'editoria a fumetti a go-go.
    In particolare c'è un ragazzetto che lo infastidisce con insistenza, a metà tra Rat-Man col suo Maestro e il Robin con Batman di Dark Knight Returns... opere citate abbondantemente. Peccato però che la storia sia straaaaa-prevedibile, c'è tutto quello che ti aspetti accadrà, solo condito con una spolverata di sottotesti metafumettistici. Ma dove sono finite quelle belle storie autoconclusive che ti soddisfacevano anche senza farci sopra delle analisi semiotiche? Mah.

    Ora manca un numero western e poi il gran finale... speriamo bene.
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  • DeborohWalker ha scritto:Immagine
    In Flettendo i muscoli invece John ha un ruolo completamente diverso: serio, fin troppo, si trova a rivestire il ruolo di un simil-Bruce Wayne, un ex-supereoe ritiratosi dalle scene che si ritrova a guardare con sufficienza un mondo in cui ci sono ancora giovani supereroi che vogliono seguire le sue orme. Metafore sull'editoria a fumetti a go-go.
    In particolare c'è un ragazzetto che lo infastidisce con insistenza, a metà tra Rat-Man col suo Maestro e il Robin con Batman di Dark Knight Returns... opere citate abbondantemente. Peccato però che la storia sia straaaaa-prevedibile, c'è tutto quello che ti aspetti accadrà, solo condito con una spolverata di sottotesti metafumettistici.
    Su consiglio di Bacci ho recuperato con un mese di ritardo in fumetteria il numero "supereroico" di John Doe. Direi che glielo dovevo, a un genere che mi appassiona così tanto.
    Ma al contrario di Deboroh ne sono rimasto soddisfatto: forse perchè questa logica del protagonista attraverso i generi narrativi rende ogni albo perfettamente godibile anche a sè stante e quindi per me è ottimo, o forse perchè semplicemente dall'impostazione che il trio di sceneggiatori ha dato a questa quarta stagione non mi aspetto nulla di diverso, ma le analisi metanarrativa sul mondo dei supereroi e su quello dell'editoria a fumetti italiana che si trovano nella storia a me sono piaciute molto.
    La storia è prevedibile nel suo svolgimento perchè così deve essere, richiamando tutti i cliché delle avventure di supereroi: il fatto comunque che John sia un "esterno" rispetto a tutto questo (sia perchè consapevole di essere un "attore", sia perchè come supereroe si è ritirato) rende la narrazione leggermente diversa dai soliti canoni.
    Mi sono anche gasato a tutte le citazioni più o meno esplicite con cui è condito l'albo, dal generico Batman a quello del Ritorno del Cavaliere Oscuro, da Watchmen a Spider-Man passando per il riferimento palese a Rat-Man... mi sono sembrati tutti elementi che strizzavano l'occhio al nerd (come da abitudine di Recchioni) che però fornissero l'impianto stesso alla storia.
    Ecco, forse l'unico difetto è che la storia si regge solo sul riflettere e riflettersi nel genere supereroistico: tolto quello, non c'è null'altro. Ma dal momento che quello è esattamente l'obiettivo della storia non mi sembra un difetto così grave.
    Ottimi i disegni folli Rossi Edrighi, che trovo un talento vero che spero possa avere un brillante futuro nel fumetto italiano: il suo tratto nervoso, schizzato, offre al lettore una sensazione di movimento e di freschezza che rende la storia movimentata e dall'estetica vincente. Alcune contaminazione cartoonesche al tratto realistico rendono queste tavole un piacere per gli occhi.
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  • John Doe [IV Stagione] # 22 - Addio. E Grazie di Niente (Recchioni/Genovese-gente varia)

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    Avrei voluto dare la precedenza a Deboroh sul commento a questo ultimo numero di John Doe, dal momento che lui ha seguito tutta la quarta stagione e non solo, proprio tutta la serie nel complesso.
    Sarebbe stato corretto.
    E sensato.
    Ma quel poco che ho visto di John Doe mi ha insegnato che una parte di scorrettezza e di sovvertimento delle regole non guasta nella caratterizzazione, quindi avendo letto questo ultimo numero (proprio in quanto ultimo numero), e pur non avendo gli strumenti adatti e completi per poterlo valutare, scrivo comunque le mie impressioni.

    E inizio lanciando subito una provocazione: non è vero ciò che ho appena scritto. Non è vero che non ho gli strumenti adatti per valutare Addio. E Grazie di Niente, perchè se da un lato sicuramente avrebbe avuto per me un significato ben diverso questa conclusione se fossi un lettore fedele, dall'altro quello che ha scritto Roberto Recchioni è una riflessione in forma narrativa dei meccanismi del fumetto in senso ampio, delle sue tecniche, dei suoi cliché, delle sue regole. E' un esperimento che riesce al contempo a infilarsi nell'ambito della serie (o perlomeno del progetto di questa quarta stagione) e ad offrire spunti interessanti per un qualunque appassionato di questo medium.
    Diretta prosecuzione di quanto visto in For Fans Only, questa ultima storia costituisce un commiato originale, una fine che oltre a portarsi dietro il vissuto della serie si porta anche tutto il peso della realtà fumettistica italiana e delle sue dinamiche, offrendo uno spaccato interessante, da addetto ai lavori, che tramite lo strumento del metafumetto (qui usato in uno dei modi migliori e più raffinati che abbia visto sinora nella mia esperienza) mette a nudo tutte le caratteristiche del fumetto (come narrazione, come prodotto, come fenomeno) finendo per decostruire anche lo stesso espediente narrativo che l'autore ha usato per parlare di tutto questo.

