Qualche settimana fa mi sono comprato il
Blu-ray Disc di
A Christmas Carol, con la scusa di rivedermelo in alta definizione in occasione delle Feste appena passate.
Così ho fatto, ma solo ieri ho concluso la visione dei contenuti speciali, invero nemmeno troppi, presenti nel disco.
Due parole (aggiornate) sul film. Rispetto al mio parere di quattro anni fa, visibile nel post qui sopra, sono uscito meno critico nei confronti della
performance capture. Resta sicuramente una tecnica d'animazione grottesca in quanto assurdo ibrido, quando usata per un intero film e non come effetto speciale, ma ho trovato il risultato finale raggiunto da questa pellicola piuttosto soddisfacente. Come già notavo alla prima visione, l'esempio più lampante è dato da Jim Carrey, che risulta esteticamente affascinante nella sua bruttezza, chiaramente voluta. Sugli altri personaggi risulto un po' più critico, anche se nel complesso meno di quanto non fui anni fa: trovo che la tecnica risulti condannabile, per assurdo, quando viene usata per fare quello che meglio le si adatterebbe: esagerare. La
motion-capture ha come possibilità principale quella di permettere ad un attore di essere allungato, ristretto e in generale di fargli superare qualunque limite fisico. Ecco, quando questo accade qualcosa stona, come quando la signora Fezzywig volteggia tanto da volare letteralmente.
In ogni caso, non va molto meglio nemmeno nelle scene tranquille: quando i personaggi sono fermi e composti appaiono ancora piuttosto freddi e poco realistici, come delle "maschere" ben poco vive. È il caso del nipote Fred nello studio dello zio.
Rivedendo sempre nelle scorse settimane anche
Polar Express risulta chiaro il passo in avanti nella tecnica, ma questi difetti congeniti nella mo-cap non sono stati eliminati, perlomeno non del tutto e non sufficientemente.
Ma a parte queste pecca, esteticamente trovo che il film funzioni. La libertà di movimento della macchina da presa in un ambiente digitale consente al regista di compiere riprese effettivamente spettacolari, che anche senza l'ausilio del 3D (ma forse aiutato dall'alta definizione) trasmette belle sensazioni allo spettatore, che ha l'impressione di vedere qualcosa di effettivamente epico. Le ambientazioni, gli sfondi e tutto quanto non è "personaggio" risulta in questo modo assolutamente gradevole e affascinante.
Per quanto riguarda l'adattamento della storia, nulla da dire: ad oggi sono convinto si tratti della miglior trasposizione filmica del racconto di
Charles Dickens, almeno tra quelle viste: chiaramente
Mickey's Christmas Carol resterà sempre al primo posto nel mio cuore, e la versione dei Muppet è dotata di un mix assolutamente vincente tra ironia e commozione, ma se provo a concentrarmi obbiettivamente sulla questione dell'adattamento di avvenimenti e spirito del libro originario, non posso evitare di dare il primato a quetta versione, tra le tre.

Per quanto riguarda i
contenuti speciali del
Blu-ray Disc, non si può dire che ci si sia sprecati.
A parte il
calendario interattivo dell'Avvento, che è una buffata di poco conto, e un breve filmato di un minuto e mezzo in cui seguiamo
un giorno di riprese di Sammi, la bambina che interpreta la sorellina di Scrooge, rimangono tre contributi di un certo peso.
Le
scene eliminate, sempre interessanti da osservare: in questo caso non tanto per le scene in sé (anche se quella dove Scrooge mangia nella locanda l'ho apprezzata perché è un passaggio su cui glissano tutti gli adattamenti, ma presente nel romanzo di Dickens e che ho sempre trovato esplicativa della solitudine del personaggio) ma perché, essendo parzialmente animate, mostrano il processo a metà del suo sviluppo, insieme alle riprese degli attori imbracati con le tute e i puntini che servono per costruirci poi sopra la "maschera digitale".
Cogliere Dickens è invece un breve documentarietto di un quarto d'ora, nel quale l'attrice che interpreta (tra gli altri personaggi) la signora Fezzywig introduce con brio e qualche battuta gli spettatori al lavoro che lei e i colleghi hanno intrapreso per il film: si iniziano quindi a intravedere le tecniche e le modalità con cui gli attori si sono dovuti approcciare a questa nuova veste del loro lavoro, evidenziando le particolarità di questa tecnica dal lato di chi la deve "vestire" e riflettendo brevemente sul testo di partenza.
Per quanto, quindi, si inizi già qui a spiegare i principi della
performance capture agli spettatori, è solo seguendo
Dietro il Canto che si può avere un'idea più precisa di questa tecnica d'animazione: si tratta del
commento audio al film, dove a parlare è
Robert Zemeckis in persona, tutto orgoglioso di spiegare come questa tecnica avrebbe rivoluzionato il cinema. Si tratta di un commento audio difficilmente valutabile: da un lato approfondisce in modo piuttosto chiaro come funziona la
mo-cap, dall'altro però risulta in più punti decisamente ripetitivo, arrivando a ribadire lo stesso concetto per almeno 5-6 volte nel corso dell'ora e mezza di commento.
Valore aggiunto, rispetto ad altri commenti audio, è la presenza di una finestrella in basso a destra dello schermo dove si vedono gli attori ripresi dal vero mentre recitano le stesse scene animate del film finito che stanno scorrendo sullo schermo a tutta dimensione. Il riquadro risulta un po' troppo piccolo, e avrebbe sicuramente aiutato averlo più grande, ma rimane comunque interessante il confronto parallelo e in tempo reale tra la performance dell'attore e la versione finale, con chili di CGI costruita sopra. E in fondo è proprio questo il punto su cui Zemeckis batte e ribatte il chiodo: non c'è nulla di inventato in animazione, tutto quello che vedete animato viene ripreso fedelmente dai movimenti dell'attore, il personaggio animato che vedete sullo schermo è *esattamente* l'attore che si muove, equiparando quindi il processo di animazione digitale ad un costume e a trucco di scena. Il che è vero, ma non capisco perché il regista ci tenesse così tanto a farlo notare: è un'arma a doppio taglio, nel senso che da un lato sembra cercare di affermare una maggiore dignità del prodotto finale rispetto ad un "normale" film d'animazione, dall'altro presta il fianco a chi sostiene che proprio per questo motivo la
mo-cap risulta una ridondanza non essendo né carne né pesce.
Per quanto a volte ripetitivo, ritengo che in questo commento audio si celino tutte le convinzioni estreme di Zemeckis su questa tecnica, e per questo risulti storiograficamente interessante. A maggior ragione col senno di poi, quando ormai sappiamo che la ImageMovers ha chiuso i battenti dopo l'insuccesso del successivo
Milo su Marte e dopo che il regista è tornato a occuparsi di film in live-action.
In sostanza trovo che sia un
Blu-ray Disc che val la pena di essere posseduto: innanzitutto perché esalta la qualità visiva del film, e in secondo luogo perché pur con pochi contenuti speciali riesce comunque ad andare piuttosto a fondo di questa tecnica d'animazione tanto controversa.