Ooooh, finalmente!

Che gioia, un'inedita e pure bella! Salve, Gabriele, è bello vedere che il micro-gruppo dei recensori-commentatori paia acquisire nuova linfa vitale!
Mamma mia... ormai è quasi un anno (da novembre scorso) che non scrivo più qui - ovviamente continuo a comprare il Lupo con regolarità certosina (fino a tre mesi fa, anche due copie per numero), ma ogni volta che mi veniva in mente di tornare qui a recensire, vuoi per il magone, vuoi per l'assenza di reali contributi da apportare, decidevo di aspettare che sorgesse all'orizzonte qualche novità, e sperabilmente qualche novità positiva... che finalmente è arrivata, anche se per ora isolata per ragioni tecniche - ma, detto di tutto cuore, chi se ne frega! il ghiaccio sembra rotto, e finalmente da qui in poi ogni mese si potrà sperare in qualcosa di positivo

Giac e tutti voialtri, ci siete mancati, davvero
Come giustamente sottolineava Gabriele, salvo l'illuminante interruzione di agosto, siamo al diciottesimo mese di "medioevo", in attesa del "rinascimento" lupesco... Medioevo che, peraltro, fa qualsiasi cosa per cercare di mantenere alta la qualità del prodotto, di questo bisogna assolutamente dare atto. Le mie recensioni si erano fermate al n. 317, di novembre, ma per coincidenza il
N. 318, uscito il mese successivo, è uno dei migliori in assoluto di questa "stagione di passaggio": il primo "natale di crisi" del Lupo coincide con il primo "natale di crisi" dell'intera società, che solo pochi mesi più tardi della redazione del Lupo (che è sempre più avanti di tutti

) si è scoperta, dall'inizio dell'estate, più povera e più precaria, più sola e più preoccupata. E anche questo, inevitabilmente, ha portato ad una festa di Natale ed Anno Nuovo in tono decisamente minore, più sobrio e più triste. Ed ecco che il Lupo ci fa un regalo graditissimo, anzi tre: in primo luogo una bellissima copertina, sobria e molto più in linea con la realtà e l'attualità di quanto sarebbe stata una concepita sulla falsariga di quelle degli anni precedenti, con gli alberi ultra-illuminati, le tavole imbandite ed i mille regali; e poi due storie splendidamente natalizie, la ristampata
Natale in baita, che avevo già ma che fa sempre una meravigliosa figura, tra i testi e disegni superbi di Cannucciari e la nuova ricolorazione del mitico Lusso, e la commovente (e inedita, vero?)
Il Dono di Silver (
tutta di Silver, direi dal tratto), rielaborazione originalissima sul tema del "far conoscere la dolce metà alla famiglia", che mette insieme un momento romantico ed uno squisitamente natalizio, con la semplicità di cui, al di là di tutto, solo il Papà del Lupo è capace: la storia perfetta per il Natale 2011, e, secondo me, quella che più si adatta allo strillo di copertina "per far luce in questi tempi bui": una piccola luce per ricordare che ci siamo ancora, anche nella crisi siamo ancora tutti qui, loro (che lo scrivono) e noi (che lo leggiamo), e che verranno tempi migliori. Meraviglioso.
Sul
N. 319 concordo con Grrodon: l'idea del Lupo "verde" era bellissima, perché è defunta appena una pagina dopo la copertina?

Le
tavole sono piacevoli, di nuovo con una predominanza Silveriana (8 a 5) e ben divise tra il post-natalizio (adoro le strisce con i prati ricoperti di neve e Marta & co. con la sciarpa... mi manca un po' l'Alberto siberiano delle vecchie strisce, ricordate?

