Mamma mia, quanto sono rimasto indietro!

E quante meraviglie ci ha regalato il Lupo in questi mesi

:) Dovendo passare dalla primavera all'autunno, farò solo una carrellata veloce, 'che brevità s'impone
N. 298
Ma guarda, anche Silver si è dato alla
copertina con valenze di critica di costume.. ma sono emo o skaters? Ho paura di essere rimasto un pochino indietro nell'evoluzione degli stili e dei look

La parodia, comunque, è riuscita perfettamente

Le
tavole, in una sorta di controbilanciamento rispetto all'onnipresenza silveriana dei mesi del capolavoro "Ballata", sono totalmente appannaggio, del grande Cannucciari, che porta avanti per ben ventisei pagine la saga della grande nemesi ormonale di Alice

L'idea di fondo è geniale, la caratterizzazione di alice è decisamente realistica, il livello delle battute purtroppo non è sempre al top, come d'altra parte è normale che accada quando una sola persona deve gestire ben tredici tavole

Un po' stanche quelle con i battibecchi tra animali della fattoria per il cuore (ahem

) di Alice, folgoranti quelle brevi e quasi senza parole con Enrico e lo spaventapasseri, molto fantozziane e gradevolissime le ultime col povero Alberto

Nel complesso, però, non s'intuisce ancora precisamente dove Cannucciari voglia andare a parare, e non s'intravede certo lo splendido finale che coronerà la saga nel prossimo numero

Terminate le tavole, si scopre che il motivo dell'assenza di Silver di questo mese è lo stesso dell'assenza di Cannucciari nei mesi precedenti, ovvero la splendida
Loft, storia bellissima e fantasticamente silveriana in tutti i suoi aspetti, a partire dal titolo, semplice e misterioso quel tanto che basta da incuriosire anche il lettore più disattento. Sembra quasi la ripresa, quasi vent'anni dopo, della mitica "Notti languide", sulla quale ho rotto i cosiddetti per mesi al povero Michelon appena arrivato qui sul forum

In effetti, l'accoppiata è la stessa, e l'atmosfera, immancabilmente, anche... dalla quiete notturna della fattoria, tratteggiata con poche semplicissime parole, alla complessità delle psicologie di Alberto e Marta, che solo l'eccelso Silver può permettersi di tratteggiare così lontani dalla "coppia fedele" di tutti gli altri scrittori, pur senza perdere minimamente la loro essenza - anzi, probabilmente, facendoli ringiovanire di qualche anno, e ricordando a tutti noi che, più che una coppia puramente astratta ed asettica alla Paperino-Paperina, si tratta proprio di due ragazzi comuni, giovani come noi e come noi passibili di sbandate, batticuori, imbarazzi, incertezze, figuracce, sensi di colpa... molto lontani dall'atmosfera di perpetuo idillio o, al contrario, di litigio da coppia sposata, in cui a volte le strisce cadono, e nelle quali, comunque, è inevitabile si finisca dopo la bellezza di trentasette anni dalla prima vignetta sul "lupo di belle speranze" e sulla "gallina di buona famiglia" (come ho avuto modo di leggere con somma gioia, sul mitico "Corriere dei Ragazzi")

Curiosamente, questa volta Alice, che in "Notti languide" era stata la "pietra dello scandalo", fa invece da "deus ex machina" per i due piccioncini, il che a mio parere è un omaggio divertito e consapevole a quella storia, ma la parte interessante è che fa da deus ex machina nell'unico modo in cui può, cioè da Alice: amica corretta ed onesta, ma anche ragazza forte e tendente agli scoppi d'ira e d'indignazione, ed un pochino infelice per il vecchio principio dei denti e del pane

Ciò non toglie che nel lieto (?) fine tutti quanti, bene o male, abbiano quel che desideravano, o, in alternativa, quello che meritano... e nell'ultima vignetta è fin troppo chiaro quanto possa essere "piccola" la vita anche in un ampio loft "a quattro posti"