    E' un albo interessantissimo sotto il profilo dell'analisi quasi saggistica del fumetto, che mostra anche come sia possibile chiudere in maniera diversa dal solito una serie che è chiaramente qualcosa di diverso dal solito di per sè, e la cosa appare chiara perfino a uno come me che non l'ha seguita attentamente ma l'ha vissuta di riflesso. La cover, in questo senso, è perfettamente chiara.
    Personalmente la lettura mi ha soddisfatto molto, ho apprezzato rivedere gli autori nella storia, ho apprezzato la rappresentazione del diverso tipo di lettori di fumetti e ho apprezzato il parlare direttamente coi lettori, quel gioco raffinato del rendere il pubblico parte integrante del prodotto.
    Complimenti agli autori, quindi, sia a Rrobe per la storia sia ai numerosi disegnatori chiamati in causa, che fanno tutti un lavoro egregio e con i quali la differenza di stili, forse anche per come sono inseriti nel contesto, non stona ma arricchisce l'albo.
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  • Bramo ha scritto:Avrei voluto dare la precedenza a Deboroh sul commento a questo ultimo numero di John Doe, dal momento che lui ha seguito tutta la quarta stagione e non solo, proprio tutta la serie nel complesso.
    Sarebbe stato corretto.
    E sensato.
    Ma quel poco che ho visto di John Doe mi ha insegnato che una parte di scorrettezza e di sovvertimento delle regole non guasta nella caratterizzazione, quindi avendo letto questo ultimo numero (proprio in quanto ultimo numero), e pur non avendo gli strumenti adatti e completi per poterlo valutare, scrivo comunque le mie impressioni.
    Te la canti e te la suoni tutto da solo eh, io non ho mai detto nulla :P

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    Cerchiamo di superare in fretta La Polvere del Tramonto che è un numero davvero scrauso. La prima metà è un esercizio di stile di genere in territorio western, sulla falsariga di tutto quanto si è visto in quest'ultima stagione, tipo i numeri più brutti. Ma la cosa più irritante è che a un certo punto tutto si blocca e si crea uno scivolo verso quello che sarà -l'ultimo numero-. Perché è importante, lo si sa, e allora metafumettiamo un po'. Rubando spazio prezioso a una storia che a questo putno è stata sviluppata a metà. E la cosa irritante è che la preparazione all'ultimo numero non ha effettivi legami con quanto si vedrà nel numero successivo, è solo un generico "Are you Ready?". Meh, vabbè.

    Discorso diverso per Addio e grazie di niente, che nel titolo cita Douglas Adams (come faceva il primo numero del fumetto) rimaneggiando però una celebre frase in un'ottica graffiante molto più JohnDoesca.
    La natura dell'albo è davvero stramba e, come ha scritto Bramo, pur essendo l'ultimo numero della testata sarebbe un assurdo ideale starting point che fa capire benissimo che tipo di personaggio e di fumetto sia John Doe. Sembra quasi uno speciale a episodi, ognuno slegato dall'altro e che vuole mostrare una delle numerose sfaccettature di JD.
    C'è il monologo di Amleto, una vera e propria interpretazione da maestro affidata al primo copertinista Massimo Carnevale, lasciandogli spazio sul palcoscenico per mostrare tutta la sua bravura nel far recitare il personaggio, in un esperimento che mi ha ricordato non poco lo stesso brano affrontato da Will Eisner.
    C'è la frecciatina al panorama italiano, tra uno sfottò a Dylan Dog e un rispettoso inchino a Tex.
    C'è un riassunto degli episodi precedenti, che a una prima lettura mi aveva un po' irritato perché "ehi, è l'ultimo numero e ogni pagina preziosa, e gli autori me lo sprecano per una sorta di clip show?", ma poi effettivamente non stona; funge da trailer per i novellini, o per chi magari ha seguito la serie in modo discontinuo, mentre per gli aficionados c'è comunque un briciolo di effetto nostalgia prima dei saluti finali.
    C'è il momento di "tranquillo fumetto John Doe" (anche se poi in quest'ultima serie c'è sempre stato l'elemento metafumettistico, e quindi anche nei momenti più normali, c'è un personaggio che gioca coi propri autori).
    C'è il momento di Gloria di Recchioni, qui trasformato in un vero e proprio personaggio, più di quanto avventuo in passato.
    C'è l'elemento metafumetto spinto ancora oltre i confini precedentemente fissati, con il personaggio messo sotto processo dal suo tribunale, un gruppo di fan a una convention. E poi le pagine bianche, perché sono i fan a poter immaginare le avventure migliori (su questa idea ho dei dubbi, mi pare un po' 'na paraculata buonsita che credo stoni col percorso fatto fino a qui).
    E infine c'è la beffa suprema, ovvero la rivelazione che John Doe alla fine è un fumetto, intrattenimento, non ci darà risposte sull'universo ma che alla fine deve "solo" intrattenere in modo intelligente.

    Una gran bella camminata. Iniziata 10 anni fa.
    Se penso a cos'è successo in tutto questo tempo, da quando mi recuperavo i primi 3-4 numeri già usciti sotto il banco delle mie primissime lezioni universitarie. Uoah.
    John Doe è stato un fumetto interessante, soprattutto per uno come me che i bonellidi non li ha mai seguiti. Il bianco e nero, quel tratto realistico, la continuity sottile come carta velina... e invece questo scavezzacollo è riuscito a catturarmi e a farsi seguire in tutte le sue sperimentazioni del medium, più o meno riuscite che siano state.
    Ad oggi, credo che sia il secondo fumetto italiano (dopo Rat-Man) che ho seguito con fedeltà e che mi ha saputo interessare tanto.
    Ben fatto, John.
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