Re: Silver: Lupo Alberto
Inviato: domenica 04 gennaio 2009, 22:52
Ed ecco finalmente le vacanze, ed un attimo di tempo libero per scrivere sul forum del lupo. Mesi di ritardo, ed un sacco di numeri regolari (ed almeno uno speciale) su cui spendere due parole... vediam 
N. 279
Copertina: Una domanda per Cannucciari: vuole essere una presa per i fondelli o un ritratto fedele di determinati stili di abbigliamento?
Forse la striscia sul "marchio scritto piccolo" qualche pagina più avanti è la chiave di lettura corretta
Le tavole: come già sottolineato da Grrodon, minimo contributo di Silver e strapredominanza di Cannucciari. A mio modesto avviso, tono generale abbastanza altalenante, ma con alcune punte molto interessanti.
In primo luogo, la striscia sui rom, su cui, sinceramente, mi sto interrogando ancora adesso: da una parte è ovviamente insopportabile il chiacchiericcio da comari di glicerina e degli altri, zeppo di nauseabondo perbenismo e luoghi comuni sugli "zingari ladri", e fin qui siam tutti d'accordo; dall'altra, non so ancora se prendere la battuta finale di enrico come una strizzata d'occhio sostanzialmente bonaria e divertita alla sottile linea di legalità attorno a cui molti rom danzano, o come, anche al di là delle possibili intenzioni di Cannucciari, un inevitabile ritorno a quegli stessi luoghi comuni, detti in modo - se vogliamo - meno insultante e quindi forse in questo senso ancora più sottili. Ribadisco, non vuole affatto essere una critica a Cannucciari, le cui intenzioni, sono certo, erano ottime, ma purtroppo quella del popolo rom è spesso una questione spinosa, rispetto alla quale mantenersi equilibrati ed equidistanti è molto difficile. Un po', se vogliamo, come fare battute sulla cultura ebraica - se le fa un Moni Ovadia, che è ebreo, è un conto, se le fanno altri si ha sempre la sensazione di stare tentando di pattinare sulla lama di un rasoio. E non credo che per l'autore sia molto diverso rispetto al lettore - sbaglio, Cannucciari? Per cui sospendo momentaneamente il giudizio ed eventualmente vi tornerò un giorno
Menzione d'onore per le memorie d'estate di Alice, su cui tornerò più avanti con molto piacere
I'm sms: ancora una sezione che di norma non commento, ma mi permetterei di porre l'accento sul messaggio di Mokina, che credo possa essere uno dei migliori esempi di umorismo involontario degli ultimi mesi
Una gita Istruttiva: e qui credo non ci sia molto da aggiungere alla già esauriente recensione di Grrodon: La questione della scuola, per varie ragioni (non ultimo il fatto che non mi dispiacerebbe poterci entrare, un giorno) è qualcosa che sento molto, e tendo a collezionare testimonianze, libri, film e compagnia di chi vede la scuola dal lato degli allievi piuttosto che degli insegnanti. E, un po' per quello che ho letto o sentito, un po' per le mie memorie di adolescente, tendo a vedere la scuola come un mondo molto variegato, dove trovano spazio tanto il teppista all'ultimo stadio quanto l'irrecuperabile topo da biblioteca, il bullo come la vittima del bullo come quello che non fa nè il carnefice nè la vittima. E' un microcosmo in piena regola, specchio della società degli adulti, pieno di sfaccettature collettive quanto individuali. E vedo poche opere che riescono a cogliere sinceramente questa complessità sfuggendo agli stereotipi in un senso o nell'altro. E temo che questa storia non ci riesca in modo soddisfacente, come già sottolineato da Grrodon. L'insegnante legato ed imbavagliato è a livello del peggior giornalaccio di "cronaca vera" (va bene l'iperbole fumettistica, però non so quanto volesse essere iperbolico) ed il passaggio dall'insegnante imbavagliato a "dammi il cinque prof" nel giro di poche tavole suona veramente troppo forzato, almeno alle mie orecchie. Eccessivo, sia l'uno che l'altro estremo. Se veramente una dinamica del genere è credibile, è altrettanto credibile che il giorno dopo l'insegnante torni ad essere imbavagliato, perché tanto nn c'è nessun ragionamento, nessuna riflessione, nessun cambiamento reale e profondo. In questo senso mi va anche bene una storia cinica, ma dubito che il messaggio lanciato volesse essere quello...