), gli sprazzi di crisi sociale (Silvietta e il suo part-time) ed il puro umorismo slegato dall'attualità
Alta società la ricordavo, e direi che è abbastanza senza infamia e senza lode: Burattini firmava molte delle storie a colori del Lupo nel primissimo periodo in cui l'acquistavo (era il '94, l'epoca delle brevi "Le maialate di Enrico la Talpa", tanto per capirci), e questa era nella sua media. Come con Casty, un autore che avrebbe dato il suo meglio su altri personaggi

Il
N 320 è molto somigliante al 318, e vuole essere un complimento. Innanzitutto vi somiglia per la struttura, per l'idea di accostare una breve inedita ed una lunga ristampa di qualità: la breve è la dolce e mai smielata
Un tavolo per due (Cannucciari - testi e disegni), e la ristampa è la mitica
Notti Languide del 1992. E' una storia che ho sempre molto amato, anche se devo ammettere di aver impiegato un bel po' di tempo a capirla davvero, tanto che qualche anno fa avevo aperto, proprio su questo thread, una
discussione con il povero Michelon a proposito di eventuali stranezze nella caratterizzazione di Alice in quella storia, discorso che poi si era
allargata ed approfondita con l'arrivo di Bruno Cannucciari, ancora oggi autore del 90% delle strisce riguardanti Alice ed il suo tormentato rapporto con l'universo maschile. Magari sono io che mi sbaglio e voglio vedere cose che non ci sono, ma dopo aver discusso così a lungo con Cannucciari dell'evoluzione e delle diverse sfumature della caratterizzazione di Alice, anche e soprattutto alla luce di quella vecchia e così "atipica" storia, mi è sembrato che in qualche modo "Un tavolo per due" le sia stata affiancata a guisa di chiusura di un cerchio - come era (ed ha rischiato di diventare) allora, e com'è oggi, come si sono evoluti, in modo naturale, i rapporti Marta-Alberto-Alice, e qual è la cifra attuale dei (rari, e pertanto speciali) rapporti diretti tra Alice ed Alberto. La prima "reprise" di "Notti Languide", ad opera della stessa coppia dell'originale, è certamente la
Loft di due anni fa, ma questo di Cannucciari ne è certamente un secondo sequel splendidamente costruito. La simmetria da Alice-deus ex machina in un senso allora ed Alice-deus ex machina nel senso opposto oggi mi è piaciuta moltissimo, e penso che questo sia uno dei più perfetti "passaggi di testimone" da Silver a Cannucciari che abbia mai visto, davvero compliementi.
I
N. 321 ha due punti di forza: le
tavole, con entrambi gli autori in forma smagliante (soprattutto Silver che con quelle del vulcano mi ha provocato un imbarazzante scoppio di risa in pubblico - vengono da Sorrisi e Canzoni? -, ma anche Cannucciari non scherza affatto), e la evergreen
Voglio tornare giovane! (Cannucciari) che ricordavo un po' ma dev'essere addirittura datata prima del mio "anno zero" '94: chiunque ami il Lupo delle strisce e di Alianorah non può non adorare l'omaggio divertito ed affettuoso all'epoca "classica" di Alberto

il
322 ha sempre una serie di tavole notevoli, forse un po' meno spettacolari di quelle del numero precedente, ma sempre valide.
Gente di campagna (Lusso-Michelon) è invece molto ben costruita, ma ha preso in pieno Koan nel dire che il solco è quello, d'altra parte classico in ogni senso, di Artibani: la satira è garbata e, per il 2001, molto azzeccata (oggi purtroppo siamo ben oltre quesgli scenari che all'epoca sembravano ammorbanti e paradossali), ma siamo ancora lontani dai "toni" (narrativi, cromatici, stilistici) a cui poi Lusso ci avrebbe abituato di lì a qualche anno, da "vampiro sarà lei" a "natale senza te" a "L'alta marea" e via, inanellando un capolavoro dopo l'altro

Ma al di là di queste considerazioni è sempre una bella storia, scritta con stile e con intelligenza, e bella da ritrovare dopo tanto tempo. Mi accodo ai complimenti a Michelon