La cifra stilistica di Silver, in questo piccolo capolavoro, è evidentissima: il Maestro, probabilmente anche per la sua naturale formazione sulle strisce, segue in pieno la scuola dello "Show, don't tell". Non c'è una singola didascalia in tutta la storia, il narratore è pressoché assente, e sono molto frequenti le vignette mute, tipiche dell'umorismo minimale silveriano di cui Grrodon ha già parlato più volte (con osservazioni che condivido in pieno): le spiegazioni esplicite sono talmente poche, ed il ritmo talmente veloce, che devo ammettere di aver dovuto rileggere due volte la storia per comprendere appieno cosa fosse o non fosse avvenuto, direttamente o dietro le quinte. In più i dialoghi sono sempre briosi e pieni di riferimenti ed ammiccamenti tra il colloquiale ed il letterario ("signor bovary"?

), con il risultato di raggiungere un paradosso quantomeno sconcertante: il primo scrittore del Lupo è quello che riesce a mettere insieme, a tutt'oggi, le avventure più "giovani" e leggere di tutte. Non per togliere nulla ai fantastici Lusso, Cannucciari, Michelon eccetera, ma Silver... non lo so, Silver è su un piano tutto suo. E' come leggere un Dylan Dog di Sclavi o vedere uno dei rarissimi House scritti da David Shore. Si vede che c'è dietro la mano del creatore del personaggio, c'è un qualcosa di indefinibile che va a posto, e tutto sembra uno iota più "vero" rispetto a tutte le altre storie. Lo capisco perfettamente, che Silver ha un sacco di cose da fare e quindi non ha tempo di venire a curiosare al Sollazzo. Ma se qualcuno dello staff gli facesse i complimenti da parte nostra per questo piccolo, splendido gioiello (che mi è piaciuto anche più di "Errore di sistema" e di "Andromeda"), ne sarei molto contento. Questo
è il Lupo, niente da dire.
A differenza di Grrodon, invece, ho gradito moltissimo il
Cuori Grassi su Avatar: sarà che mi hanno veramente rotto le scatole in ventimila con questo benedetto "film-rivelazione dell'anno", ma vederlo finalmente riportato ad una dimensione molto "terrena" ed umoristica mi sembra proprio la rivincita giusta per il tipo di humour e di sensibilità che contraddistingue i fumetti del Lupo, e me li fa amare. Grazie Talarico per una sana risata su quei ridicoli puffoni blu

Ultima, velocissima nota per una lettera nella pagina della posta di una lettrice che si lamenta dell'eccessiva "faziosità" del lupo, come se ci fossimo dimenticati che abbracciare una parte significa essere "partigiani", con tutte le implicazioni positive e le memorie di civiltà che questa parola si porta dietro. Curioso anche che questa lettera venga da qualcuno che sostiene di leggere il Lupo da quasi vent'anni, ma evidentemente ha dimenticato tutte le battaglie civili che il Lupo, ben lungi dall'essere intrattenimento puro, ha affrontato (uno per tutti, il mitico manualetto anti-aids che dovrebbe essere distribuito in tutte le scuole, al posto delle boiate sulla castità che passano di questi tempi)... mah, a volte rimango un po' perplesso, e mi chiedo come si possa leggere qualcosa per vent'anni senza capirlo
N. 299
Solo un numero dal grande anniversario (e molto carino il disegno in ultima pagina con la targa, davvero azzeccato), questo 299 porta un sacco di belle novità, a partire dalla
copertina, spassosissima, che riprende le meravigliose tavole storiche di Alberto che suona e Mosè che fa il direttore d'orchestra (che mi fanno ancora morire dal ridere, se ci ripenso

). Vi fa seguito nelle
tavole l'inattesa e bellissima conclusione del ciclo di Alice by Cannucciari: quella che sembrava semplicemente una catena di situazioni divertenti e surreali si conclude con una riflessione amara e bella sul (non-)senso dei rapporti di coppia. Un applauso a Cannucciari per aver concluso con un colpo d'ala sorprendente una serie di tavole che, pur nella loro innegabile comicità, rischiavano di diventare un pochino fini a se stesse. Un finale del genere riscatta appieno l'intero ciclo, davvero

