[Silver] Lupo Alberto
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Ho avvertito anch'io questa tua sensazione, ma più per un certo tipo di storie di matrice più Disneyana, diciamo. Poi però basta andare a leggersi il volume Lupo Alberto Novelas con le prima storie lunghe di Silver stesso, e certe nuove di Lusso per capire come si possa fare una storia lunga del Lupo mantenendo in pieno il giusto spirito.
E' uscito il numero #293 di novembre 2009.
Le tavole, 8 di Silver e le restanti a Cannucciari continuano con Enrico intenzionato a ribellarsi ai suoi "oppressori" usando l'antica lingua dei loro avi, e a modi bizzarri di indentificare i superlatitanti, nonchè a un Enrico desideroso di mettersi al centro dell'attenzione anche in campo musicale
Al posto della storia lunga, ci sono tre mini-storie sceneggiate da P.Lusso e disegnate da Michelon incentrate sull'Horror, si inizia con la prima, "Risveglio" , dove Enrico è colto da continui incubi fino a impazzire e a essere chiuso in infermeria e visitato da uno specialista, povera Cesira...la seconda intitolata "Così fan tutti" vede un Glicerina pescato a non aver saputo sorvegliare il raccolto e schernito dai compagni si vendica trasformandoli in zombie dopo avergli fatto mangiare particolari carote verdi e "impadronendosi" della fattoria, tranne i superstiti Marta, Alberto e Alcide, ma nel finale cederà anche Marta, la terza e ultima, intitolata "La Fattoria dei dannati" vede una fattoria McKenzie orribilmente mutata a causa di terribili rifiuti tossici scaricati da ignoti in un laghetto accanto alla fattoria che li trasformano in vegetali carnivori e Mosè rimasto l'unico superstite perchè tornato da un viaggio, per "solidarietà" dà in pasto due ignari turisti ai suoi "abitanti".
Complimenti a Lusso, tre belle storie horror come si vede, m'è piaciuta sopratutto la prima, è l'horror come lo concepisco io cioè horror "mentale", oramai le zucchette di Halloween al confronto fanno solo sorridere.
Le tavole, 8 di Silver e le restanti a Cannucciari continuano con Enrico intenzionato a ribellarsi ai suoi "oppressori" usando l'antica lingua dei loro avi, e a modi bizzarri di indentificare i superlatitanti, nonchè a un Enrico desideroso di mettersi al centro dell'attenzione anche in campo musicale
Al posto della storia lunga, ci sono tre mini-storie sceneggiate da P.Lusso e disegnate da Michelon incentrate sull'Horror, si inizia con la prima, "Risveglio" , dove Enrico è colto da continui incubi fino a impazzire e a essere chiuso in infermeria e visitato da uno specialista, povera Cesira...la seconda intitolata "Così fan tutti" vede un Glicerina pescato a non aver saputo sorvegliare il raccolto e schernito dai compagni si vendica trasformandoli in zombie dopo avergli fatto mangiare particolari carote verdi e "impadronendosi" della fattoria, tranne i superstiti Marta, Alberto e Alcide, ma nel finale cederà anche Marta, la terza e ultima, intitolata "La Fattoria dei dannati" vede una fattoria McKenzie orribilmente mutata a causa di terribili rifiuti tossici scaricati da ignoti in un laghetto accanto alla fattoria che li trasformano in vegetali carnivori e Mosè rimasto l'unico superstite perchè tornato da un viaggio, per "solidarietà" dà in pasto due ignari turisti ai suoi "abitanti".
Complimenti a Lusso, tre belle storie horror come si vede, m'è piaciuta sopratutto la prima, è l'horror come lo concepisco io cioè horror "mentale", oramai le zucchette di Halloween al confronto fanno solo sorridere.
Miii quanto siete pignoli...
Concordo con grrodon, siate....siamo pignoli!
Per me come autore e per l'eventuale lettore che volesse farsi guidare nella scelta dalla critica sono fondamentali solo queste cose ( soprattutto le ultime 2 righe ):
Al posto della storia lunga, ci sono tre mini-storie sceneggiate da P.Lusso e disegnate da Michelon incentrate sull'Horror,"Risveglio","Così fan tutti" e "La Fattoria dei dannati".
Complimenti a Lusso, tre belle storie horror , m'è piaciuta sopratutto la prima, è l'horror come lo concepisco io cioè horror "mentale", oramai le zucchette di Halloween al confronto fanno solo sorridere.
Sono i Vostri commenti e le Vostre opinioni che sono importanti !
Per me come autore e per l'eventuale lettore che volesse farsi guidare nella scelta dalla critica sono fondamentali solo queste cose ( soprattutto le ultime 2 righe ):
Al posto della storia lunga, ci sono tre mini-storie sceneggiate da P.Lusso e disegnate da Michelon incentrate sull'Horror,"Risveglio","Così fan tutti" e "La Fattoria dei dannati".
Complimenti a Lusso, tre belle storie horror , m'è piaciuta sopratutto la prima, è l'horror come lo concepisco io cioè horror "mentale", oramai le zucchette di Halloween al confronto fanno solo sorridere.
Sono i Vostri commenti e le Vostre opinioni che sono importanti !
# 293
Allordunque, posso dire di aver quasi preferito Cannucciari stavolta, nelle sue poche tavole, questo perché questo ciclo dell'antica lingua dei padri sta iniziando a diventare un po' ridondante (benché come battuta mi piaccia e solitamente approvi ad occhi chiusi i cicli). Forse sarebbe meglio provare a raccontare qualcosa in queste serie di tavole (vedi quella di Cesira rimasta chiusa nell'ascensore, o quella di Marta e Alberto che litigano) anziché creare molte varianti della stessa battuta. Quando poi c'è Lusso ai testi stai sicuro che il numero del mese è appagante: tornano le storie horror con un terzetto che si sussegue senza soluzione di continuità: Risveglio (Lusso/Michelon) che dura solo quattro tavole è paradossalmente quella che ho gradito di meno, visto che alla fine spiega poco di quanto sta accadendo a Enrico, Così Fan Tutti (Lusso/Michelon) di sei, è invece una genialata, disturbante, satirica e divertentissima con un finale angoscioso, ho gradito anche la terza, La Fattoria dei Dannati (Lusso/Michelon), ancora una breve di quattro tavole e inquietante anch'essa. Peccato che in coda all'albo non ci sia stato Cuori Grassi, sarebbe stata la ciliegina dopo questa sbornia lussiana. Forse questa formula con tante ministorie potrebbe essere efficace per dare al Lupo quel senso di varietà, visto che non sono i grandi archi narrativi ciò che ci si aspetta da lui ma una girandola di situazioni.