Noi che...: Piccolo commento personale per il contributo di un quarantetreenne, che magari non è più della mia generazione (no, non sono così vecchio
), ma con la mia ha ancora in comune un bel po' di cose, dal subbuteo a Ciotti ed Ameri (mitiche voci della mia infanzia... chi le ricorda?) alle cassette registrate alla radio... sarò pronto per bollirmi il cervello alla prossima edizione di "Anima mia"? O mio dio 
N. 280
La copertina: Se novembre ci avrebe portato i "Wild Boys" con il recupero degli anni '80, per esigenze cronologiche ottobre doveva ripartire dai '60 di Grease?
Comunque carina 
Le tavole: Otto a cinque per Cannucciari, e vedo decisamente un'impennata di qualità rispetto al numero scorso, in entrambi gli autori. Dalla prima, fulminante, sugli impulsi pavloviani (e quanta satira sociale alla pubblicità c'ho visto...
) all'uscita del lato più "maturo e dissacrante" di Silvietta, portavoce del motivatissimo sfinimento delle nuove generazioni per le seimila seghe mentali para-crepuscolari di noialtri vecchiacci
, dal capolavoro sui cavalleggeri del '700 (degnissima nipote delle psicopatiche idiozie su ebay della minisaga di Alberto e Mosè di qualche tempo fa), alla "scusa credibile" per cui per una volta sei assolutamente dalla parte di Mosè, mi hanno fatto ridere ed in certi casi strappato un piccolo applauso quasi tutte quelle di Cannucciari. Ed il Silver non è da meno, dallo zerbino-metafora dell'accoglienza "alla enrico", allo scambio di battute al vetrolo sulla vedova, fino all'antimosche, ritorno a quell'umorismo assolutamente minimal e perfetto di cui tante lodi aveva tessuto Grrodon tempo fa, e che nessuno riesce a fare bene come il "papà" del lupo. Veramente una serie di tavole che valgono la pena 
La (mal)educazione sentimentale: E qui direi che sono in disaccordo con Grrodon: la trovo una storia decisamente bella e ben fatta. Fin dal pre-titolo, muto ma perfettamente significativo, si vede chiaramente che ai testi c'è Lusso, con la sua capacità di saper gestire le parole ed i silenzi in modo da massimizzare l'impatto e l'effetto scenico in ogni occasione. E' vero, lo spunto della trama non è proprio originalissimo - anzi, mi pare che il nome della barboncina sia venuto fuori proprio alla fine di un'altra storia in cui sostanzialmente metà della fattoria cercava di fare da "personal trainer" su questioni di cuore a Mosè -, ma qui da un lato c'è "l'altro", elemento completamente nuovo in una dinamica che era sempre stata solo di "amore impossibile per inguaribile timidezza del soggetto", e dall'altro l'interesse di Enrico, per una volta, non è dettato dalla solita avidità e meschinità, ma, se vogliamo, da un interesse più "astratto", quantomeno quello per la pace e tranquillità della fattoria. Poi si sa com'è Enrico... si fa prendere la mano
Alcuni punti della storia che denotano attenzione e precisione sulla continuity li ha già sottolineati Grrodon, ed io mi limito a sottoscriverli in pieno (credo sia dai tempi di Mekkano che non si rivedeva più Mosè appallottolato - ve lo ricordate?