Le ultime tavole, by Silver, sono leggere e senza pretese, il che, dopo un ciclo così impegnativo, è cosa buona e giusta: come sempre, gli autori del Lupo sanno misurare molto bene le dosi, controbilanciando le grandi saghe con le micro-scenette al filo dell'assurdo

Torna poi Lusso, dopo due mesi di assenza, con due "giornate" attaccate l'una all'altra: un
Giorno del giudizio ed un
giorno da cani. E qui... eh, mi tocca una critica sicuramente positiva ma non proprio entusiasta

In tutta onestà, le ho trovate due storie carine, ma non tra le migliori della produzione dell'eccelso Lusso: la prima, se pure si fa apprezzare come una ripresa non banale e con alcune importanti variazioni dello spassoso "Belli fuori" della scorsa estate, ha il difetto di essere afflitto da un finale che era telefonato fin dalla prima pagina, mentre la seconda, pur, di nuovo, molto divertente, è essenzialmente un racconto di tre pagine spalmato su dieci. E' carino ed ha la sua morale divertente ed irriverente, ma in fondo è composto di due sole sequenze: tanto per fare un paragone, mi viene in mente "Festen", che in un numero ben più ridotto di pagine portava in scena tre sequenze con dialoghi e sottotesti ben più incisivi e profondi. Diciamo che questo è un Lusso "leggero", che però, vuoi per l'intensità di tutte le sue produzioni solite, vuoi per il capolavoro silveriano del mese precedente, forse questa volta non riesce del tutto all'altezza dei suoi altissimi standard. Ma il riscatto è dietro l'angolo
N. 300
Ed eccolo qua, il "White Lùp", il fantastico numero 300 con tanto di copertina argentata, sommario "speciale" e last minut silveriano da lacrimuccia... Un numero specialissimo, in ogni senso

Si parte dalle
tavole, che diventano, da duetto, un trio con l'ingresso di un silverianissimo Michelon. Mi associo in pieno al plauso di Grrodon per il terzo autore completo del Lupo, le cui doti narrative peraltro ben si conoscevano (vedi "Guerra!" di cui si è già parlato nelle pagine precedenti di questo topic), e ci aggiungo un piccolo sorriso dopo aver letto sul suo blog la genesi della tavola con Enrico ed il "girar pagina": vedere la tavola originaria di Michelon, e gli aggiustamenti fatti sopra da Silver, in modo esattamente simmetrico a come invece accade di solito, quando è Silver a fare gli schizzi e Michelon a completare, mi ha veramente strapato una risata

Le tre voci degli autori si mescolano splendidamente lungo le tredici tavole, che spaziano un po' in ogni direzione (al contrario di Grrodon, io ho gradito le tavole sul karaoke) mostrando un campionario d'arte (fumettistica) varia che rappresenta splendidamente le potenzialità di un fumetto che ha venticinque anni ma è mgiovane e vitale più che mai. E vederne una simile conferma allarga il cuore, davvero

Dopodiché, arrivano le storie celebrative: su
Un rapporto speciale ha già detto tutto Grrodon, quindi mi accodo in pieno alla sua analisi senza aggiungervi nulla, se non un applauso ad un Lusso tornato assolutamente ai massimi livelli

Mentre
L'album di Mosè è, a mio parere, uno splendido gioiello di bravura artistica e grafica del grande Cannucciari che, numero dopo numero, si fa sempre più sperimentale ed ardito nelle sue varietà di stili... un segno tangibilissimo della maturità del Lupo in ogni senso, dal grafico al narrativo (unico appunto... la scritta sulla maglia di Glicerina non dovrebbe essere rovesciata, se è riflessa nell'occhio di Mosè?