Allordunque, posso dire di aver quasi preferito Cannucciari stavolta, nelle sue poche tavole, questo perché questo ciclo dell'antica lingua dei padri sta iniziando a diventare un po' ridondante (benché come battuta mi piaccia e solitamente approvi ad occhi chiusi i cicli). Forse sarebbe meglio provare a raccontare qualcosa in queste serie di tavole (vedi quella di Cesira rimasta chiusa nell'ascensore, o quella di Marta e Alberto che litigano) anziché creare molte varianti della stessa battuta. Quando poi c'è Lusso ai testi stai sicuro che il numero del mese è appagante: tornano le storie horror con un terzetto che si sussegue senza soluzione di continuità: Risveglio (Lusso/Michelon) che dura solo quattro tavole è paradossalmente quella che ho gradito di meno, visto che alla fine spiega poco di quanto sta accadendo a Enrico, Così Fan Tutti (Lusso/Michelon) di sei, è invece una genialata, disturbante, satirica e divertentissima con un finale angoscioso, ho gradito anche la terza, La Fattoria dei Dannati (Lusso/Michelon), ancora una breve di quattro tavole e inquietante anch'essa. Peccato che in coda all'albo non ci sia stato Cuori Grassi, sarebbe stata la ciliegina dopo questa sbornia lussiana. Forse questa formula con tante ministorie potrebbe essere efficace per dare al Lupo quel senso di varietà, visto che non sono i grandi archi narrativi ciò che ci si aspetta da lui ma una girandola di situazioni.
Hanno messo un ascensore alla fattoria McKenzie?Grrodon ha scritto:(vedi quella di Cesira rimasta chiusa nell'ascensore...
Conosco anche quella eheh, sadica la battuta che Enrico fa al barista dove era andato a farsi una bevuta, "la signora?", "Mah, cosa vuoi, non esce mai..."
Ah, dimenticavo: Posso inserire nel mio avatar una immagine riguardante Lupo Alberto? O devo chiedere il permesso al papà Silver?
Ah, dimenticavo: Posso inserire nel mio avatar una immagine riguardante Lupo Alberto? O devo chiedere il permesso al papà Silver?
Certo che puoi.
Quando l'immagine del lupo è usata non a scopo di lucro, ma solo per simpatia nei confronti del personaggio stesso da chi lo conosce e stima, fa solo piacere.
Fa solo cader le palle invece, quando ci sono dei buzzurroni ( come su facebook ) che usano ( usavano, in seguito al mio articolo sul blog anno cambiato immagine, ma tenuto il nome ) la faccia di Alberto come apripista di una raccolta di battute da cinepanettone...anche loro non ci ricavano lucro, ma di sicuro non danno lustro all'immagine del lupastro.
Quando l'immagine del lupo è usata non a scopo di lucro, ma solo per simpatia nei confronti del personaggio stesso da chi lo conosce e stima, fa solo piacere.
Fa solo cader le palle invece, quando ci sono dei buzzurroni ( come su facebook ) che usano ( usavano, in seguito al mio articolo sul blog anno cambiato immagine, ma tenuto il nome ) la faccia di Alberto come apripista di una raccolta di battute da cinepanettone...anche loro non ci ricavano lucro, ma di sicuro non danno lustro all'immagine del lupastro.
Argh! Proprio ora che stiamo ultimando la Storia-più-lunga-nella-storia-del-lupo... (anteprima sul blog)Grrodon ha scritto:visto che non sono i grandi archi narrativi ciò che ci si aspetta da lui ma una girandola di situazioni.
Sapete dove posso reperire un volume che manca alla mia collezione, è il volume "Pugni, bulli e...pollastre!", preferibilmente in edizione BUR?
E ieri mattina (venerdì), dopo una notte pressoché insonne, passo in edicola prima di prendere il pullman... e chi trovo ad aspettarmi? Ma naturalmente, il Lupo di Dicembre, che, dopo l'inusitata attesa novembrina (quasi un mese intero a rileggere la storia di Maselli, aspettando il grande ritorno di Lusso), arriva già all'alba del nuovo mese ad allietare le nostre giornate
E le attese, dopo che da mesi era nell'aria la notizia della storia-monstre dei maestri Lusso e Cannucciari, erano sicuramente altissime
E devo dire che sono state decisamente soddisfatte. Ma andiamo con ordine. Ormai, nelle recensioni, sono rimasto troppo indietro, quindi lascio perdere i numeri estivi (senza però dimenticare i complimenti a Lusso per "Belli fuori", che ho trovato fin troppo precisa come ritratto dei miei quotidiani problemi con la ciccia e l'aspetto fisico, e per la perfetta coerenza del futuro distopico che sta preparando, con il fondamentale tassello di "Mùrmure") e primo-autunnali (Maselli fa un po' ben sperare, sempre leggermente meno sopra le righe) per concentrarmi solo sulle ultime due uscite:
N. 293
Oh, quanto mi piace la copertina di Silver... assolutamente autunnale, con un Lupo che, seduto in poltrona, mentre apre e guarda la scatola dei ricordi, dall'agenda ai pupazzi, legati a tutta la sua storia con Marta, vicino alla luce calda dell'abat-jour mentre fuori fa freddo ed è buio (come suggerisce il blu scuro nel lato sinistro della copertina)... Bella, bella, bella: proprio la copertina giusta per le notti di passaggio tra l'autunno e l'inverno
E veniamo alle tavole: Silver dilaga, vincendo otto a cinque su Cannucciari (ma l'assenza del "secondo autore" è più che giustificata, come vedremo più avanti), e proponendo in massima parte il tormentone sulla "lungua dei nostri padri" che a Grrodon ormai sta un po' sulla balle