): aggiungo solo, degnissimi di nota, il coinvolgimento di cesira (che qui si esibisce in una battuta da standing ovation, mentre di norma, povera, è sempre relegata al ruolo di vecchia brontolona che interviene solo alla fine delle cazzate di enrico per urlargli "Ma enrico!", un po' alla Margherita Fumero), un motto vero quanto dimenticato e "fuori moda" come "il personale è pubblico" (che Lusso riesce ad inserire con molta nonchalance all'interno di uno dei deliri di Enrico, senza che, probabilmente, i disinformati neppure che ne accorgano), e la frase finale, che, per quanto magari non mi sembri la cosa più originale o più condivisibile che si possa dire sull'amore (dubito un po' di Hesse, sinceramente - come modelli culturali tendo un po' da altre parti), credo chiuda perfettamente la storia, riassumendone il senso, e facendo prevedere che probabilmente, la prossima volta, la situazione non sarà cambiata di un millimetro: Mosè ha fallito esattamente perché non ha capito cosa vuol dire essere innamorati. Ma il finale, per l'appunto, essendo Lusso, non può che essere aperto, come nella migliore tradizione apologetica delle bele storie del Lupo.
La versione Lusso del "diamo una mano al povero sfigato imbranato" ha quel tocco di poesia, di dissacrante e di surreale che a mio parere la mette un gradino sopra quasi qualunque altra variazione su questo tema che abbia visto qui sulle pagine del Lupo
Disegna Lupo Alberto: Quattro strisce, quattro scoppi di risate che mi hanno fatto di nuovo guardare male sul pullman
Onestamente invertirei il posto tra la prima e la seconda (le battute mute mi sono sempre piaciute da impazzire), ma sono tutte e quattro bellissime. La terza mi ha ricordato quella del giustiziere mascherato spenzolante e prillante di qualche anno fa, una delle mie tavole preferite di tutti i tempi (quando trovo il numero di LA in cui è contenuta metterò anche quello) 
Se le nuove generazioni sono queste, credo che Alberto continuerà ad essere in mano ad umoristi con tutti i crismi per molto, molto tempo
Cosa aspetterà la redazione a portarci altri parti di queste geniali menti?
Il test: Altra rubrica che di norma non commento, ma un test come questo, pieno di frecciate sull'attualità, una menzione la meritava, se non altro perché costretto ad avere, ad ogni domanda, una risposta "giusta", cosa che normalmente i test del lupo ben si guardano dall'avere
Una sola, piccola nota per Rosangela (casomai qualcuno dei Lupo-creatori che leggono qui avesse l'opportunità di riferirgliela): "Hic et nunc", altrimenti i somari riformatori avranno fin troppo buon gioco a rompere ulteriormente le scatole ai poveri riformati, che già si agitano (peggiorando fin troppo la loro situazione, come dice il vecchio ed amaro adagio)... 
Noi che...: Onestamente, non potevo finire la recensione senza nemmeno una mezza parola su questo "Noi che", che volutamente si stacca completamente dal senso dei "Noi che" precedenti, e non è più un ricordo generazionale stratificato dal passato, ma una cronaca quotidiana del presente. E che, quasi a tradimento, spunta da una pagina della posta sostanzialmente piena di problemi di cuore o intimistici - comunque individuali - per regalarci uno spaccato di vita che su di me ha avuto l'effetto di una sprangata sullo stomaco. Probabilmente più di quanto non avesse fatto Luce spenta con la sua lettera, perché lì si parlava di morte. Qui si parla di una vita che ci si può seriamente chiedere se non sia, a qualche livello, peggiore della morte. E probabilmente la risposta potrebbe essere "no" solo grazie, appunto, al lavoro, al cuore, all'esserci, delle tante Ilenie. Quando il dolore raggiunge le punte della disperazione, della disperazione di ogni notte, probabilmente ogni parola, anche e soprattutto per rispetto, è di troppo. Ma ancora oggi riprendo in mano quel "Noi che", e lo rileggo, e di norma passa del tempo prima che riesca ad uscire dalla ragnatela dei miei pensieri e tornare al "mondo esterno". Molto tempo.