)
Infine, un Talarico leggero e divertito per un omaggio affettuoso ai venticinque anni del Lupo... e non so voi, ma, leggendo il
Last Minut, di una sincerità disarmante che scalda il cuore, mi sono sorpreso a chiedermi che cosa ne avrebbe pensato il maestro Bonvi, vedendo il suo allievo raggiungere un traguardo che probabilmente nessuno s'immaginava ai tempi della nascita di questo giornale a striscia... ho pensato che, con ogni probabilità, sarà immensamente fiero di lui, guardandolo dalla nuvoletta dei fumettisti insieme con Pratt, Magnus, e tutti gli altri grandi Maestri che hanno lanciato quella tradizione che testate speciali come il Lupo portano avanti e non ci fanno dimenticare. Mai.
N. 301
Inizia il ventiseiesimo anno, e dopo una
copertina senza alcun lupo, per compensazione, eccone un'altra che letteralmente trabocca di Lupi (calciòmani) d'ogni espressione e forma

Le
tavole sono nove per Cannucciari, che porta avanti il tragicomico quanto tristemente molto realistico ciclo sul precariato lavorativo e le angherie dei co-co-quelcheè, intervallate da quattro di Silver più leggere e scanzonate. Riguardo il ciclo cannucciariano, in parte concordo sulle critiche di Grrodon riguardanti il fatto che il carattere originario di Alberto può essere stato un pochino forzato alle esigenze di metafora e satira occupazionale, ma d'altra parte, se non ricordo male, era addirittura nella tavola 6 del glorioso 1973 (fa fede il volume 4 della paninicomics dell'autunno scorso) che si iniziava a fare accenni alla necessità di Alberto di "mettere la testa a posto" prima o poi, se vuole avere Marta... ed in fondo, lo status di perenne equilibrio tra il lato più immaturo e "sbruffone" e quello del ragazzo che inizia a prendersi qualche responsabilità è il cuore della caratterizzazione di Alberto, quindi un'esperienza lavorativa limitata nel tempo, e magari più velleitaria che effettiva, secondo me ci più stare, sotto il profilo psicologico, senza rischiare di stravolgerne i connotati fondamentali

A seguire, una lunghissima
Controllo a campione (ben ventiquattro pagine

) che vede il ritorno di Maselli dopo tre mesi di assenza. La storia non è un capolavoro assoluto, ma è piuttosto dignitosa: la parte iniziale è effettivamente abbastanza iperbolica nell'esposizione dei privilegi dei potenti, ma dalla metà in poi diventa fin troppo realistica, seppur, forse, un filo troppo cinica rispetto all'abituale approccio del Lupo alla realtà sociale. Il finale è dolceamaro, e forse meno consolatorio della media maselliana, e questo per me è un punto positivo. Ecco, diciamo che forse non è originalissima, ma si difende bene, e raggiunge ampiamente la sufficienza, secondo me.
Menzione speciale per il servizio su "Terre des Hommes", che. in un periodo di generale rimbambimento da Waka-Waka è sempre un bel modo di riportare i lettori del lupo alla realtà non patinata di cosa c'era prima e cosa ci sarà dopo i mondiali
N. 302
Copertina estivissima e splendidamente silveriana, che fa pendant con l'illustrazione del last minut, che introduce le dieci
tavole in cui Cannucciari, ancora una volta, conclude con profondità ed intelligenza un ciclo che sembrava non avere un punto d'approdo definitivo, esattamente come già accaduto con quello di Alice. Mi sbaglierò, ma mi pare che la poetica cannucciariana si stia spostando sempre più verso la storia lunga con le singole gag ad ogni pagina, un po' sul modello storico delle strip-stories disneyane... e forse il modello a tavole autoconclusive potrebbe iniziare a stargli stretto, come a suo tempo il modello a strisce stava stretto al Maestro. E se si avvicinasse il momento per un altro cambiamento di formato delle storie del Lupo?