Nel
N. 323 trovano posto delle
tavole in cui Silver stravince 10-3 e ci fa morire dal ridere con le depressioni di Enrico e le battute sulla scala e sull'iphone (anche se quest'ultima come tratto è decisamente
molto micheloniana... possibile che sia sua al 100%? in caso, complimenti vivissimi), ed un
La ragazza perfetta (testi Casty - disegni Michelon) che come molte delle storie castyane è forse un filo sopra le righe (Alberto sembra "troppo" ganzo, Mosé "troppo" nevrotico, Allegrina "troppo" isterica, l'apologo "troppo" scoperto), ma ugualmente carina

I toni sono invece più misurati e centrati nella lunga castyana del
N. 324, ovvero
Come rovinare il gioco più bello del mondo (e vantarsene pure), che ancora una volta ha un'impronta di attualità molto diretta, ma nella quale, questa volta, quel tanto di "sopra le righe" sta benissimo ed è fin troppo poco (mancano i salotti televisivi e mille altri siparietti squallidi)... l'ingresso di una fata isterica nel mondo della fattoria suonava un po' troppo posticcio, ma l'evoluzione dalla partita al campetto alla "Talpon League" è tristemente molto molto credibile. Continuo a preferire l'approccio più sottile e meno "chiassoso" di Lusso, ma quando Casty ci si mette è sempre Casty, niente da dire

sempre notevoli le
tavole, in cui Silver stravince 11 a 2 senza storia: possibile che sia perché Cannucciari è occupato a disegnare qualcosa di nuovo? incrociamo le dita...

Il
N. 325, passata (deo gratias) la febbre degli Europei, ci porta delle
vignette di nuovo stravinte da Silver con la bellezza di 9 sulle 2 di Cannucciari e su una molto divertente di Michelon (l'impegno profuso da tutti nel tenere alta la qualità delle vignette è veramente enorme... siete dei grandi, siamo tutti con voi

), una
posta che vale la pena di menzionare perché una delle lettere parla di una storia d'amore iniziata ben sedici anni fa grazie ad un annuncio (pubblicato sul n. 137, del novembre 1996, piena epoca di storie di Artibani e Guide di Cavezzali

Semplicemente incredibile

), la ristampa della bella storia
Per colpa delle delle stelle (testi: Lusso; disegni: Cannucciari) che originariamente aveva celebrato, quasi in sordina, il duecentesimo numero del mensile, e poco altro, ma la qualità è assicurata a sufficienza, con un bonus per chi non aveva ancora letto la lunga