Personalmente, invece, devo dire che a me piace moltissimo, e che non me ne sono particolarmente stufato. Sarà che è come un toccasana vedere ridicolizzate e ricondotte al livello di fonemi da para-cavernicoli certe patetiche esaltazioni dei "costumi tradizionali" che si leggono ormai tutti i giorni su giornali che dovrebbero essere seri, sarà che vedo una precisione nell'individuare il carattere ed il modo di fare tipico di certe zone che mi chiedo per quanto tempo Silver, che leggo modenese di nascita, sia stato a Milano ed affini, per rendere così splendidamente la "milanesità" di queste scenette, e già questo mi strappa un sorriso in più, sarà quel che sarà, fatto sta che mi piacerebbe tanto prendere una seconda copia del Lupo e tirare via la vignetta dellasignora Cesira e del "lasarùn" immigrato, ed appenderla dove dico io... grazie, Silver. Ci sono dei grandissimi, al lavoro sul Lupo, ma IL disegnatore-scrittore primo è sempre lui, nulla da dire
Ed anche quando prende un momento di pausa dal ciclo, per la scenetta sulla bilancia e su internet, fa sempre ridere da matti
Cannucciari in tono un po' minore, ma la cosa è più che comprensibile
Splendide quella degli strumenti a fiato e quella dei messaggi satanici, comunque 
Passano un micro-test, che mi sembra un po' troppo strambo persino per gli standard dei soliti test del Lupo, e la piacevolissima notizia della "Via del Fumetto" a Stradella, ed ecco che si parte con la scorpacciata halloweeniana di Lusso che tutti aspettavano
Risvegli è breve ed è la più "di pancia", in tutti i sensi
Lusso torna ad ispirarsi ad Archie Goodwin, come già ai tempi della toccante "Vampiro sarà lei" (a proposito, visto che non sono mai riuscito a sapere quale racconto avesse ispirato quella storia, c'è qualche speranza di sapere il titolo del "nonno" goodwiniano di questa?
), per regalarci un "incubo a matrioska" che assomiglia tanto all'"eterna veglia" cui Morfeo condanna il proprio carceriere nel numer 1 di "Sandman"... nessuna spiegazione, nessun senso, solo una self-fulfilling prophecy che funziona come un allucinato orologio svizzero. Vero, forse è la meno "impegnativa", ma ciò non significa che sia meno d'effetto, anche perché è probabilmente quella in cui Michelon riesce a sbizzarrirsi al proprio massimo nella deformazione della prospettiva e dei personaggi, e sono abbastanza convinto he i lettori più piccoli del lupo siano rimasti piuttosto colpiti da certe espressioni e luci decisamente spettrali. Poco intellettuale, ma molto d'effetto.
Così fan tutti è la più lunga, e qui di contenuto intellettuale ce n'è decisamente. Niente da dire... benvenuti nell'italia del Cavaliere. Il velo della metafora è talmente sottile da essere pressoché inesistente, e che sia proprio Glice a prendere il potere la dice lunga... al termine di un suo monologo dell'ultimo periodo, Gaber esaminava lucidamente il meccanismo per cui gli intelligenti non sanno parlare alla massa e quindi non hanno consenso, e pertanto devono ogni volta abbassarsi di un pezzettino, e poi di un altro, e concludeva sconsolato "E quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta". Il che è esattamente quello che accade alla McKenzie, anche se pilotato da un Glice che, notare bene, non sembra affatto fuori carattere, solo più attivo del solito. Ma che la cattiveria vada di pari passo con la stupidità è, purtroppo, molto credibile psicologicamente, e "Così fan tutti" è una distopia che di distopico ha veramente pochissimo. E sul finale diventa persino dubbiosa: ha senso proseguire, infelici ed isolati? Unici rimasti "sani", con l'unico bel risultato di non avere più una "casa", psicologicamente e socialmente parlando, dove essere circondati de persone amiche? La scelta di Marta, più che orrore, come pare ispirare ad Alberto, fa tanta tristezza e dà tanto da pensare... A parte il tono forse eccessivo dell'orrore nell'ultima vignetta, una splendida storia.
La fattoria dei dannati me l'aspettavo come un horror crudo, visto che la causa del turbamento della quiete arriva fin dalla prima vignetta. Ed invece, curiosamente, è forse il più elegiaco e malinconico di tutti e tre i racconti, e, credo, proprio per questo, il mio preferito. Il finale è horror, ma ha qualcosa di profondamente "normale" e di, in fondo, "classico", nel tipo di rapporti di affetto ed aiuto tipici della fattoria McKenzie. Se in "così fan tutti", i rapporti erano totalmente stravolti, qui sono ovviamente spostati su un piano fantahorror, ma rimangono gli stessi, e, più che paura, danno il magone ed un forte senso di malinconia: il Mosè di questo racconto è esattamente, e coerentemente, lo stesso animo semplice, sostanzialmente positivo e volonteroso di "L'Ospite" (LA 285), e l'effetto straniante è più grande qui che in qualunque altro punto del numero. Veramente uina chiusura in bellezza, bravissimi Lusso e Michelon
Kika sta effettivamente calando (salverei solo quella del pifferaio, che da un bello squarcio sui rapporti di coppia), e negli angoli DiVersisono rimasto, come molti credo, colpito da "Europolitica", divertissement tra Benni, Bartezzaghi e Bergonzoni che non sempre è all'altezza di quello che si propone di trasmettere (ed a volte scivola davvero nell'acrobazia linguistica un po' vuota), ma è comunque una bella spanna (o anche due o tre) sopra la media del livello dell'angolo della poesia. Complimenti all'autore (o autrice) anche solo per il lodevole intento di scrivere qualcosa di diverso, come contenuti e soprattutto come forma
Ah, credo intendesse "Apollinea acropoli", non "apolinnea" che penso non voglia dire niente 
Nella posta un prosiegui del dibattito su tendenze sessuali, un "Noi che" della nuova generazione (bello spaccato di una fascia d'età contraddittoria da sempre
) ed un amante della fantascienza per famiglie che si lamenta del cinismo di House e della violenza in CSI. Devo dire che mi ha lasciato non poco perplesso... come avrà reagito a vedersi pubblicato nello stesso numero di tre storie horror fatte per divertire un pubblico di grandi e piccini? 