Terminato il ciclo, tre spassose tavole di Silver... e qui direi che mi unisco in pieno all'idea di Grrodon di una richiesta di volume di raccolta per le tavole di Silver per TV Sorrisi e canzoni. In fondo, le vignette di Forattini, nei libri che le raccolgono, sono godibilissime, con una riga di spiegazione sopra ciascuna di essere che ne descriva, sinteticamente, il contesto storico: non vedo perché non dovrebbe essere lo stesso per le ottime satire televisive del Maestro

:) Magari, se firmiamo una petizione, qualcuno degli ottimi scrittori del Lupo che bazzicano il forum potrebbe inoltrarla a Silver

A seguire,
La compagnia dei guardiani ci conferma che Lusso pare avere intenzione di scrivere una "storia e gloria" della fattoria in piena regola. In questo caso, si tratta di un capitolo veramente bello e ben costruito, con i personaggi tratteggiati perfettamente (Alberto che, bonariamente, fa a Mosè "Per chi mi hai preso?" è da applauso, secondo me... questo sì che è l'Alberto che conosciamo, sbruffone ma maturo) in tutti i loro pregi e difetti... ed il mistero del tesoro nascosto è gestito in modo estremamente divertente e mai banale o forzato, ed il finale, per quanto possa in prima battuta sembrare in tono minore, ha esattamente il punto giusto di poesia per una storia come questa. Bravo Lusso, davvero bravo

Unìidea per Grrodon: possibile che gli "antenati" di cui si parla fossero invece i predecessori lungo la compagnia?
A proposito, il papà di Mosè (l'esimio signor Bobtail) ed il cugino piccolo sono ancora parte della continuity ufficiale?

Pollici in alto anche per
Cuori Grassi, veramente spassoso: Talarico sempre su ottimi livelli

Ma quand'è che Rocco inizia la vita universitaria?
N. 303
Splendido numero, davvero! A partire dalle
tavole, gestite di nuovo, come tre numeri fa, dall'intero staff Silver/Cannucciari/Michelon, che questa voltasi sbizzarriscono in pieno. Cannucciari non fa partire alcun nuovo ciclo, ma conquista con il tappeto di Enrico

ed il momento di fantascienza pura; Silver ci regala un De Senectute "profondo"

, una tavola da TV Sorrisi e Canzoni (almeno direi... quella del "tre") ed una quasi muta a sfondo gastronomico, e Michelon si rivela non essere da meno con il sensazionale "Thriller" che ha fatto scoppiare a ridere anche me in mezzo al pullman

(ormai mi conoscono tutti, prima o poi mi ribattezzeranno "il pazzo di Lupo Alberto"

)
A seguire, quello che potrebbe essere l'ultimo intervento di Lusso per un paio di mesi (vista la saga che inizia nel numero di ottobre),
Alberto 2.0. Come ha detto giustamente Grrodon, è ormai prassi che ad ogni settembre arrivi puntuale la bella Chicken Leg, con Tacchinund e tutta l'allegra combriccola: in questo caso, siamo un po' lontani dall'approccio distopico sulla distruzioni climatico-ecologica degli ultimi anni (coronata dal bellissimo ed amaro "Mùrmure" dell'anno scorso), e la presenza di Leg è più che altro un pretesto per affrontare in modo disincantato e cinico la natura dei rapporti di coppia... una disamina su struttura e sovrastruttura degna della più spietata analisi storiografica. Il problema non è tanto che a dire certe cose sia un robot, quanto il pensare che in fondo, se ricordiamo che le emozioni hanno tutte una normale base chimica, potrebbe non avere tutti i torti nemmeno lui. Il discorso viene chiuso facilmente grazie alle apparecchiature della nave di Chicken Leg, certo... ma se quello è il "basic", siamo certi di non parlare un po' troppo spesso di nulla, di flatus vocis, quando ci riempiamo la bocca di belle parole sul sentimentalismo e sul grande amore? Chissà... nell'universo Marvel, ogni volta che si fa un viaggio nel tempo si crea semplicemente una dimensione parallela, non si oblitera quella precedente. Mi chiedo come avrebbe potuto proseguire la storia, in un mondo in cui Marta si fosse trovata di fronte una posizione così gelida, minnegabile e tuttavia insopportabile... dà da pensare, poco ma sicuro. Un inchino per Lusso, che ancora una volta azzecca in pieno il mix di ottimi dialoghi, bella caratterizzazione, trama intelligente e quel pizzico d'inquietudine che non fa mai male

Nota soddisfatta per la
posta, in cui fa capolino una lettera che risponde per le rime a quella del numero 298, ed una risata di cuore per il
Last minut: la zampata del Silver è sempre di altissima classe
N. 304
Ed eccoci al numero di questo mese (anf!

