
Meno di sei euro per tutto questo ben di dio, impacchettato insieme. A stento trattengo le lacrime. E spero di non sbagliarmi ma il sito parrebbe confermare, che non sarà solo per questa volta ma anche per le prossime. Se così sarà giuro che faccio un complimento a Alex Andrew.
Quanti anni sono ormai che cerco di leggere Il Flauto a Sei Puffi, quanta fortuna che avranno poi i profani a trovare nello stesso pacchetto pure la storia più politicamente parodistica del mondo Puffo e quella in cui esordisce lo storico Puffo Stonato. E che bello trovare tutto ciò non solo in fumetteria ma anche in edicola. Questa iniziativa si conferma come il toccasana fumettistico dell'anno, capace di far conoscere questo straordinario microcosmo anche ai più ignoranti, convinti che i Puffi non siano altro che una serie animata per bimbetti.
John E Solfamì - Il Flauto a Sei Puffi (Peyo): Una sorpresa incredibile. Questa ghiottoneria è la riproposizione del nono albo della serie di Johan e Solfamì, e quindi non rientra nella canonica serie I Puffi che di questa è sempre stata uno spin-off. Se non secoli fa nel Corriere dei Piccoli qui in Italia non era mai stata data al pubblico un'altra occasione per leggerla, nemmeno nel revival puffoso degli anni 90 nell'ambito delle testate Mondo Puffo e Storie Puffe. La scelta di includerla in questa collezione si spera possa preludere a una ristampa anche di questo fumetto che da quanto si può vedere da questo unico albo, sembrerebbe essere davvero meritevole. Forse sarebbe stato meglio pubblicarla come albo speciale non numerato, o come numero zero da dare in allegato a I Puffi Neri, così non avrebbe sballato di una cifra l'intera numerazione dei volumi. Ma del resto chissene, ci viene data l'opportunità di accedere a materiale che forse in Italia nemmeno ci meritiamo. Ben 60 tavole, una storia lunga, decompressa, ben costruita e di respiro piuttosto ampio che introduce egregiamente i Puffi e il loro mondo medioevaleggiante, spiegando varie cose che magari nella serie ufficiale non verranno che accennate. Come l'età del Grande Puffo (542 anni), quella dei piccoli Puffi (100 anni), l'incantesimo che rende irreperibile il villaggio, i fondamenti del linguaggio puffo e le sottili differenze tra il puffare e il puffare. Insomma, una goduria, che tra una cosa e l'altra riesce anche a introdurre il mago Homnibus, amico del Grande Puffo e uno dei fondamenti dell'universo puffesco che si sta per profilare. Ottimo insomma, e non mi stupisco del fatto che gli abbiano voluto dedicare un lungometraggio.
Puffosinfonia in Do (Delporte/Peyo-Peyo): Pubblicata in fondo all'albo, quando invece avrebbe dovuto precedere Il Puffissimo, questa ottava storia dei Puffi mostra uno stile di disegno e sceneggiatura già maturissimo. Certo, l'apice lo si raggiungerà nella storia successiva, ma intanto questa ha il pregio di far debuttare un nuovo piccolo Puffo che si distinguerà d'ora in poi dall'anonimato, il Puffo Stonato, vero e proprio eroe della situazione. Ormai parecchie personalità Puffe sono emerse tra la folla indistinguibile, Pigrone, Burlone e Quattrocchi ne I Puffi Neri, Brontolone nell'Uovo Magico, Vanitoso nel Centesimo Puffo e via dicendo. Personalità che inizieremo a riconoscere e distinguere magari anche fisicamente solo più avanti. La storia in questione è comunque piuttosto atipica e disturbante, in essa per colpa dello strumento magico di Gargamella, il turlusifone (che inspiegabilmente viene chiamato alternativamente anche "trombettofono") l'intero villaggio cade in catalessi, una sorta di sonno mortale. Il lieto fine non mancherà, ma la cosa strana è che per tutto il resto della storia ci verrà mostrata la folle corsa dell'ultimo Puffo rimasto sulla terra per mettersi in salvo da Gargamella. Un inseguimento ritmicamente perfetto e anche molto divertente ma pervaso da una certa disperazione di fondo. Tutto trattato in modo molto puffosamente morbido, obviously.
Il Re Puffo (Delporte/Peyo-Peyo): O meglio il Puffissimo, come è sempre stata conosciuta. Nona storia dei Puffi, e vero e proprio romanzone di 40 tavole, che approfondisce capolavorosamente quello che sarà il leit motiv migliore dell'intera serie. Ovvero, la società utopica che viene via via turbata da piaghe decisamente umane. Questa volta è capitato all'arrivo della POLITICA e della DITTATURA, nonchè della GUERRA, ma più avanti a turbare la quiete saranno la DONNA, il RAZZISMO, il DENARO e via dicendo. Salvo poi tornare allo status quo precedente, inattaccabile perchè idealizzato ma non esente da parecchie finezze di continuity che la pubblicazione alla rinfusa che si avrà almeno fino al volume dell' Uccello Mostro non mancherà di non farci notare. Bè allora una cosa la faccio notare io: probabilmente è da qui in poi che Burlone inizierà il tormentone del regalo esplosivo. Per il resto c'è poco da fare, a livello di gag, di atmosfera, di paradossi, umorismo e arguzia siamo di fronte a un'opera davanti alla quale togliersi il cappello. E vedere i Puffi che tra loro si urlano "Venduti! Traditori! Guerra!" pronti a menarsi coi bastoni e le alabarde per poi far cadere il regime non appena torna un Grande Puffo più arrabbiato che mai dovrebbe esplicitare parecchio cosa si prova leggendola. Questa insieme alla prossima, e al Puffo Banchiere è forse la storia che più può far capire il grande potenziale del fumetto.
Per quanto riguarda l'edizione, non siamo certo sgombri da refusi tipografici. Addirittura abbiamo un balloon ripetuto nell'ultima tavola della Puffosinfonia. Peccato. Per il resto mi auguro che si continui a pubblicarli a ritmo di due fascicoli alla volta, così nel prossimo accoppiamento tutte le storie a cinque strisce per pagina sarebbero finite e si potrebbe iniziare ad assaporarne l'ordine cronologico.