N. 294
Dietro una copertina carina ma sostanzialmente neutra (Silver ultimamente ci va molto tranquillo, con le sue copertine, o sbaglio? Quelle che "mordono" sono quasi sempre a firma Cannuciari
), un numero pieno di sorprese e regali natalizi a noi, piccoli lettori del Lupo
Dopo un veloce sommario, che in qualche modo come toni mi ricorda quelli dei vecchi tempi, arriva il primo regalo: le tavole: tutte a firma Silver! (con l'ineludibile apporto di Michelon alle chine, ovviamente, da non dimenticare
) Credo che fosse da... boh, sicuramente da prima che iniziassero a comparire i credits che non vedevo un intero numero solo di tavole del Papà del Lupo. Forse, addirittura, in tutta la mia carriera ormai quindecennale di LupoFan, non era mai successo. Probabilmente un effetto collaterale dell'assenza forzata di Cannucciari, impegnato nel "secondo regalo" di cui più avanti, ma fatto sta che è una sorpresa con i fiocchi. E le tavole sono proprio belle. Dopo le prime due, che concludono, per la gioia di Grrodon, il ciclo sull' "idioma dei nostri padri", arriva un'equilibrata e sapiente mistura di Enrico & Cesira, Alberto & Marta, Glicerina ed Alice, tutti fantasticamente in character. Dal tocco di eleganza di sentire Alberto parlare di se stesso al passato come "da cucciolo", ai battibecchi velenosi quanto affettuosi dei due coniugi che ricreano alla perfezione quell'atmosfera agrodolce stupenda dell'indimenticabile "Natale in casa La Talpa" (già passati più di dieci anni da allora? Incredibile...) all'ultima tavola, che è semplicemente geniale nel suo riferimento natalizio sotteso (mi piacerebbe inviarla come biglietto di auguri di Natale ai miei amici), direi che il Silver mostra in pieno di essere sempre il Silver, ed è detto tutto. Voi autori che frequentate la board, fategli i complimenti da parte mia 
Due passaggi veloci, l'occhio che scorre appena il megastore, l'oroscopo e le news, ed ecco arrivare il secondo, stupendo, regalo:
La ballata dei McKenzie - Parte 1. Bellissima ed atipica. È dicembre, ti aspetti la classica storia natalizia del Lupo da inserire nella galleria delle perle quali "Natale senza te " o "Verrà natale", ed invece arriva questa sorpresa. Da dove cominciare? La coppia è quella d'oro, il duo Lusso-Cannucciari di Natale senza te, L'alta marea, Duro come il tuo cuore. E, riprendendo proprio la tendenza sperimentale di quest'ultima storia, Cannucciari raggiunge nuove vette grafiche: i due acquerelli che impreziosiscono la storia sono eccezionali (non saprei scegliere tra il primo, un'apertura natalizia perfettamente in stile con i quadri del'Ottocento, ed il secondo, che al profano ignorante come me sa quasi di impressionista), ma sono solo la punta dell'iceberg: la costruzione della tavola rompe, credo per la prima volta da quando io ne abbia memoria, la rigorosa struttura a due strisce larghe uguali per creare tavole a tre strisce, vignette verticali,tavole composte di testo e disegno incastrati (l'alternarsi delle azioni di Glice e dei brani di lettera di Mosè è di un comico spettacolare), vignette più larghe per i campi lunghi, più piccole per i primi piani, più strette per le scene di folla che devono rendere il senso di claustrofobia... tutto estremamente più articolato ed espressivo rispetto alle strutture "obbligate" delle storie regolari. Ed in più, i santastici disegni di Cannucciari hanno il supporto dei colori di Lusso, che, mio parere personale, è veramente il migliore di tutti per quanto riguarda le atmosfere noir, che si tratti dell'horror cupo di tante sue storie o, come qui, dei colori fiochi ed ingialliti del secolo scorso. Nulla da dire ai formidabili coloristi usuali (a partire dall'ottima Ketty Formaggio), ma su queste specifiche atmosfere qui, Lusso è inarrivabile. E sembra che i suoi colori ed i disegni di Cannucciari siano fatti apposta per complementarsi a vicenda.
E la storia? Iniziare una storia in più puntate a Natale è rischiosissimo: se l'argomento è in tema con il periodo, si corre il rischio di avere il lieto fine natalizio a marzo o ad aprile, con un effetto allucinante; se non si tocca l'argomento Natale, la gente si chiede perché mai si è scelto proprio quel numero per iniziarlo. già da due mesi mi stavo chiedendo come Lusso sperasse di superare quell'impasse, ma mi preoccupavo per niente: con la consueta eleganza, il Natale è messo come momento d'inizio della storia, anche con un suo senso narrativo ben preciso (il "Natale senza gli altri", di solitudine e malinconia, che è esattamente il proseguimento coerente del Natale senza soldi dell'anno scorso e di quello "senza te" di quattro anni fa), è solo l'occasione per l'avviarsi della vicenda, che però, nel suo svolgimento, di natalizio non ha più niente (se non forse quello che di natalizio avevano le storie di Dickens e degli scrittori "sociali" dell'Ottocento, e le storie come la piccola fiammiferaia: il freddo ed il gelo, reale e metaforico, in cui i poveri di città si ritrovano a dover sopravvivere sotto natale). Da quanto ho capito, Lusso è delle mie zone piemontesi, ma più defilato verso la campagna: io, torinese, mi appresto a vivere, appena avrò un po' di tempo libero, tutto il chiasso ed il caos della stagione natalizia qui in centro città. E nel suo ritratto della città ho trovato molto della mia (d'accordo, forse un po' più di Milano, se vogliamo, a partire da Centrale, ritratta stupendamente da Cannucciari: ma anche Torino non scherza), e, per quanto in fondo mi ci trovi bene, mi ha dato, ancora una volta, di che riflettere e guardarmi intorno durante le mie passeggiate diurne per andare da qualche parte. Ed ha avuto l'effetto di svegliare il mio senso critico sull'alienazione e l'estraneità che probabilmente mi vedrò davanti nelle prossime settimane, con decine di isterici a correre per cercare regali su regali... Ovviamente, questa può essere la tematica principale, ma ciò non toglie che Lusso sappia anche farci ridere con Glicerina e Mosè, sorridere con le citazioni musicali (ottima traduzione
), e restare col fiato sospeso alla fine del primo episodio... che a dire il vero sembra, e questa è forse l'unica piccola critica che si può muovere alla storia, voler andare un filo troppo lungo il solco tracciato dall'ottima "Errore di sistema" di Silver. Ma sono sicuro che Lusso ci saprà stupire, andando avanti. L'incipit è sicuramente splendido 
Il resto del numero scorre sostanzialmente sereno e pacato, ma l'ultima zampata va ancora a Silver nella pagina del Last Minut, con l'impeccabile deduzione logica dal "postulato di De Andrè sul letame"
Grazie a tutti per il meraviglioso numero, e buon Natale anche a voi
Edit: Ma perché nessuno mi ha detto che per sbaglio avevo scritto "296" invece di "293", lassù? Che rapa sono...