)
La
copertina sembra ormai da mesi definitivamente passata nelle saldissime mani del papà del Lupo, che stavolta ci regala un Alberto da gadget e con una faccia da schiaffi da applauso

:D Mi viene in mente quando, ai tempi, non proprio gloriosi, di "Wild Boys", si parlava del Lupo "gallo da dio" e di un suo supposto momento di "figaggine" (laddove, se non ricordo male, il lupo delle origini era più uno spiantato di belle speranze che altro

): ecco, la solita classe del Silver spiega, con un'immagine che val più di mille parole, qual è l'unico modo in cui Alberto può essere "gallo da dio", ovvero con quella faccia lì, su cui lampeggia la scritta "non prendetemi sul serio"

A seguire, le
tavole, che questa volta mi hanno sorpreso in pieno, perché sono
tutte silveriane! Ebbene sì, a distanza di soli sette mesi da quel numero di marzo che ha visto la conclusione della titanica "Ballata dei McKenzie", le tavole ritornano esclusivo appannaggio del papà del Lupo, che per l'occasione sfodera una verve creativa da restare a bocca aperta

Unico minuscolo neo, come molto spesso negli ultimi tempi, la strabordante preponderanza di Enrico e Cesira rispetto a tutti gli altri personaggi, ma devo dire che le loro battute si mantengono a livelli notevolissimi, ed addirittura diventano più sottili ed affilate (stavo già ridendo come un matto alla seconda, e quella del topo ho dovuto rileggerla tre volte per riuscire a capirla... onore al Maestro). Alberto e Marta hanno una sola tavola dedicata a loro (ma molto carina... umorismo di poche parole ma assai tagliente) e compaiono come guest stars in altre tre, tra cui una che, scommetterei, è ancora una volta da TV Sorrisi e Canzoni... ben venga la raccoltona, abbiamo assolutamente bisogno di qualcuno che faccia un po' di humour sulla televisione appiattitrice di cervelli... e magari potrebbe essere anche un buon esercizio di memoria storica, visto che la tv, per sua natura, è il regno dell'effimero, e mi sa che molti dei lettori attuali del Lupo, per ovvie ragioni di età, potrebbero non sapere o non ricordare qual è stato il percorso lungo il quale si è arrivati alle attuali schifezze. Sono certo che tra tante tavole, Silver potrebbe averne creata qualcuna lungimirante se non profetica, e potrebbe dare molto da pensare, sì...
Girando pagina, si capisce come mai le tavole fossero tutte appannaggio del Maestro... perché l'ottimo Bruno Cannucciari era occupato nella realizzazione di
Fahrenheit 185, che è innanzitutto notevolissima perché vede la ricomparsa di un nome che non appariva più sul Lupo da almeno cinque-sei anni...
Francesco Artibani! Mamma mia, quanto tempo... mi vengono in mente i miei primi numeri del Lupo, intorno al 1994... all'epoca, le lunghe erano quasi totalmente appannaggio della coppia Artibani-Cannucciari, prima che arrivassero le prime incursioni di Casty e poi dell'eccelso Lusso

Per ragioni di gusto e personale propensione al drammatico, sono sempre stato più attirato dallo stile di Lusso e dalle sue storie di "rottura" e sperimentazione, rispetto al lavoro di Artibani, da ottimo artigiano in linea con la tradizione, ma sicuramente non posso dimenticare episodi come "Ganimede" (nella cui ultima vignetta ancora oggi ritrovo tanto di me stesso), "Lettera semplice", il mitico "Arriva il grande cocomero", ed un sacco di altre storie che hanno segnato il mio primo impatto col Lupo, tanti anni or sono