N. 281
La copertina:
Cercati in giro "Non so se rendo preciso", un loro show, sintesi di tanti anni di spettacoli di cabaret (con il mitico sistema dello "Schìscio"), del perdio di "Emilio": ricordo che, guardandolo con una mia amica, abbiamo rischiato più volte di strozzarci con la pizza che avevamo ordinato
Ed i volumi sono almeno un paio, tra cui un recente "Zuzzurro e Gaspare Show", che avevo trovato ad una mostra di fumetti ma non ero riuscito a comprare - delle dimensioni dello "Psicosa", più o meno.
Onestamente, spero di cuore di vederli ricomparire presto sul lupo
Le tavole: Un applauso a Cannucciari per la sua miniserie, che riporta in primissimo piano Alberto e Marta, spesso con battute degne dei migliori Enrico e Cesira (sull'ultima di questo numero mi stavo letteralmente soffocando dal ridere
), nonché, come già detto, i bistrattati e troppo spesso ignorati animali della fattoria. Silver/Michelon in tono minore, ma sempre molto puntuali e precisi. Cannucciari, le micro-saghe con alberto, Alice e Mosè ti vengono splendidamente: continua così! 
Wild Boys: *Sigh*... che dire? Gli intenti sono sicuramente buoni ed onesti, ma proprio non mi riesce di mandarlo giù. Sarà per la mia cronica antipatia per alcuni aspetti degli anni '80 (essenzialmente tutti quelli che riguardano lo "spirito di gruppo"), sarà perché negli anni '80 io al massimo facevo le elementari, e quindi non riesco proprio a riconoscermi nella generazione dei "Wild Boys"... non riesco proprio a mandarla giù, questa serie, mi spiace
Allora, capisco perfettamente la bontà e l'onestà intellettuale degli intenti, e capisco che, anche per una questione generazionale, ad autrici che vengono dai "mitici eighties" venga spontaneo e naturale raccontare gli anni della loro adolescenza, ma per quel poco che ricordo, il lupo negli anni '80 non era poi così "gallo da dio"... e se mai lo era, era essenzialmente per prendere spietatamente per il culo lo stereotipo.
Ho recuperato da una bancarella il numero 3 dell'attuale seria, targato Glénat e datato... guarda un po'... giusto settembre 1985. Pagine 32-33, tavola 82... Michelon, fai fede?
In pratica Alberto si presenta da marta con giubbotto stràfiko, cicca in bocca, autodescrivendosi come "Un drago!", al che Marta commenta lapidaria "dio santo", alzando gli occhi al cielo. Credo che questa fosse, essenzialmente, la posizione del Lupo verso il "paninaritudine" imperante, e sinceramente non mi aspetto nulla di molto diverso, visto che Alberto veniva dritto da saghe di strisce decisamente "strong" come quelle degli ultimi anni '70 sull'omosessualità di Enrico o sulla compagnia dei "Bravi Ragazzi", che aveva come simbolo una B, una R ed una stella a 5 punte (e per fare vignette del genere in un'epoca come quello ci volevano due palle così, cosa di fronte a cui ancora adesso mi levo il cappello)... non lo so, Marta che si riempie di gel "Tenax" per essere all'ultima moda e battibecca con Alice di "squinzie" e "sfitinzie"... mi sembra di essere capitato in una delle tavole sulla guerra di Enrico contro l'imbecillità 
Senza contare che, sinceramente, mi capita spesso di frequentare ragazzini per ragioni di lavoro, e credo che i primi a guardarmi come un alieno di fronte ai termini "squinzia" e "gallo" sarebbero proprio loro
E' vero, il lupo è un simbolo, per le generazioni di allora come per quelle di ora... ma dubito che i ragazzini di oggi apprezzerebbero una "gioventù" vecchia di più di vent'anni, e dubito anche che i lettori "storici" del lupo apprezzerebbero la celebrazione di un periodo di sostanziale disimpegno e voglia di divertirsi a tutti i costi come sono stati gli anni '80... Non so, vediamo come procede, ma la sensazione della recita in costume, già sottolineata da Grrodon, nel mio caso è evidentissima quanto anche abbastanza stridente col lupo che conosco. Ma come riconoscimento innegabile alla bontà degli intenti, vediamo come procede
Dolce casa: E qui niente da aggiungere a quanto detto da Grrodon: Lusso a pieno regime, malinconico, sottile ed enigmatico (è il sogno di enrico? Il sogno di Cesira? O il sogno di qualcun altro?) come nelle sue migliori produzioni. Lode piena
Auff... E tre numeri su quattro sono sistemati. Conto di passare alla review del numero di dicembre quanto prima
Senza rancore, spero, per le Etearnity
N. 279
Copertina: Una domanda per Cannucciari: vuole essere una presa per i fondelli o un ritratto fedele di determinati stili di abbigliamento?