E finalmente il
N. 326, con la prima massiccia inedita dai tempi di "Pazzo per la vanga", esclusi gli intensi sprazzi di luce di "Mors tua", "Il dono" e "Tavolo per due"
Parenti alla lontana (Testi: Silver; disegni: Michelon) è silveriana al 100%, e fa veramente commuovere quanto, in tutto questo momento di crisi e ancora oggi che sembra finalmente aprirsi un po' di spazio per respirare, il Lupo sembri ritornato in pianta ssolutamente stabile nelle mani del suo creatore. Ormai Lupo Alberto è un marchio di merchandising eccezionale, tra diari, astucci, quaderni, biglietti d'auguri, iniziative socio-culturali... basta guardare il sondaggio sul thread "come hai conosciuto Lupo Alberto"? per capire che il contatto del pubblico medio con il Lupo non passa quasi mai dalla curiosità sul mensile in sé (forse troppo spesso erroneamente scambiato per un fumetto per bambini, alla stregua di "tiramolla" o del "Tascabilone" di topolino, che a quanto ricordo era l'unico fumetto a condividere l'inusuale formato da doppia striscia per pagina?), e quasi sempre per iniziative collaterali (io stesso ricordo che iniziai a comprare il mio primo numero perché c'era in omaggio quel "manualetto di educazione sessuale" che tanto aveva fatot girare le balle all'allora ministro dell'istruzione Rosa Russo Jervolino)... dopo quest'esplosione di Lupo Alberto come "fenomeno di costume" cultural-commerciale, sarebbe la scelta più facile ed in molti - troppi - casi ovvia lasciare che l'incarnazione originale del Lupo vada definitivamente in mano ad altri scrittori e progressivamente si allontani dalle idee e dall'approccio del primo autore, rimanendo solo un marchio di successo dal contenuto più o meno evanescente, come capita ai fumetti americani, che non sono legati allo scrittore ma solo alla casa editrice, e come qui da noi è successo, ad esempio, con Dylan Dog, su cui Sclavi non mette le mani da anni ma che è certamente uno dei cinque fumetti più famosi in Italia. Silver invece mi ha lasciato veramente di stucco, lo devo ammettere: rimasto per molti mesi una presenza "minima" sul mensile, e più presente in situazioni extra-fumettistiche (gli incontri con i lettori, le mostre, le fiere etc.), da quando è arrivata la crisi "seria" ha ripreso in mano la sua creatura in modo massiccio, con quantità di tavole sempre crescenti e dal sapore inconfondibilmente e genuinamente Lupesco, e con una sostanziale onnipresenza nei pochissimi cicli narrativi più lunghi che in mezzo a questo periodo difficile hanno avuto il fiato per vivere: "Mors tua", "il dono" e adesso questa "Parenti alla lontana". Che dirne? E' Silver, non ci piove nemmeno per un minuto. Ogni pagina una tavola, ogni pagina una micro-vicenda con battuta finale, senza per questo inficiare l'unità strutturale del racconto, che è ben più di una collezione di tavole. Cose che solo i migliori sanno fare, che sapeva fare Scarpa con le sue Strip Stories vent'anni fa e quarant'anni prima i grandi maestri degli States. Giochi di equilibrismo così complicati che persino un grandissimo come Tito Faraci non c'è riuscito, quando ha tentato una strip-story su Topolino un annetto fa con risultati purtroppo non all'altezza. Silver ce la fa in modo naturale, e tutto il tono della storia è volutamente medio e rasserenante: niente vette o abissi di pathos, niente magniloquenze o sperimentazioni stilistiche, la prima inedita dopo tanto tempo sembra quasi una storia dei Puffi di Peyo padre o figlio, con la sua struttura di equilibrio-elemento perturbante-ritorno alla normalità, presentandone tuttavia il non indifferente ribaltamento di mostrare l'elemento perturbante, il cambiamento, come positivo e vivificatore in un microcosmo un po' stanco (complice l'estate, le vacanze?) come quello della McKenzie: i parenti di Enrico e Cesira portano divertimento, "stranezza", scompiglio e vivacità, cambiando un po' tutte le vite degli abitanti della fattoria (soprattutto Alice) che vengono catturati in questo piccolo vortice di follia che culmina in una festa di mezza estate assolutamente adatta al numero di Agosto, e poi si spegne di fronte alla "reazione conservatrice" di Mosé che riporta "l'ordine" e implicitamente "forza" l'elemento perturbatore ad andarsene, lasciando dietro ricordi agrodolci di un periodo strano in cui tutto sembrava diverso, più inaspettato, in cui tutto sembrava un po' più possibile. L'ultima vignetta, tra il dialogo in sottofondo e quello in primo piano, è un capolavoro di analisi psicologica dei vari personaggi e di chiusura metaforica di questo piccolo, bellissimo apologo che può essere letto a più livelli e su tutti dà da pensare. Poesia, personaggi verissimi, humour, metafora della società, tono leggero e stile. Grazie Silver, grazie Michelon, grazie Lusso. Ci eravate davvero mancati

Il resto del numero è di ottima qualità, con
tavole che sono un misto di cinque inedite (vince Cannucciari quattro a uno, con il ritorno del classico estivo della battaglia tra Enrico e le piante di Cesira) ed una serie di "Strisce d'a(mare)" che nella mia ingenuità avevo scambiato per meravigliose silveriane inedite, ed invece Michelon ha confermato essere meravigliose Silveriane ristampate. Il tratto mi sembra vagamente micheloniano , quindi probabilmente le chine sono sue, ma se i testi sono tutti interamente di Silver, bisogna dire che dopo tantissimi anni (o tantissimi anni meno qualcuno per la questione ristampa - vabbe', dettagli