N. 293
Oh, quanto mi piace la copertina di Silver... assolutamente autunnale, con un Lupo che, seduto in poltrona, mentre apre e guarda la scatola dei ricordi, dall'agenda ai pupazzi, legati a tutta la sua storia con Marta, vicino alla luce calda dell'abat-jour mentre fuori fa freddo ed è buio (come suggerisce il blu scuro nel lato sinistro della copertina)... Bella, bella, bella: proprio la copertina giusta per le notti di passaggio tra l'autunno e l'inverno
E veniamo alle tavole: Silver dilaga, vincendo otto a cinque su Cannucciari (ma l'assenza del "secondo autore" è più che giustificata, come vedremo più avanti), e proponendo in massima parte il tormentone sulla "lungua dei nostri padri" che a Grrodon ormai sta un po' sulla balle
Passano un micro-test, che mi sembra un po' troppo strambo persino per gli standard dei soliti test del Lupo, e la piacevolissima notizia della "Via del Fumetto" a Stradella, ed ecco che si parte con la scorpacciata halloweeniana di Lusso che tutti aspettavano
Risvegli è breve ed è la più "di pancia", in tutti i sensi
Così fan tutti è la più lunga, e qui di contenuto intellettuale ce n'è decisamente. Niente da dire... benvenuti nell'italia del Cavaliere. Il velo della metafora è talmente sottile da essere pressoché inesistente, e che sia proprio Glice a prendere il potere la dice lunga... al termine di un suo monologo dell'ultimo periodo, Gaber esaminava lucidamente il meccanismo per cui gli intelligenti non sanno parlare alla massa e quindi non hanno consenso, e pertanto devono ogni volta abbassarsi di un pezzettino, e poi di un altro, e concludeva sconsolato "E quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia sarà perfetta". Il che è esattamente quello che accade alla McKenzie, anche se pilotato da un Glice che, notare bene, non sembra affatto fuori carattere, solo più attivo del solito. Ma che la cattiveria vada di pari passo con la stupidità è, purtroppo, molto credibile psicologicamente, e "Così fan tutti" è una distopia che di distopico ha veramente pochissimo. E sul finale diventa persino dubbiosa: ha senso proseguire, infelici ed isolati? Unici rimasti "sani", con l'unico bel risultato di non avere più una "casa", psicologicamente e socialmente parlando, dove essere circondati de persone amiche? La scelta di Marta, più che orrore, come pare ispirare ad Alberto, fa tanta tristezza e dà tanto da pensare... A parte il tono forse eccessivo dell'orrore nell'ultima vignetta, una splendida storia.
La fattoria dei dannati me l'aspettavo come un horror crudo, visto che la causa del turbamento della quiete arriva fin dalla prima vignetta. Ed invece, curiosamente, è forse il più elegiaco e malinconico di tutti e tre i racconti, e, credo, proprio per questo, il mio preferito. Il finale è horror, ma ha qualcosa di profondamente "normale" e di, in fondo, "classico", nel tipo di rapporti di affetto ed aiuto tipici della fattoria McKenzie. Se in "così fan tutti", i rapporti erano totalmente stravolti, qui sono ovviamente spostati su un piano fantahorror, ma rimangono gli stessi, e, più che paura, danno il magone ed un forte senso di malinconia: il Mosè di questo racconto è esattamente, e coerentemente, lo stesso animo semplice, sostanzialmente positivo e volonteroso di "L'Ospite" (LA 285), e l'effetto straniante è più grande qui che in qualunque altro punto del numero. Veramente uina chiusura in bellezza, bravissimi Lusso e Michelon
Kika sta effettivamente calando (salverei solo quella del pifferaio, che da un bello squarcio sui rapporti di coppia), e negli angoli DiVersisono rimasto, come molti credo, colpito da "Europolitica", divertissement tra Benni, Bartezzaghi e Bergonzoni che non sempre è all'altezza di quello che si propone di trasmettere (ed a volte scivola davvero nell'acrobazia linguistica un po' vuota), ma è comunque una bella spanna (o anche due o tre) sopra la media del livello dell'angolo della poesia. Complimenti all'autore (o autrice) anche solo per il lodevole intento di scrivere qualcosa di diverso, come contenuti e soprattutto come forma
Nella posta un prosiegui del dibattito su tendenze sessuali, un "Noi che" della nuova generazione (bello spaccato di una fascia d'età contraddittoria da sempre
N. 294
Dietro una copertina carina ma sostanzialmente neutra (Silver ultimamente ci va molto tranquillo, con le sue copertine, o sbaglio? Quelle che "mordono" sono quasi sempre a firma Cannuciari
Due passaggi veloci, l'occhio che scorre appena il megastore, l'oroscopo e le news, ed ecco arrivare il secondo, stupendo, regalo:
La ballata dei McKenzie - Parte 1. Bellissima ed atipica. È dicembre, ti aspetti la classica storia natalizia del Lupo da inserire nella galleria delle perle quali "Natale senza te " o "Verrà natale", ed invece arriva questa sorpresa. Da dove cominciare? La coppia è quella d'oro, il duo Lusso-Cannucciari di Natale senza te, L'alta marea, Duro come il tuo cuore. E, riprendendo proprio la tendenza sperimentale di quest'ultima storia, Cannucciari raggiunge nuove vette grafiche: i due acquerelli che impreziosiscono la storia sono eccezionali (non saprei scegliere tra il primo, un'apertura natalizia perfettamente in stile con i quadri del'Ottocento, ed il secondo, che al profano ignorante come me sa quasi di impressionista), ma sono solo la punta dell'iceberg: la costruzione della tavola rompe, credo per la prima volta da quando io ne abbia memoria, la rigorosa struttura a due strisce larghe uguali per creare tavole a tre strisce, vignette verticali,tavole composte di testo e disegno incastrati (l'alternarsi delle azioni di Glice e dei brani di lettera di Mosè è di un comico spettacolare), vignette più larghe per i campi lunghi, più piccole per i primi piani, più strette per le scene di folla che devono rendere il senso di claustrofobia... tutto estremamente più articolato ed espressivo rispetto alle strutture "obbligate" delle storie regolari. Ed in più, i santastici disegni di Cannucciari hanno il supporto dei colori di Lusso, che, mio parere personale, è veramente il migliore di tutti per quanto riguarda le atmosfere noir, che si tratti dell'horror cupo di tante sue storie o, come qui, dei colori fiochi ed ingialliti del secolo scorso. Nulla da dire ai formidabili coloristi usuali (a partire dall'ottima Ketty Formaggio), ma su queste specifiche atmosfere qui, Lusso è inarrivabile. E sembra che i suoi colori ed i disegni di Cannucciari siano fatti apposta per complementarsi a vicenda.