Le tavole: come già sottolineato da Grrodon, minimo contributo di Silver e strapredominanza di Cannucciari. A mio modesto avviso, tono generale abbastanza altalenante, ma con alcune punte molto interessanti.
In primo luogo, la striscia sui rom, su cui, sinceramente, mi sto interrogando ancora adesso: da una parte è ovviamente insopportabile il chiacchiericcio da comari di glicerina e degli altri, zeppo di nauseabondo perbenismo e luoghi comuni sugli "zingari ladri", e fin qui siam tutti d'accordo; dall'altra, non so ancora se prendere la battuta finale di enrico come una strizzata d'occhio sostanzialmente bonaria e divertita alla sottile linea di legalità attorno a cui molti rom danzano, o come, anche al di là delle possibili intenzioni di Cannucciari, un inevitabile ritorno a quegli stessi luoghi comuni, detti in modo - se vogliamo - meno insultante e quindi forse in questo senso ancora più sottili. Ribadisco, non vuole affatto essere una critica a Cannucciari, le cui intenzioni, sono certo, erano ottime, ma purtroppo quella del popolo rom è spesso una questione spinosa, rispetto alla quale mantenersi equilibrati ed equidistanti è molto difficile. Un po', se vogliamo, come fare battute sulla cultura ebraica - se le fa un Moni Ovadia, che è ebreo, è un conto, se le fanno altri si ha sempre la sensazione di stare tentando di pattinare sulla lama di un rasoio. E non credo che per l'autore sia molto diverso rispetto al lettore - sbaglio, Cannucciari? Per cui sospendo momentaneamente il giudizio ed eventualmente vi tornerò un giorno
Menzione d'onore per le memorie d'estate di Alice, su cui tornerò più avanti con molto piacere
I'm sms: ancora una sezione che di norma non commento, ma mi permetterei di porre l'accento sul messaggio di Mokina, che credo possa essere uno dei migliori esempi di umorismo involontario degli ultimi mesi
Una gita Istruttiva: e qui credo non ci sia molto da aggiungere alla già esauriente recensione di Grrodon: La questione della scuola, per varie ragioni (non ultimo il fatto che non mi dispiacerebbe poterci entrare, un giorno) è qualcosa che sento molto, e tendo a collezionare testimonianze, libri, film e compagnia di chi vede la scuola dal lato degli allievi piuttosto che degli insegnanti. E, un po' per quello che ho letto o sentito, un po' per le mie memorie di adolescente, tendo a vedere la scuola come un mondo molto variegato, dove trovano spazio tanto il teppista all'ultimo stadio quanto l'irrecuperabile topo da biblioteca, il bullo come la vittima del bullo come quello che non fa nè il carnefice nè la vittima. E' un microcosmo in piena regola, specchio della società degli adulti, pieno di sfaccettature collettive quanto individuali. E vedo poche opere che riescono a cogliere sinceramente questa complessità sfuggendo agli stereotipi in un senso o nell'altro. E temo che questa storia non ci riesca in modo soddisfacente, come già sottolineato da Grrodon. L'insegnante legato ed imbavagliato è a livello del peggior giornalaccio di "cronaca vera" (va bene l'iperbole fumettistica, però non so quanto volesse essere iperbolico) ed il passaggio dall'insegnante imbavagliato a "dammi il cinque prof" nel giro di poche tavole suona veramente troppo forzato, almeno alle mie orecchie. Eccessivo, sia l'uno che l'altro estremo. Se veramente una dinamica del genere è credibile, è altrettanto credibile che il giorno dopo l'insegnante torni ad essere imbavagliato, perché tanto nn c'è nessun ragionamento, nessuna riflessione, nessun cambiamento reale e profondo. In questo senso mi va anche bene una storia cinica, ma dubito che il messaggio lanciato volesse essere quello...