) è una gioia rivedere il Papà del Lupo di nuovo alle prese con lo spazio narrativo della striscia, che non usava più dai primi anni '80, e che, da certi punti di vista, era persino migliore nel lasciar uscire la battuta fulminante o la freddura geniale... se il tratto fosse stato quello di allora le avrei scambiate per cimeli recuperati, tanto lo stile ed il tono sono genuinamente quelli di trent'anni fa

) Unico piccolo dettaglio sul numero, non legato alle storie ma alla parte redazionale: qualcuno ha sbagliato qualcosa nella ricetta, data nella zona "Noi 2", dei fusilli con piselli e mascarpone: ho provato a farli, e sono finito come i mitici finali delle storie della serie "quando paperinik mangia pesante" di Faraci. Un etto di burro e due di mascarpone per tre etti di pasta è assolutamente
troppo!
Piccola temporanea battuta d'arresto con il
N. 327, caratterizzato da una copertina dolce che più "ritorno dalle vacanze" non si può, quattro tavole totalmente inedite in cui vince Cannucciari con il ritorno di Silvietta con gli intrallazzi para-universitari (ma Silver lascia la sua zampata con una bella battuta che ci aveva anticipato Michelon sul suo blog

), e purtroppo un calo qualitativo nelle "strisce stradali" (che tecnicamente sono tavole), didascaliche e non particolarmente divertenti - vero, sono Lupo anche loro e probabilmente Silver e Cannucciari sono al lavoro su altre cose

, però boh.... mi fa piacere sapere che il Lupo ha partecipato anche ad iniziative di questo genere, però non so se mi entusiasma tantissimo vedere queste tavole così decontestualizzate... in un opuscolo starebbero bene, ma sul libretto principale... Il tono invece cambia con le "Strisce d'autore", soprattutto con la seconda, sull'"identità culturale", azzeccata soprattutto per chi come me ha sempre sofferto di esprit de l'escalier

La lunga, purtroppo, non è inedita, ma è splendida come sempre
Megalomania piramidale (testi: Lusso; disegni: D'Orsi) è politica nel senso più bello del termine, ovvero in quello economico. Grazie Lusso per averci fatto ridere a mezza bocca ancora una volta, della grettezza di chi frega e dell'illusione candida ma nemmeno troppo di chi si rende pollo credendo di guadagnarci. Discordo lievemente dall'analisi di Gabriele, in primo luogo perché Enrico è un personaggio che si presta bene a fare la carogna senza remore ed il motore entusiasta dell'azione, senza che questo debba necessariamente essere un tratto Maselliano (basta vedere molte altre storie di Lusso o addirittura tavole dello stesso Silver); ed in secondo luogo perché anche io adoro Alberto, ma il fatto di vederlo arrivare come deus ex machina e "salvatore" è un ruolo che considero onorifico da una parte e dall'altra rispettoso nel rimarcare il suo ruolo di "outsider" rispetto alla fattoria dei normali piccolo-borghesi (che cascano in bocca ad Enrico in men che non si dica, traditi dalla loro stessa ingordigia) che è stato la sua cifra identificativa fin dalla sua nascita: Alberto è spiantato, vive sotto un albero, ha intelligenza, fascino e senso critico, ed è anticonformista. Chi meglio di lui avrebbe potuto ricoprire quel ruolo? Ma il colpo di genio è il punto di vista di Glicerina, il "tonto" della fattoria che vede dove tutti gli altri (fino all'arrivo di Alberto) sono ciechi e tace: quando c'è stile c'è stile, e Lusso ne ha, nello scrivere il Lupo
Auff! E con questo dovrei essermi messo in pari... A quando ulteriori, meravigliose notizie sui prossimi inediti?

A differenza di Grrodon, personalmente parlando, non non né abituato né rassegnato: da quando ho capito che con un po' di fortuna il Lupo non chiuderà, il momento di andarlo a comprare per me è tornato ad essere una festa: basta avere sufficiente pazienza, e quel fior fiore di sceneggiatori e disegnatori che lavorano sotto il mitico Silver ce ne faranno ancora vedere tante, oh se ce ne faranno vedere!