E la storia? Iniziare una storia in più puntate a Natale è rischiosissimo: se l'argomento è in tema con il periodo, si corre il rischio di avere il lieto fine natalizio a marzo o ad aprile, con un effetto allucinante; se non si tocca l'argomento Natale, la gente si chiede perché mai si è scelto proprio quel numero per iniziarlo. già da due mesi mi stavo chiedendo come Lusso sperasse di superare quell'impasse, ma mi preoccupavo per niente: con la consueta eleganza, il Natale è messo come momento d'inizio della storia, anche con un suo senso narrativo ben preciso (il "Natale senza gli altri", di solitudine e malinconia, che è esattamente il proseguimento coerente del Natale senza soldi dell'anno scorso e di quello "senza te" di quattro anni fa), è solo l'occasione per l'avviarsi della vicenda, che però, nel suo svolgimento, di natalizio non ha più niente (se non forse quello che di natalizio avevano le storie di Dickens e degli scrittori "sociali" dell'Ottocento, e le storie come la piccola fiammiferaia: il freddo ed il gelo, reale e metaforico, in cui i poveri di città si ritrovano a dover sopravvivere sotto natale). Da quanto ho capito, Lusso è delle mie zone piemontesi, ma più defilato verso la campagna: io, torinese, mi appresto a vivere, appena avrò un po' di tempo libero, tutto il chiasso ed il caos della stagione natalizia qui in centro città. E nel suo ritratto della città ho trovato molto della mia (d'accordo, forse un po' più di Milano, se vogliamo, a partire da Centrale, ritratta stupendamente da Cannucciari: ma anche Torino non scherza), e, per quanto in fondo mi ci trovi bene, mi ha dato, ancora una volta, di che riflettere e guardarmi intorno durante le mie passeggiate diurne per andare da qualche parte. Ed ha avuto l'effetto di svegliare il mio senso critico sull'alienazione e l'estraneità che probabilmente mi vedrò davanti nelle prossime settimane, con decine di isterici a correre per cercare regali su regali... Ovviamente, questa può essere la tematica principale, ma ciò non toglie che Lusso sappia anche farci ridere con Glicerina e Mosè, sorridere con le citazioni musicali (ottima traduzione
Il resto del numero scorre sostanzialmente sereno e pacato, ma l'ultima zampata va ancora a Silver nella pagina del Last Minut, con l'impeccabile deduzione logica dal "postulato di De Andrè sul letame"
Grazie a tutti per il meraviglioso numero, e buon Natale anche a voi
Edit: Ma perché nessuno mi ha detto che per sbaglio avevo scritto "296" invece di "293", lassù? Che rapa sono...
Ultima modifica di Xar il giovedì 14 gennaio 2010, 13:29, modificato 1 volta in totale.
E grazie a voi, simpatici e acuti recensori. E' sempre un piacere leggere i vostri commenti, nel bene (spesso) e nel male (quasi mai). Interverrò in modo più compiuto non appena libero dalla FATICOSISSIMA (chiedete a Bruno) "Ballata dei McKenzie", della quale è visibile un'anteprima della seconda puntata sul blog del lupo. Buone Feste!
(@ Xar: siamo abbastanza vicini, io vivo a Bra, che in quanto a stress della vigilia si batte anche bene...).

(@ Xar: siamo abbastanza vicini, io vivo a Bra, che in quanto a stress della vigilia si batte anche bene...).
Rispondo con colpevole ritardo a Xar, riguardo alle storie horror del lupo (Risvegli, Vampiro sarà lei). Forse ne avevo già accennato, queste rivisitazioni-omaggio sono "a memoria". Nascono dai ricordi e le emozioni, ancora freschissimi nonostante gli anni, di alcuni celebri racconti di Archie Goodwin letti a suo tempo sui mitici albetti Mondadori "Zio Tibia" (primi anni 70!). Quasi tutte quelle storie erano state scritte dal grande sceneggiatore (e disegnate da artisti come Alex Toth, Reed Crandall, Gene Colan), per cui non mi è difficile citare la fonte. Non ricordo però i loro titoli, e non posso risalirvi perchè non possiedo più quei preziosi albi da molti anni, forse imprestati, forse persi in qualche trasloco. Una volta o l'altra mi metterò di impegno a cercarli nell'usato o su EBay, anche se temo prezzi improponibili. Se li trovo faccio sapere. ByeXar ha scritto:Lusso torna ad ispirarsi ad Archie Goodwin, come già ai tempi della toccante "Vampiro sarà lei" (a proposito, visto che non sono mai riuscito a sapere quale racconto avesse ispirato quella storia, c'è qualche speranza di sapere il titolo del "nonno" goodwiniano di questa?)
Ed ecco il Lupo di Gennaio! O che gioia, o che piacer, non si è fatto attendere tanto!