Noi che...: Piccolo commento personale per il contributo di un quarantetreenne, che magari non è più della mia generazione (no, non sono così vecchio
N. 280
La copertina: Se novembre ci avrebe portato i "Wild Boys" con il recupero degli anni '80, per esigenze cronologiche ottobre doveva ripartire dai '60 di Grease?
Le tavole: Otto a cinque per Cannucciari, e vedo decisamente un'impennata di qualità rispetto al numero scorso, in entrambi gli autori. Dalla prima, fulminante, sugli impulsi pavloviani (e quanta satira sociale alla pubblicità c'ho visto...
La (mal)educazione sentimentale: E qui direi che sono in disaccordo con Grrodon: la trovo una storia decisamente bella e ben fatta. Fin dal pre-titolo, muto ma perfettamente significativo, si vede chiaramente che ai testi c'è Lusso, con la sua capacità di saper gestire le parole ed i silenzi in modo da massimizzare l'impatto e l'effetto scenico in ogni occasione. E' vero, lo spunto della trama non è proprio originalissimo - anzi, mi pare che il nome della barboncina sia venuto fuori proprio alla fine di un'altra storia in cui sostanzialmente metà della fattoria cercava di fare da "personal trainer" su questioni di cuore a Mosè -, ma qui da un lato c'è "l'altro", elemento completamente nuovo in una dinamica che era sempre stata solo di "amore impossibile per inguaribile timidezza del soggetto", e dall'altro l'interesse di Enrico, per una volta, non è dettato dalla solita avidità e meschinità, ma, se vogliamo, da un interesse più "astratto", quantomeno quello per la pace e tranquillità della fattoria. Poi si sa com'è Enrico... si fa prendere la mano
Alcuni punti della storia che denotano attenzione e precisione sulla continuity li ha già sottolineati Grrodon, ed io mi limito a sottoscriverli in pieno (credo sia dai tempi di Mekkano che non si rivedeva più Mosè appallottolato - ve lo ricordate?
La versione Lusso del "diamo una mano al povero sfigato imbranato" ha quel tocco di poesia, di dissacrante e di surreale che a mio parere la mette un gradino sopra quasi qualunque altra variazione su questo tema che abbia visto qui sulle pagine del Lupo
Disegna Lupo Alberto: Quattro strisce, quattro scoppi di risate che mi hanno fatto di nuovo guardare male sul pullman
Se le nuove generazioni sono queste, credo che Alberto continuerà ad essere in mano ad umoristi con tutti i crismi per molto, molto tempo
Il test: Altra rubrica che di norma non commento, ma un test come questo, pieno di frecciate sull'attualità, una menzione la meritava, se non altro perché costretto ad avere, ad ogni domanda, una risposta "giusta", cosa che normalmente i test del lupo ben si guardano dall'avere
Noi che...: Onestamente, non potevo finire la recensione senza nemmeno una mezza parola su questo "Noi che", che volutamente si stacca completamente dal senso dei "Noi che" precedenti, e non è più un ricordo generazionale stratificato dal passato, ma una cronaca quotidiana del presente. E che, quasi a tradimento, spunta da una pagina della posta sostanzialmente piena di problemi di cuore o intimistici - comunque individuali - per regalarci uno spaccato di vita che su di me ha avuto l'effetto di una sprangata sullo stomaco. Probabilmente più di quanto non avesse fatto Luce spenta con la sua lettera, perché lì si parlava di morte. Qui si parla di una vita che ci si può seriamente chiedere se non sia, a qualche livello, peggiore della morte. E probabilmente la risposta potrebbe essere "no" solo grazie, appunto, al lavoro, al cuore, all'esserci, delle tante Ilenie. Quando il dolore raggiunge le punte della disperazione, della disperazione di ogni notte, probabilmente ogni parola, anche e soprattutto per rispetto, è di troppo. Ma ancora oggi riprendo in mano quel "Noi che", e lo rileggo, e di norma passa del tempo prima che riesca ad uscire dalla ragnatela dei miei pensieri e tornare al "mondo esterno". Molto tempo.