Ed Artibani in piena forma ritorna con una storia che non ha nulla da invidiare ai capolavori di Lusso degli ultimi mesi. Il riferimento, più che ovvio, è al capolavoro di Bradbury, ma quella di Artibani non è semplicemente una parodia in stile Topolino: da un lato è perfettamente godibile e comprensibile anche da chi non ha mai letto il grande romanzo cui si ispira (ma davvero c'è qualcuno che non ha mai letto Fahrenheit 451, tra i lettori del Lupo?), dall'altro fa della metanarrativa uno dei suoi cavalli di battaglia, con il fumetto di "Beppe" che è da applauso nella sua riproduzione/parodia perfetta della primissima striscia del Lupo, e con i continui riferimenti al fumetto, formando una sorta di "ponte" (che, data la cultura fumettistica di Artibani, credo assolutamente intenzionale) tra "Fahrenheit" ed il più volte citato "Mystero delle nuvole parlanti" di una quindicina di anni fa, di Castelli e Alessandrini. Ecco, in qualche modo, la storia di Artibani sembra la figlia, ironica e rispettosa al tempo stesso, di questi due capolavori (ognuno nel suo genere). Perlomeno così sembra dalla prima puntata - aspetto con ansia la conclusione per vedere cosa ne scaturirà, ma per il momento, si tratta di un lavoro di ottima qualità e con eccellenti possibilità di affiancare la ballata dei McKenzie come storia dell'anno.
Dal punto di vista grafico, cappello sul tavolo e massimo rispetto: Bruno Cannucciari sta allegramente trascendendo i confini di genere per lanciarsi sempre di più in un proprio stile personalissimo e sperimentale. Le tavole di "Beppe" con la retinatura sono solo l'ultima riuscitissima trovata di un autore che ha già sfornato una fantastica storia alla Chester Gould, ci ha irretiti con i suoi acquerelli sopraffini, e qui gioca ancora una volta con la struttura della tavola e con la geniale trovata dei bordi neri per accentuare al massimo l'atmosfera della storia ed il dinamismo di ogni tavola... credo che, appena avrò un po' di tempo, tirerò giù la mia collezione del Lupo per andare a cercare l'ultima storia della coppia Artibani-Cannucciari, giusto per confrontarla co questa... quanta acqua è passata sotto i ponti, e che evoluzione artistica, mamma mia
Un passaggio veloce su
Kika, che, niente da fare, nelle sue uscite sui rapporti di coppia continua a farmi ridere (devo dire che mi mancano un sacco le "guide sveltine" di Cavezzali... possibile che ci sia troppo perbenismo di questi tempi per i giovani arrapati e vagamente maiali delle storielle cavezzaliane dei primi anni '90? Mah!)...
... e non si può fare a meno di fare un piccolo applauso per la striscia vincitrice del
"Disegna Kattivik con Kinart": bravo Luca Giorgi, a quando altre sue uscite kattivikiane?

Meno belle le altre tre strisce, ma la vincitrice ha azzeccato in pieno l'umorismo fulminante del nero genio del male
Abbastanza insipidi, questo mese, gli
Angoli DiVersi, nemmeno il francobollo dell'Angolo DiVersissimo solleva la media, questa volta.... in compenso, a mio parere, merita la
posta, piuttosto ben bilanciata tra questioni personali (tra cui il ritorno di uno "scream 75" che aveva sollevato un dibattito relativo all'omosessualità ben quindici anni fa... in un numero che però io non riesco a ritrovare, mah!) ed analisi critica della società... manca una lettera che parli specificatamente di fumetti e storie, ma direi che il mix è ben gestito
Ed una risata e una lacrimuccia per il nostalgico quanto autoironico
Last Minut di Silver, che fa riflettere sul tempo che passa e sul cambiamento di prospettive e percezioni rispetto alle stagioni... personalmente, credo sia il Last Minut più bello dal numero 300, ed uno dei più belli in assoluto. Grazie Silver, che conclude con il colpo d'ala del saggio bambino un numero che ho trovato, nel complesso, decisamente bello. Questo mese i 3 euro e 50 erano proprio meritatissimi!