N. 295
La copertina è nettamente silveriana, puramente umoristica senza risvolti sociali incombenti, ma c'è da dire che è decisamente più movimentata di quelle dei mesi scorsi, nonché, ad una seconda occhiata più attenta, quasi inquietante... cosa dovrebbe essere appena successo, esattamente? :o
Le tavole sono, per il secondo mese di fila, tutte silverian-micheloniane, e, senza voler fare nessun torto all'eccellente Cannucciari, sono una vera gioia per gli occhi: un ritorno brevissimo ma spassoso della "lingua dei nostri padri", una satira molto azzeccata dello slang giovanile, una divertente trovata, legata ai saldi, di un Alberto che rivedo con molta molta gioia riprendere alcuni spunti da disturbatore dell'ordine sociale come ai tempi della Radio Libera, uno sfogo di Enrico che sottoscrivo in pieno... ciò che impreziosisce il tutto è, secondo me, proprio il fatto che si tratta di battute molto eterogenee tra loro, come personaggi, tipo di umorismo (di stomaco, sarcastico, culturale...), nonché registro verbale (e devo dire che per esempio la tavola sul prete ha stupito persino me... era molto che non vedevo così tante parole e dialoghi in una tavola silveriana), che dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il Papà del Lupo è ancora sulla cresta dell'onda, e versatilissimo. Un inchino dovuto a Silver
Dopo le Tavole, un veloce intervallo a base di Oroscopo, Test (ma pure il voto di condotta hanno messo, adesso? Mi sembra di essere tornato indietro di decine di anni...) ed un'interessante pubblicità (il mensile di Enrico e Cesira? Uhmmmm... in generale, i mensili che hanno come target ed argomento generale "la coppia" mi risultano un po'indigesti, ma in questo caso potrebbe venire fuori un'idea carina, se il giornale viene realizzato con la dose di umorismo che da sempre contraddistingue lo staff del Lupo...); e poi... Dadann!...
La ballata dei McKenzie - Parte 2. Bellissimo. Stupendo. Spietato. Una coltellata allo stomaco, avvolta nel pacchetto esteticamente più bello che abbia visto negli ultimi anni sul Lupo. Alla fine della prima parte, avanzavo il piccolo dubbio che la storia, pur ottima, potesse rischiare di avviarsi avviarsi su binari un po' troppo conosciuti, ricalcando l'indimenticabile "Errore di sistema" di Silver. Nulla di più lontano dal vero: Lusso ha preso tutti in contropiede, sterzando quella che sembrava una storia sostanzialmente lineare del "nuovo mondo cittadino" visto con gli occhi del "corpo estraneo" dalla campagna in un affresco corale di proporzioni veramente stupefacenti: un'opera sulla scia di Dickens al tempo stesso straordinariamente fedele al modello originale e quasi insopportabilmente specchio della realtà contemporanea. Il Mosè scomparso alla fine dello scorso capitolo non ricompare praticamente più, ma in compenso vediamo, ciascuno trasformato (trasfigurato?) nel ruolo da grande narrativa che il suo carattere naturalmente gli assegna, Alcide, Alberto, Marta, Enrico e Cesira. E la cosa più stupefacente è proprio la naturalezza con la quale Lusso riesce a far muovere ogni personaggio, prendendone i tratti caratteriali salienti che ne hanno definito il ruolo nel micromondo della fattoria fin dall'inizio dell'epopea del Lupo, e, molto semplicemente, deducendone la naturale evoluzione in un contesto contemporaneamente più storico e più realistico. Ecco quindi l'intellettuale socialmente impegnato, il sottoccupato squattrinato ma allegro (è un caso che c'abbia visto un po' del Bert di Mary Poppins? forse un po' troppo mainstream e tradizionalista, come richiamo culturale?), l'infermiera dignitosa e gentile, il truffatorucolo di mezza tacca... Che sono contemporaneamente i nostri eroi di sempre e molto di più, piccole grandi voci di una vera ballata in tanti piccoli quadretti, che riescono a creare affetto, rabbia, schifo, vergogna di sè e del proprio mondo, rispetto, ammirazione... mille emozioni contrastanti nel lettore che abbia voglia di lasciarsi trasportare da un'opera che non potrei definire meno che magniloquente. E capisco perfettamente perché il povero Lusso la dica "faticosissima": c'è tanto, davvero tanto, su cui riflettere. Proseguono, ovviamente, le gradevolissime citazioni qua e là, dal dialogo al Red Line che probabilmente è più illuminante di mille volantini e presenta un cameo che mi ha quasi allargato il cuore vedere in questo contesto, alla "canzone della settimana" (una grande ballata composta di tante piccole ballate, è questo il progetto generale?), al particolarissimo "Jack" di questo mondo parallelo
e sono sicuro che nelle prossime letture ne troverò altri... Per non parlare poi, ovviamente, dei disegni: la costruzione della tavola stavolta è un po' più regolare, ma Cannucciari sta comunque facendo un lavoro rivoluzionario (ahem
): i due acquerelli sono meravigliosi (in particolare il secondo, veramente una stampa d'epoca, con un effetto claustrofobico che è davvero tutto dire), ed ogni personaggio è caratterizzato fin nel minimo dettaglio di ogni sua espressione, con una cura certosina che completa perfettamente il "detto" di Lusso con tutto il "non detto" che solo le immagini possono rendere adeguatamente. In conclusione, davvero, la Ballata sta prendendo il largo, e non ho idea di dove ci condurrà, ma so che probabilmente piantonerò l'edicola il mese prossimo, perché questo è fumetto di qualità. Ma di qualità veramente alta. Bravissimi.
Passa Kika, con almeno un paio di battute che mi sono piaciute, passano gli Angoli DiVersi (carina la poesia della dodicenne... che bello che almeno qualcuno, ogni tanto, provi a scrivere un minimo in rima ed in metrica
)...
... ed arriva Cuori Grassi, puntata post-festività
Dialoghi spassosi, trama magari non originalissima, ma è sempre bello sentire Rocco e Marilyn battibeccare
Puntata carina, ma spero che arrivino presto le evoluzioni universitarie di Rocco

In chiusura una posta intimistica al 100% (e qui, lo capisco, si pubblica quello che arriva, ma possibile che ormai a fare impegno sociale siano rimasti solo gli autori?