N. 281
La copertina:
Anch'io ho notato, con moltissimo piacere, il riferimento alla mitica coppia - ma Grrodon, con tutto l'affetto del mondo, come fai a non ammazzarti dal ridere a guardare gli originali?Grrodon ha scritto: Ho notato però che la copertina cita Zuzzurro e Gaspare. La cosa mi ha riportato ai tempi in cui venne avviata la collaborazione tra i due comici e Silver, e la cosa portò alla creazione di uno (o due?) volumi di strisce, più alcune storie lunghe pubblicate sul Lupo, surreali e divertenti (più della loro controparte in carne ad ossa, direi).
Ed i volumi sono almeno un paio, tra cui un recente "Zuzzurro e Gaspare Show", che avevo trovato ad una mostra di fumetti ma non ero riuscito a comprare - delle dimensioni dello "Psicosa", più o meno.
Onestamente, spero di cuore di vederli ricomparire presto sul lupo
Le tavole: Un applauso a Cannucciari per la sua miniserie, che riporta in primissimo piano Alberto e Marta, spesso con battute degne dei migliori Enrico e Cesira (sull'ultima di questo numero mi stavo letteralmente soffocando dal ridere
Wild Boys: *Sigh*... che dire? Gli intenti sono sicuramente buoni ed onesti, ma proprio non mi riesce di mandarlo giù. Sarà per la mia cronica antipatia per alcuni aspetti degli anni '80 (essenzialmente tutti quelli che riguardano lo "spirito di gruppo"), sarà perché negli anni '80 io al massimo facevo le elementari, e quindi non riesco proprio a riconoscermi nella generazione dei "Wild Boys"... non riesco proprio a mandarla giù, questa serie, mi spiace
Allora, capisco perfettamente la bontà e l'onestà intellettuale degli intenti, e capisco che, anche per una questione generazionale, ad autrici che vengono dai "mitici eighties" venga spontaneo e naturale raccontare gli anni della loro adolescenza, ma per quel poco che ricordo, il lupo negli anni '80 non era poi così "gallo da dio"... e se mai lo era, era essenzialmente per prendere spietatamente per il culo lo stereotipo.
Ho recuperato da una bancarella il numero 3 dell'attuale seria, targato Glénat e datato... guarda un po'... giusto settembre 1985. Pagine 32-33, tavola 82... Michelon, fai fede?
Senza contare che, sinceramente, mi capita spesso di frequentare ragazzini per ragioni di lavoro, e credo che i primi a guardarmi come un alieno di fronte ai termini "squinzia" e "gallo" sarebbero proprio loro
E' vero, il lupo è un simbolo, per le generazioni di allora come per quelle di ora... ma dubito che i ragazzini di oggi apprezzerebbero una "gioventù" vecchia di più di vent'anni, e dubito anche che i lettori "storici" del lupo apprezzerebbero la celebrazione di un periodo di sostanziale disimpegno e voglia di divertirsi a tutti i costi come sono stati gli anni '80... Non so, vediamo come procede, ma la sensazione della recita in costume, già sottolineata da Grrodon, nel mio caso è evidentissima quanto anche abbastanza stridente col lupo che conosco. Ma come riconoscimento innegabile alla bontà degli intenti, vediamo come procede
Dolce casa: E qui niente da aggiungere a quanto detto da Grrodon: Lusso a pieno regime, malinconico, sottile ed enigmatico (è il sogno di enrico? Il sogno di Cesira? O il sogno di qualcun altro?) come nelle sue migliori produzioni. Lode piena
Auff... E tre numeri su quattro sono sistemati. Conto di passare alla review del numero di dicembre quanto prima
Senza rancore, spero, per le Etearnity