) ed un Last minut quasi criptico, in certi punti. Ed anche il Lupo di gennaio è passato, perlomeno in prima lettura. Ma credo che, prima che arrivi quello di febbraio, aspettino molte e molte riletture.... Grazie a tutti per i piatti succulenti con cui servite noi lettori, i 3 euro e 50 qui erano strameritati, non meritati 
N. 295
La copertina è nettamente silveriana, puramente umoristica senza risvolti sociali incombenti, ma c'è da dire che è decisamente più movimentata di quelle dei mesi scorsi, nonché, ad una seconda occhiata più attenta, quasi inquietante... cosa dovrebbe essere appena successo, esattamente? :o
Le tavole sono, per il secondo mese di fila, tutte silverian-micheloniane, e, senza voler fare nessun torto all'eccellente Cannucciari, sono una vera gioia per gli occhi: un ritorno brevissimo ma spassoso della "lingua dei nostri padri", una satira molto azzeccata dello slang giovanile, una divertente trovata, legata ai saldi, di un Alberto che rivedo con molta molta gioia riprendere alcuni spunti da disturbatore dell'ordine sociale come ai tempi della Radio Libera, uno sfogo di Enrico che sottoscrivo in pieno... ciò che impreziosisce il tutto è, secondo me, proprio il fatto che si tratta di battute molto eterogenee tra loro, come personaggi, tipo di umorismo (di stomaco, sarcastico, culturale...), nonché registro verbale (e devo dire che per esempio la tavola sul prete ha stupito persino me... era molto che non vedevo così tante parole e dialoghi in una tavola silveriana), che dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il Papà del Lupo è ancora sulla cresta dell'onda, e versatilissimo. Un inchino dovuto a Silver
Dopo le Tavole, un veloce intervallo a base di Oroscopo, Test (ma pure il voto di condotta hanno messo, adesso? Mi sembra di essere tornato indietro di decine di anni...) ed un'interessante pubblicità (il mensile di Enrico e Cesira? Uhmmmm... in generale, i mensili che hanno come target ed argomento generale "la coppia" mi risultano un po'indigesti, ma in questo caso potrebbe venire fuori un'idea carina, se il giornale viene realizzato con la dose di umorismo che da sempre contraddistingue lo staff del Lupo...); e poi... Dadann!...
La ballata dei McKenzie - Parte 2. Bellissimo. Stupendo. Spietato. Una coltellata allo stomaco, avvolta nel pacchetto esteticamente più bello che abbia visto negli ultimi anni sul Lupo. Alla fine della prima parte, avanzavo il piccolo dubbio che la storia, pur ottima, potesse rischiare di avviarsi avviarsi su binari un po' troppo conosciuti, ricalcando l'indimenticabile "Errore di sistema" di Silver. Nulla di più lontano dal vero: Lusso ha preso tutti in contropiede, sterzando quella che sembrava una storia sostanzialmente lineare del "nuovo mondo cittadino" visto con gli occhi del "corpo estraneo" dalla campagna in un affresco corale di proporzioni veramente stupefacenti: un'opera sulla scia di Dickens al tempo stesso straordinariamente fedele al modello originale e quasi insopportabilmente specchio della realtà contemporanea. Il Mosè scomparso alla fine dello scorso capitolo non ricompare praticamente più, ma in compenso vediamo, ciascuno trasformato (trasfigurato?) nel ruolo da grande narrativa che il suo carattere naturalmente gli assegna, Alcide, Alberto, Marta, Enrico e Cesira. E la cosa più stupefacente è proprio la naturalezza con la quale Lusso riesce a far muovere ogni personaggio, prendendone i tratti caratteriali salienti che ne hanno definito il ruolo nel micromondo della fattoria fin dall'inizio dell'epopea del Lupo, e, molto semplicemente, deducendone la naturale evoluzione in un contesto contemporaneamente più storico e più realistico. Ecco quindi l'intellettuale socialmente impegnato, il sottoccupato squattrinato ma allegro (è un caso che c'abbia visto un po' del Bert di Mary Poppins? forse un po' troppo mainstream e tradizionalista, come richiamo culturale?), l'infermiera dignitosa e gentile, il truffatorucolo di mezza tacca... Che sono contemporaneamente i nostri eroi di sempre e molto di più, piccole grandi voci di una vera ballata in tanti piccoli quadretti, che riescono a creare affetto, rabbia, schifo, vergogna di sè e del proprio mondo, rispetto, ammirazione... mille emozioni contrastanti nel lettore che abbia voglia di lasciarsi trasportare da un'opera che non potrei definire meno che magniloquente. E capisco perfettamente perché il povero Lusso la dica "faticosissima": c'è tanto, davvero tanto, su cui riflettere. Proseguono, ovviamente, le gradevolissime citazioni qua e là, dal dialogo al Red Line che probabilmente è più illuminante di mille volantini e presenta un cameo che mi ha quasi allargato il cuore vedere in questo contesto, alla "canzone della settimana" (una grande ballata composta di tante piccole ballate, è questo il progetto generale?), al particolarissimo "Jack" di questo mondo parallelo
Passa Kika, con almeno un paio di battute che mi sono piaciute, passano gli Angoli DiVersi (carina la poesia della dodicenne... che bello che almeno qualcuno, ogni tanto, provi a scrivere un minimo in rima ed in metrica
... ed arriva Cuori Grassi, puntata post-festività
In chiusura una posta intimistica al 100% (e qui, lo capisco, si pubblica quello che arriva, ma possibile che ormai a fare impegno sociale siano rimasti solo gli autori?
Sapete in quale storia Alberto ha una relazione sentimentale con una brasiliana di nome Dorothy? Wikipedia dice che Lupo Alberto tra le varie ragazze oltre a Marta di cui ha preso una cotta c'è anche questa.
Per trovare la brasilana Dorothy devi sfogliare il librone delle prime 1000 strisce.LupusAlbertuSZ ha scritto:Sapete in quale storia Alberto ha una relazione sentimentale con una brasiliana di nome Dorothy? Wikipedia dice che Lupo Alberto tra le varie ragazze oltre a Marta di cui ha preso una cotta c'è anche questa.






